di Daniele Scarabel

25 Un giorno, un dottore della legge di Mosè venne per mettere alla prova Gesù, e gli fece questa domanda: «Maestro, che deve fare un uomo per avere la vita eterna?» 26 Gesù gli pose a sua volta una domanda: «Che cosa dice la legge di Mosè sull’argomento?» 27 L’uomo rispose: «Dice: “Devi amare il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente!” e “Ama il tuo prossimo come te stesso”». 28 «Ben detto!» approvò Gesù. «Fai questo e vivrai!» 29 L’uomo, volendo giustificarsi, (visto che non riusciva ad amare certa gente), chiese ancora: «Ma chi è il mio prossimo?» 30 Gesù rispose allora con una parabola: «Un giudeo, durante un viaggio da Gerusalemme a Gerico, fu attaccato dai banditi. Gli tolsero i vestiti e il denaro e lo picchiarono; poi lo abbandonarono mezzo morto sulla strada. 31 Per caso passò di lì un sacerdote giudeo. Quando vide l’uomo in quelle condizioni, attraversò la strada per evitarlo, e proseguì. 32 Passò per quella strada anche un levita, assistente del tempio, vide il poveretto ma, come aveva fatto l’altro, lo scansò e proseguì. 33 Infine passò un Samaritano, vide l’uomo e ne ebbe pietà. 34 S’inginocchiò vicino a lui, medicò le sue ferite e le fasciò. Poi mise l’uomo sul suo somaro e, camminando al suo fianco, lo portò in una locanda, dove si prese cura di lui per tutta la notte. 35 Il giorno dopo, il Samaritano diede all’oste due denari e gli raccomandò di prendersi cura dell’uomo. “Se il suo conto supera questa cifra”, gli disse poi, “ti pagherò la differenza la prossima volta che passo di qui”. 36 Secondo te, chi di questi tre si comportò da “prossimo” verso quell’uomo, vittima dei banditi?» 37 Il dottore della legge rispose: «Quello che ha avuto compassione di lui». Allora Gesù disse: «Giusto. Ora va’ e comportati così». (Luca 10:25-37)

Il nostro tema dell’anno è basato sui due comandamenti che riassumono ciò che l’Antico Testamento dice di come Dio vorrebbe che gli uomini agiscano sulla terra. Dio desidera che lo amiamo con tutto il nostro essere e che questo amore per Dio si manifesti in un concreto e pratico amore verso il nostro prossimo! Con la parabola del Buon Samaritano, Gesù ci spiega che amare Dio con amore sincero e amare il nostro prossimo come noi stessi significa, tra le molte cose, avere compassione o misericordia di chi è nel bisogno.

L’amore per Dio e la misericordia

Il punto di partenza della parabola del Buon Samaritano è la seguente domanda che il dottore della legge rivolge a Gesù:

«Maestro, che deve fare un uomo per avere la vita eterna?» (Luca 10:25)

Gesù gli risponde chiedendogli che cosa dice la legge di Mosè sull’argomento. Naturalmente il dottore della legge conosceva bene l’Antico Testamento e sapeva che la risposta era: amare Dio e amare il prossimo. Ma quando Gesù gli disse “Ben detto! Fai questo e vivrai!”, il dottore della legge dimostrò di non aver capito l’essenza di questi comandamenti.

Siccome il dottore della legge voleva sapere da Gesù chi secondo lui avrebbe dovuto amare, Gesù gli raccontò la parabola del Buon Samaritano. Alla fine della storia il dottore della legge dovette ammettere che il Samaritano era l’unico ad aver agito correttamente, al che Gesù gli disse nuovamente:

«Giusto. Ora va’ e comportati così». (Luca 10:37)

In altre parole Gesù gli sta dicendo: “se vuoi avere la vita eterna, devi amare Dio con tutto il tuo essere e amare il tuo prossimo come te stesso. Se però affermi di amare veramente Dio e il tuo prossimo, allora dimostralo nella pratica, sii misericordioso, agisci con misericordia, pratica la misericordia verso chiunque ne ha bisogno”.

Con questa parabola Gesù ci mostra che la misericordia non è un’opzione per chi afferma di amare Dio, bensì un elemento decisivo. La reazione del dottore della legge ci mostra però anche un’altra cosa: se non abbiamo noi stessi sperimentato la misericordia di Dio nella nostra vita, non saremo in grado di amare veramente il nostro prossimo.

Pensa un attimo a una persona che fai fatica ad amare. Che cosa ti dà particolarmente fastidio? È una sua caratteristica, o forse un torto che ti ha fatto, una delusione che ti ha provocato, o altro? E ora prova a chiederti: ci sono magari persone che pensano la stessa cosa di te, che fanno fatica ad amare te? È probabile…

Gesù sa che facciamo fatica a mettere in pratica il comandamento dell’amare il prossimo. Da una parte Gesù ci fa sentire in colpa se leggiamo questa storia. Ci rendiamo conto quanto è difficile amare veramente il nostro prossimo, soprattutto se si tratta di persone alle quali non siamo particolarmente legate.

Dall’altra parte Gesù vuole però mostrarci che lui stesso è diventato il nostro personale buon Samaritano. Gesù è colui che è morto in croce, che ha dato tutto sé stesso, la sua vita per salvarci, per offrirci il perdono per i nostri peccati e per aiutarci a superare la nostra difficoltà ad amare chi ha bisogno della nostra misericordia.

Gesù ci ha mostrato la misericordia di Dio, chiedendoci poi di seguire il suo esempio:

Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro. (Luca 6:36)

Raccontando questa parabola Gesù ci fa capire che l’amore per Dio, l’amore di Dio per noi e il nostro amore verso il prossimo sono strettamente legati l’uno all’altro. La domanda iniziale era come fare per ottenere la vita eterna. Con la sua risposta Gesù ci spiega che, se l’amore che dichiariamo di avere per Dio non si mostra in un qualche modo concretamente nella nostra misericordia verso il prossimo, allora non possiamo pensare di avere il diritto di accedere alla vita eterna.

Se abbiamo sperimentato Gesù come nostro personale buon Samaritano che ci ha salvati dalla morte certa a causa dei nostri peccati, e se Gesù ci viene costantemente incontro come buon Samaritano ogni giorno nel nostro bisogno, allora questo suo amore per noi sarà la nostra motivazione per investire anche le nostre forze e le nostre risorse in favore di chi è nel bisogno.

Chi è il mio prossimo?

Questa parabola che tutti conosciamo così bene ci provoca e ci sfida. Esaminiamola insieme. Un uomo giace accanto alla strada. È ferito, vittima dei banditi. Non è per colpa sua. Ha urgentemente bisogno di aiuto, altrimenti morirà. Grazie a Dio l’aiuto è vicino. Il primo arriva, lo vede ma continua per la sua strada. Anche il secondo arriva, lo vede e continua per la sua strada. Il terzo arriva, lo vede, capisce la gravità della situazione e lo salva.

Il discorso ruota attorno alla domanda: chi è il mio prossimo? Per il dottore della legge, essa non si pone nemmeno. Nel giudaismo il prossimo era innanzitutto il parente stretto, l’amico intimo o il vicino di casa. Una cerchia relativamente ristretta. Gli Ebrei conoscevano un reciproco obbligo di sostegno, né più né meno.

Il ferito e il Samaritano erano quindi tutt’altro che prossimi l’uno dell’altro. Non erano né parenti, né amici, non erano nemmeno dello stesso popolo e della stessa religione. In fin dei conti erano più nemici che amici e di conseguenza per niente prossimi.

Gesù non risponde alla domanda: chi è il mio prossimo? Ovvero: Chi devo amare? Verso chi devo essere misericordioso? Inverte piuttosto la domanda chiedendo:

Secondo te, chi di questi tre si comportò da “prossimo” verso quell’uomo, vittima dei banditi? (Luca 10:36)

La domanda che anche noi dobbiamo porci è: verso chi mi comporto io da “prossimo”? Chi ha bisogno della mia misericordia e del mio amore? Con che tipo di persona faccio invece fatica ad essere misericordioso? E perché?

È una sfida interessante con la quale Gesù ci confronta, perché ci porta a riflettere su quelli che potrebbero essere i nostri “nemici” della misericordia. Con questo intendo tutti i possibili argomenti o le scuse che potrebbero venirci in mente per non aiutare qualcuno nel bisogno.

Il sacerdote e il levita che erano anche passati accanto all’uomo ferito, erano con grande probabilità in viaggio per Gerusalemme per servire nel tempio e non volevano “contaminarsi” toccando quell’uomo che probabilmente credevano morto. Avevano una buona “scusa”.

Quali potrebbero essere le nostre scuse? Cosa vi viene in mente? Alcuni esempi potrebbero essere: egoismo, superficialità, comodità, vergogna e paura, “è colpa sua – che si arrangi”, cinismo, “troppa fatica”, “mancanza di tempo”, mancanza di soldi, legalismo, pregiudizi, …

Verso chi voglio comportarmi io da prossimo nelle prossime settimane? Chiedi a Dio di mostrarti in modo concreto verso chi potresti essere misericordioso. Rifletti su tutti gli argomenti che ti vengono in mente per non farlo e pensa a come invece Dio agisce con te. Quale “nemico” della misericordia dovresti chiedere a Dio di eliminare?

Essere misericordiosi non fa parte della nostra natura umana. Se faccio qualcosa per gli altri, devo imparare a farlo senza aspettare qualcosa in cambio, proprio come io ho ricevuto tutto gratuitamente da Dio. Forse addirittura anche senza ricevere ringraziamento, lode, riconoscenza o denaro.

L’amore verso il prossimo che si mostra nella misericordia è una scelta, una decisione.

Che tipo di persona voglio essere?

Gesù non ci dà una risposta alla domanda: chi è il mio prossimo? Ci sfida piuttosto dicendoci: va e diventa un nuovo tipo di persona. Abbiamo bisogno dell’aiuto dello Spirito Santo per rendere i nostri cuori aperti per i bisogni di chi ci sta attorno. Chiedi a Dio di darti un cuore compassionevole come lui stesso ci ha promesso:

Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. (Ezechiele 36:26)

Uno dei miei propositi personali per il 2018 è di diventare più generoso, in ogni senso. So che questo è un mio punto debole, perché sono inconsciamente cresciuto con la paura di non ricevere abbastanza o con l’idea di dover lottare per ricevere ciò di cui ho bisogno. La mia sfida personale nell’amare Dio con tutto il mio essere è di imparare sempre di più che in Gesù ho già tutto ciò di cui ho bisogno, che non mi fa mancare nulla. Che ho già ricevuto abbastanza amore anche per il mio prossimo, senza dover avere paura di restare senza io stesso.

La domanda centrale che ognuno di noi deve porsi è: che tipo di persona sono io? E che tipo di persona voglio diventare? Guarda un attimo a quanto concreta è stata la misericordia del buon Samaritano. Gesù descrive nel dettaglio ciò che ha fatto, per farci capire che tipo di persona vuole che diventi chiunque sceglie di seguirlo come suo discepolo:

S’inginocchiò vicino a lui, medicò le sue ferite e le fasciò. Poi mise l’uomo sul suo somaro e, camminando al suo fianco, lo portò in una locanda, dove si prese cura di lui per tutta la notte. 35 Il giorno dopo, il Samaritano diede all’oste due denari e gli raccomandò di prendersi cura dell’uomo. “Se il suo conto supera questa cifra”, gli disse poi, “ti pagherò la differenza la prossima volta che passo di qui”. (Luca 10:34-35)

La mia preghiera per ognuno di noi come risposta a questo messaggio di oggi è che possiamo diventare anche noi così. Con un cuore pieno di compassione che ci spinge ad aiutare concretamente che vediamo avere bisogno del nostro aiuto, con sacrificio di tempo, di forze e di denaro. Non voltarti dall’altra parte di fronte al bisogno.

Auguro a tutti noi di fare scoperte ed esperienze entusiasmanti in questa settimana. Vogliamo diventare misericordiosi così come lo è il Padre nostro celeste. Così come lui lo è stato con noi.

Amen

 

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