Nel 2017 festeggiamo 500 anni di Riforma protestante. In queste settimane stiamo prendendo confidenza con le famose 5 affermazioni latine che riassumono le convinzioni dei padri riformatori, Sola Scriptura, Sola Fide, Solus Christus, Sola gratia e Soli Deo gloria. Oggi approfondiremo l’affermazione Sola gratia che significa Con la sola grazia o anche Solo per grazia.
Il tema della
grazia è centrale nel Cristianesimo ed il termine greco charis compare ben 155 volte nel Nuovo Testamento, chi ne fa più uso è l’Apostolo Paolo (100 volte). Fino a non molto tempo fa possedevo un sito e questo sito si chiamava solopergrazia.ch, dandogli il nome mi ero ispirato proprio all’affermazione dei riformatori. Eppure ad oggi mi rendo conto di quanto il mio punto di vista sulla dottrina della sola grazia sia cambiato durante l’arco del tempo. Questo perché il concetto della sola grazia è contrario alla nostra natura umana e perciò difficile da vivere. Penso di non sbagliarmi se dico che molti evangelici vivono la salvezza più con una concezione cattolica che unisce le opere alla grazia e meno secondo la dottrina riformata della sola grazia.
Vi chiedo scusa fin da ora perché oggi ho molte cose da dire e perciò sarò un po lungo, perciò faccio appello alla vostra pazienza.
Per la mia riflessione voglio appoggiarmi al passo di Efesini 2:1-10 che è anche uno dei miei passi preferiti.

1 Una volta voi eravate morti per sempre a causa dei vostri peccati. 2 Voi seguivate lʼandazzo di questo mondo ed eravate proprio come tutti gli altri, pieni di peccati e obbedienti a Satana, il principe del potere che è nellʼaria, che ora agisce nel cuore di quelli che si ribellano al Signore. 3 Del resto, anche tutti noi eravamo tali e quali a loro, la nostra vita era la dimostrazione del male dentro di noi, e facevamo tutte quelle brutte cose che ci suggerivano le nostre passioni e i nostri cattivi pensieri. Quindi, per natura, meritavamo la stessa condanna di Dio, esattamente come tutti gli altri. 4 Ma Dio, così ricco di misericordia, ci amava tanto che, 5 benché fossimo spiritualmente condannati a morte per i nostri peccati, ci ha fatti vivere, resuscitando Cristo (ricordate che è soltanto per il suo dono immeritato che siamo stati salvati!). 6 Con Cristo il Signore ci ha risuscitati e con lui ci ha fatto sedere nel cielo, per mostrare anche nei secoli futuri 7 la straordinaria ricchezza della sua grazia, che si è manifestata in tutto ciò che ha fatto per noi per mezzo di Gesù Cristo. 8 È per la sua grazia che siete stati salvati per mezzo della fede in Gesù Cristo. E ciò non viene da voi ma è dono di Dio! 9 La salvezza non è la ricompensa delle nostre buone opere, affinché nessuno di noi se ne possa vantare. 10 È Dio stesso che ci ha fatto così e ci ha dato nuova vita in Gesù Cristo, per farci compiere quelle buone opere che egli aveva preparato per noi fin da principio. Dio stesso ha cominciato il cambiamento in noi, rendendoci capaci di fare il bene.

— Efesini 2:1-10

1. Errare è umano

«Errare è umano, perdonare divino» diceva il poeta inglese Alexander Pope.
Quante volte abbiamo sentito quest’espressione «errare è umano.», «tutti sbagliano!» o anche «chi non sbaglia mai?». E quante volte noi stessi lo abbiamo detto per giustificare un nostro comportamento o quello di qualcun altro? D’altronde tutti noi abbiamo sbagliato almeno una volta nella vita, tutti noi abbiamo commesso almeno un peccato, no? Non ha forse ragione Alexander, a dire che «Errare è umano»?
Quando abbiamo la rara occasione di sentire un politico che ammette di aver commesso un errore le sue parole sono spesso «Ho sbagliato, ho commesso un’errore», difficilmente sentiremo dire da un politico «Ho ingannato… ho avuto un comportamento meschino», non dirà «Ciò che ho fatto è malvagio». Ma questo è esattamente quello che facciamo anche noi quando pecchiamo, descriviamo il nostro peccato come un errore, come se in qualche modo questo alleggerisse la nostra colpa. Perché quando chiediamo ad un bambino quanto fa 2 + 2 e lui risponde 5, sappiamo che è sbagliato ma non lo incolpiamo dicendo «Bambino malvagio!». Pensiamo che i nostri errori facciano parte della condizione umana e di conseguenza non possiamo evitarli, «errare è umano» perciò è normale che io commetto degli errori, fa parte della mia umanità! Tutti hanno il diritto di sbagliare! La vera domanda però è questa: errare fa veramente parte dell’essenza umana?

Aristotele, filosofo, scienziato e logico greco nato nel 384 a.C., sosteneva che esiste una «forma» che rende tali le cose, per esempio una gallina è gallina perché sbatte le ali, fa coccodè e cova le uova. Quando la gallina muore smette di sbattere le ali, non fa più coccodè e non cova più le uova, quello che rimane è la materia della gallina ma a questo punto non si può più parlare di una gallina. Perciò esistono delle caratteristiche essenziali che ci rendono esseri umani, senza le quali non lo saremmo (ricordatevi: essenziali). C’è chi di noi ha molti capelli, possiamo dire che i capelli sono parte essenziale dell’essere umano? Se così fosse alcuni in questa sala non potrebbero essere definiti esseri umani, o comunque se non oggi, fra qualche anno. I capelli per quanto belli, non ci rendono persone non sono qualcosa di essenziale al nostro essere ma sono cose “accidentali” nel senso di “periferiche”, esterne all’essenza del nostro essere. Perciò la domanda a cui dobbiamo rispondere è: Il peccato nell’essere umano è essenziale o accidentale? La frase «errare è umano» ci porta a pensare che il peccato è essenziale nella natura dell’uomo e la conseguenza logica di questo ragionamento è che Dio ci abbia creati peccaminosi fin dal principio. Però se il peccato fosse assolutamente essenziale per la nostra umanità, allora cosa dovremmo pensare della persona di Gesù? Possiamo pensare solo due cose: o che lui era peccatore o che in realtà non era affatto umano. Se «peccare è umano» e Gesù non peccò, significa che in realtà lui non era umano. Quando Adamo fu creato non aveva peccato eppure era umano, Gesù non ha commesso peccato eppure era umano e quando noi andremo in cielo saremo senza peccato ma continueremo ad essere umani. Perciò il peccato non è essenziale, nel senso che non è necessario per far si che una persona sia umana.
Però la Bibbia ci insegna anche che il peccato non è semplicemente qualcosa di “periferico”, “esterno”, come lo sono i capelli ma è qualcosa che attraversa l’interno essere umano e colpisce il nucleo stesso del nostro essere. Detto in altre parole è come un albero marcio fin dalle radici ed un albero marcio non può produrre frutti buoni, questo è quello che ci insegna Gesù stesso nel sermone sul monte. Il peccato è così radicando in ognuno di noi che ci impedisce di produrre qualsiasi forma di buon frutto. Ed è estremamente difficile riconoscere quanto siamo peccatori perché vogliamo allontanare da noi questo senso di colpa e relativizzare la nostra responsabilità «Sì ma tutti siamo peccatori», «Errare è umano». Vogliamo credere che fondamentalmente l’essere umano sia buono e che sul percorso della vita ci sono degli sbandamenti ma non è ciò che la Bibbia insegna. Lo abbiamo letto prima in Efesini:

1 Una volta voi eravate morti per sempre a causa dei vostri peccati. 2 Voi seguivate lʼandazzo di questo mondo ed eravate proprio come tutti gli altri, pieni di peccati e obbedienti a Satana, il principe del potere che è nellʼaria, che ora agisce nel cuore di quelli che si ribellano al Signore. 3 Del resto, anche tutti noi eravamo tali e quali a loro, la nostra vita era la dimostrazione del male dentro di noi, e facevamo tutte quelle brutte cose che ci suggerivano le nostre passioni e i nostri cattivi pensieri. Quindi, per natura, meritavamo la stessa condanna di Dio, esattamente come tutti gli altri.

— Efesini 2:1-3

La verità è che l’essere umano è completamente lontano da Dio, l’Apostolo Paolo dice qui che l’uomo è «morto nei propri peccati» e questa non è una colpa che possiamo dare a Dio, non possiamo dire che è Dio che ci costringe a fare il male, no! Ogni azione di disubbidienza la facciamo attraverso la nostra propria volontà.

2. Perdonare è Divino

Torniamo per un momento alla frase del nostro amico Alexander «Errare è umano, perdonare divino». Se, come abbiamo visto, fosse vero che il peccato fa parte della nostra essenza umana, allora, per Alexander, deve far parte dell’essenza divina il perdonarci. Alexander sembra dire: Se peccare fa parte dell’essere uomo, perché Dio ci ha creati così, allora il perdonare fa parte della natura di Dio altrimenti non sarebbe Dio perché «perdonare è divino». Ma è vero che Dio è obbligato a perdonarci?
Facciamo un salto indietro nel tempo. Dio, sul monte Sinai, da a Mosè le leggi che Israele, il popolo di Dio, avrebbe dovuto rispettare, inoltre diede anche indicazioni precise sulla costruzione del Tabernacolo, come doveva essere costruito, i materiali da usare, chi poteva entrare e dove, tutta una serie di indicazioni precise e puntuali sulle quali Dio non transigeva, doveva essere così. Dio stava onorando il popolo di Israele poiché lui stesso avrebbe abitato in mezzo a loro nel Tabernacolo. L’elemento più importante del Tabernacolo era l’Arca del patto, una cassa di legno rivestita d’oro. L’Arca del patto serviva a contenere le tavole della legge che rappresentano la santità e la giustizia di Dio che condanna a morte ogni peccatore. Nel primo libro di Samuele potete poi leggere di come quest’Arca è stata sottratta agli Israeliti e portata in diversi posti. Ma quello su cui voglio attirare la vostra attenzione è una storia particolare. Nel secondo libro di Samuele è descritto come il Re Davide cerca di portare l’Arca del patto a Gerusalemme:

4 Uzzà stava presso l’arca di Dio e Achìo precedeva l’arca. 5 Davide e tutta la casa d’Israele facevano festa davanti al Signore con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, timpani, sistri e cembali. 6 Ma quando furono giunti all’aia di Nacon, Uzzà stese la mano verso l’arca di Dio e vi si appoggiò perché i buoi la facevano piegare. 7 L’ira del Signore si accese contro Uzzà; Dio lo percosse per la sua colpa ed egli morì sul posto, presso l’arca di Dio.

— 2 Samuele 6:4-7

Perché Dio fece morire Uzzà? Perché l’Arca rappresenta la presenza, la santità e la giustizia di Dio. La legge specificava chiaramente che l’Arca non poteva essere toccata da persone non autorizzate e che la pena sarebbe stata la morte (Num. 4:18-20). Eppure personalmente mi sembra assurdo, mi viene da pensare che in fondo Uzzà lo ha fatto di buon cuore, era per evitare che l’Arca cadesse a terra perciò si trattava di un gesto giustificabile, Dio avrebbe potuto chiudere un’occhio, no? Eppure se sul giornale leggiamo di un uomo che si è schiantato al suolo perché non gli si è aperto il paracadute non diciamo «Certo che la gravità per questa volta poteva fare un’eccezione, poteva chiudere un’occhio!» ci sembrerebbe assurdo. Lo stesso vale per Dio, quando la sua santità incontra il peccatore, non rimane nessuna speranza e non si tratta di ingiustizia, al contrario si tratta della perfetta giustizia di Dio. Quando Uzzà toccò l’Arca morì a causa del suo peccato, così ogni essere umano a causa del proprio peccato è spiritualmente morto. Lo abbiamo letto prima in Efesini capitolo 2 versetto 1 «Una volta voi eravate morti per sempre a causa dei vostri peccati». E questo perché Dio applica la sua Santa e perfetta giustizia. Perciò Dio non è obbligato a perdonarci in quanto Dio, non ha nessun obbligo nei nostri confronti, come dice il passo «…Quindi, per natura, meritavamo la stessa condanna di Dio, esattamente come tutti gli altri.» (Ef. 2:3b).

Questa è la base necessaria per capire la dottrina della Sola grazia. Ovvero che siamo colpevoli davanti a Dio, che siamo spiritualmente morti, perciò incapaci di fare il bene che piace a Dio e di conseguenza impossibilitati a raggiungerlo. Siamo come davanti ad un enorme dirupo possiamo provare a saltare dall’altra parte magari quelli più giovani o più allenati riusciranno a fare un salto più lungo ma nessuno riuscirà mai a raggiungere l’obiettivo di arrivare dall’altra parte. La condizione di ogni essere umano è la morte spirituale, senza speranza, destinati a vivere un’eternità lontani dal favore di Dio.

3. Ma…

Rileggiamo adesso il nostro testo dal versetto 4 tenendo ben in mente le riflessioni fatte finora sulla condizione di peccatori morti spiritualmente.

4 Ma Dio, così ricco di misericordia, ci amava tanto che, 5 benché fossimo spiritualmente condannati a morte per i nostri peccati, ci ha fatti vivere, resuscitando Cristo (ricordate che è soltanto per il suo dono immeritato che siamo stati salvati!). 6 Con Cristo il Signore ci ha risuscitati e con lui ci ha fatto sedere nel cielo, per mostrare anche nei secoli futuri 7 la straordinaria ricchezza della sua grazia, che si è manifestata in tutto ciò che ha fatto per noi per mezzo di Gesù Cristo. 8 È per la sua grazia che siete stati salvati per mezzo della fede in Gesù Cristo. E ciò non viene da voi ma è dono di Dio! 9 La salvezza non è la ricompensa delle nostre buone opere, affinché nessuno di noi se ne possa vantare. 10 È Dio stesso che ci ha fatto così e ci ha dato nuova vita in Gesù Cristo, per farci compiere quelle buone opere che egli aveva preparato per noi fin da principio. Dio stesso ha cominciato il cambiamento in noi, rendendoci capaci di fare il bene.

— Efesini 2:4-10

Che parole meravigliose! Vedete come all’improvviso tutto cambia? E cambia con due delle parole più belle di tutta la Bibbia «Ma Dio!». Dentro a queste due parole si racchiude tutta la meraviglia del vangelo «Ma Dio!». Paolo sta dicendo, che eravamo morti, non potevamo fare nulla da soli, spacciati, «Ma Dio!». Questo «Ma Dio!» è come l’eroe che in un film salva la situazione all’ultimo secondo. E nel nostro caso l’eroe è Gesù Cristo che si carica dei peccati dell’umanità, subisce il castigo per i nostri sbagli e ci dona una nuova vita spirituale. Chi crede in Lui rinasce spiritualmente come lui è risorto dai morti. Questo «Ma» significa malgrado, cioè indipendentemente da noi, dalla nostra condizione o dalla nostra volontà, Dio è intervenuto, questa è grazia! Ovvero, dono immeritato. Non è possibile prendersi nessun tipo di merito, nessuno! È sola grazia! Questo è il nocciolo della fede evangelica, è la notizia più bella di tutte le notizie.
Eppure ancora oggi, quando pecchiamo o siamo disubbidienti dubitiamo della nostra salvezza ma perché?! Ma perché dubitiamo se è
solo per grazia?! Se la tua salvezza dipendesse dal fatto che non pecchi più non sarebbe più solo per grazia. O perché quando osserviamo altri credenti mettiamo in dubbio la loro salvezza basandoci sul fatto che non si comportano secondo determinati standard? Perché continuiamo a scordarci di questa dottrina? Probabilmente perché è troppo difficile ammettere che dipende tutto da Dio e noi siamo semplici beneficiari passivi. Come un sasso, senza vita, senza possibilità di fare niente fino a che qualcuno di esterno lo usa, lo scolpisce e ne fa qualcosa di prezioso. Ci piacerebbe raggiungere un livello etico sufficiente per metterci il cuore in pace, come a dire: Ecco, adesso la mia vita mi sembra accettabile davanti a Dio, mi sento bene perché è da un bel po che non commetto quel peccato. Questa non è sola grazia è l’esatto opposto, se sei accettato da Dio è solo per grazia non dipende da te ma dalla sua infinita grazia. Abbiamo visto che la giustizia di Dio si è rivelata perfetta, allora puoi stare certo/a che anche la sua grazia sarà perfetta, eterna, indistruttibile, totale, completa e irrevocabile. Il nostro testo al capitolo 10 dice «È Dio stesso che ci ha fatto così e ci ha dato nuova vita in Gesù Cristo, per farci compiere quelle buone opere che egli aveva preparato per noi fin da principio. Dio stesso ha cominciato il cambiamento in noi, rendendoci capaci di fare il bene.» Le opere non sono altro che la conseguenza della grazia ricevuta, nulla hanno a che fare con la salvezza e questo vale anche per le opere che facciamo da credenti, sia in negativo che in positivo.

4. Conclusioni e applicazioni

Per concludere voglio ancora portarvi a riflettere su qualcosa. in un famoso passo di 2 Corinzi 12, l’Apostolo Paolo parla di una spina nella carne. Ovvero di un qualcosa che lo infastidiva, che gli creava dei problemi, e dice di aver pregato per ben tre volte il Signore affinché gli togliesse questa spina nella carne e la risposta di Dio è stata (versetto 9) «No, la mia grazia ti basta. perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza.». Sono state fatte infinite ipotesi su che cosa fosse questa spina nella carne e spesso si conclude dicendo che si trattava di una malattia fisica o di alcune difficoltà nel ministero. Voglio però lanciare una provocazione, Paolo era solo non aveva una moglie, anzi si dice addirittura che probabilmente in passato Paolo fosse stato sposato, e sopratutto era un uomo. Potrebbe essere che le sue difficoltà fossero legate a delle tentazioni di cui non riusciva a liberarsi? Tentazioni che alla lunga minavano la sua certezza in Dio e che lo facevano sentire debole nella fede? Potrebbe essere? Oppure potrebbe essere che il Problema di Paolo fosse l’orgoglio? E che spesso questo orgoglio lo portava ad insuperbirsi e a litigare con altre persone? Quanto cambierebbe la vostra immagine dell’Apostolo se avesse avuto questo tipo di difficoltà? Se si trattava di un dolore fisico perché non lo ha detto apertamente? Non lo so cosa fosse questa spina nella carne ma la realtà è che non importa, la grazia di Dio è sufficiente. E lo stesso vale per te, non importa quale sia la tua spina nella carne, la grazia di Dio è sufficiente. Non usare le mie parole come una scusa per non migliorare ma usale per gioire del dono prezioso che Dio ti ha dato.

Riconosco che questa mattina vi ho riempito la testa di informazioni, per aiutarvi ecco 3 cose da ricordare quando andate a casa:

  1. Mettiti il cuore in pace, la salvezza è solo per grazia.
    Eri morto nei tuoi peccati e Dio per il suo immenso amore ti ha riportato in vita, niente e nessuno potrà separarti dall’amore di Dio (Rom. 8:39).
  2. Togli le maschere di santità che ti fanno sentire a posto con Dio.
    Quando il tuo senso di soddisfazione si basa su ciò che durante la giornata hai fatto per Dio, non stai vivendo per grazia ma per opere. Esternamente apparirai più santo ma se fingi di essere ciò che non sei Dio non può cambiarti veramente. Se trovi pace nella grazia di Dio anche quando la tua giornata è stato uno schifo ed hai fallito su tutta la linea, allora hai fatto bingo.
  3. Gioisci perché Dio ha messo il suo MA nella tua vita.
    La tua vita dev’essere un’esplosione di gioia e gratitudine per aver ricevuto un dono che non meritavi. Come Cristiani questo MA dev’essere evidente in noi e per far si che lo sia devi godertelo, devi viverlo. Dimentica per un momento tutti gli schemi religiosi di come deve essere un buon cristiano e semplicemente sii il Ma di Dio in questo mondo, ama come Lui ti ha amato, perdona come Lui ti ha perdonato.

Simone Monaco

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