di Simone Monaco

Baserò il messaggio di oggi sul testo di Numeri 13:25-33; 14:1-10. Il contesto di questo passo ci parla del popolo di Israele che dopo essere fuggito dall’Egitto, ed aver superato diverse difficoltà grazie all’intervento miracoloso di Dio, arriva finalmente ai confini di Canaan, la terra che Dio ha promesso loro. Così Mosè manda dodici uomini ad esplorare questa terra e il testo su cui baserò il messaggio racconta il ritorno di questi uomini dalla terra di Canaan e il loro rapporto di quello che hanno visto al resto del popolo.

25 Dopo quaranta giorni tornarono dall’esplorazione del paese 26 e andarono a trovare Mosè e Aaronne e tutta la comunità dei figli d’Israele nel deserto di Paran, a Cades: riferirono ogni cosa a loro e a tutta la comunità e mostrarono loro i frutti del paese.
27 Fecero il loro racconto, e dissero: «Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. 28 Però, il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo anche visto dei figli di Anac. 29 Gli Amalechiti abitano la parte meridionale del paese; gli Ittiti, i Gebusei e gli Amorei, la regione montuosa; e i Cananei abitano presso il mare e lungo il Giordano».
30 Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: «Saliamo pure e conquistiamo il paese, perché possiamo riuscirci benissimo». 31 Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: «Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi». 32 E screditarono presso i figli d’Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura; 33 e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro».

1 Allora tutta la comunità gridò di sgomento e alzò la voce; e il popolo pianse tutta quella notte. 2 Tutti i figli d’Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la comunità disse loro: «Fossimo pur morti nel paese d’Egitto! O fossimo pur morti in questo deserto! 3 Perché il SIGNORE ci conduce in quel paese dove cadremo per la spada? Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?»
4 E si dissero l’un l’altro: «Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!»
5 Allora Mosè e Aaronne si prostrarono a terra davanti a tutta la comunità riunita dei figli d’Israele. 6 E Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Gefunne, che erano tra quelli che avevano esplorato il paese, si stracciarono le vesti 7 e parlarono così a tutta la comunità dei figli d’Israele: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese buono, molto buono. 8 Se il SIGNORE ci è favorevole, ci farà entrare in quel paese e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele. 9 Soltanto, non vi ribellate al SIGNORE e non abbiate paura del popolo di quel paese, poiché ne faremo nostro pascolo; l’ombra che li proteggeva si è ritirata, e il SIGNORE è con noi; non li temete».

10 Allora tutta la comunità parlò di lapidarli; ma la gloria del SIGNORE apparve sulla tenda di convegno a tutti i figli d’Israele,
— Numeri 13:25-33; 14:1-10—

1. Cos’è la delusione?

Oggi vi parlerò di delusione, perciò definiamo subito cos’è la delusione: La delusione è lo stato d’animo di tristezza provocato dalla constatazione che le aspettative non hanno riscontro nella realtà. Perciò la delusione nasce quando le aspettative non vengono soddisfatte.

Abbiamo aspettative in ogni ambito della nostra vita, sul lavoro, a scuola, nelle relazioni in generale, nelle amicizie, abbiamo aspettative anche qui in chiesa, l’uno verso l’altro, aspettative nei confronti del pastore, per non parlare delle aspettative che ci sono nel matrimonio. Chi è sposato lo sa molto bene, quante aspettative abbiamo nei confronti del nostro partner? Il marito rientra dopo una dura giornata di lavoro e si aspetta che la moglie sia tutta felice di accoglierlo con una cenetta da ristorante cinque stelle. La moglie magari ha passato una giornata in casa da sola a pulire ed è convinta che quando il marito tornerà le farà i complimenti per tutto il lavoro che ha fatto, inoltre si aspetta di poter fare una bella passeggiata chiaccherando insieme. Un banale esempio che ci mostra come ognuno ha le proprie aspettative. E queste aspettative variano in base alle situazioni, possono essere aspettative grandi o piccole e così anche le delusioni possono essere grandi o piccole.

Ma cos’è che rendere una delusione più o meno grave? Qui voglio fare aprire una piccola parentesi molto importante:

Come essere umani abbiamo dei bisogni fisici, perciò mangiamo, dormiamo e facciamo tutta una serie di altre cose. Il nostro cervello riceve dei segnali dal corpo che gli fanno capire quando questi bisogni devono essere soddisfatti. Ad esempio il senso di fame che ci permette di capire che abbiamo bisogno di mangiare. Ma noi crediamo che siamo molto più di semplici esseri fisici, crediamo che in noi c’è anche una parte spirituale e anch’essa ha dei bisogni. Infatti noi tutti sentiamo il bisogno di amare e di essere amati, di accettare ed essere accettati. Se ognuno di noi si prendesse adesso del tempo per riflettere e chiedersi onestamente: cos’è che voglio veramente? Quali sono i miei bisogni più profondi? Che cosa mi darebbe più gioia in assoluto? Queste domande ci porterebbero a vedere che in noi ci sono due grandi bisogni:

  1. Il primo, che possiamo definire come il bisogno di amore, consiste nel bisogno di sentirsi amati in modo incondizionato, senza che questo amore dipenda dalle proprie capacità. Il bisogno di ricevere un amore che non può essere né meritato né tanto meno perso, un amore che ci fa sentire accettati.
  2. Il secondo, che possiamo identificare come il bisogno di significato, consiste nel sentirsi importanti, nel sapere di avere un valore, di svolgere qualcosa che ha un impatto sul prossimo e che sia apprezzato.
    Come la fame o la sete, anche il bisogno di amore e di significato devono essere soddisfatti. E ognuno di noi nella propria vita cerca il modo di appagare questi due bisogni. Ad esempio attraverso il lavoro, lo sport gli hobby, possiamo cercare di soddisfare il nostro bisogno di significato. Oppure attraverso la relazione matrimoniale o le amicizie possiamo cercare di soddisfare il bisogno di amore.

Perciò se torniamo alla domanda: Cos’è che rendere una delusione più o meno grave? La risposta è che più la delusione arriva da qualcosa che mi serviva a soddisfare il bisogno di amore o di significato, più la delusione sarà profonda.

Proviamo un momento ad analizzare la storia di Mosè e gli esploratori. Mettetevi per un momento nei panni di queste persone. Hanno vissuto in Egitto come schiavi, sono poi sfuggiti miracolosamente alla morte attraverso il mar rosso. Da lì si sono incamminati nel deserto dove hanno conosciuto la fame, la sete ed il caldo. Sono più di 1’000’000 di persone che si spostano, perciò immaginate la mancanza di quiete e le difficoltà logistiche da affrontare. Immaginate il senso di insicurezza, di precarietà, non sapendo dove sarebbero finiti e cosa avrebbero incontrato lungo il cammino. Hanno dovuto affrontare delle battaglie e vedere conoscenti e famigliari morire. Dopo tutte queste difficoltà Mosè decide di mandare 12 esploratori in quella che doveva essere la terra promessa. Provate ad immaginare quali fossero le aspettative di questi uomini nei confronti della terra promessa. Finalmente un luogo dove poter riposare, dove poter mettere radici, dove poter essere uomini liberi e non più schiavi. Significava che Dio era veramente con loro, che li amava, significava poter usare le proprie mani per costruire le loro città, le loro case e non quelle del faraone, come erano stati costretti a fare in egitto. Per loro la terra promessa era la piena soddisfazione dei bisogni di amore e di sicurezza. Perciò questi uomini sono partiti ad esplorare la terra promessa, e più si addentravano più vedevano quanto fosse bella, oltre ogni aspettativa. Ecco, ora pensate alla loro delusione quando si sono accorti non solo che queste terre erano abitate ma che gli abitanti erano persone più forti e più attrezzate di loro. Una delusione che non possiamo nemmeno immaginare. Gli avrà sopraffatti un senso di profonda tristezza e smarrimento. Nella terra promessa vedevano la soluzione a tutti i loro problemi e così la delusione è stata enorme.

Non so se nella tua vita hai sperimentato qualcosa di simile. Tanto lavoro, tanta attesa, tanta aspettativa, tanta sofferenza e magari la convinzione che finalmente sarebbe arrivato qualcosa di diverso e invece BAM! La delusione!

3. Come reagiamo alla delusione?

Ora che abbiamo capito cos’è la delusione e come nasce in noi, voglio riflettere sul modo in cui reagiamo alla delusione. Anche qui penso che la reazione dipende molto se la delusione è più o meno profonda. Nella storia di Mosé e gli esploratori, abbiamo visto che la loro era sicuramente una delusione profonda, soprattutto lo capiamo dalla loro reazione, una reazione in cui ci possiamo parzialmente identificare. Al versetto 27 c’è scritto che gli esploratori “Fecero il loro racconto, e dissero: «Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti… — tu Mosé ci hai mandati lì, tu ci hai fatti uscire dall’egitto, ci hai portati nel deserto e sempre tu ci hai mandati ad ispezionare quella che secondo te dovrebbe essere la terra promessa. Perciò la prima reazione alla delusione è quella di trovare un colpevole. Chi è il colpevole?! A chi posso dare la colpa della delusione che sto provando?! poi gli esploratori continuano dicendo — …è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. 28 Però, il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo anche visto dei figli di Anac”.

La seconda reazione alla delusione è lo sconforto, lo scoraggiamento. È vero, il paese è bello, scorre latte e miele, però c’è questo e quello che non vanno bene. La delusione porta ad avere un atteggiamento negativo, pessimista. Questo atteggiamento dal versetto 30 degenera, ci viene detto che il popolo arriva a mormorare contro Mosè e a screditare il paese che avevano esplorato. C’è un chiaro scoraggiamento, tutto diventa negativo e sembra che improvvisamente dimenticano tutto quello che di buono Dio aveva già fatto per loro fino ad allora, come facciamo spesso anche noi nella nostra vita.
Poi dal capitolo 14 lo sconforto degenera in una sorta di depressione collettiva, il testo dice che tutta la comunità gridò di sgomento e addirittura che piansero per tutta la notte arrivando persino a desiderare la morte. Però la delusione li portò a due errori gravissimi: il primo fu quello di lamentarsi della guida che Dio gli aveva dato, ovvero Mosè ed Aronne, la delusione li aveva spinti a vedere Mosè come la causa dei loro problemi, al punto che hanno pensato di farsi loro stessi un nuovo capo. Un capo che facesse quello che loro volevano, e non la volontà di Dio. Ma la cosa ancora peggiore fu quella di dubitare di Dio, come se Dio desiderasse il loro male. Versetto 3 “Perché il SIGNORE ci conduce in quel paese dove cadremo per la spada?”.

E poi la ciliegina finale la troviamo al versetto 10 “Allora tutta la comunità parlò di lapidarli…” la delusione li porta alla violenza contro Mosè ed Aronne, al punto di volerli uccidere.

Nel popolo di Israele possiamo perciò osservare 3 modi di reagire alla delusione:

  1. Trovare un colpevole.
  2. Sconforto, scoraggiamento, un atteggiamento di negatività fino ad una vera e propria depressione.
  3. Rabbia.

E tu? Come reagisci alla delusione? Ognuno di noi subisce delle delusioni più o meno gravi, te ne vengono in mente? Come hai reagito? Ancora oggi ci sono delusioni che quando ci pensi ti fanno salire la rabbia? Magari hai altri modi di reagire alla delusione, quelli che ho elencato sono solo 3 esempi. Ci sono persone che davanti alla delusione si chiudono il loro stesse, fanno gli offesi. Ognuno ha il proprio modo di reagire e voglio invitarti a riflettere su quale sia il tuo modo di reagire alla delusione. Questo è importante per affrontare l’ultimo aspetto che voglio trattare.

4. Come si supera la delusione?

Fino ad ora abbiamo visto che la delusione è il frutto di un aspettativa non soddisfatta. Potremmo dire che la soluzione sia quella di non avere mai nessuna aspettativa così eviteremo la delusione, ma questa non è una soluzione praticabile, com’è possibile vivere senza alcuna aspettativa? Significherebbe essere indifferenti a tutto, è normale ed è giusto che abbiamo delle aspettative nella vita. Nel testo che stiamo analizzando, spiccano due personaggi Giosué e Caleb, anche loro avevano delle aspettative rispetto alla terra promessa, però la loro reazione è totalmente differente e la troviamo dal versetto 7:

6 E Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Gefunne, che erano tra quelli che avevano esplorato il paese, si stracciarono le vesti 7 e parlarono così a tutta la comunità dei figli d’Israele: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese buono, molto buono. 8 Se il SIGNORE ci è favorevole, ci farà entrare in quel paese e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele. 9 Soltanto, non vi ribellate al SIGNORE e non abbiate paura del popolo di quel paese, poiché ne faremo nostro pascolo; l’ombra che li proteggeva si è ritirata, e il SIGNORE è con noi; non li temete».”

Anche Giosué e Caleb saranno stati stufi del deserto, anche loro desideravano una vita migliore ma a differenza degli altri esploratori, Giosué e Caleb avevano riposto la loro fiducia in Dio!
Questo è il punto centrale, solo in Dio possiamo soddisfare pienamente i nostri bisogno di amore e di significato. Solo in Dio possiamo sentirci amati di un amore che non dipende dalle nostre capacità, e solo in Dio possiamo essere certi di avere valore, un valore che non si basa sulle prestazioni. Se cerchiamo di soddisfare questi bisogni con qualsiasi altra cosa, saremo costantemente delusi. Delusi dal proprio partner, delusi dai propri amici, delusi dagli altri credenti, delusi dal proprio lavoro, dai genitori, dai figli. Nessuno all’infuori di Dio può soddisfare questo nostro bisogno di amore e sicurezza. Quello che facciamo è cercare delle alternative che ci danno un sollievo temporaneo ma che non possono appagarci veramente.

Perciò potrei semplicemente dirvi che la soluzione consiste nel confidare in Dio e nell’imparare ad essere pienamente appagati in lui, in questo modo non saremo sopraffatti dalla delusione. È chiaro che questa è la soluzione, ma sarebbe come dire ad una persona depressa che non deve deprimersi ma essere felice, certo questa è la teoria ma la pratica? Essere pienamente appagati in Dio è qualcosa che bisogna imparare a fare, è un percorso che richiede tempo, impegno e soprattutto è qualcosa che dobbiamo volere. Inoltre questo vale per evitare le delusioni future ma come possiamo superare le delusioni che abbiamo ricevuto in passato e che ancora ci fanno male?

Voglio indicarvi tre cose che possiamo fare per imparare a superare la delusione ed imparare ad essere pienamente appaganti in Dio:

  1. Considera la delusione come un’opportunità!
    La delusione è l’opportunità per farsi delle domande su quello che abbiamo visto fino ad ora. Ad esempio: quanto questa cosa mi ha deluso? È qualcosa che continua a ronzarmi nella testa? Continuo a parlarne? Il pensiero di questa cosa mi rende triste? Cosa mi ha particolarmente ferito e perché? Cosa mi sarei aspettato dall’altro? La mia aspettativa era legittima, oppure era eccessiva? E soprattutto dobbiamo essere onesti con noi stessi e chiederci, in che modo la delusione è dovuta al fatto che i miei bisogni di amore e di significato non sono stati soddisfatti? Ad esempio, qualcuno potrebbe dire «Sono anni che lavoro in quella ditta e ogni tanto mi aspetto dei complimenti dal capo, invece non gli va bene nulla di ciò che faccio! Adesso mi sono stufato!» Lasciamo perdere il fatto che il comportamento del capo non è sicuramente dei migliori, e questa è la sua responsabilità, però qui è chiaro che il bisogno di sentirsi importanti, di percepire che quello che facciamo ha valore, non è soddisfatto e perciò scatta la delusione. Oppure qualcuno potrebbe dire «Mio marito non mi mostra attenzioni, quando ci siamo sposati era così romantico ma adesso non mostra più apprezzamento nei miei confronti, sono stufa!» ancora una volta lasciamo stare il comportamento sbagliato del marito, non voglio adesso affrontare un discorso di coppia, ma anche qui vediamo chiaramente che il bisogno di ricevere amore incondizionato non è soddisfatto e perciò scatta la delusione, con tutto quello che ne consegue, tristezza, litigi, ecc. ecc. proprio come con l’esempio del popolo di israele. Potrei fare esempi del genere all’infinito, sono convinto che ognuno pensando alla propria vita può identificare situazioni simili.
    Perciò il primo punto per superare la delusione è quello di trasformare la delusione nell’opportunità di capire fino in fondo perché certe cose ci deludono così tanto. Dobbiamo chiederci se forse non stiamo usando certe cose come un mezzo per soddisfare i nostri bisogno di sentirci amati, accettati, valorizzati e quando questo non avviene ecco che scatta la delusione.
  2. Condividi la delusione con Dio!
    La seconda cosa da fare è quella di esprimere a Dio le tue delusioni, in modo sincero, parla del tuo stato d’animo, dei tuoi sentimenti e chiedigli di mostrarti il perché ti senti in quel modo. Chiedigli di aiutarti a capire il perché certe cose ti deludono così profondamente. Dio desidera questo da noi, che esprimiamo il nostro stato d’animo, non c’è nulla di male in questo. Chiedigli di aiutarti a perdonare chi ti ha deluso, benedici queste persone anche se ti hanno ferito. Perdonali per i loro errori ma soprattutto chiedi a Dio di farti capire se nelle tue aspettative non c’era qualcosa di sbagliato, se hai cercato di usare le altre persone per soddisfare il tuo bisogno di amore e significato.
  3. Non considerare mai la delusione come il capolinea!
    Infine, davanti ad una grave delusione potremmo sentirci talmente abbattuti da non vedere possibilità di uscita. Gesù sapeva sicuramente cosa significa essere deluso, ha ricevuto delusioni dalla sua famiglia, dai suoi compaesani e dai suoi discepoli. In particolare mi viene in mente nel giardino del Getsemani, si tratta di uno dei momenti più difficili della vita di Gesù e per questo, prima di stare un po da solo con Dio, chiede ai suoi discepoli di pregare per lui, quando torna li trova che dormono e dice loro «Così non siete stati capaci di vegliare con me un’ora sola?» (Mt. 16:40) nelle sue parole si percepisce della delusione ma questa non lo mette in crisi, perché il suo rapporto con il Padre è solido, neppure il tradimento di Pietro lo farà vacillare, perché Gesù è appagato nell’amore del Padre e per questo saprà perdonare e dare nuova fiducia anche a Pietro. C’è solo un momento in cui la delusione ha sopraffatto Gesù, quando si trova sulla croce e grida «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», qui Gesù non è più in una relazione d’amore con il Padre, al contrario, il Padre ha voltato le spalle al figlio perché in quel momento Gesù rappresentava il nostro peccato. Si tratta della delusione più grande che un essere umano possa sperimentare e la cosa incredibile è che Gesù ha sperimentato questa delusione affinché noi stessi non la dobbiamo più sperimentare. Al contrario grazie a Gesù Cristo possiamo sperimentare la comunione con il Padre ed appagare il nostro bisogno di amore e di significato.
    Qualsiasi altra delusione, per quanto grave sia non è il capolinea, può essere sanata attraverso la riconciliazione ed il perdono che Gesù ci ha insegnato. Amen!
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