di Daniele Scarabel
Audio del sermone in tedesco

Il nostro motto dell’anno 2018 come comunità è “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo essere e ama il tuo prossimo come te stesso”. Per capire chi è questo Dio che dobbiamo amare, nel workshop “Io e Dio” stiamo scoprendo insieme come la Bibbia descrive Dio sotto molteplici aspetti. La Bibbia usa diverse immagini per Dio e una di queste è quella di Dio come un padre. Un passaggio centrale del Nuovo Testamento nel quale si parla di Dio come il vero “Padre” per noi credenti è Efesini 3:14-15:

Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome… (Efesini 3:14-15)

L’Apostolo Paolo descrive Dio come il Padre per eccellenza, l’esempio perfetto di padre sia in cielo, sia in terra. Se vogliamo capire chi è questo Dio che dobbiamo amare e servire, non possiamo evitare di capire a fondo cosa significa che è nostro Padre.

Il problema dell’immagine del padre

In molti colloqui di consulenza ho dovuto rendermi conto quanto la figura paterna che abbiamo vissuto nella nostra infanzia influenzi la nostra immagine di Dio. Soprattutto se abbiamo ricordi traumatici dalla nostra infanzia, causati da cose brutte o terribili vissute in relazione con il padre fisico o con un’altra figura paterna.

Parlare a chi ha fatto queste esperienze negative di Dio come un padre, può evocare paura e angoscia, diffidenza e insicurezza, piuttosto che pensieri di affidabilità e fiducia, affetto e calore. È ben comprensibile che una donna, che nell’infanzia ha subito gravi ingiustizie dal padre o da un’altra figura autoritaria maschile, si ritrovi con un blocco emotivo al pensiero di immaginarsi Dio come Padre in senso positivo. E chi da ragazzo ha sperimentato da parte della figura paterna indifferenza, disprezzo, ingiustizia o violenza, farà fatica a chiamare Dio Padre.

Eppure, nonostante tutta la negatività che può esserci nell’immagine che abbiamo della nostra figura paterna, non risolviamo il problema semplicemente evitando di parlare di Dio come Padre.

Lo stesso vale anche se la nostra figura paterna era positiva. Ci sarà sempre una differenza fondamentale tra ogni immagine che possiamo farci di Dio e Dio stesso, tra le descrizioni che possiamo usare per Dio e la persona del Dio eterno nostro creatore.

Specialmente quando dichiariamo che Dio è nostro Padre, l’immagine che avremo di Dio porterà facilmente alcuni dei tratti dei nostri padri umani. Per questo è importante che analizziamo criticamente tutte le voci e i pensieri che ci parlano “come da genitori”, finché non saremo in grado di differenziare chiaramente la voce di Dio dalla voce dei nostri padri.

Come hai vissuto tuo padre o la figura paterna principale nella tua vita? È importante che riflettiamo su tutte le affermazioni e le aspettative che venivano dai nostri padri, per non confonderle con affermazioni di Dio o con aspettative che noi pensiamo Dio potrebbe avere nei nostri confronti.

Se ad esempio tuo padre continuava a ripeterti che sei imbranato, che non vali niente, che è sempre colpa tua se qualcosa va storto, se tuo padre non si è preso cura di te come avrebbe dovuto o se hai vissuto tuo padre prevalentemente come una minaccia, se ti ha limitato nel tuo sviluppo, se ti ha rifiutato o se semplicemente era assente come padre, devi stare attento a non pensare che Dio ti veda o ti tratti allo stesso modo. Dio non è un essere umano!

Il vero Padre

L’Apostolo Paolo descrive nel capitolo 3 della lettera agli Efesini come Cristo si è rivelato a lui a personalmente, come il Creatore di tutte le cose ha scelto proprio lui per raccontare a tutti chi Dio è e cosa Lui ha fatto per noi. Paolo stava soffrendo in prigione per tutto questo, ma il suo cuore era talmente ripieno dell’amore di Dio, che non desiderava altro se non che i credenti di Efeso potessero sperimentare anche la stessa cosa:

Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. (Efesini 3:14-19)

Tramite Gesù Cristo siamo diventati figli di Dio, siamo stati adottati nella sua famiglia e possiamo godere di un legame speciale con Lui, di un amore che può esistere solo tra un padre e un figlio. Ma Paolo non ci sta semplicemente dicendo che Dio è come un padre umano, bensì che Dio è l’esempio e il metro di misura per ogni figura paterna umana.

Dio non è come il nostro padre fisico, è un Padre totalmente e essenzialmente diverso! È misericordioso e fedele, paziente e pronto ad aiutare. Potrebbe forse sorprenderci, ma questa descrizione di Dio come un padre misericordioso non è un’invenzione del Nuovo Testamento. La troviamo già nell’Antico Testamento:

Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità… Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il SIGNORE verso quelli che lo temono. Poiché egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere. (Salmo 103:3.13-14)

L’immagine del Padre che ci viene presentata in questo Salmo è caratterizzata da tenerezza, cura e calore. Non c’è traccia di durezza, di pretese o di accettazione legata a condizioni. Dio è descritto come un padre che rivolge misericordia e attenzione incondizionata ai suoi figli, che dipendono totalmente da lui in tutta la loro debolezza e inadeguatezza.

Vi siete mai chiesti quale fosse il motivo principale per cui Dio si è scelto Israele come popolo? Forse diremmo che Dio li ha scelti per poter essere il loro re e per regnare nel loro mezzo. Oppure che Dio si è scelto quel popolo per poter poi benedire altri popoli tramite loro.

Ma sentite cosa Dio disse al suo popolo che si era allontanato da Lui tramite il profeta Geremia:

Io avevo detto: “Quale posto ti darò tra i miei figli? Che paese delizioso ti darò? La più bella eredità delle nazioni!” Avevo detto: “Tu mi chiamerai: «Padre mio!» E non smetterai di seguirmi”… «Tornate, figli traviati, io vi guarirò dei vostri traviamenti! Eccoci, noi veniamo da te, perché tu sei il SIGNORE, il nostro Dio.» (Geremia 3:19.22)

Quando Dio ebbe liberato Israele dall’Egitto e li ebbe condotti con pazienza attraverso il deserto fino ad arrivare nella terra promessa, aveva un solo desiderio: essere chiamato dai suoi figli con affetto e fiducia “Padre mio”!

Dio desidera che Israele torni nuovamente da Lui e si lasci aiutare. Il profeta proclama che un giorno Israele tornerà a Dio e che Dio sarà pronto ad accoglierlo come un padre amorevole e che Dio ristabilirà con il suo popolo una relazione sulla base di un amore incondizionato.

Vengono piangenti e imploranti; li guido, li conduco ai torrenti, per una via diritta dove non inciamperanno; perché sono diventato un padre per Israele, ed Efraim è il mio primogenito… Efraim è dunque per me un figlio così caro? Un figlio prediletto? Da quando io parlo contro di lui, è più vivo e continuo il ricordo che ne ho; perciò le mie viscere si commuovono per lui, e io certo ne avrò pietà», dice il SIGNORE.  (Geremia 31:9.20)

Dio è qui descritto in tutta la sua illimitata fedeltà paterna nei confronti dei suoi figli smarriti e ostinati. Vediamo l’immagine di un padre consolatore, comprensivo e pronto ad aiutare, al quale quasi si spezza il cuore di fronte alla sofferenza del suo popolo. Questo è lo stesso Dio che vuole avere una relazione con noi tramite Gesù Cristo.

Accettare Dio pienamente come Padre

Gesù Cristo ci ha presentato Dio come Padre, innanzitutto come suo Padre. Ci ha poi insegnato che, se crediamo e confidiamo in lui, abbiamo anche noi il diritto e il privilegio di chiamare Dio nostro Padre:

E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: «Abbà, Padre». (Galati 4:6)

Dio ha sempre avuto sentimenti d’amore nei nostri confronti come sue creature. Il problema non era il rifiuto di Dio nei nostri confronti. Ciò che Dio doveva cambiare erano i nostri sentimenti nei suoi confronti. Ed è ciò che cerca di fare anche oggi nella vita di ogni credente.

Abbiamo letto prima, che Paolo si inginocchiava davanti a Dio Padre pregando che anche noi tutti potessimo desiderare di conoscere sempre più profondamente questo Padre meraviglioso e che potessimo apprezzare adeguatamente l’amore che ci ha mostrato in Cristo.

È qualcosa che anche io personalmente desidero con tutto il mio cuore per la mia vita, perché non voglio mai dimenticare che non avrò mai conosciuto abbastanza Dio. L’ho studiato, ho letto di Lui nella Bibbia e ho parlato di Lui a molte persone, ma non potrò mai pensare di averlo già capito e conosciuto pienamente.

Paolo descrive come piega le sue ginocchia di fronte al Padre per eccellenza, al vero Padre. Ma volte può succedere che come cristiani diamo troppo per scontato il fatto che possiamo chiamare Dio nostro Padre. Anche se abbiamo capito e afferrato che Dio è nostro Padre tramite Gesù Cristo, è buono se ci lasciamo sempre di nuovo sorprendere da questa verità e se impariamo alla Parola di Dio di mostrarci quanto ancora non sappiamo. Chiedi a Dio Padre di farti conoscere nuovamente questo suo amore che sorpassa ogni conoscenza!

Può anche essere che tu ti sia lasciato condizionare da immagini umane sbagliate o da una strana idea religiosa su Dio e pensare a Dio come a un Padre ti spaventa o ti opprime. In questo caso ti invito a leggere come la Bibbia descrive Dio come il Padre perfetto, che ti ama e che è diverso dal tuo padre fisico. Permetti alla verità biblica di sostituire tutte le altre voci che vogliono farti credere il contrario.

Permetti a Dio di darti ciò che la tua famiglia terrena non è in grado di darti, accettando consapevolmente Dio come tuo Padre. Una cosa è accettarlo come Signore, un’altra è riconoscerlo come Salvatore e un’altra ancora è accettarlo pienamente come Padre.

Riconoscere che Dio è Signore significa rendersi conto che è Sovrano in tutto l’universo e nella nostra vita. Accettarlo come Salvatore significa accettare la salvezza che ci è offerta alla croce. Considerarlo come Padre va ancora oltre. Significa rivolgersi a Lui come colui che si prende cura di noi e ci protegge.

Non importa da quanto tempo ti riconosci già come figlio di Dio. Ogni credente ha bisogno di guarigione per sperimentare appieno la libertà che Cristo è venuto ad offrirci. Noi tutti abbiamo bisogno di essere guariti nei nostri sentimenti e nella nostra personalità. Non credere che tu sia un’eccezione. Magari fai fatica a riconoscere il tuo bisogno, proprio per paura di essere rifiutato. Ma non è assolutamente vero.

Inizia mostrandoti a Dio in tutta sincerità. Lui sa comunque già tutto. Non ti rifiuterà. Anzi, è proprio ciò che desidera, non aspetta altro che tu vada a lui con sincerità e apertura, per poterti dare il suo amore e il suo aiuto. Condividi con Lui ogni cosa. Le tue ferite, le tue paure e le tue delusioni. Lui ama la nostra sincerità e questa sincerità sprigionerà la grazia di Dio nella tua vita.

Amen

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