di Daniele Scarabel

I farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si radunarono;  35 e uno di loro, dottore della legge, gli domandò, per metterlo alla prova:  36 «Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?»  37 Gesù gli disse: «”Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”.  38 Questo è il grande e il primo comandamento. (Matteo 22:34-38)

A volte abbiamo bisogno di ricordare quanto semplice è la fede in Dio. Mi rendo conto quanto è facile perdersi in mille dettagli, dimenticando ciò che Dio vuole veramente da noi. Per questo ho scelto di iniziare il 2018 con il grande e primo comandamento che Dio ha dato a noi uomini e che Gesù conferma più volte.

Senza voler semplificare troppo la fede, abbiamo bisogno di qualcosa di concreto e tangibile al quale orientarci. Qualcosa come: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente! Vedremo oggi insieme cosa sta alla base di questo comandamento, vedremo che cosa significa per noi, per poi scoprire domenica prossima il secondo grande comandamento, che è strettamente legato al primo.

Ascolta Israele

Molti non se ne rendono conto, ma tutti gli insegnamenti di Gesù sono basati sull’Antico Testamento. Lo capiamo molto bene dalla risposta che Gesù diede al fariseo che gli chiese quale fosse, nella legge, il gran comandamento. Gesù gli disse:

“Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e il primo comandamento. (Matteo 22:37-38)

La risposta di Gesù era assolutamente in linea con la tradizione giudaica, infatti nessuno lo contraddisse, anzi, in un’altra occasione fu proprio un dottore della legge a dare esattamente la stessa risposta a una simile domanda di Gesù.

Gesù cita questo comandamento da Deuteronomio 6, dove troviamo la confessione di fede che ogni Giudeo recitava due volte al giorno, conosciuta come il “Shemà Israel”, che tradotto significa “ascolta Israele”, dalle parole con le quali inizia il brano:

4 Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l’unico SIGNORE.  5 Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. (Deuteronomio 6:4-5)

Nei versetti seguenti leggiamo come Dio ordina agli Israeliti di imparare a memoria queste parole, di trasmetterle con insistenza alla prossima generazione, di meditarle giorno e notte, di scriverle su un foglietto come promemoria, …

Il comandamento di amare Dio era parte del patto che Dio aveva stabilito con il suo popolo ed era strettamente legato all’identità di Israele come popolo di Dio.

Questo patto tra Dio e il suo popolo era paragonabile a un patto che poteva esistere tra un imperatore e i vari re delle nazioni che facevano parte del suo impero, nel quale l’imperatore si prendeva l’impegno di proteggere ogni nazione che era parte del suo regno. Dio disse loro:

Vi prenderò come mio popolo, sarò vostro Dio e voi conoscerete che io sono il SIGNORE, il vostro Dio, che vi sottrae ai duri lavori impostivi dagli Egiziani. (Esodo 6:7)

Ogni re all’interno di un grande impero aveva l’obbligo legale di “amare” il suo imperatore. In pratica questo “amore” consisteva principalmente nell’essere leali e affidabili, nell’agire sempre nell’interesse dell’imperatore e di proteggerlo nel limite delle proprie possibilità.

Similmente Dio si era preso l’impegno di liberare e di proteggere Israele e chiedeva al suo popolo di amarlo, che nel concreto significava rispettare tutti i comandamenti che aveva dato loro. È interessante che Gesù ripete esattamente la stessa cosa dicendo:

Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò e mi manifesterò a lui. (Giovanni 14:21)

Ma ciò che rende il patto tra Dio e noi totalmente diverso è che la richiesta di amare Dio va ben oltre un semplice e fastidioso obbligo legale. Amare Dio non è un dovere “religioso”, è piuttosto l’espressione della nostra gratitudine e riconoscenza nei confronti di Dio, per tutto ciò che lui ha fatto per noi che confidiamo in lui.

Amare Dio per gratitudine

Più volte troviamo nell’Antico Testamento l’esortazione a non dimenticare le opere che Dio ha fatto, a trasmetterle di generazione in generazione. Infatti le varie feste, le tradizioni e i rituali che Dio aveva ordinato avevano proprio questo scopo. Servivano a non dimenticare le grandi opere che Dio aveva fatto per il suo popolo.

Il Salmo 103 riprende questo aspetto quando dice:

Benedici, anima mia, il SIGNORE e non dimenticare nessuno dei suoi benefici.  3 Egli perdona tutte le tue colpe… (Salmo 103:2-3a)

Il Salmo continua elencando altri eventi legati alla liberazione dall’Egitto e tutto ciò che Dio ha fatto per loro negli anni passati nel deserto in cammino verso la terra promessa. Il Signore si è rivelato chiaramente come il loro salvatore che era venuto per liberarli dalla schiavitù. Si è rivelato come un Dio che provvede ai loro bisogni, come quando ha provveduto dando loro acqua, manna e quaglie mentre erano in viaggio nel deserto.

Dio ha scelto di rivelare la sua identità al suo popolo nel modo in cui ha agito con loro. Ma non solo. Perché come dice il versetto 3 del Salmo, il popolo avrebbe dovuto anche ricordare Dio come un Dio che perdona i peccati. Anzi, forse principalmente per questo!

Se studiamo attentamente la storia di Israele, scopriamo che Dio scelse di perdonare il loro peccato ancora prima che il patto fosse concluso definitivamente. Mosè era infatti salito al monte Sinai per ricevere la legge da Dio che avrebbe permesso di chiarire le regole del patto, ma ancora prima che Mosè tornasse, il popolo aveva già aveva già infranto il patto che Dio stava per stabilire. Avevano commesso idolatria costruendo e adorando un vitello d’oro.

Leggiamo poi di come Mosè pregò intensamente in favore del suo popolo, finché Dio disse:

Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, proclamerò il nome del SIGNORE davanti a te; farò grazia a chi vorrò fare grazia e avrò pietà di chi vorrò avere pietà. (Esodo 33:19)

In quel momento Israele ha sperimentato per la prima volta il perdono da parte di Dio, ha sperimentato la sua vera identità, quella di un Dio misericordioso che ama perdonare. È stata questa identità di Dio ad aver permesso ad Israele di amare Dio in tutta sincerità, con gratitudine e riconoscenza nei suoi confronti, e non solo per un fastidioso obbligo legale.

Anche se il volto di Dio è rimasto nascosto e se non è permesso rappresentarlo in maniera visibile, Dio ha rivelato in modo più che sufficiente il suo carattere come soccorritore nel bisogno, come salvatore, come padre e re misericordioso in Israele.

È significativa la scena quando Mosè salì nuovamente al monte Sinai per riscrivere le tavole con i comandamenti, in sostituzione delle originali che erano state distrutte dallo stesso Mosè alla vista del vitello d’oro. Il Signore si presentò a Mosè descrivendosi così:

Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà, 7 che conserva la sua bontà fino alla millesima generazione, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente; che punisce l’iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione! (Esodo 34:6-7)

Dio si è mostrato fedele nonostante la loro infedeltà. La storia di Dio con il suo popolo, la storia di Dio con la sua chiesa e con ognuno di noi è importantissima come base sulla quale costruire il nostro rapporto personale con lui. Amare Dio si esprime nell’impegno da parte del credente nel rispettare i comandamenti di Dio, ricordando però sempre di nuovo qual è l’identità del Dio che noi serviamo, un Dio misericordioso, lento all’ira e pronto a perdonare il peccato. Un Dio che resta fedele, nonostante la nostra infedeltà.

Amare Dio concretamente

Abbiamo dunque visto come il comandamento di amare Dio con tutto il cuore, l’anima e la mente è il grande e primo comandamento per chi vuole vivere con Dio. Ciò che valeva per Israele vale anche per noi, perché in Gesù Cristo Dio ha stabilito un nuovo patto:

Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Romani 5:8)

Il nuovo patto è la promessa che Dio fa in Gesù Cristo di perdonare i peccati a chi si rivolge a lui per ottenere il perdono, e di ristabilire la comunione tra Dio e chiunque riconosce in Gesù Cristo il Signore e Salvatore della sua vita. La sua morte alla croce e la sua risurrezione sono la base di questa promessa.

Vorrei invitarti a iniziare questo nuovo anno riflettendo su tutto il bene che Dio ha fatto per te. Partendo da come ha perdonato i tuoi peccati, da come ti è venuto incontro ancora prima che tu lo conoscessi e pensando a tutte le grandi opere che ha fatto nella tua vita.

È importante farlo perché anche noi, come Israele, tendiamo a dimenticare qual è la vera identità di Dio e tutto ciò che lui ha fatto e continua a fare per noi.

Prova a fare tua la preghiera del “Shemà Israel”, inserendo il tuo nome:

Ascolta, (il tuo nome): Il SIGNORE, il nostro Dio, è l’unico SIGNORE. Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.

È mio desiderio, e vorrei invitarti a unirti a me in questo proposito, che nel 2018 formuliamo come chiaro obiettivo per ognuno di noi e per la nostra comunità che vogliamo impegnarci ad amare Dio prima di ogni altra cosa, a costruire una relazione di fiducia e ubbidienza ai suoi comandamenti!

Il comandamento di amare Dio parla di farlo con tutto il nostro cuore, con tutta l’anima nostra e con tutte le nostre forze, o anche con tutta la nostra mente. Questi vari termini mettono in evidenza la completezza del tipo di amore che Dio desidera.

Vuole essere amato con tutta la nostra emotività. Lo possiamo mostrare ad esempio quando lodiamo Dio con le nostre voci, se lo facciamo con entusiasmo, se cantiamo aprendo a Dio il nostro cuore e non solo la nostra mente. Non è sbagliato esprimere i nostri sentimenti quando lodiamo Dio, perché con la sua presenza vuole anche toccarci nel nostro intimo!

Dio vuole essere amato con tutta la nostra volontà e con tutti i nostri pensieri. Vuole che rivolgiamo sempre di nuovo i nostri pensieri a lui in preghiera, che abbiamo il desiderio di conoscerlo meglio leggendo la sua Parola. Che mostriamo il nostro amore per lui nel come siamo generosi nel mettere a disposizione di Dio i nostri soldi, il nostro tempo e i nostri talenti.

Infine Dio vuole che lo amiamo con tutto il nostro corpo. Che facciamo buon uso delle nostre mani, degli occhi, della bocca, delle orecchie, dei nostri organi sessuali…

Prova a chiederti: in quali di questi ambiti faccio fatica? Mi lascio trascinare lontano da Dio dai miei sentimenti? In certe situazioni tendo a voler fare la mia volontà, piuttosto che la volontà di Dio? Quali pensieri portano la mia attenzione lontano da Dio? Può darsi che sto trattando o usando male il mio corpo, invece di trattarlo come il tempio dello Spirito Santo?

Dio vuole che ricordiamo tutto il bene che lui ha fatto per noi. E che per questo scegliamo di amarlo, perché è un Dio misericordioso e lento all’ira. Il SIGNORE, il nostro Dio, è l’unico SIGNORE. Vogliamo confidare in lui senza riserve? Cosa vuoi fare tu?

Amen

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