di Simone Monaco
messaggio durante un culto per famiglie

Se avete la possibilità di passare una giornata intera con Gesù e fargli qualsiasi domanda, cosa vorreste sapere da lui? Cosa gli chiedereste? Forse qual’è il trucco per camminare sull’acqua? Oppure come è fatto il paradiso? Pensa un attimo a quante domande potresti fargli. Qualcuno ha avuto questa fortuna, i suoi discepoli hanno vissuto con lui per ben 3 anni, lo hanno seguito e osservato per imparare il più possibile dal Maestro. Gli hanno chiesto un sacco di cose ma un giorno hanno fatto una domanda davvero interessante: Gesù era appena andato a pregare e al suo ritorno gli hanno chiesto «Signore, insegnaci a pregare.» (Lu. 11:1).
Pensate per un momento a una cosa, voi verreste da me a chiedermi «Simone, insegnami a ballare»? Spero di no, perché io non sono proprio capace a ballare, però potrei insegnarvi a giocare a pallavolo, oppure a disegnare, queste cose le so fare abbastanza bene. Se hanno chiesto a Gesù di insegnargli a pregare è perché Gesù pregava davvero bene, faceva delle preghiere stupende, era come il Roger Federer della preghiera, probabilmente quando le persone lo sentivano pregare rimanevano meravigliate a tal punto che anche loro volevano imparare a pregare come lui.

Allora Gesù gli insegna quella che ormai è diventata la preghiera più famosa di tutta la Bibbia, la preghiera del Padre nostro. Penso però che l’idea di Gesù non fosse quella di farci ripetere esattamente le stesse parole, possiamo anche farlo, ma piuttosto voleva insegnarci un modello di preghiera. Cos’è un modello? Il modello è un punto di riferimento, è un esempio di come una cosa dovrebbe essere fatta. Ad esempio una casa dovrebbe avere delle pareti, un tetto, delle finestre, una porta d’entrata,… ecco, questo è il modello di una casa ma poi c’è chi mette più finestre, chi mette due porte, chi fa il tetto piatto, chi lo fa a punta, ognuno può personalizzare questo modello ma non puoi fare una casa senza pareti o senza tetto, sarebbe un vero casino.
Ecco, io penso che la preghiera di Gesù sia un modello di preghiera, ci insegna il giusto modo di pregare ma questo non vuol dire che dobbiamo ripetere esattamente le sue parole, possiamo farlo se vogliamo, ma penso che l’obiettivo è che impariamo dei principi che poi usiamo anche nelle nostre preghiere di tutti i giorni. Troviamo la preghiera del Padre nostro sia nel vangelo di Luca, in forma più corta mentre nel vangelo di Matteo la troviamo nella sua versione completa che fa così:

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; 10 venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra. 11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano; 12 rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; 13 e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno.
— Matteo 6:9-13—

Questa mattina guarderemo da vicino la prima frase di questa preghiera che ci ha insegnato Gesù.

1. Padre nostro

La preghiera di Gesù inizia con una parola ben precisa “Padre”. Non dice “Signore” o “Dio” ma “Padre”! Questo è molto importante, se noi andiamo a chiedere qualcosa ad un buon Padre, lui come si comporta? Ci ascolta, è interessato ai nostri bisogni, ci ama, ci protegge, si prende cura di noi. Questo fa un buon padre! E Dio è il nostro Padre, il nostro papà, per questo quando lo preghiamo possiamo chiamarlo Padre e chiamandolo così ci ricordiamo che lui ci ama, in che modo ci ama? Se lui è nostro Padre, allora ci ama come figli! Noi siamo suoi figli. E visto che Dio è un Padre buono Lui vuole il meglio per i suoi figli, possiamo pregare Dio convinti che Lui vuole il meglio per noi.
Dopo la parola “Padre” Gesù dice “nostro”, “Padre nostro”. Questo ci fa capire almeno due cose, prima di tutto che Dio si preoccupa di ognuno di noi, vuole avere una relazione personale con tutti i suoi figli e poi ci ricorda che Dio non è solo il mio Padre ma lo è anche degli altri. Io ho dei fratelli e delle sorelle e Dio ama loro come ama anche me, questo mi deve fare riflettere su come mi comporto con gli altri, cosa pensa Dio quando mi comporto male con gli altri suoi figli? Immaginate un Padre, come vorrebbe che si comportano i figli fra di loro? Non so se c’è cosa peggiore per un Padre di vedere i propri figli che litigano sempre, oppure pensate a questi figli che crescono e da grandi non si parlano nemmeno più, per dei genitori è qualcosa di tristissimo!
Perciò iniziare una preghiera con queste due parole “Padre nostro” ci ricorda che stiamo pregando ad un Dio che ci ama come figli, che vuole il nostro bene e che perciò ascolterà la nostra preghiera, prenderà in considerazione i nostri bisogni!

2. Che sei nei cieli

Ad un papà possiamo chiedere tante cose ma non sempre può darci quello di cui abbiamo bisogno, hanno anche loro dei limiti, fanno degli sbagli, non sono perfetti. Gesù però ci parla del “Padre nostro che è nei cieli”, il nostro Dio non ha limiti, lui è nei cieli, niente gli è impossibile, nulla sfugge al suo controllo, possiamo essere certi che il nostro Padre celeste può portare a termine qualsiasi cosa, possiamo avere totale fiducia in Lui. E quando preghiamo la fiducia è importante, preghiamo solo perché siamo abituati a farlo o crediamo davvero che le nostre preghiere possono realizzarsi? Se crediamo che ad ascoltare le nostre preghiere sia un Padre che vive nei cieli e che niente e nessuno può opporsi alla sua volontà, allora possiamo pregare pieni di fiducia.

Quando guardiamo il cielo di notte, in una serata d’estate, senza nuvole, vediamo un’infinità di stelle. Ci rendiamo conto dell’immensità dell’universo, di quanto sia grande. Ecco, pensate a quanto è grande il cielo, è immenso, eppure nella Bibbia è scritto che «… i cieli non possono contenere Dio…» (1 Re 8:27). Dio è così grande, così immenso, che i cieli non sono abbastanza grandi per lui. Quando preghiamo, dobbiamo pensare che chi ascolta la nostra preghiera non è un Dio piccolo piccolo, che non è in grado di aiutarci, al contrario, il nostro Padre, il mio Padre, il tuo Padre, è nei cieli e li occupa tutti, è immenso, è il più grande, il più forte, il più saggio, è il Padre migliore che si possa avere.
Possiamo perciò essere certi che il nostro Padre non solo ci ascolta ma è anche in grado di fare qualsiasi cosa per il nostro bene, anche muovere le montagne se dovesse servire.

3. Sia santificato il tuo nome

“Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome” adesso arriviamo alla parte un po più difficile. Gesù usa questa parola strana santificato e la usa per dire che il suo nome dev’essere santificato ma cosa significa? Santificato significa separato. È come quando andiamo a raccogliere le castagne nel bosco, le mettiamo tutte in un sacco, poi arriviamo a casa e in mezzo al sacco dobbiamo scegliere quelle che sono davvero buone, le migliori, le prendiamo e le separiamo dalle altre. Questo significa che dobbiamo trattare Dio come la cosa migliore che ci sia, dobbiamo avere rispetto di lui, non è come tutte le altre cose, ha un valore superiore al resto.

Abbiamo capito che santificare significa separare qualcosa dal resto e dargli un valore ma Gesù dice sia santificato il tuo nome, cosa significa? In che senso dobbiamo separare il nome di Dio? Dovete sapere che nella Bibbia, e in particolare nell’Antico Testamento, il nome aveva sempre un significato ben preciso, esprimeva una parte del carattere della persona, ma Dio è così pieno di qualità che uno solo nome non basta per descriverlo, per questo nella Bibbia Dio si presenta con tanti nomi diversi che ci mostrano diversi aspetti della sua persona. Ad esempio con il nome Yahweh-Shalom, che significa “il Signore la nostra pace”, oppure El Shaddai che significa “Dio Onnipotente”, e molti altri nomi che ci parlano di chi Dio è: un Dio di pace, un Dio giusto, un Dio che guarisce, un Dio eterno che non cambia mai, un Dio potente, il nostro Dio è tutto questo e anche di più! Quando Gesù dice sia santificato il tuo nome, è come se dicesse: che tutti possano vedere le tue qualità e capire che Dio meraviglioso che sei!

4. Preghiamo così

Oggi da Gesù abbiamo imparato dei principi molto importanti che possiamo applicare alle preghiere di tutti i giorni. Immaginate di essere un po scoraggiati, magari avete litigato con un vostro amico, oppure avete fatto male un compito a scuola, oppure, per i più grandi, le cose non sono andate bene sul lavoro, alla sera volete pregare, come iniziate la preghiera? Potete cominciare lamentandovi delle cose che sono andate male, oppure potete cominciare chiedendo a Dio di risolvere i vostri problemi, o magari non pregate perché pensate che tanto sia inutile, oppure potete fare quello che ci ha insegnato Gesù.

  1. Come prima cosa ricordarsi a chi rivolgiamo le nostre preghiere, padre nostro, possiamo anche chiamarlo papà, così ci sentiremo già meglio perché stiamo pregando a chi ci capisce e ci ascolta.
  2. Poi ricordiamoci chi è questo papà, che sei nei cieli, o potremmo anche dire, papà che sei il più grande, papà che puoi ogni cosa, papà che hai il controllo su tutto!
  3. E poi, prima di iniziare con le nostre richieste, onoriamo questo Dio meraviglioso, sia santificato il tuo nome, o potremmo anche dire, che tutti possano vedere che Dio magnifico che sei, o anche, che il mondo intero possa conoscerti.

La nostra preghiera potrebbe ad esempio cominciare così:
“Mio papà, papà di tutti quanti, che sei il più grande, il più forte e che puoi fare ogni cosa. Tu sei la cosa che conta più di ogni altra nell’universo…”
Se iniziamo ricordandoci davvero a chi stiamo pregando allora il nostro cuore si riempirà di fiducia e saremo convinti che le nostre preghiere non resteranno inascoltate. Il padre nostro che è nei cieli saprà rispondere a tempo debito alle nostre preghiere.

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