Woman_Adultery

di Daniele Scarabel

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Gesù andò al monte degli Ulivi.  2 All’alba tornò nel tempio, e tutto il popolo andò da lui; ed egli, sedutosi, li istruiva.  3 Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna còlta in adulterio; e, fattala stare in mezzo,  4 gli dissero: «Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio.  5 Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?»  6 Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra.  7 E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».  8 E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra.  9 Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo.  10 Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?»  11 Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più». (Giovanni 8:1-11)

Avete già sentito la frase: “odia il peccato, ma ama il peccatore!”? È biblica? O lo è almeno il concetto? Purtroppo viene usata spesso per giustificare un atteggiamento poco biblico. Ad esempio da chi proclama l’amore di Gesù, rifiutando allo stesso tempo la legge di Dio che l’ha reso necessario e scusando così ogni tipo di peccato. È questo il vero amore per il peccatore?

Viene però usata anche da chi cerca una scusa per poter sparare a 360 gradi contro il peccato. Lo si vede spesso sui social, quando persone che si definiscono cristiane attaccano, accusano e insultano chi la pensa diversamente da loro. È questo il vero odio per il peccato?

È come camminare sul filo del rasoio, è facile cadere in uno dei due estremi tra legalismo e liberalismo. C’è un solo modo per riuscire in questo atto di equilibrismo: mantenendo lo sguardo fisso su Dio stesso, che è perfettamente bilanciato tra amore e giustizia, tra misericordia e santità.

Odiamo veramente il peccato o amiamo semplicemente giudicare?

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna còlta in adulterio; e, fattala stare in mezzo,  4 gli dissero: «Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio.  5 Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?» 6 Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra. (Giovanni 8:3-6)

L’evento narrato in questo capitolo è un tipico scontro tra Gesù e i farisei. L’unico obiettivo dei farisei era screditare Gesù. Se Gesù avesse condannato la donna, avrebbe perso il favore del popolo. Se invece non lo avesse fatto, lo avrebbero accusato di andare contro la legge mosaica.

La legge era chiara, la donna colta sul fatto avrebbe dovuto essere lapidata. I farisei non avevano forse ragione? Sì, ma Gesù scelse di non rispondere alla loro provocazione, perché conosceva molto bene il loro cuore malvagio. In questo esempio vediamo tutto il limite della nostra natura umana, se paragonata alla perfezione di Dio.

Dio odia il peccato perché è santo. Allo stesso tempo desidera però che i peccatori si ravvedano e ricevano perdono per i loro peccati. Dio non odia il peccato in modo arbitrario. Non gioisce nel dover condannare. Giudica il peccato perché il peccato deve essere giudicato.

Noi esseri umani non siamo invece in grado di amare o di odiare perfettamente, ovvero senza malizia. Odiare il peccato non vuol dire che dobbiamo puntare il dito contro un peccatore ogni volta che ne abbiamo l’opportunità, trovando magari pure soddisfazione nel fallimento altrui.

Come abbiamo già visto più volte quest’anno, il nostro compito è di amare Dio con tutto il nostro cuore, la nostra anima, la nostra mente e la nostra forza. E il nostro secondo dovere è di amare il nostro prossimo come amiamo noi stessi. Il nostro odio per il peccato dovrebbe essere un risultato diretto del nostro amore per Dio e per il nostro prossimo.

Dio è il giudice, noi siamo solo suoi messaggeri, faremmo bene a non dimenticarlo. Non siamo chiamati a scovare il peccato, bensì a cercare chi ha bisogno di sentire il Vangelo a diffondere la speranza che viene proclamata nel Vangelo della morte e della risurrezione di Cristo.

Nel processo di presentazione del Vangelo il problema del peccato deve essere affrontato, perché senza coscienza del peccato non è possibile apprezzare la grazia e il perdono. Ma odiare il peccato non è il nostro lavoro principale come cristiani, è compito di Dio e in particolare dello Spirito Santo:

Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. (Giovanni 16:8)

Il Vangelo da solo è sufficiente a creare divisione, perché è scandalo e pazzia per coloro che lo rifiutano (1Corinzi 1:23). Noi non dobbiamo portare ulteriore divisione, esprimendo un giudizio su chi secondo noi sta peccando, usando come scusa che “stiamo semplicemente odiando il peccato”.

Sì è vero, dovremmo sostenere la verità e combattere per essa. Ma se odiamo veramente il peccato, allora dovremmo odiare ogni peccato, iniziando dal peccato nella nostra stessa vita.

Iniziamo odiando il nostro stesso peccato

E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».  8 E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra.  9 Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. (Giovanni 8:7-9)

Gesù non va contro la legge di Dio che prevedeva la lapidazione in caso di adulterio, anzi la sostiene di fronte ai farisei. Appellando alla coscienza degli accusatori della donna adultera, trasforma però un’apparente disputa a carattere legale in un problema morale. Gesù stesso avrebbe potuto lanciare la prima pietra, essendo l’unico senza peccato. Ma la sua misericordia per la peccatrice, è stata più grande della punizione prevista dalla legge.

Tutti gli accusatori furono toccati dalle parole di Gesù, furono accusati dalla loro stessa coscienza e a uno a uno si allontanarono lasciandolo solo con la donna. Gesù è sempre stato molto duro e diretto nei confronti dei farisei che non volevano riconoscere i propri peccati:

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia.  28 Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità. (Matteo 23:27-28)

È molto semplice puntare il dito contro chi segue uno stile di vita senza Dio, ma non è così facile riconoscere il peccato in noi stessi. In nome della “verità” scoviamo il peccato puntando ad esso come farebbe un cane da caccia troppo zelante, aspettandoci poi una pacca sulle spalle da Dio. Allo stesso tempo fatichiamo però ad ascoltare la voce della nostra coscienza e dello Spirito Santo che ci mostrano il nostro stesso peccato.

Il modo migliore per odiare il peccato è di odiarlo dapprima nella nostra stessa vita. Significa conoscere veramente la Parola di Dio, studiarla a fondo e non solo per trovare dei versetti da usare come arma fuori dal contesto per accusare qualcuno di aver peccato.

Quand’è l’ultima volta che abbiamo controllato il nostro termometro morale? Come siamo messi in quanto a orgoglio, egoismo, rabbia, materialismo, invidia, lussuria? Non possiamo aspettarci di vedere il mondo attorno a noi trasformato, se non permettiamo allo Spirito Santo di trasformare le nostre stesse menti.

Quindi prima di metterci ad argomentare ad esempio su Facebook contro l’aborto, iniziamo a evitare di guardare certi programmi TV dai dubbi valori etici o di consumare pornografia online. Prima di lamentarci della perdita dei valori della famiglia nella nostra società, iniziamo rispettando nostro marito e amando nostra moglie.

In generale, prima di puntare il dito contro il peccato – in chiesa o al di fuori di essa – chiediti: quello che sto facendo riflette la santità di Dio? Sto realmente rappresentando la verità con amore oppure ho perso il mio amore per il troppo zelo per la verità?

Con queste parole sto parlando dapprima a me stesso. Invece di ripetermi “odia il peccato, ama il peccatore”, è meglio se mi dico “odia il tuo stesso peccato e ama il tuo prossimo come Dio lo fa”. Se vuoi veramente odiare il peccato, inizia a farlo nella tua vita e scoprirai sempre più la misericordia di Dio verso chi ascolta la sua voce e si ravvede dal proprio peccato.

Cosa significa amare il peccatore?

Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?»  11 Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più». (Giovanni 8:10-11)

In questo esempio vediamo come Dio, in questo caso Gesù, può avere un perfetto amore per un peccatore ed odiare il suo peccato allo stesso tempo. Dio è amore, ma permetterà a chiunque avrà scelto di vivere nel peccato di andare all’inferno. Dio è amore, ma la sua giusta ira è su chiunque rifiuta il perdono che Lui gli offre.

Gesù, rivolgendosi alla donna adultera con le parole “va e non peccare più”, le ha ricordato in modo molto chiaro che Dio odia il peccato, ma dicendole “neppure io ti condanno” le ha mostrato tutto l’amore e la misericordia che Dio ha per un peccatore che si ravvede.

La differenza tra noi e Dio in quanto a amore e odio è immensa. Com’è ad esempio il tuo amore per chi pecca contro di te? Immagina di trovarti in un matrimonio difficile e la tua amarezza, il tuo rifiuto a perdonare e la tua delusione nei confronti del tuo partner continuano a crescere, anche se dall’esterno nessuno se ne accorge. Diresti che stai odiando il suo peccato, ma che lo stai comunque amando?

Cristo ci ha mostrato cosa è vero amore per i peccatori: morendo per noi. Ma anche altrimenti è stato un esempio nel come ha amato i peccatori. Ha dedicato loro il suo tempo: Gesù non ha mai rifiutato nessuno che lo ha cercato. Ha detto loro la verità: Gesù non ha mai compromesso il vero significato dell’amore di Dio, che include il parlare della Sua giustizia, ira e santità. Non ha mai peccato contro di loro: Gesù non si è mai comportato in modo peccaminoso con nessuno, non importa quanto gli altri abbiano peccato contro di lui.

Non abbiamo vero amore per il peccatore se lasciamo una persona intrappolata nel suo peccato. E non abbiamo vero odio per il peccato se puntiamo semplicemente il dito verso qualcuno accusandolo di aver peccato, senza mostrargli la grazia e il perdono che Dio ci offre.

Gesù avrebbe potuto dire alla donna adultera: “sei una peccatrice, ma ti amo comunque”, ma lei già sapeva di essere una peccatrice. Gesù si rifiutò di unirsi alle voci che la accusavano. Dicendole “neppure io ti condanno; va e non peccare più”, la trattò invece per quello che era: una donna che aveva bisogno della misericordia di Dio per giungere al ravvedimento.

Riassumendo:

Sia nel nostro amore per i peccatori, sia nel nostro odio per il peccato dobbiamo stare attenti ad agire in un modo che dia onore a Dio. Il vero amore per il peccatore è più profondo, più largo e più alto di un semplice: “ti accetto perché amo i peccatori”!

Dimostriamo di odiare veramente il peccato se rifiutiamo di prendervi parte, condannandolo quando lo vediamo, iniziando dalla nostra stessa vita. E mostriamo vero amore per i peccatori, se siamo fedeli nel testimoniare loro del perdono che è disponibile attraverso Gesù Cristo.

Amen

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