di Simone Monaco

Il simbolo della mano chiusa a pugno con il pollice alzato è ormai riconosciuto in tutto il mondo come il like di facebook. Su questo social network attraverso il bottone like possiamo dire che ci piace qualcosa. Un amico pubblica la fotografia delle sue vacanze al mare e noi attraverso l’apposito bottone possiamo mettergli un like. Questo “like” significa: sì, mi piace! È un modo per mostrare apprezzamento per una fotografia, un articolo, una frase, un video o un prodotto commerciale.

Oggi vorrei parlarvi di un passo che ci incoraggia ad essere una chiesa di like! Si tratta della seconda parte di Romani 12:10:

Quanto all’onore, fate a gara
nel rendervelo reciprocamente.
— Romani 12:10b —

Onorare significa: mostrare apprezzamento e ammirazione sinceri, e questo all’interno della chiesa deve abbondare. Dovremmo fare a gara nel darci i like. Però la mia impressione è che questo sia un aspetto in cui la nostra chiesa può, e deve, crescere ancora molto. Non so voi come la pensiate, se la vostra impressione è che siamo una chiesa in cui regnano i complimenti, in cui facciamo la gara nel renderci onore reciprocamente, o se invece siamo una chiesa in cui regna la critica.
Questa mattina vorrei invitare ognuno singolarmente a guardarsi allo specchio e valutare se il proprio atteggiamento corrisponde al comando espresso in Romani 12:10 «Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente».
Voglio raccontarvi un piccolo aneddoto che mi ha fatto riflettere. Un giorno stavo leggendo un libro, non ricordo esattamente che libro fosse, forse uno sulla guida spirituale, o qualcosa del genere. Fatto stá, che ad un certo punto lo scrittore, un pastore che ha passato una vita intera a predicare, spiegava come sia facile ricevere delle critiche quando ci si espone e si sta sul pulpito, e di come queste critiche possano essere a volte molto dirette. Così questo esperto predicatore, ha cominciato a descrivere le critiche che gli sono state rivolte, leggendole non sapevo se ridere o piangere, perché io, che predico da soli 5 anni, mi sono accorto di aver ricevuto critiche molto più pesanti delle sue.
Ora, le possibilità sono due: La prima è che io sono un pessimo predicatore, e questo è molto probabile, perciò tutte le critiche erano ampiamente meritate. L’altra possibilità è che forse siamo troppo abituati ad esprimere critiche piuttosto che complimenti. Devo comunque dire che ho ricevuto anche molti complimenti e non solo critiche, non voglio adesso fare del vittimismo, ci mancherebbe, ma questa vicenda mi ha fatto molto riflettere sull’atteggiamento che abbiamo l’uno verso l’altro.


Torniamo per un momento a facebook è vero che è possibile mettere i like ma è anche vero che le persone possono commentare ed esprimere un proprio parere su tutto quello che viene pubblicato. Ed è impressionante vedere come le persone potendosi nascondere dietro allo schermo di un computer, siano capaci di tanta cattiveria. Viviamo in una cultura in cui chiunque ha la libertà di esprimere la propria opinione, e questo è un privilegio, la cosa triste è usare questa libertà per emettere sentenze criticando aspramente tutto e tutti. Purtroppo ho l’impressione che non solo la società ha assimilato questo comportamento ma in parte la ha fatto anche la chiesa, che dovrebbe invece distinguersi per l’amore, come ci ha insegnato il nostro Signore Gesù: «Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri» (Gv. 13:34-35).
Per quale motivo è così difficile essere credenti che si onorano a vicenda e come possiamo diventarlo? Voglio mostrarvi 3 modi in cui possiamo imparare ad essere una chiesa dove ci si rende onore a vicenda.

Per comprendere meglio il passo di Romani 12:10 dobbiamo immaginarlo come il dettaglio di un quadro dove è necessario allontanarsi di qualche passo per averne un’idea più chiara e completa.
Per questo voglio leggere dall’inizio del capitolo 12 di Romani, perché partendo da lì troviamo tre chiavi per essere una chiesa piena di like. Leggerò questi passi da una versione moderna.

1. Cambia mentalità

«1 E così, cari fratelli, vi esorto a dare i vostri corpi a Dio; che siano un sacrificio vivente, santo. Questo è il modo giusto di adorare Dio.
2 Non adattatevi alla mentalità e alle usanze di questo mondo, ma lasciatevi trasformare da Dio con un completo rinnovamento della mente vostra. Allora sarete in grado, per vostra esperienza personale, di capire qual è la volontà del Signore; vale a dire: tutto ciò che è buono, perfetto è a lui gradito.»

Fermiamoci un momento perché qui abbiamo la prima chiave per imparare ad essere credenti che si onorano a vicenda. L’apostolo Paolo dice che non dobbiamo adattarci alla mentalità di questo mondo ma la nostra mente dev’essere rinnovata. Dal mondo abbiamo imparato un sacco di cose che hanno formato il nostro modo di pensare su ogni aspetto della nostra vita. Ed il modo in cui pensiamo influenza il mondo in cui ci comportiamo. Perciò attraverso la lettura della Bibbia, la conoscenza sempre maggiore di Dio, la preghiera e la comunione fraterna, la nostra mente viene trasformata e di conseguenza anche le nostre azioni.

Facciamo un esempio concreto, potete poi applicarlo a qualsiasi circostanza: ipotizziamo di essere ad un culto che si svolge in una lingua che non capiamo e siamo perciò costretti ad usare le cuffie per la traduzione. Ci accorgiamo però che alcune parti non vengono tradotte proprio alla perfezione e ci perdiamo qualcosa. Così siamo un po delusi e ne parliamo con qualcuno lamentandoci del fatto che la traduzione non era proprio il massimo. Ecco qui un punto perfetto per rinnovare la nostra mente. La Bibbia ci insegna ad amare il nostro prossimo e che l’amore vero non cerca il proprio interesse, allora possiamo spostare l’attenzione dai nostri bisogni e dai nostri desideri a quelli dell’altra persona e riflettere sul fatto che ha messo a disposizione il suo tempo e le sue energie per offrire un servizio a me che altrimenti non avrei potuto capire niente. Tutto questo in uno stanzino in cui d’estate è peggio che stare in galleria con i finestrini aperti. Questo cambiamento di pensiero dovrebbe spingermi non più a criticare il suo operato ma piuttosto ad essere grato e a recarmi dal traduttore ringraziandolo, e perché nó magari portandogli qualcosa da bere come segno di gratitudine, visto che probabilmente avrà la gola secca. Trasformare i nostri pensieri imparati dal mondo con i pensieri imparati dalla Parola di Dio, ci porterà ad incoraggiare questa persona a continuare a fare al meglio quello che fa perché ci rendiamo conto che il suo contributo è prezioso, che lei è preziosa.

2. Guardati allo specchio

Continuiamo con la lettura di Romani 12 dal versetto 3, perché qui troviamo la seconda chiave per essere una chiesa piena di like.

«3 Come apostolo di Dio, vi metto in guardia uno per uno: siate onesti nel concetto che avete di voi stessi, secondo la misura della fede, che Dio vi ha dato
4 In un solo corpo ci sono molte parti, ma non tutte hanno la stessa funzione
5 Questo vale anche per noi: insieme formiamo il corpo di Cristo e, individualmente, ognuno di noi ha una funzione diversa da svolgere. Quindi apparteniamo gli uni agli altri, e ognuno ha bisogno di tutti gli altri.»

Non so se avete notato una cosa ma Paolo nei primi 5 versetti dice 3 cose super interessanti:

  1. Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare.
  2. Dobbiamo stare attenti a cosa pensiamo di noi stessi, all’opinione che abbiamo di noi.
  3. All’interno della chiesa ci sono molte parti ed ognuno ha il suo proprio ruolo.

Vedete il legame tra questi versetti? Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare ma prima di tutto dobbiamo farlo riguardo a noi stessi, dobbiamo cambiare l’opinione che abbiamo della nostra persona. E perché dobbiamo farlo? Perché, come dice ai versetti 4 e 5, ognuno ha una funziona diversa all’interno della chiesa ed abbiamo bisogno gli uni degli altri. Avere una concezione sbagliata di se stessi porta inevitabilmente a due gravissimi errori:

  1. Il primo è quello di sottostimare noi stessi, perciò avere un concetto troppo basso di noi. È il pensiero di chi crede di non saper fare niente e pensa che non troverà mai il suo posto all’interno della chiesa. Questo è un pensiero sciocco, come dice il testo è insieme che formiamo il corpo di Cristo e ognuno ha il proprio posto in questo insieme ma soprattutto ognuno ha bisogno di tutti gli altri. Tu sei importante per questa chiesa! E forse non l’hai mai capito proprio perché nessuno ti ha mai reso onore. Nessuno ti ha mai ringraziato per quello che hai fatto, nessuno si è mai interessato a te attivamente e dato fiducia. Se questo rispecchia la tua situazione, allora permettimi di chiederti perdono ma permettimi anche di incoraggiarti a cambiare il tuo modo di pensare perché la chiesa ha bisogno anche di te come tu hai bisogno di lei.
  2. Il secondo errore dal quale lo scrittore ci mette in guardia è quello di sovrastimare noi stessi, perciò avere un concetto troppo alto di noi. Ora, il passo che stiamo trattando ci dice «Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente» e si tratta di un’azione che noi dobbiamo compiere ma cos’è che dà il via a questa azione? Cos’è che ci motiva a renderci onore? Se dopo una corsa arrivo a casa affamato, apro il frigo e mangio, il mangiare è un’azione che compio ma cosa mi ha spinto a compierla? La fame! La fame è la motivazione che mi spinge a mangiare. Allora qual’è la motivazione che mi deve spingere a rendere onore al mio fratello? Questa motivazione la troviamo in Filippesi 2:3b «…ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso». Se noi sovrastimiamo noi stessi se pensiamo che non abbiamo bisogno del resto della chiesa, se pensiamo che quello che fanno gli altri non è così importante come quello che facciamo noi, se pensiamo che gli altri non svolgono bene il loro compito, che non amano veramente Cristo come noi, ecco che cadiamo in un gravissimo errore che ci impedirà di onorare gli altri, anzi al contrario saremo portati a sminuirli, a ferirli a parlare male di loro, a vedere solo quello che facciamo noi come qualcosa di importante e rilevante. Se questo è il tuo caso, il mio invito è quello di pentirti di questo atteggiamento, anche tu sei importante per questa chiesa ma così diventi inutile peggio ancora di chi non fa niente.

Perciò abbiamo visto che dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare, in primo luogo l’idea che abbiamo di noi, ne troppo bassa ma nemmeno troppo alta, alcune versioni della Bibbia usano il termine sobrio, dobbiamo avere un concetto di noi stessi sobrio, equilibrato. Mia figlia quando era piccola diceva che io ero grande, lei piccola e mia moglie “media”, ecco, il concetto che dobbiamo avere di noi stessi è questo, medio. Se vogliamo praticare quanto ordina Paolo «fate a gara nel rendervi onore» non possiamo essere pieni di noi stessi. Prima ho detto che una persona mangia perché è motivata dalla fame ma se uno mangia continuamente alla fine mangerà solo per il gusto di mangiare ma non perché ha fame. Così se siamo pieni di noi stessi finiremo per fare i complimenti all’altro solo per un appagamento personale non con la giusta motivazione.

3. Pensa alla tua parte

Continuiamo dal versetto 6 per trovare la terza ed ultima chiave per essere una chiesa piena di like:

«6 Dio ha dato a ciascuno di noi la capacità di fare bene certe cose. Così, se il Signore vi ha dato il dono della profezia, fate profezie secondo la misura della vostra fede. 7 Se il vostro dono, invece, è quello di aiutare gli altri, fatelo con ogni premura. Se avete la capacità dʼinsegnare, insegnate con tutto il vostro impegno. 8 Se Dio vi ha dato il dono di predicare, fate tutto il possibile, perché le vostre prediche siano chiare e di aiuto agli altri. Se Dio vi ha affidato del denaro, siate generosi e servitevene con semplicità per aiutare gli altri. Se il vostro dono, invece, è lʼabilità di amministrare e la responsabilità di dirigere il lavoro di altri, assumetevi seriamente questo incarico. E quelli che confortano il prossimo, lo facciano con gioia.»

Da questo passo emergono chiaramente due concetti per imparare ad essere cristiani che si rendono onore a vicenda:

  1. Il primo è quello che dobbiamo imparare a farci i cavoli nostri invece di stare sempre a guardare quello che fanno gli altri. Alla fine del vangelo di Giovanni (Gv. 21) troviamo la famosa scena in cui Gesù parla con Pietro e gli chiede di pascere le sue pecore. Mentre camminavano Pietro si accorge che dietro di loro c’era l’Apostolo Giovanni che li seguiva, un apostolo per il quale Gesù aveva particolare affetto. A quel punto Pietro chiede a Gesù che ne sarebbe stato di Giovanni ma la sua non era una domanda con un interesse sincero e infatti Gesù in poche parole gli risponde «Fatti i cavoli tuoi! Che t’importa se vivrà 100 anni? Tu seguimi!».
  2. Il secondo concetto che impariamo è proprio quello espresso da Gesù a Pietro «Tu seguimi!» cioè, pensa alla tua parte, a ciò che devi fare tu! Cosa fanno gli altri è un affare tra loro e Dio. Come era un affare tra Dio e Giovanni quello che ne sarebbe stato di lui, perché Dio aveva un piano preciso per Giovanni e forse questo piano a Pietro non piaceva ma questo è irrilevante. Il fatto è che ognuno di noi ha nella propria mente l’idea di come dovrebbe essere la chiesa ideale e come ognuno dovrebbe fare le cose, un concetto che principalmente arriva dall’esperienza, dalle delusioni o dalle gioie che abbiamo vissuto all’interno della chiesa ma ognuno deve svolgere il proprio compito al meglio per Cristo! Questo non è il mio club privato dove le cose devono essere fatte come piacciono a me ma come piacciono a Dio! E se Dio ha dato una qualità ad una persona glie l’ha data affinché la usi al meglio per Lui! Quello che posso fare io è incoraggiare questa persona, pregare per lei, se veramente serve darle un consiglio con amore ma per il resto devo pensare a fare bene la mia parte.

Ognuno va incoraggiato, anzi onorato, in quello che fa, anche se non lo fa come lo farei io o come io vorrei che venisse fatto. Difficoltà, problemi e sfide ci saranno sempre all’interno della chiesa, basta leggere il Nuovo Testamento per rendersene conto, quasi non parla d’altro, ma se passiamo il tempo a lamentarci di quello che gli altri non fanno bene allora noi stessi siamo parte del problema. Paolo mise in guardia i Galati da questo atteggiamento dicendogli di non mordersi e divorarsi a vicenda (Ga. 5:15) e non penso si riferisse al cannibalismo ma al tipo di relazioni fra credenti. La chiesa può risplendere unicamente quando ognuno mette tutto il proprio impegno nel fare bene i propri compiti davanti a Dio.

Abbiamo perciò visto 3 chiavi per essere dei credenti che fanno a gara nel rendersi onore a vicenda, 3 aspetti che dobbiamo tenere sempre a mente se vogliamo essere una chiesa piena di like:

  1. Cambia mentalità, attraverso la parola di Dio rendi i tuoi pensieri sempre più simili a quelli di Gesù Cristo.
  2. Guardati allo specchio, abbi un’opinione sobria di te stesso, non sottostimarti perché sei importante per questa chiesa ma nemmeno sopravvalutarti perché questo ti renderà arrogante.
  3. Pensa alla tua parte, invece di giudicare quello che fanno gli altri, pensa a fare bene la tua parte davanti a Dio, prega piuttosto per loro e lascia che sia Dio ad agire nella loro vita.

4. Concretamente

Ci rimane da guardare ancora i versetti 9 e 10:

«9 Non fate finta di amare il vostro prossimo; amatelo veramente! Odiate il male e state sempre dalla parte del bene. 10 Amatevi a vicenda come fratelli e siate rispettosi gli uni verso gli altri.»

Ecco che arriviamo alla seconda parte del versetto 10 che in questa versione è tradotto con «…siate rispettosi gli uni verso gli altri.» ma essere rispettosi gli uni verso gli altri non è la stessa cosa di «…Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente.» come traduce la versione Nuova Riveduta. Ho perciò scavato per cercare di capire quale fosse la versione che si avvicina di più al senso dell’originale, se semplicemente si tratta di essere rispettosi o se invece si tratta di una gara a farsi onore.

Ho così scoperto che il termine greco proēgoumenoi, che qui è tradotto con fare a gara, ha il significato di stare davanti, guidare. Ovviamente non si tratta di cercare di essere più importanti degli altri standogli davanti, al contrario, dobbiamo essere davanti agli altri nel rendere loro onore, nel mettere loro al primo posto. Perciò trovo molto azzeccata la traduzione fare a gara, perché trasmette proprio l’idea di qualcuno che si impegna nel mettere l’altra persona davanti a se stesso. Non significa però che dobbiamo lusingare gli altri in modo falso facendo elogi ipocriti, magari per ottenere qualcosa. Avete presente quando vi impegnate a preaprare una cena per degli ospiti e questi nemmeno hanno cominciato a masticare il boccone che già vi dicono che è buonissimo? Ecco, questo non significa onorare, anzi è proprio il contrario, perché non stanno facendo lo sforzo di apprezzare il tuo impegno ma dicono che è buono senza nemmeno essersene accertati. Come ho detto all’inizio onorare significa mostrare apprezzamento e ammirazione sinceri ma anche riconoscere il valore ed il merito di qualcuno e questo non si fa semplicemente con le parole, anzi, io direi che la gran parte delle volte il rendere onore a qualcuno passa attraverso le azioni. L’onore che dobbiamo renderci reciprocamente è perciò qualcosa che va ben al di là di un semplice complimento. Rendiamo onore a qualcuno quando ci interessiamo di lui attivamente, non semplicemente con un generico «come stai?» ma con domande più specifiche che riguardano la sua vita o le sue sfide. Rendiamo onore a qualcuno quando ci interessiamo di un suo progetto e lo sosteniamo affinché lo porti a termine. Onoriamo qualcuno quando ci preoccupiamo del suo stato di salute. Onoriamo qualcuno quando ci interessiamo ai suoi hobby e passioni, ascoltandolo anche se non ci capiamo niente. Onoriamo qualcuno quando ci mettiamo a disposizione per aiutarlo in qualcosa di pratico come potrebbe essere un trasloco. Onoriamo qualcuno quando ci prendiamo del tempo da passare assieme a questa persona, anche solo per bere qualcosa e fare una chiacchierata.

Anche in questo Gesù ci è d’esempio, egli onora i suoi discepoli abbassandosi e lavando loro i piedi (Gv. 13:5), li onora preoccupandosi per i loro bisogni dicendogli di riposarsi, dopo una faticosa giornata di evangelizzazione (Mr. 6:31), li onora pregando per loro (Gv. 17) e soprattutto ha onorato noi tutti dando la sua vita per noi peccatori (Ro. 5:8) e in questo non ha fatto discriminazioni come potremmo fare noi che nel vedere una persona fare bene qualcosa, non diciamo niente perché non ci sta particolarmente simpatica. Oppure non diciamo niente perché non vogliamo far credere a questa persona che condividiamo anche tutta una serie di altre cose sulle quali non siamo d’accordo. Che brutta bestia è l’orgoglio! Proviamo a metterci per un momento nei panni di Gesù alla croce, Dio fatto uomo, ucciso e schernito da coloro che è venuto a salvare, ancora adesso quando vedo questa scena in un film il mio sentimento è quello di prenderli tutti a botte, mentre la risposta di Gesù è «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Lu. 23:34). Gesù va oltre al comportamento, all’apparenza, all’antipatia, direi che va oltre anche al cuore, è interessato alla persona, vede in noi individui bisognosi e sceglie di amarci. La via più semplice sarebbe stata quella di giudicarci, come troppo spesso facciamo noi, ma lui ha scelto la via ben più difficile dell’amore e ora vuole aiutarci a seguire le sue orme e noi vogliamo cominciare a farlo adesso!

Per questo ti invito a prendere il tuo cellulare, se è spento accendilo pure, e poi pensa alle persone di questa chiesa e a ciò che fanno. Dopodiché un messaggio ad una persona e falle i complimenti per qualcosa che fa. Cerca però di non essere generico ma onora questa persona entrando nei dettagli. Un conto è se io dico: «Elisabeth, grazie che ti occupi delle bevande!» un’altra cosa invece è se dico: «Elisabeth, grazie che ti prendi l’impegno di rifornire sempre le bevande e svuotare la cassetta dei soldi, so che è un impegno e ti sono grato che lo fai. È sempre bello dopo aver predicato gustarmi una bibita fresca!».

Cominciamo da ora a renderci onore reciprocamente!

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