di Daniele Scarabel

Se pensi alla storia di Natale probabilmente la seguente scena ti è famigliare: siamo a Betlemme, ca. 2000 anni fa, Giuseppe e Maria arrivano in mezzo alla notte quando tutti stanno già dormendo. Maria è già nel bel mezzo del travaglio, se ne resta seduta sull’asinello, mente Giuseppe cerca disperatamente di trovare una stanza dove stare per partorire loro figlio. Dopo aver supplicato un’infinita di locandieri ne trova finalmente uno che gli concede di stare nella sua stalla con le mucche e gli asini…

C’è solo un problema… Non è quello che insegna la Bibbia. Come stavano realmente le cose?

Il primo Natale

In quel periodo l’imperatore romano, Cesare Augusto, decretò che si facesse un censimento di tutta la nazione. Questo avvenne quando Quirino era governatore della Siria. Per il censimento era obbligatorio che tutti tornassero al paese dei propri antenati, per le debite registrazioni. Siccome Giuseppe era di stirpe reale, doveva andare in Giudea, a Betlemme, paese natale del re Davide. Era quindi necessario che si mettesse in viaggio da Nazaret di Galilea verso Betlemme. Mentre si trovavano a Betlemme, fu tempo che il bambino nascesse… (Luca 2:1-6)

In questo racconto non c’è nessuna urgenza di dover trovare una casa. Giuseppe non sarebbe mai stato così sconsiderato da partire per un viaggio del genere con Maria prossima al parto. Luca non spiega se fossero arrivati a Betlemme da cinque minuti o da cinque settimane. È probabile che ci fossero già arrivati da un po’.

Tenendo conto di quanto l’ospitalità fosse importante in quella cultura, è impensabile che a una donna incinta venisse negato un posto nel quale partorire. Perché allora si pensa che Gesù sia nato in una stalla piena di animali? Perché al versetto 7 leggiamo:

e Maria diede alla luce il suo primo figlio, un maschio. Ella lo avvolse in una coperta e lo depose nella mangiatoia di una stalla, perché non c’era posto per loro nella locanda del villaggio. (Luca 2:7)

In realtà nel testo greco non c’è scritto che Gesù nacque in una stalla, ma solo che fu deposto in una mangiatoia. In una tipica casa del primo secolo in Israele, dalla porta d’entrata si accedeva a un locale nel quale di notte si tenevano gli animali, con diverse mangiatoie.

Da questo locale, salendo alcuni scalini, si accedeva a un locale rialzato, che consisteva in un’unica grande stanza nella quale la famiglia viveva e dormiva. Alcune case più grandi avevano anche una stanza per gli ospiti con accesso separato, chiamata in greco “Katalyma”.

È proprio il termine che nel versetto 7 è tradotto con “locanda” o “albergo”, mentre in realtà era nella “stanza per gli ospiti” che non c’era più posto. Maria e Giuseppe erano probabilmente ospiti in casa di parenti. Purtroppo c’era così tanta gente a Betlemme per via del censimento, che la stanza degli ospiti era già occupata da altre persone.

Così Maria e Giuseppe dovettero arrangiarsi dormendo insieme alla famiglia o nel locale dove di notte la famiglia teneva gli animali. E la mangiatoia? Fu semplicemente il luogo più adatto che avevano a disposizione in quel momento nel quale deporre Gesù.

Che importa tutto ciò?

Perché questi dettagli sono così importanti? Perché la storia del primo Natale non parla della difficoltà nel trovare un albergo, di un oste scortese o di un marito incompetente. Non è la storia di come Maria e Giuseppe riuscirono infine e per puro caso, dopo essere stati respinti da tutti, a trovare qualcuno che ebbe pietà di loro e che li fece accomodare nella sua stalla.

È invece la storia di una normalissima nascita in circostanze molto umili. Il re dei re, Dio che divenne uomo, ebbe nacque come ogni altro bambino, pur non essendo un bambino qualunque. E tutto avvenne esattamente come Dio lo aveva pianificato da secoli.

Già il profeta Michea, sette secoli prima, profetizzò che il Messia sarebbe nato a Betlemme:

Ma da te, o Betlemme, Efrata, sebbene tra le più piccole città principali di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni. (Michea 5:1)

Il Natale ebbe le sue origini già poco dopo la creazione del mondo. Nella Genesi leggiamo per la prima volta le cattive notizie riguardanti il peccato di Adamo che permise alla morte di entrare nella perfetta creazione di Dio. Ma è anche il libro nel quale troviamo già descritto il vero motivo della venuta di Gesù.

Il primo riferimento alla nascita di Gesù lo troviamo in Genesi 3:15, subito dopo che Adamo ed Eva peccarono la prima volta, quando Dio si rivolse al serpente dicendogli:

Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno. (Genesi 3:15)

Dopo la creazione di Adamo e Eva il 100% degli abitanti della terra credeva in Dio. Col passare dei secoli la percentuale diminuì rapidamente. Nella Genesi leggiamo che ai tempi di Noè la sua famiglia era l’unica sulla terra a confidare in Dio. Così dopo il diluvio nuovamente il 100% degli uomini confidava in Dio.

Col passare dei secoli Dio continuò a rivelarsi, ma man mano che popolazione cresceva, la percentuale riprese a diminuire. Poco prima della nascita di Gesù la gran parte degli uomini non credeva più in Dio. Pure i farisei e i capi dei Giudei preferivano seguire le loro tradizioni, piuttosto che confidare in Dio. La storia dell’umanità aveva nuovamente toccato il fondo.

Ma questa volta Dio scelse di dimostrare tutto il suo amore per noi uomini donandoci suo figlio Gesù Cristo. La mangiatoia fu l’inizio di un cammino in tutta umiltà che portò Cristo alla croce, fu l’inizio della storia di come Dio scelse di salvare chi confida in lui.

Che cosa impariamo dal Natale?

Che cosa impariamo sul carattere di Dio nel racconto del primo Natale? Che il nostro Dio è un Dio umile, nacque avvolto in una coperta, in una umile stanza – in mezzo ai parenti e agli animali. Non era motivato né da un senso di dovere, né da un obbligo nei nostri confronti. L’unica sua motivazione era l’amore che ha per il mondo che lui stesso ha creato.

Se vogliamo onorare Dio durante questo periodo natalizio, ricordiamoci che festeggiare il Natale serve a non dimenticare che Gesù è venuto sulla terra per salvarci dal peccato di Adamo e dal nostro peccato. Il Natale dovrebbe essere il periodo nel quale ci ricordiamo che Dio decise volontariamente di abbassarsi sotto gli angeli per nascere, vivere e morire per noi.

Al primo Natale il figlio di Dio mise da parte la sua Gloria, per portare luce nelle tenebre di questo mondo e nell’oscurità del nostro cuore. Desidera portare luce in ogni angolo del nostro cuore, là dove c’è tristezza, delusione, peccato e ribellione nella nostra vita. È venuto in tutta umiltà e debolezza perché se fosse venuto con tutta la sua potenza per distruggere le tenebre e il male che c’è nel nostro cuore, non sarebbe rimasto niente e nessuno.

Questo è il Dio che adoriamo a Natale. Questo è il Dio che amiamo e annunciamo!

Amen

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