di Simone Monaco

Chiudiamo oggi la serie di prediche sugli eroi della fede che troviamo nel capitolo 11 della lettera agli Ebrei. Non so se nelle scorse settimane vi siete accorti che in questo capitolo 11 c’è una parola che si ripete continuamente ed è la parola fede. Per l’esattezza ho trovato l’espressione fede 26 volte. Durante il nostro viaggio attraverso le storie di questi grandi uomini e donne dell’Antico Testamento, la fede è sempre stata la protagonista di ogni racconto e le storie che abbiamo studiato ci parlano di persone che grazie alla fede hanno preso delle decisioni che altrimenti non si sarebbero mai sognati di portare avanti. Oggi ci occupiamo dei versetti 39 e 40 che chiudono questo lungo discorso sugli “eroi” della fede.

Tutti costoro, pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede,
non ottennero ciò che era stato promesso;
perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio,
in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi.

— Ebrei 11:39-40 —

Potremmo dividere questi versetti in tre parti, la prima parte parla della fede nel passato, la seconda parte delle fede nel presente e la terza, ed ultima parte, della fede nel futuro.

1. L’effetto della fede nel passato

Cominciamo dalla prima parte che ci parla della fede nel passato, il versetto 39 inizia dicendo «…tutti costoro…» parlando ovviamente delle persone elencate nell’intero capitolo 11, come Abele, Enoc, Noè, Abraamo e tutti gli altri personaggi che abbiamo ormai imparato a conoscere durante queste settimane.
Ecco, tutti costoro, grazie alla loro fede, hanno avuto una buona testimonianza, altre traduzioni della Bibbia dicono che grazia alla loro fede sono stati riconosciuti giusti da Dio (PEV). Per loro fede hanno ricevuto l’approvazione da parte di Dio. Infatti le loro storie si sono tramandate per generazioni e ancora oggi ne parliamo come esempi di fede. Però, con tutta sincerità, sappiamo che non sempre sono stati dei veri e propri esempi di fede. Sembra infatti che l’autore della lettera agli Ebrei si sia “dimenticato” di scrivere tutte le cose negative che hanno fatto queste persone. Sappiamo ad esempio come il Re Davide abusò del suo potere per poter avere rapporti intimi con la bellissima Betsabea e fece poi uccidere suo marito Uria per sistemare le cose. Eppure Davide è in questa lista degli eroi della fede.
Anche Giacobbe è nella lista malgrado ha vissuto una vita fatta di menzogne, una persona abituata ad usare l’inganno per ottenere le cose. Proprio come faceva suo nonno Abramo che aveva una moglie talmente bella che, per il timore di essere ucciso da qualcuno che avrebbe voluto portarla via, andava in giro a dire che era sua sorella invece che sua moglie. Questa non è fede ma codardia. Eppure anche Abramo è incluso nella lista degli eroi della fede.

Come può Dio riconoscere giuste queste persone?
Come può la loro fede essere usata da esempio?

Se ragioniamo secondo le logiche umane e della società moderna, tutto questo non ha alcun senso. Noi diamo valore alle persone che fanno bene le cose, la nostra società definisce la qualità delle persone sulla base delle capacità, talento e produttività. Siamo visti come risorse dalle quali bisogna ottenere qualcosa, altrimenti non siamo altro che un peso. Ebrei 11 ci dimostra ancora una volta che i nostri criteri non sono i criteri di Dio. A lui non importa la nostra performance, le nostre capacità, a lui interessiamo noi come persone, come individui e desidera unicamente che poniamo la nostra fiducia in lui. A volte questa fede è debole, è piena di dubbi che ci fanno agire in modo sbagliato ma a Dio non importa! Lui ci guarda come un padre guarda a un figlio che è appena caduto dalla bicicletta, ci dà un abbraccio, ci pulisce i pantaloni e ci aiuta a ripartire! In un mondo dove tutti si aspettano qualcosa da noi, Dio vuole solo che ci fidiamo di Lui! E questa fede, per quanto piccola possa essere se è posta in un Dio così grande, non potrà che avere un effetto meraviglioso. Se la lista di Ebrei 11 si basava sulle capacità di queste persone e sul loro operato allora sarebbe stata una lista vuota. Così quando guardiamo a questi “eroi” della fede, non dobbiamo essere abbattuti perché ci consideriamo inferiori, non all’altezza, non ha alcun senso perché il loro Dio è anche il nostro Dio e Lui ha un percorso diverso per ognuno di noi, quello che conta da parte nostre è avere fede che la strada di Dio è quella giusta. Siamo noi che valutiamo sempre tutto in base alle opere, siamo noi che abbiamo sempre bisogno di dare significato alla nostra vita sulla base di ciò che facciamo ma davanti a Dio non è così! Dio ci toglie tutte queste pressioni e ci dice: «Abbi fede in me, questa è l’unica cosa che conta veramente!» Se manca questo, il resto è solo un enorme spreco di energie. Tutto Ebrei 11 ci parla di persone che hanno ottenuto qualcosa, o otterranno qualcosa in futuro, grazie alla loro fede e non ai loro sforzi. Eppure queste persone, come noi oggi, hanno dubitato, hanno commesso errori, hanno fallito su più punti ma cosa importa il fallimento davanti agli uomini se abbiamo l’approvazione da parte di Dio?

2. L’effetto della fede nel presente

arriviamo ora alla seconda parte, che ci parla della fede nel presente. Il passo 39 prosegue dicendo che questi grandi eroi della fede «…non ottennero ciò che era stato promesso». È evidente che qui non si sta parlando di quelle singole promesse fatte da Dio che poi si sono effettivamente realizzate, qui l’autore si riferisce ad una promessa che è al di sopra di tutte le altre promesse, è la promessa delle promesse che io ho definito come la promessa con la “G” maiuscola, ovvero Gesù!
È dalla genesi, da quando Adamo ed Eva furono esiliati dal giardino dell’Eden, che si parla di un liberatore, di qualcuno che avrebbe finalmente liberato questo mondo dal potere di satana. Per migliaia di anni gli ebrei hanno atteso l’arrivo del messia e l’instaurazione di un nuovo regno. Esistono profezie così precise sull’arrivo di questo messia che si sapeva con esattezza l’anno ed il luogo dove sarebbe nato. A Natale festeggiamo proprio la realizzazione di queste promesse, la nascita di Gesù, Dio che si fa uomo e viene a vivere in mezzo a noi. Forse il miracolo più grande e incredibile di tutta la Bibbia. Gesù è la promessa con la “G” maiuscola, lui è l’adempimento di tutte le promesse ed il fine ultimo di ogni cosa. Gli eroi della fede non hanno potuto vedere Gesù e nemmeno leggere di lui come facciamo noi oggi attraverso la Bibbia. Perciò quando il versetto 39 ci dice che queste persone «…non ottennero ciò che era stato promesso» si riferisce alla venuta di Gesù e a tutto quello che ne consegue.

Poi l’autore prosegue al versetto 40 dicendo «perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio» anche se noi non abbiamo avuto il privilegio di conoscere Gesù personalmente quello che ha fatto ha delle ripercussioni anche per noi oggi. Non è venuto sulla terra per salutarci e poi tornarsene in cielo ma è venuto per instaurare un nuovo regno. E questo nuovo regno inizia dentro di noi nel momento in cui riponiamo la nostra fede in Gesù Cristo. Nel momento in cui mettiamo la nostra fiducia nella persona e opera di Gesù credendo che lui è l’unico mezzo che abbiamo per arrivare a Dio. Ecco che ritorna la parola fede, è grazie alla fede che i nostri personaggi hanno ottenuto risposta alle loro promesse, e noi oggi, per mezzo della fede otteniamo qualcosa di ancora più grande: Dio in noi! È vero, Gesù è tornato in cielo ma ha promesso lo Spirito Santo a tutti coloro che avrebbero creduto. Dio non è più una figura lontana irraggiungibile, ma è con noi, è in noi, e ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Dal momento che Dio viene ad abitare in noi inizia un processo di trasformazione incredibile, qualcosa di inarrestabile che influenzerà la nostra intera esistenza.

Sono passati circa 15 anni da quando ho deciso di mettere la mia fiducia in Gesù, e guardandomi indietro posso vedere un chiaro progresso ma non sempre periodi felici, ho anche combinato grandi disastri, delle volte sono stato cocciuto e testardo, altre sono stato arrogante, altre volte sono stato più fedele ma quello che posso osservare chiaramente è che i grandi cambiamenti nella mia persona sono avvenuti quando ho permesso a Dio di lavorare dentro di me. Il fatto che Dio vive in noi non significa che adesso improvvisamente siamo diventati dei super eroi che non sbagliano più, perfetti, che sanno tutto, che non hanno bisogno di consigli, che non hanno bisogno di imparare. Tutt’altro, la Bibbia ci insegna chiaramente che noi possiamo rattristare lo Spirito di Dio che vive in noi, perciò comportarci in un modo che a Dio non piace. Se da una parte la salvezza è un’opera che compie interamente Dio, la crescita del credente è una collaborazione fra lo Spirito Santo che vive in noi e la nostra disponibilità a lasciarlo agire nella nostra vita. È come se dentro di noi esistessero molte stanze, con delle porte e Gesù bussa a queste porte chiedendo di poter entrare nella stanza per mettere ordine. Ad esempio, la stanza del nostro orgoglio, ho lasciato entrare Gesù in questo aspetto della mia vita? La stanza delle relazioni famigliari. Come sono le mie relazioni famigliari? C’è bisogno che Gesù metta ordine in questo aspetto della mia vita? Sono disposto a lasciarlo entrare? La stanza della sessualità? È aperta quella porta? Da quanto tempo Gesù sta bussando a quella porta? Ognuno di noi ha stanze in cui Gesù non è mai stato, stanze dove ha fatto ordine e pulizia e stanze dove sta operando proprio in questo momento. Esistono stanze che ancora devono essere sistemate a cui Gesù non ha ancora bussato, perché non siamo ancora pronti, non tutto può essere affrontato nello stesso momento.

Da un po di tempo a questa parte ho permesso a Gesù di entrare nella mia personale stanza dei sentimenti, ha bussato a lungo a quella porta e finalmente sono riuscito ad aprirla. Non è semplice, tante volte lasciare entrare Gesù in una stanza fa male, o provoca vergogna o imbarazzo ma in definitiva è la cosa migliore che possiamo fare. Le sue mani sapienti e piene d’amore sanno mettere ogni cosa al proprio posto. Personalmente vedo enormi cambiamenti nella mia vita dal momento in cui ho permesso a Dio di entrare in questa mia stanza, e qui arriviamo al punto. Quest’opera di Dio dentro di noi porta a dei cambiamenti concreti nel nostro modo quotidiano di comportarci. Nell’Antico Testamento, esistevano delle leggi che servivano a guidare la vita delle persone ma la gente cercava degli escamotage per aggirarle, queste leggi non cambiavano le persone dall’interno ma le limitavano dall’esterno, in questo nuovo regno inaugurato da Gesù tutto viene rovesciato, le persone non sono più limitate dall’esterno ma cambiate dall’interno e di conseguenza si modificherà anche il loro modo esterno di comportarsi.

Il versetto 40 ci dice che Dio aveva in vista per noi qualcosa di ancora migliore, ecco di cosa si tratta: Dio stesso che vive in noi ed agisce in noi in un modo meraviglioso. E tutte queste persone in cui Dio vive, insieme formano la chiesa un popolo fatto di gente di tutte le nazioni, età, ceto sociale ma che in comune hanno Dio che vive in loro.

3. L’effetto della fede nel futuro

Rimane da chiarire l’ultima parte dei versetti di cui ci stiamo occupando oggi «perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi» questi eroi della fede non hanno potuto raggiungere la perfezione senza di noi perché la raggiungeremo insieme quando Gesù tornerà. La Bibbia ci insegna che al ritorno di Gesù le persone che saranno in vita in quel momento saranno rapite in cielo con lui mentre le persone morte risorgeranno! A quel punto il nostro corpo peccaminoso che ci impedisce di vivere una vita piena in Dio, sarà trasformato, sarà reso perfetto ed ogni residuo di peccato in noi scomparirà e potremo avere una comunione perfetta con Dio e con il nostro prossimo. Come questo avverrà e come sia possibile non chiedetemelo, non ne ho la più pallida idea. È qualcosa di straordinario che supera la mia immaginazione. Quello che sappiamo è che in questo nuovo mondo Dio regnerà e tutti lo riconosceranno come Dio. Non ci saranno più guerre, non ci sarà più peccato, non ci sarà più morte, tristezza, dolore e tutto ciò che è frutto del peccato e della malvagità. Questa è la perfezione di cui parla il passo, una perfezione che possiamo raggiungere unicamente attraverso la fede. Solo la fede ci permette di afferrare questa promessa di perfezione, non c’è opera o sacrificio che possiamo compiere per raggiungerla. E finalmente, in quel momento anche tutti quelli che nell’Antico Testamento hanno avuto fede, sperimenteranno il significato di avere un rapporto diretto con Dio.

Penso che ognuno di noi si sia già immaginato come possa essere questo luogo e come sarà vivere in quello che chiamiamo il paradiso. Personalmente faccio fatica ad immaginarlo, la Bibbia qualcosa ci dice ma molte cose non le sappiamo. C’è però un aspetto che spesso sottovalutiamo, pensiamo che con il ritorno di Gesù tutto quello che abbiamo fatto qui sulla terra finisce, come una specie di reset generale. La Bibbia però ci insegna che Gesù ha dato il via ad un nuovo regno e tutto ciò che oggi stesso noi facciamo secondo le regole di questo regno avrà un influsso anche dopo il ritorno di Gesù. Possiamo costruire oggi qualcosa che durerà nell’eternità. Non è qualcosa di stupendo?!

Capisco che si tratta di concetti un po astratti, quando parliamo del regno di Dio, delle sue promesse e del suo ritorno, può apparirci tutto molto distante dalla nostra quotidianità ma non è così, perché la chiesa è esattamente il luogo dove questo regno futuro dovrebbe realizzarsi oggi stesso sulla terra. Ogni credente è chiamato ad impegnarsi affinché attraverso la chiesa sia evidente per il mondo come deve essere il regno di Dio. Purtroppo molte volte consideriamo la nostra fede unicamente in termini personali, privati, ma Dio ha una visione molto più ampia per noi. Quando nella chiesa ci sono gelosie, contese, invidie, litigi, stiamo dando una dimostrazione di come sarà il regno di Dio? Spero proprio di no, perché se così fosse sinceramente non so se vorrei viverci. Voglio perciò chiedervi: secondo quello che sapete della Bibbia e secondo la vostra idea, come sarà questo regno futuro secondo voi? Proviamo a fare una lista di aggettivi, sarà un luogo di… … odio? Certo che no! piuttosto di pace, amore, gioia, rispetto, bellezza, accoglienza, libertà, serenità, divertimento, spensieratezza, innocenza, giustizia, correttezza, armonia, allegrezza, consolazione, accettazione, comprensione, uguaglianza.
Ecco, in un regno fatto in questo modo io vorrei entrarci immediatamente! E noi, come chiesa, possiamo realizzare, in parte, questo regno futuro già oggi qui sulla terra.

4. L’effetto della fede su di me

Per concludere voglio riassumere quello che abbiamo imparato questa mattina e lanciarvi 3 sfide.

  1. Abbiamo visto prima di tutto che la fede è sufficiente per essere graditi a Dio. Tutti questi grandi eroi di Ebrei 11 erano persone con i loro difetti che hanno fatto errori stupidi ma la loro fede li ha resi graditi a Dio. Perciò ti invito questa sera o questo pomeriggio a farti un bel bagno caldo e mentre sei lì rilassato, o rilassata, ringrazia Dio che il suo amore non dipende dai nostri sforzi.
  2. Poi abbiamo visto che Gesù era la promessa con la “G” maiuscola e grazia a quello che lui ha fatto, se abbiamo fede, Dio stesso viene a vivere in noi. Perciò la seconda sfida che voglio lanciarti è quella di aprire bene le orecchie ed ascoltare a quale porta oggi stesso Gesù sta bussando. Qual’è quell’ambito della tua vita in cui stai impedendo a Gesù di entrare e fare ordine? Riflettici e permetti a Gesù di entrare perché ne avrai solo del bene, se hai bisogno di sostegno chiedi sostegno ad una persona di cui ti fidi, matura nella fede, o chiedi direttamente a Daniele, sono convinto che sarà felice di aiutarti.
  3. Ed infine abbiamo visto che la fede ci darà accesso ad un regno futuro meraviglioso! Ma abbiamo anche visto che possiamo realizzare questo regno già oggi qui sulla terra. Perciò l’ultima cosa che ti chiedo è di scegliere una parola, dalla lista che abbiamo fatto sulle qualità del regno futuro, e di impegnarti a promuoverla nella chiesa. Se ad esempio scegli la parola gioia, chiedi a Dio di aiutarti a capire come puoi promuovere la gioia all’interno della chiesa, impegnati tu stesso ad essere una persona più gioiosa. E se ognuno di noi si impegnerà per uno solo di questi punti, non oso nemmeno immaginare che posto meraviglioso sarà questa chiesa.
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