di Peter Oster
audio in Tedesco

1 Chi ha creduto a quel che noi abbiamo annunziato? e a chi è stato rivelato il braccio dell’Eterno? 2 Egli è venuto su dinanzi a lui come un rampollo, come una radice ch’esce da un arido suolo; non avea forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da farcelo desiderare. 3 Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare col patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. 4 E, nondimeno, eran le nostre malattie ch’egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s’era caricato; e noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato! 5 Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione. 6 Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognuno di noi seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha fatto cader su lui l’iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato, umiliò se stesso, e non aperse la bocca. Come l’agnello menato allo scannatoio, come la pecora muta dinanzi a chi la tosa, egli non aperse la bocca. 8 Dall’oppressione e dal giudizio fu portato via; e fra quelli della sua generazione chi rifletté ch’egli era strappato dalla terra de’ viventi e colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo? 9 Gli avevano assegnata la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato col ricco, perché non aveva commesso violenze né v’era stata frode nella sua bocca.
10 Ma piacque all’Eterno di fiaccarlo coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrifizio per la colpa, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e l’opera dell’Eterno prospererà nelle sue mani. 11 Egli vedrà il frutto del tormento dell’anima sua, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, e si caricherà egli stesso delle loro iniquità. 12 Perciò io gli darò la sua parte fra i grandi, ed egli dividerà il bottino coi potenti, perché ha dato se stesso alla morte, ed è stato annoverato fra i trasgressori, perch’egli ha portato i peccati di molti, e ha interceduto per i trasgressori.

10 Allora tutta la comunità parlò di lapidarli; ma la gloria del SIGNORE apparve sulla tenda di convegno a tutti i figli d’Israele,
— Isaia 53 —

Premessa

Durante una visita in una clinica ho avuto del tempo per visitare la cappella e passare un momento in silenzio. Mentre ero seduto sul banco osservavo la croce appesa e pregavo. Poi mi sono alzato per uscire, ma accortomi che era troppo presto tornai nella cappella pregando e guardando nuovamente la croce con appeso il Signore sofferente. E vidi qualcosa che mi ha spinto a scrivere la predica odierna.   

A volte c’è bisogno, del tempo e un secondo attimo, per percepire Dio e avere un incontro con Lui. Dico a me stesso: Ti prendi troppo poco tempo e hai troppe distrazioni. Vivi in superficie. L’approfondimento non deriva dal sentire o dal leggere qualcosa di giusto, ma serve del tempo per percepire le cose, in modo che mi tocchino, che penetrino nell’intelletto e che influenzino la mia vita.

Perciò oggi desidero parlare del sacrificio di Cristo e riflettere in che maniera Dio opera.

Il sacrificio di Cristo era un evento preparato

Leggo da Isaia 53:4-5

«4 E, nondimeno, eran le nostre malattie ch’egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s’era caricato; e noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato! 5 Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione.»

In questo testo, redatto ca. tra il 760-720 prima di Cristo il profeta rivela l’evento più importante di tutta la storia, che Dio stava preparando. Questo testo parzialmente contradiceva gli usi della cultura di allora (che vietava i sacrifici umani), e presagiva un’epoca con un nuovo ordinamento, che nessuno poteva immaginare. In verità questo testo traspone tutto l’AT nella sua vera posizione: un’epoca di preparazione che doveva servire a riconoscere Dio e comprendere il suo modo di agire.

A quei tempi era valida la legge di Mosè, che regolava molti ambiti della vita. L’osservanza di tutte le leggi richiedeva una forte focalizzazione su Dio e comportava molte restrizioni. L’israelita era eletto ad appartenere a un Dio santo, a servirlo e a essere da Lui benedetto.   

Un ambito molto importante in questa relazione con Dio era rivestito dal perdono dei peccati e delle colpe, senza il quale l’israelita si trovava separato da Dio, dalla benedizione e non poteva sussistere. La legge di Mosè regolava la vita da una parte ma d’altra parte con i comandamenti portava alla luce che gli uomini erano peccatori e non erano in grado di compiere la volontà di Dio. Per questo il perdono dei peccati era così centrale. Senza il perdono dei peccati il Santo Dio avrebbe dovuto distruggere il popolo di Israele. 

Mosè ordinò esattamente come procedere.

I sacrifici potevano essere presentati a Dio unicamente da un sacerdote. Potevano essere offerti in un unico luogo, la tenda del convegno o più tardi nel tempio, dove Dio era presente. Tutti gli strumenti e gli oggetti sacri erano purificati con aspersione di sangue: la tenda del convegno, i sacerdoti, l’altare, tutti gli utensili. Attraverso l’aspersione del sangue ogni oggetto veniva santificato.

Per ricevere il perdono, l’israelita colpevole doveva consegnare un proprio animale sacrificale al sacerdote. Un agnello, un ariete, un toro, una capra o per i più poveri una colomba o una tortora. La persona che chiedeva perdono poneva la sua mano sul capo dell’animale innocente, trasmettendo simbolicamente i suoi peccati sull’animale, che poi veniva ucciso. Il sangue veniva raccolto e versato davanti all’altare, l’animale veniva scannato, alcune parti erano di proprietà di Dio e venivano bruciati sull’altare e altre parti potevano essere consumate come cibo.   

Vediamo quindi che senza spargimento di sangue non era possibile ottenere il perdono dei peccati, perché la vita è nel sangue, e se il colpevole non voleva morire doveva avere un sostituto, un animale innocente.

Non esisteva nessun’altra possibilità. Non c’era altra via d’uscita per liberarsi del peccato al cospetto di Dio.

Così secolo per secolo in Israele vennero sarificati millioni di animali per liberare gli uomini dai peccati. Questa era la preparazione di un popolo, al quale era stato ora annunciato che qualcosa sarebbe cambiato. Un giorno sarebbe comparso un uomo che avrebbe tolto il peccato. Un uomo innocente che avrebbe preso il posto di tutti questi animali, che in verità non potevano togliere il peccato, ma solo coprirlo. Lo sappiamo, questo uomo era Gesù Cristo, che circa 2000 anni fu messo in croce sul monte Golgota, alle porte di Gerusalemme e che risuscitò dopo 3 giorni. Questo uomo era il Figlio di Dio, era Dio. Gesù ha detto: „Chi vede me vede il Padre. Io e il Padre siamo uno“.

Ma questo per noi  è rilevante?

Il peccato, la separazione da Dio, peccati non perdonati, sono il più grande problema dell’umanità. Tutte le difficoltà, guerre, povertà, bisogno, disperazione, sfruttamento, ecc., sono l’espressione di un’umanità separata da Dio e che non è in grado di compiere la volontà di Dio. Ed esattamente lì Dio interviene quando vuole perdonare i peccati. Riapre il canale per le sue benedizioni. Attraverso il perdono rende possibile un nuovo inizio. È vero, che l’umanità non ha mai avuto così grandi possibilità come oggigiorno, ma sembrerebbe che accanto a tutto il bene, anche il male non abbia mai raggiunto le dimensioni odierne. Anche noi al giorno d’oggi abbiamo bisogno del perdono del peccato come non mai fino ad ora, se non vogliamo fare definitivamente distruggerci.

Ogni colpa che commetto, una bestemmia che dico, una bugia, mancato aiuto al prossimo, qualsiasi male, è un grosso problema che mi separa da Dio. È impossibile all’uomo di annullare un peccato. Siamo assolutamente impotenti con le nostre forze. Non possiamo coprire un peccato con le buone opere. La persona che per mezzo dei propri meriti vuole essere giusto davanti a Dio è perso.   

Ognuno di noi sempre di nuovo si rende colpevole davanti a Dio e per chiunque vale questo principio: se un innocente non perisce al mio posto non è possibile il perdono dei peccati. Gesù Cristo, l’innocente, doveva morire e doveva scorrere sangue. Ciò è accaduto alla croce. Solo per mezzo suo possiamo essere liberati dal peccato e possiamo comparire al cospetto di Dio senza timore.

Un sacrificio perfetto

Stando seduto nella cappella, osservavo quell’esile corpo stilizzato in croce, che riuniva in sé l’estremo dolore, come digià Isaia previde (Isaia 53:2-3): 2 Egli è venuto su dinanzi a lui come un rampollo, come una radice ch’esce da un arido suolo; non avea forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da farcelo desiderare. 3 Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare col patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. 

Invano i magi d’oriente cercarono il Salvatore promesso nel palazzo di Erode. L’unto non poteva essere lì. Naque in una stalla, la famiglia fuggì in Egitto, visse a Nazaret come artigiano, fu un povero predicatore che non possedeva luogo dove poggiare il capo, un uomo di dolori, che morì sfigurato alla croce. Quando Dio divenne uomo scelse il posto inferiore, per essere vicino al più povero e al più debole. Anche nelle sue sofferenze estreme si rese uguale ad ogni perseguitato. Come se volesse dire, vedi, vengo anche da te, non sei solo, anch’io ho sofferto. Così Dio si avvicina a noi, porgendoci la mano, per essere anche il nostro amico.

Dio si è chinato fino al suolo per poterci incontrare. Perfettamente in basso, per consolare il più povero e sofferente, perfettamente santo e senza colpe per essere un sacrificio perfetto.

Un sacrificio per te

Qual che sia la tua posizione, tu puoi afferrare questa mano distesa del Salvatore, credendo a Lui e a questo messaggio. Se sei carico di peccato devi sapere che non potrai mai liberarti in altro luogo o in altra maniera. Il peccato nella vita si accumula. È come una catena che si allunga sempre di più e che ti trascini con te, in maniera che non potrai mai nè avere pace né essere libero. Renditi conto di che azione impossibile ha compiuto Dio per liberarti. Dio ti ha amato perfettamente.

Se credi in ciò, puoi confessare ogni peccato a Gesù, cioè dirgli esattamente quale è la tua colpa – esattamente come l’israelita che poggiava la mano sul capo dell’animale – e chiedere perdono per essere liberato. Ognuno di noi ha bisogno di questo. Sia che tu sia un cristiano di vecchia data o che tu senta questo messaggio per la prima volta, è necessario rivolgersi a Gesù per ricevere il perdono e nuova felicità. Si tratta di riafferrare sempre di nuovo  questa mano che Gesù ti tende. Non c’è nulla di migliore e liberatore di questa amicizia con Dio.

Un amore perfetto

In questo suo agire riconosciamo l’immenso amore di Dio per noi esseri umani. Non un amore fatto di parole, ma un amore che porta a donarsi completamente.
Nella creazione, in tutto ciò che possiamo vedere e sperimentare, sono visibili le infinite virtù di Dio: La sua potenza creatrice, la sua arte, il suo genio, anche l’amore per le sue creature, che è visibile nella perfezione nella quale per il nostro bene ci creati. L’amore perfetto di Dio poteva però diventare visibile unicamente attraverso il sacrificio di Suo Figlio, che morì con pene e sofferenze per un mondo che era perso a causa del peccato. Dio ha sofferto per salvare qualcosa che nella sua essenza era ripugnante di fronte alla sua santità. Il suo amore è così grande, che ha persino potuto amare fino alla morte un creato caduto nel peccato. Questo amore è perfetto. Questo amore chiama l’umanità attraverso i secoli e chiama te oggi, e spera di essere contraccambiato. Non può obbligare. Può chiamare e può attendere. Riconoscere questo amore, credere in esso e contraccambiarlo è la più alta vocazione dell’essere umano.

Amen.

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