di Daniele Scarabel

28 Per fede [Mosè] celebrò la Pasqua e fece l’aspersione del sangue affinché lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti. 29 Per fede attraversarono il mar Rosso su terra asciutta, mentre gli Egiziani che tentarono di fare la stessa cosa, furono inghiottiti.  30 Per fede caddero le mura di Gerico dopo che gli Israeliti vi ebbero girato attorno per sette giorni. (Ebrei 11:28-30)

Dopo aver passato 40 anni nel deserto di Madian a pascolare pecore, Dio diede a Mosè l’incarico di condurre Israele fuori dall’Egitto. Mosè dovette usare tutta la sua umiltà e la sua fiducia in Dio per non perdere la pazienza con il popolo che doveva guidare. E allo stesso tempo gli Israeliti dovettero imparare che la loro salvezza dalla schiavitù era immeritata, che bisogna cercare ogni giorno la presenza di Dio e infine che bisogna ubbidire a Dio anche se ciò che ci chiede sembra andare contro ogni logica umana.

Liberati dalla schiavitù

Per fede [Mosè] celebrò la Pasqua e fece l’aspersione del sangue affinché lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti. (Ebrei 11:28)

Dio aveva dato a Mosè l’incarico di parlare col faraone perché lasciasse uscire i figli d’Israele dall’Egitto. Purtroppo il faraone indurì il suo cuore al punto che Dio decise di punire il suo peccato. Lo fece decretando la morte di ogni primogenito nel paese d’Egitto. In questo si dimostrò un giudice giusto e un Dio santo.

Allo stesso tempo promise che tra tutti i figli d’Israele non ne sarebbe morto nemmeno uno. Questa promessa era però legata a una chiara condizione. Ogni famiglia dovette sacrificare un agnello e seguire meticolosamente le istruzioni di Dio, mettendo il sangue dell’agnello sui due stipiti e sull’architrave della porta di ogni loro casa.

Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quand’io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d’Egitto. (Esodo 12:13)

Ogni singolo dettaglio della festa della Pasqua è un rimando a Cristo, “l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo” (Giovanni 1:29). Come il sangue dell’agnello salvò i primogeniti d’Israele, così anche noi, se crediamo il lui, siamo salvati per fede “con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia” (1Pietro 1:19).

Purtroppo gli Israeliti hanno faticato a capire che Dio, offrendo loro una via di salvezza, ha mostrato tutto il suo amore che non avrebbero meritato. Erano peccatori tanto quando gli Egiziani e i secoli passati in schiavitù avevano lasciato le loro tracce. Quando Dio diede loro i suoi comandamenti reagirono come se fossero ancora schiavi in Egitto. Iniziarono a ribellarsi a Dio, non capendo che i limiti di Dio erano per il loro bene.

Con la liberazione dall’Egitto per Israele iniziò un lungo e impegnativo viaggio, nel quale dovettero imparare che Dio non solo li aveva liberati dalla schiavitù esteriore, bensì che voleva liberarli anche dai loro vecchi schemi comportamentali che avevano imparato in Egitto.

Anch’io ho iniziato a capire solo molti anni dopo la mia conversione, quanto il mio passato continuava ad influenzarmi e quanto i modi di fare della mia famiglia d’origine rendevano difficile il mio vivere con e per Dio. Ad esempio nella mia famiglia non si affrontavano i problemi e non si parlava delle proprie emozioni. Non ho avuto l’aiuto di cui avrei avuto bisogno, per imparare ad affrontare le mie difficoltà e a gestire le mie emozioni.

Così da ragazzo e giovane adulto ero molto severo con me stesso, cercavo di mostrare verso l’esterno una facciata perfetta. Questo si ripercuoteva anche sulla mia vita spirituale. Ricercavo sì la volontà di Dio, ma principalmente per paura di deluderlo. Ho dovuto faticosamente imparare che ogni comandamento di Dio e ogni limite che Dio mette nella mia vita serve a proteggermi da difficoltà e sofferenze inutili, proprio perché mi ama.

Non mettere a tacere le tue emozioni. Se non ci rendiamo conto quanto il nostro passato e gli schemi comportamentali della nostra famiglia ci influenzano, potremo anche ricevere il perdono dei peccati in Cristo, ma non riusciremo a diventare dei cristiani maturi.

Lasciarsi dietro il passato

Per fede attraversarono il mar Rosso su terra asciutta, mentre gli Egiziani che tentarono di fare la stessa cosa, furono inghiottiti. (Ebrei 11:29)

Nonostante il miracolo della liberazione dall’Egitto e la misericordia mostrata da Dio, gli Israeliti ebbero presto paura. Per evitare la costa abitata dai Filistei, che avrebbero subito coinvolto Israele in una guerra, Dio li guidò verso sud, passando dal deserto in direzione del Mar Rosso. E così gli Israeliti si ritrovarono di fronte alla prima prova per la loro ancora giovane fede, con il mare davanti a loro e l’esercito egiziano alle spalle.

Dalla loro reazione capiamo quanto erano ancora emotivamente legati al passato:

Mancavano forse tombe in Egitto, per portarci a morire nel deserto? Che cosa hai fatto, facendoci uscire dall’Egitto?  12 Era appunto questo che ti dicevamo in Egitto: “Lasciaci stare, ché serviamo gli Egiziani!” Poiché era meglio per noi servire gli Egiziani che morire nel deserto. (Esodo 14:10-12)

Naturalmente siamo di fronte a un miracolo che Dio fece aprendo le acque per permettere il passaggio del popolo su terra asciutta. Ma oltre ad essere stato un miracolo, l’attraversata del Mar Rosso fu una prova per ogni singolo Israelita. Seguendo la fede di Mosè avrebbero definitivamente lasciato alle spalle l’Egitto per seguire Dio verso la terra promessa.

L’attraversata del Mar Rosso è una metafora per la vita di ogni credente. La vera fede non si ferma al primo passo del credere nella salvezza in Gesù Cristo e nel ricevere il suo perdono. Continua quando ci decidiamo di lasciare dietro di noi ogni schema comportamentale o pensiero sbagliato della nostra famiglia d’origine e della nostra cultura, per confidare unicamente in Dio e lasciarci guidare da lui verso la vera libertà in Cristo.

Alcune di queste ombre del passato possono essere idee tipo “solo il denaro ti dà sicurezza”, “evita a tutti i costi i conflitti”, “del sesso non si parla”, “essere tristi è un segno di debolezza”, “per liberarti dalla tua rabbia usa pure il sarcasmo”, “non fidarti di nessuno, ti deluderanno tutti”, “non mostrarti mai vulnerabile a nessuno”, “i tuoi sentimenti non sono importanti”, “segui pure i tuoi sentimenti senza rifletterci troppo”…

Queste ombre del nostro passato possono essere così grandi da influenzarci senza che ce ne rendiamo conto, anche se abbiamo già accettato da parecchi anni il perdono e la salvezza che Gesù ci offre. Non è possibile fare veri progressi nella fede rimanendo allo stesso tempo emotivamente immaturi. L’autore cristiano Pete Scazzero lo esprime in modo molto mirato con la seguente affermazione:

Può anche essere che Gesù abiti nel tuo cuore, ma tuo nonno ti risiede nelle ossa.

Il passaggio per fede dal Mar Rosso ha segnato per Israele l’inizio di un lungo cammino con Dio verso la terra promessa. Fu un cammino nel deserto che durò 40 anni, nel quale Dio mise costantemente alla prova la loro fede. Tramite Mosè Dio diede loro anche i dieci comandamenti e molte altre indicazioni sulla vita privata, sulla vita comunitaria e le feste in onore di Dio.

Alla fine dei 40 anni nel deserto, quando tutta la generazione di maschi in età adulta che era uscita dall’Egitto era morta, la nuova generazione era pronta a seguire Dio. Avevano imparato a non vivere più da schiavi in Egitto, sviluppando nuovi comportamenti sani. E soprattutto imparando a confidare in Dio, invece di tentare di sopravvivere basandosi sulle loro forze.

Se da una parte fu per fede che Israele attraversò il mare su terra asciutta, quando l’esercito egiziano tentò di fare la stessa cosa, il loro non fu che un atto di presunzione e arroganza, senza fede in Dio. Purtroppo anche a noi può capitare che, senza che ce ne accorgiamo, ci ritroviamo a dire istintivamente di sì a ogni occasione che abbiamo per essere attivi, senza prenderci prima il tempo di chiedere in preghiera a Dio quale sia la sua volontà.

Ciò che facciamo per Gesù è importante, è importante che mettiamo a disposizione di Dio i doni e le capacità che lui stesso ha messo in ognuno di noi. Ma ancora più importante di ciò che facciamo, è ciò che siamo davanti a Dio.

Quando Mosè divise le acque del Mar Rosso, lo fece stendendo il suo bastone verso le acque come Dio gli aveva ordinato, ma se Mosè non fosse stato convinto della sua posizione davanti a Dio e non avesse agito per fede, la sua azione sarebbe stata inutile. Ciò che facciamo per Dio non è insignificante, ma ancora più importante è sapere chi siamo davanti a Dio.

Più che ciò che facciamo per Dio, è importante che ciò che facciamo, lo facciamo partendo dalla nostra relazione con Dio, come ci mostra il prossimo atto di fede degli Israeliti.

Ubbidienza contro ogni logica umana

Per fede caddero le mura di Gerico dopo che gli Israeliti vi ebbero girato attorno per sette giorni. (Ebrei 11:30)

Durante i 40 anni nel deserto, Israele ha avuto fasi di disubbidienza e anche fasi dove la fede mancava. Ma la fede del popolo d’Israele non è mai completamente svanita. Israele ha mostrato fede all’inizio e alla fine. La conquista della città di Gerico segnò l’inizio di un nuovo capitolo nella storia di Israele.

Che cosa hanno in comune il passaggio dal Mar Rosso e la conquista di Gerico? Entrambi sono la dimostrazione pratica di ciò che disse Mosè al popolo:

Il SIGNORE combatterà per voi e voi ve ne starete tranquilli. (Esodo 14:14)

Letteralmente il Signore aveva chiesto al suo popolo di starsene tranquilli in silenzio confidando in lui. E cosa fecero esattamente gli Israeliti per conquistare Gerico?

Fecero una volta al giorno un giro di una mezz’oretta attorno alla città in silenzio. L’unica cosa che si sentiva erano le trombe che suonavano i sacerdoti. Questo lo ripeterono per sei giorni di fila. Il settimo giorno, dovettero marciare sette volte attorno alla città. Quando ebbero terminato il settimo giro, urlarono e le mura miracolosamente caddero.

Ogni giorno dovettero prepararsi per la marcia attorno alla città e i preparativi durarono certamente molto di più della marcia stessa. L’ordine era:

Prendete l’arca del patto, e sette sacerdoti portino sette trombe squillanti davanti all’arca del SIGNORE. (Giosuè 6:6)

Per portare ogni giorno l’arca del patto dovevano prepararsi alla presenza di Dio. Hanno insomma passato ogni giorno più tempo con Dio che non a marciare attorno alla città. La comunione con Dio aveva assoluta priorità. Questo ci aiuta anche a capire a che cosa dovremmo fare attenzione anche noi nella nostra vita spirituale.

Ci sono dei segnali che mi fanno intuire che sto facendo più per Dio, di quanto il mio rapporto con lui è in grado di sostenere? Sto facendo delle cose per Gesù, ma senza Gesù? Sto cercando di mantenere una facciata, mascherando le mie vere emozioni? Sto cercando di affrontare degli ostacoli nella mia vita o dei “nemici” con le mie forze e senza Gesù? Alcuni indizi che potrebbe essere così sono ad esempio i seguenti stati d’animo: ansia, irritabilità, un continuo sentirsi in dovere di fare qualcosa…

Fa in modo che una cosa sia chiara nella tua vita: la priorità assoluta è cercare ogni giorno la presenza di Dio e chiedere quale sia la sua volontà. Ed è proprio a questo che vuole incoraggiarci il nostro versetto, a mantenere la nostra fede in Dio in tutta semplicità. Non cercando di applicare la volontà di Dio in modo legalistico, ma ricercando ogni giorno il contatto diretto con Dio. Ritagliati dei momenti nei quali puoi imparare a stare tranquillo, in silenzio e semplicemente ad essere alla presenza di Dio. Il Signore vuole combattere per te.

Amen

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