di Daniele Scarabel

Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica. (Filippesi 4:13)

Che meravigliosa promessa, vero? Stando a una ricerca del sito Bible Gateway, questo è il terzo versetto più popolare del 2016, dopo Giovanni 3:16 e Geremia 29:11. Troviamo le parole di questo versetto stampate su magliette, su tazze per il caffè, su poster o quadri da appendere in casa, viene utilizzato come slogan da vari sportivi d’élite e c’è anche chi se lo fa tatuare sul corpo.

La popolarità di questo versetto è più che comprensibile, perché chi di noi non vorrebbe aver successo? E se per di più abbiamo Cristo dalla nostra parte, chi dovrebbe poterci fermare?  Cosa c’è di più logico per un cristiano, di ricordarsi ogni giorno che se senza Cristo non possiamo fare nulla, in Lui possiamo raggiungere ogni nostro obiettivo? Non è forse così, che se Cristo è per noi, nessuno potrà essere contro di noi?

Non vorrei deludervi troppo oggi, ma permettetemi una provocazione: se trovate un versetto stampato su una tazza, su un adesivo o su una maglietta, è molto probabile che sia stato utilizzato fuori dal suo contesto!

Imparare ad accontentarsi

Chi di voi ha partecipato al workshop “Io e la Bibbia” di Simone che si è svolto nel mese di maggio, ricorderà sicuramente qual è uno dei più grandi errori che si può fare leggendo Bibbia e cercando di interpretare un testo: non considerare il suo contesto.

Proviamo dunque insieme a capire il contesto di Filippesi 4:13, leggendo i versetti che lo precedono:

Ho avuto una grande gioia nel Signore, perché finalmente avete rinnovato le vostre cure per me; ci pensavate sì, ma vi mancava l’opportunità. Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo. So vivere nella povertà e anche nell’ abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell’ abbondanza e nell’ indigenza. (Filippesi 4:10-12)

Siamo quasi alla fine della lettera ai Filippesi, una lettera che l’Apostolo Paolo aveva scritto mentre si trovava in prigione a Roma. Si trovava agli arresti domiciliari, vuol dire che si trovava in un appartamento privato, dal quale non gli era permesso di uscire e dove era sorvegliato da guardie, ma dove gli era permesso di ricevere visite.

Paolo aveva diverse ragioni per scrivere questa lettera, ma una di queste era il suo desiderio di ringraziare personalmente i Filippesi per il generoso dono che gli avevano mandato. Era felice di vedere che quei cari fratelli non si erano dimenticati di lui e delle sue sofferenze. Erano trascorsi circa dieci anni dall’ultima volta che quella chiesa aveva avuto l’occasione di fargli avere degli aiuti, ma Paolo sapeva che finora non ne avevano più avuto la possibilità.

Poi continua però dicendo esplicitamente che, pur rallegrandosi sinceramente della generosa donazione, non si aspettava nulla da loro e nemmeno avrebbe avuto bisogno del loro sostegno. Non lo dice per essere ingrato nei loro confronti, ma per far capire loro che attraverso tutte le sofferenze e privazioni che aveva dovuto affrontare, aveva imparato ad accontentarsi di quello che aveva e ad accettare le circostanze nelle quali si trovava.

Al versetto 12 spiega brevemente a quali circostanze si riferiva: aver poco, aver tanto, essere affamato, essere sazio, essere nell’abbondanza o essere nel bisogno. In poche parole afferma di aver raggiunto un equilibrio tale nella sua vita, da potersi dire soddisfatto della propria vita a prescindere dalle circostanze.

Quando Paolo al versetto 11 scrive “ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo”, usa il termine greco “autarkes” che letteralmente significa “essere autosufficiente”. Questa parola era utilizzata in particolare nella filosofia dagli stoici, le cui virtù erano principalmente l’autocontrollo e il pieno dominio su ogni tipo di passione.

Per uno stoico affermare di essere “autarca” o appunto “autosufficiente” significava aver raggiunto l’ideale del “bastare a sé stesso”, significava essere padrone di sé e il meno possibile dipendente dalle cose mondane per essere felice.

Naturalmente per uno stoico tutta questa convinzione di riuscire a non essere condizionati dalle circostanze esterne, di affrontare con dignità le pressioni della vita, derivava puramente dalla fiducia umana che riponeva in sé stesso. Ed è proprio qui la grande differenza tra uno stoico e Paolo: la sua fonte di soddisfazione era Dio.

Ogni cosa?

Dopo questa importante premessa, possiamo dedicarci al vero significato del nostro famoso versetto:

Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica. (Filippesi 4:13)

Insegna veramente che in Cristo possiamo fare ogni cosa? È possibile che Dio ti dia la forza per fare ciò che ti sei prefisso di fare o di raggiungere nella tua vita? Certo! Può Dio fare miracoli, guarire, aiutarci a superare i nostri dubbi e le nostre paure? Assolutamente! Ma citare Filippesi 4:13 per giustificare che puoi riuscire in qualsiasi cosa che ti sei prefisso, significherebbe interpretare davvero molto elasticamente questo versetto.

Siamo tutti d’accordo che Paolo dice che in Cristo posso ogni cosa, ma “ogni cosa” vuol dire davvero “tutto”? Quali erano le cose alle quali Paolo si riferiva? L’immediato contesto che abbiamo osservato prima ci indica la risposta: “ogni cosa” si riferisce alle varie circostanze che Paolo aveva elencato al versetto 12.

Ma non è ancora tutto, perché ora sorge un altro problema. Non so se vi siete accorti, ma quando Paolo dice “Io posso… ogni cosa” in questa frase manca un verbo. E senza accorgerci, quando leggiamo questo versetto nella nostra mente aggiungiamo automaticamente il verbo “fare” e così il versetto diventa “Io posso fare ogni cosa…”.

Ma il testo greco non dice che Paolo può “fare ogni cosa”, come se stesse dicendo che può riuscire in tutto, se solo Cristo gli dà le forze necessarie. Paolo sta portando avanti il pensiero iniziato al versetto 11 e l’idea era appunto che in Cristo aveva imparato ad accontentarsi e di non far dipendere la sua vita dalle circostanze.

Il senso del discorso di Paolo potrebbe essere più o meno il seguente: “Con gli anni ho imparato che posso ogni cosa – posso vivere nella povertà e anche nell’abbondanza, ho imparato a essere saziato e ad avere fame, so gestire l’abbondanza, ma anche la sofferenza – ho imparato ad accontentarmi in qualsiasi circostanza perché è da Cristo che ricevo tutta la forza di cui ho bisogno”.

In questi versetti Paolo ci insegna l’importanza della perseveranza nel fare la volontà di Dio e nel seguire le sue vie, ma questo non ha nulla a che vedere con l’idea che Dio ci aiuti a raggiungere qualsiasi nostro desiderio o obiettivo.

Mi dispiace davvero, ma questo versetto non fa di noi dei Superman. Ci porta piuttosto a seguire l’esempio di cristiani come Paolo che fanno la volontà di Dio, che si mettono a disposizione per portare avanti il piano di salvezza di Dio, anche al costo di dover soffrire, di vivere la povertà e di fare la fame.

Appagamento in Cristo

Paolo ci è riuscito, ma non perché ha riposto fiducia unicamente in sé stesso, bensì grazie a colui che lo fortifica, a Cristo, che gli ha dato la forza per crescere in qualsiasi circostanza ha dovuto affrontare.

Spero di non avervi troppo delusi, smontando magari l’idea che vi eravate fatti del significato di questo versetto. Non c’è nulla di male nel trovare coraggio leggendo Filippesi 4:13 quando ti senti inadeguato. Anzi, sono convinto che la corretta interpretazione di questo versetto ci porti a una moltitudine di applicazioni profonde.

Paolo sapeva di che cosa stava parlando, più volte è stato è stato percosso, è stato lapidato, tre volte ha fatto naufragio, ha vissuto innumerevoli pericoli, è stato ingannato e tradito da presunti fratelli, e tutto a motivo della sua fede, ma nel mezzo di tutte queste circostanze ha imparato ad accontentarsi della forza di Cristo che lo sosteneva.

Non so quali siano le tue circostanze nelle quali devi tu, come fece anche Paolo, imparare ad accontentarti. Paolo non ci è riuscito da oggi a domani, anche il suo è stato un processo, durante il quale ha dovuto imparare a riporre la sua piena fiducia solamente in Cristo e nella sua grazia.

Dio ci ha progettati per essere appagati solo se riponiamo la nostra fiducia in Lui. Ma sa anche che per noi non è facile vivere semplicemente confidando in Lui. Anzi, Gesù ha affermato che sarebbe stato difficile:

Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano. (Matteo 7:14)

È difficile, perché confidare in Gesù, significa ubbidirgli vivendo in un mondo che è sotto il potere del maligno e vivendo in un corpo debole e soggetto al peccato. Confidare in Dio non è facile, ma non è nemmeno così complicato come potremmo pensare, perché la forza per riuscirci non viene da noi stessi, bensì da Cristo che ci fortifica.

Che cosa significa allora concretamente accontentarci dello stato in cui ci troviamo confidando in Cristo che ci fortifica e a prescindere dalle circostanze?

Significa ad esempio che in Cristo posso trovare la forza di perdonare chi pecca contro di me. Posso fuggire di fronte alla tentazione sessuale. Riesco a donare generosamente per i bisogni del regno di Dio anche oltre i miei mezzi. Ho la forza per non permettere alle ricchezze del mondo di soffocare la Parola di Dio che è in me.

In Cristo che mi fortifica posso gioire anche nelle afflizioni. Posso vivere con soddisfazione anche nella povertà. Ricevo il coraggio di testimoniare la sua Parola con franchezza e la sua pace se mi trovo ad affrontare dure prove. Non perdo la speranza, anche se tutti sono contro di me e ottengo la forza per benedire chi mi perseguita.

In Cristo che mi fortifica posso superare ogni forma di scoraggiamento dovuto ad avversità o debolezza. Ricevo la forza per non permettere al peccato di regnare in me o ai miei errori passati di condannarmi. Ricevo amore per i santi che peccano e per i peccatori che non credono. Ricevo la pazienza per perseverare in un matrimonio difficile. Ricevo la forza per fare ciò che è giusto, anche quando sono tentato di agire disonestamente.

Dio promette di darci pace e appagamento se confidiamo in lui. Dio è in grado di insegnarci ad accontentarci anche se attraversiamo circostanze difficili. Quindi in questo senso anche noi possiamo oggi dichiarare con Paolo, che se confidiamo nella forza che viene da Cristo, niente di tutto ciò che Dio ci richiede è impossibile.

Per applicare questo versetto alla tua vita, chiediti qual è la circostanza concreta nella quale ti trovi e nella quale vorresti imparare ad accontentarti o ad essere più soddisfatto. Ricerca poi nella Parola di Dio ciò che sarebbe la sua volontà, ovvero come Dio vorrebbe che tu reagisci. E poi ricordati che non devi affrontare la situazione da solo con stoicismo. Ma è in Cristo che ti fortifica, che tutto ciò che Dio richiede da te diventa possibile.

Amen

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