di Simone Monaco

«3:18 Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. 19 Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse.
20 Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore.
21 Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
22 Voi, servi, siate docili in tutto con i vostri padroni terreni; non servendo solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore.
23 Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che come ricompensa riceverete dal Signore l’eredità. Servite a Cristo Signore.
25 Chi commette ingiustizia infatti subirà le conseguenze del torto commesso, e non v’è parzialità per nessuno.
4:1 Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo.»

— Colossesi 3:18-25; 4:1

Come sapete da qualche mese stiamo trattando il libro di Colossesi e oggi siamo arrivati alla fine del capitolo 3 e inizio del 4 ma lasciamo per il momento da parte il passo di Colossesi, ci arriveremo dopo.
Come prima cosa oggi voglio mettere alla prova la vostra onestà. Chiedo di alzare la mano chi pensa che io debba mettermi a dieta (Il predicatore è abbondantemente sovrappeso).
Penso che tutti siate d’accordo, mi basta guardarmi allo specchio per rendermi conto che ho bisogno di una dieta.

Adesso vi chiedo uno sforzo di immaginazione, immaginate che la Bibbia sia uno specchio e quando voi vi specchiate vedete il vostro riflesso e più il vostro carattere è simile a quello che la Bibbia ci insegna su come deve essere un cristiano più vi vedrete fisicamente in forma ma più il vostro carattere è distante da questi criteri, più il vostro riflesso apparirà in sovrappeso.

Per aiutarvi in questa immagine voglio ricordarvi che la Bibbia parla di avere gioia, pace, pazienza, bontà, di essere miti, avere autocontrollo, di amare con un amore che non invidia, non si vanta, che cerca l’interesse del prossimo e non il proprio, e un’infinità di altre cose. Ecco provate ad immaginare di specchiarvi in queste cose, com’è il vostro riflesso? Chi di voi pensa che deve fare una “dieta spirituale” può alzare la mano.

Oggi voglio parlarvi della santificazione paragonandola a una dieta.
Il passo che abbiamo letto prima in Colossesi ci mostra come dovremmo comportarci, penso che il versetto 23 sia centrale “…Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore…”, spesso nella Bibbia troviamo esortazioni di vario genere e leggendole diciamo «sì, mi sembra buono» ma poi cosa ne facciamo? In che modo queste verità diventano parte della nostra vita? Non c’è il rischio che diciamo a noi stessi «Sì, sarebbe meglio fare così… da domani comincio!» e poi il giorno dopo o ci siamo scordati o abbiamo mille scuse per non iniziare, non è la stessa cosa che accade con la dieta? Penso perciò che paragonare la dieta alla santificazione sia utile a comprendere dei principi per una buona “dieta spirituale”.

Quando userò il termine “dieta spirituale” mi riferisco alla santificazione e quando parlo di santificazione mi riferisco a quel processo attraverso il quale la nostra persona è sempre più simile a Gesù.
Il mio, fra la dieta e la santificazione, è solo un paragone, esistono delle chiare differenze fra le due cose ma il mio scopo è quello di portarvi a riflettere su alcuni principi, perciò vi chiedo di essere elastici e a non soffermarvi sui dettagli.

1. Il terrore della bilancia

Come inizia una dieta? Cos’è che spinge una persona a dire: devo rimettermi in forma? È evidente, la prima cosa è rendersi conto di essere in sovrappeso, prenderne coscienza, se una persona non pensa di avere questo tipo di problema allora non sentirá il bisogno di iniziare una dieta. Lo stesso è per la santificazione. Per questo prima vi ho chiesto di alzare la mano se specchiandovi nella parola di Dio vi rendavate conto di dovervi mettere a dieta spiritualmente. La Parola di Dio è come la bilancia, la bilancia è spietata ti dice solo la verità e la verità a volte fa male, però possiamo affrontare la verità in due modi, ignorandola, nascondendo la bilancia sotto la cassettiera in bagno, oppure accettandola e assumendoci le nostre responsabilità. Una delle cose che fa lo Spirito Santo è quella di spingere il credente ad un continuo miglioramento che dura per tutta la vita, con lo scopo di essere sempre più vicini al modello descritto nella Bibbia, ovvero Gesù Cristo.

Perciò se siete credenti, se lo Spirito Santo è in voi, allora avete già superato il primo passo, vi rendete già conto di essere in “sovrappeso spirituale” e per questo avete alzato la mano.

La Parola di Dio fa in noi lo stesso effetto che la bilancia fa in me ogni mattina. Perciò un motivo per cui qualcuno non ha alzato la mano può essere semplicemente che lo Spirito di Dio non vive in lui e perciò non sente questo bisogno di praticare una “dieta spirituale”.

Ora ipotizziamo che al mattino ci svegliamo, andiamo in bagno, e dopo molto tempo che non lo facevamo decidiamo di pesarci. Con grande rammarico scopriamo di essere in sovrappeso. Questa scoperta è sufficiente a farci iniziare una dieta? Ovviamente no, perché alla consapevolezza dobbiamo aggiungere la volontà! Non solo bisogna accorgersi di aver bisogno di una “dieta spirituale” ma bisogna fare anche il passo successivo: decidere di affrontare questo percorso mettendoci il proprio impegno! L’apostolo Pietro nella sua seconda lettera esprime proprio questo concetto, dicendo che in Cristo abbiamo tutto ciò di cui necessitiamo per il cammino cristiano ma dice anche che proprio per questo motivo dobbiamo da parte nostra metterci tutto l’impegno. L’opera di salvezza è interamente compiuta da Dio ma se vogliamo progredire nel percorso di santificazione, se vogliamo fare questa “dieta spirituale”, allora dobbiamo impegnarci.
Però questo è più facile a dirsi che a farsi, se magari è la prima volta che nella vita fate una dieta, potete essere molto motivati ma se avete provato e riprovato fallendo più e più volte, ecco che può esserci dello scoraggiamento, può farsi strada il pensiero che in fondo non cambierai mai, che non riuscirai mai a perdere peso e che perciò non vale la pena sprecare altro tempo. Lo stesso può accadere sul lato spirituale rischiando così di entrare in uno stato di indifferenza al peccato o peggio ancora di auto-giustificazione. «Sono fatto così… è il mio carattere, ormai non cambio più» questi pensieri malsani, prodotti dai molti fallimenti, possono crescere in noi bloccando il nostro progresso.

In Efesini 4:30 l’Apostolo Paolo descrive questo atteggiamento dicendo «Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione.» ecco che lo Spirito di Dio, che vive nel credente spingendolo a una vita sempre più santa, può essere rattristato, ignorando i suoi continui avvertimenti, non cogliendo i suoi continui stimoli, non attingendo da lui le forze per affrontare la “dieta spirituale”.

2. Diete da evitare

Quante volte vi è capitato di vedere pubblicità che cercavano di vendere una nuovissima dieta? Diete che promettono di far perdere un sacco di peso, in pochissimo tempo, senza muovere un dito. Un sogno! E mentre vendono questa dieta mostrano persone con fisici scolpiti facendo credere alla gente che grazie a quella dieta tutti possono ottenere la stessa silhouette.
È ovvio che si tratta di un inganno, eppure la gente ci crede, perché si farebbe di tutto per riuscire a perdere qualche chilo senza grandi sforzi.
Uno dei motivi per il quale non si riesce a perdere peso dipende proprio dalla dieta che facciamo.
Una dieta sbagliata non porterà gli effetti sperati, allo stesso modo una “dieta spirituale” sbagliata non porterà veri progressi nella vita del credente e voglio farvi alcuni esempi di queste diete sbagliate.

  1. DIETA DI FACCIATA
    Avete mai conosciuto qualcuno che è sempre a dieta?
    Se uscite a cena con questa persona o la invitate a casa vostra dice sempre «ne prendo poco perché sono a dieta» e se ci pensate non vi ricordate un tempo in cui abbia detto di non essere a dieta. Il problema però è che voi non l’avete mai vista dimagrire, anzi al contrario, vi sembra che con il passare degli anni abbia sempre più acquistato peso. Questo accade perché in realtà la persona si comporta così solo davanti agli altri, probabilmente perché la presenza di qualcun’altro risveglia la sua coscienza ma poi, quando è da sola ecco che torna a mangiare in modo eccessivo.
    Lo stesso vale con la santificazione, con la nostra “dieta spirituale”, è inutile che davanti agli altri ci comportiamo da bravi cristiani, che alla domenica in chiesa sembriamo i più santi sulla faccia della terra, è inutile riempirsi la bocca di parole super spirituali se quando torniamo alla nostra quotidianità siamo delle persone completamente diverse. In una dieta si può fingere quanto si vuole ma alla fine ciò che conta sono i risultati, se ho perso o non ho perso peso, possiamo fingere quanto vogliamo ma questo sarà evidente a tutti. Lo stesso nella nostra “dieta spirituale”, se la nostra è una santificazione di facciata con il tempo si vedrà che non abbiamo ottenuto nessun progresso. Il nostro carattere non sarà trasformato e soprattutto le persone che ci sono più vicine, se ne accorgeranno.
  2. DIETA COMPULSIVA O EMOZIONALE
    La dieta compulsiva, o emozionale, si attiva quando una persona si rende conto che sta prendendo troppo peso. Vede che le cose stanno peggiorando sempre di più e decide che è il momento di prendere seri provvedimenti. Comincia così a mangiare in maniera super restrittiva a fare un sacco di sport e in pochissimo tempo ottiene grandi risultati. In un mese, 10 kg persi, ottimo! A questo punto ricomincia a mangiare come prima, smette di fare sport e in due mesi ha recuperato 15 kg. Allora si rende conto che forse è il caso di rimettersi a dieta e ricomincia tutto per un’altra volta, perde 10 kg e poi dopo un po ne riprende altri 20. Questo tipo di dieta, soprattutto nella santificazione, alla lunga porta ad una grandissima frustrazione. Ci rendiamo conto che la nostra vita non funziona, che è lontana da Gesù Cristo, allora ci sforziamo per qualche giorno di vivere santamente, di essere ciò che non siamo ma questa finzione dura solo per un po e dopo ritorniamo esattamente come prima, se non peggio. Perché non stiamo cambiando noi stessi, stiamo semplicemente cercando di applicare uno standard altissimo alla nostra vita. Non faccio mie delle verità ma le imito, recito una parte che non può durare per molto, così ci frustra il fatto di sentirci costantemente in difetto e magari ci arrabbiamo anche con gli altri che ci stanno attorno, dicendo alla moglie che dobbiamo pregare di più, dicendo al fratello che dobbiamo evangelizzare di più ma in realtà è la nostra frustrazione che esce perché non siamo stati in grado di soddisfare gli ideali che ci siamo creati. Questa dieta è perfetta per una vita insoddisfatta.
  3. DIETA SALUTISTA O DEL TERRORE
    Per dieta salutista intendo quelle persone che sviluppano un ossessività verso tutto ciò che è contenuto nel cibo. Se avete già avuto l’occasione di fare un pasto con loro, avete notato che controllano tutto quello che mangi, ti consigliano video e documentari che spiegano come tutto il cibo che ingeriamo altro non è che spazzatura. Quel tipo di pane non va bene, quell’insalata neppure, il pesce non ne parliamo nemmeno, e via dicendo. Alla fine da mangiare resta solo l’erba, ma non quella del vicino che probabilmente è sempre più verde perché usa qualche prodotto chimico.
    Ovviamente sto esagerando ma lo stesso capita anche fra noi cristiani quando ci facciamo prendere da troppo zelo. Pensiamo che la santificazione consiste nell’eliminare dalla propria vita qualunque cosa possa in qualche maniera contaminarci spiritualmente. Perciò dobbiamo togliere ogni tipo di divertimento, ogni tipo di ozio, di distrazione, di creatività e tutto ciò che non sia l’adorare Dio. E così la vita cristiana si trasforma in una specie di carcere dove ogni movimento, sentimento, pensiero devono essere messi sotto stretta sorveglianza. Ecco che questo genere di “dieta spirituale” risponde al nome di legalismo e non produce credenti che onorano Dio ma persone religiose che non riescono più a godere della vita, perché pure questo sarebbe sbagliato.
  4. DIETA HULK
    Questa non è una vera e propria dieta ma si presta comunque bene al discorso che stiamo facendo. Forse qualcuno ha già visto un documentario su alcune persone che pur di assomigliare all’incredibile Hulk, si iniettano dell’olio nei muscoli. Così i muscoli si gonfiano in modo spropositato, se cercate su internet delle fotografie di queste persone vedrete quanto sono impressionanti. Il problema è che questa pratica è molto pericolosa e alla lunga c’è il forte rischio di perdere gli arti a causa dell’olio che prende tutto lo spazio del muscolo. La cosa incredibile è che la persona non diventa più forte, i suoi non sono muscoli come quelli dell’incredibile Hulk che gli permettono di alzare oggetti pesantissimi, è tutta una messa in scena è solo apparenza, la loro forza non aumenta. Lo stesso dobbiamo stare attenti anche noi nella nostra “dieta spirituale” a far sì che non sia tutta una messa in scena. Dobbiamo stare attenti a non “gonfiarci” davanti agli altri facendo vedere a tutti quanto Dio ci benedice, quante cose facciamo per il Signore, quanto siamo bravi a fare questo e quello, ad utilizzare un vocabolario super spirituale così che tutti possono vedere quanto bene conosciamo la Bibbia. All’esterno potrebbe anche sembrare che siamo veramente delle persone super spirituali ma in verità è tutta facciata e la cosa peggiore di questo atteggiamento è quello di ritenersi migliori degli altri quando in realtà ci siamo solo iniettati un po di ego.
    Questo ci porta a sopravvalutare noi stessi offuscando così quelli che sono veramente gli ambiti della nostra vita in cui dovremmo fare un lavoro concreto.

3. Uno stile di vita

Abbiamo visto 4 modi sbagliati di fare dieta, soprattutto 4 esempi di come non dobbiamo approcciarsi alla santificazione.
Ora voglio presentarvi un approccio completamente diverso ed un approccio che io stesso sto praticando nella mia vita alimentare. Si tratta di una dieta che ho iniziato a dicembre dell’anno scorso perciò circa 7 mesi fa. E in questi 7 mesi ho perso circa 15 kg. Qualcuno può dire che sono pochi 15 kg in 7 mesi, è vero non sono molti, però è la prima volta nella mia vita che in un lasso di tempo così lungo continuo a perdere peso senza avere un effetto yo-yo in cui il mio peso continua a salire e scendere, questo è già il primo punto positivo che possiamo osservare ma partiamo dall’inizio.

Un giorno ho deciso che era il momento di fare qualcosa perché sono evidentemente in sovrappeso. Come abbiamo visto prima, mi sono reso conto della mia condizione ed ho deciso di agire e fino ad ora, in questi 7 mesi, questa decisione è stata la parte più difficile di tutto il processo e credo che qui abbiamo il primo insegnamento. Spesso sono le paure che ci impediscono di agire o sono le bugie che diciamo a noi stessi che ci paralizzano, che ci impediscono di fare quel primo passo che sembra impossibile ma una volta che lo facciamo ci rendiamo conto che le cose erano molto diverse da come ce le saremmo aspettate. Così è anche nella santificazione, spesso abbiamo paura di metterci a nudo, abbiamo paura del giudizio altrui, o di cosa potrebbe succedere se ammettiamo certe nostre debolezze ma la verità è che abbiamo solo da guadagnarci, dietro a queste porte fatte di bugie che ci creiamo, Dio ha pronto un sentiero pieno di benedizioni che nemmeno possiamo immaginare.
Poi mi sono appoggiato ad un servizio che mi ha consigliato Vinnie, non sto qui adesso a spiegarvi tutti i dettagli, ma quello che hanno fatto, prima di tutto, è stato spiegarmi come funziona questa dieta. La mia prima sorpresa è stata quella di scoprire che non si parla affatto di dieta ma di “un’alimentazione corretta”. Non mi hanno presentato una tabella con calorie, carboidrati, e via dicendo. Il lavoro che ho cominciato a fare è stato un lavoro per ridefinire il mio rapporto con il cibo. Se penso alla santificazione questo mi porta immediatamente a Romani 12:2 «Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.» rinnovare la nostra mente, significa: riscrivere ciò che pensiamo su ogni ambito della nostra vita. Significa sostituire le bugie che sono nella nostra mente a causa delle paure, dell’egoismo, dalla società, delle ferite che la vita ha prodotto in noi, delle menzogne che il diavolo ci ha fatto credere, sostituire tutte queste bugie con la verità della Parola di Dio. Questo processo di rinnovamento della mente è un processo che dura tutta la vita.

Ho dovuto cominciare ad ascoltare il mio corpo e chiedermi, questa è fame oppure è voglia di mangiare? E perché ho voglia di mangiare? Ho cominciato a chiedermi come potevo crearmi dei pasti equilibrati, in cui ci sia magari della pasta o della carne ma accompagnate sempre da tanta verdura e frutta. Ho riscoperto il piacere di mangiare certi cibi che avevo smesso di mangiare, a merenda non compro più tutte quelle porcherie dai distributori automatici ma ho sempre nel cassetto del mio ufficio del cioccolato nero buonissimo e se ho un po di fame me ne mangio due quadratini, non una tavoletta intera, e se non sono soddisfatto magari ancora un frutto o dei semi di girasole. Tutto il mio modo di concepire il cibo si sta trasformando e la verità è che ora riesco a gustarmelo in un modo diverso, apprezzo molto di più la varietà ed i sapori. E se una domenica devo andare ad un pranzo di famiglia non importa anche se mangerò un po di più, alla sera compenserò con una buona insalata e magari mi faccio un po di cyclette.
Ma la cosa veramente incredibile per me è che non riesco più a provare piacere nel mangiare come prima. Certi cibi mi disturbano subito e non mi danno un senso di sazietà ma di pesantezza e perciò automaticamente li evito.

Parlando con Giovanni di questa dieta, gli stavo spiegando esattamente queste cose e gli ho detto di aver perso 15 kg, così lui mi ha chiesto se a questo punto avevo intenzione di proseguire con la dieta o se invece avrei smesso, visti i buoni risultati raggiunti. La mia risposta è stata: assolutamente no! Questa non è una dieta che faccio per un po di tempo e poi smetto, questo è diventato il mio stile di vita! Anzi, non voglio più tornare come prima perché adesso ho più energie, ho più piacere nel cibo, ho più fiato, è tutto meglio, perché dovrei voler smettere? E la cosa incredibile è che io non mi fisso sul fatto che devo perdere peso lo perdo automaticamente modificando il mio stile di vita.

Questo è il punto centrale che voglio farvi comprendere quando si parla di santificazione. Dobbiamo andare alla radice dei problemi in maniera tale da modificare il nostro stile di vita, il nostro approccio verso le cose. Le diete che abbiamo visto prima lavorano solo in superficie ci portano a cambiare per un certo periodo il nostro atteggiamento ma non modificano la nostra persona il nostro carattere, il nostro modo di pensare. La stragrande maggioranza delle cose che si trovano in questo mondo non sono peccaminose, sono neutrali ma peccaminoso è l’uso che noi ne facciamo.
Per intenderci, non è un problema se mangio della cioccolata ma se ne mangio una tavoletta intera in 5 minuti, ecco che c’è un problema.

Perciò il problema spesso non sta nelle cose che ci circondano ma nel nostro approccio ad esse, ed è su questo che dobbiamo lavorare, su noi stessi.
Io credevo impossibile poter essere soddisfatto dopo un pranzo mangiando solo dell’insalata con del cottage cheese e un po di frutta, eppure questo è stato il mio pranzo martedì ed alla fine ho detto «mamma mia, sono pieno!».

Dobbiamo rinnovare la nostra mente così da eliminare queste bugie che ci impediscono di progredire nella nostra “dieta spirituale”. Dobbiamo a poco a poco modificare la nostra quotidianità ma non eliminando tutto modificando piuttosto il nostro approccio.

4. Tocca a te!

«3:18 Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. 19 Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse.
20 Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore.
21 Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
22 Voi, servi, siate docili in tutto con i vostri padroni terreni; non servendo solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore.
23 Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che come ricompensa riceverete dal Signore l’eredità. Servite a Cristo Signore.
25 Chi commette ingiustizia infatti subirà le conseguenze del torto commesso, e non v’è parzialità per nessuno.
4:1 Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo.»

— Colossesi 3:18-25; 4:1

Ho voluto fare questa lunga spiegazione proprio per capire quale approccio dobbiamo avere quando incontriamo un passo come questo. Lo leggiamo e pensiamo: si, forse dovrei comportarmi più così o cosà e se siamo bravi magari fino a martedì o mercoledì sforzandoci riusciamo un po a migliorare il nostro atteggiamento di mogli, mariti, padri, figli, datori di lavoro e dipendenti. Altrimenti le nostre buone intenzioni si esauriscono già il lunedì mattina quando scopriamo che nostro marito ha ancora lasciato i vestiti in giro per casa o quando come mariti ci aspettiamo che nostra moglie ci fa un apprezzamento per qualcosa che abbiamo fatto bene, invece ci rimprovera per quei vestiti, ecco che improvvisamente ci scordiamo di amarla.
In famiglia o al lavoro è molto facile dimenticare quello che insegna il versetto 23 «Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini».
Ci viene da pensare: se solo il mio capo fosse più gentile, allora magari…
se i miei genitori non fossero così asfissianti, allora magari…
se i miei dipendenti si impegnassero di più invece di oziare, allora magari…
se mio figlio non combinasse sempre disastri, allora magari…

Abbiamo sempre delle scuse, delle bugie che diciamo a noi stessi per giustificare in qualche modo il nostro comportamento.
Come abbiamo visto, dobbiamo sostituire queste bugie con la verità della parola di Dio trasformando noi stessi, andando in profondità e chiedendoci: perché reagisco così? Perché mi comporto in questo modo? Perché esaspero mio figlio? È forse perché arrivo stressato a casa e allora mi sfogo su di lui in modo eccessivo? Quelli sono capricci o sta solo cercando la mia attenzione? Magari sono stanco e vorrei starmene un po tranquillo ma d’altra parte mi sento in colpa perché dovrei dare retta a mio figlio, così faccio finta di giocare con lui mentre guardo le mie cose sullo smartphone. Non è possibile trovare una soluzione magari lasciando il cellulare in un angolo e dedicando attivamente del tempo a mio figlio, un tempo sano solo per lui, spiegandogli che dopo però vorresti avere un momento di tranquillità per te?
Oppure non è che esaspero mio figlio o mia figlia, per la paura di quello che la gente attorno a me potrebbe dire o pensare?
Che figure che mi fa fare, chissà cosa potrebbe pensare la gente. È più importante quello che la gente pensa o il bene dei miei figli? E poi io, alla loro età, com’ero? Forse devo imparare a mostrare più apprezzamento verso i miei figli invece di rimarcare solo quello che non va, come sarebbe se Dio trattasse noi come noi trattiamo loro?

Queste sono solo alcune delle innumerevoli domande che possiamo porci ed ognuno ha le sue proprie risposte. Dobbiamo scendere in profondità nei nostri modi di fare, nei nostri modi di pensare, nelle nostre abitudini. Magari qualcuno si è convertito da poco ed ha sempre visto il lavoro come qualcosa che ormai si è costretti a fare per poter mangiare e perciò si fa, poi come si fa è irrilevante. O magari pensiamo che il nostro capo non si merita il nostro impegno e perciò facciamo il minimo indispensabile. Perché pensiamo così? Noi ci meritiamo la salvezza? Dio ci tratta secondo i nostri meriti o secondo la sua infinita grazia? Questa non è forse una scusa per non fare bene la mia parte?

Vediamo cosa dice il passo sui mariti, versetto 19: «Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse.» ok, se sei un marito magari pensi: sì, io amo mia moglie, per dimostrarglielo ogni tanto le regalo dei fiori e la porto fuori a cena, è anche vero che mi capita qualche volta di arrabbiarmi con lei ma nulla di che. Più o meno questo corrisponde alla tua concezione di amore? Se dovessi descrivere come la Bibbia concepisce l’amore ed in particolare l’amore fra marito e moglie, direi che consiste nel: mettere la felicità del proprio partner davanti alla propria.
Faccio gesti d’amore verso mia moglie con la pretesa di ricevere dopo qualcosa in cambio? Quanto apprezzamento mostro per tutto ciò che fa? Quanto considero la sua opinione? Quando parla la ascolto veramente o annuisco mentre guardo la tv? Quanto prendo in considerazione i suoi sogni e quanto faccio per far si che questi si realizzino? Quanto sono comprensivo nei suoi confronti quando all’improvviso cambia umore senza spiegazioni?

Mentre alle mogli, che adesso se la stanno ridendo sotto i baffi, baffi per modo di dire intendiamoci, alle mogli chiedo: quanto fate per far si che vostro marito sappia che voi lo stimate? Che avete fiducia in lui? In che modo fate sentire vostro marito importante? Sapete, noi uomini in genere siamo semplici, per essere felici a noi bastano 3 o 4 cose, a dipendenza della persona, e una di queste cose è sentire di avere l’appoggio della propria moglie. Le altre tre cose non vi dico cosa sono 🙂

Trovo anche stupenda la conclusione del primo versetto del capitolo 4 «Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo» in una società dove c’è un divario sempre maggiore fra chi gestisce e chi produce, la Bibbia ricorda ai datori di lavoro che anche loro hanno un padrone in cielo e com’è questo padrone? È ingiusto Cerca solo il proprio interesse? Non è forse questo padrone che ha riposto la sua fiducia in noi per diffondere il suo regno? Non è forse questo padrone che si è fatto uomo dandoci l’esempio in ogni cosa? Non è forse questo padrone che condivide con noi le sue immense benedizioni?

Potrei parlare ancora molto di questi argomenti ma per questa mattina penso che vi ho riempito la testa a sufficienza. Perciò per concludere voglio fare un po di ordine e provare a rendere concreto quanto ho detto. Per questo ti chiedo di pensare se c’è qualcosa fra le cose che ho detto che ti ha colpito personalmente, che ti ha fatto pensare «sì, effettivamente mi comporto così» non dev’essere qualcosa di grande, anzi meglio se è una cosa piccola. Non si inizia una dieta correndo 100km, si inizia da poco per poi raggiungere obiettivi sempre più grandi. Se invece non c’è nulla che ti riguarda nel passo di Colossesi puoi immaginare qualcosa della tua vita che ti rendi conto che non funziona proprio nel modo giusto, che ha bisogno di essere sistemata. Se non ti viene in mente niente prova a pensare a ciò che ti rimprovera tua moglie o tuo marito, oppure i tuoi genitori o degli amici o fratelli, oppure un tuo dipendente o il datore di lavoro. Magari qualcosa che ti viene spesso ripetuto, che ti da un po fastidio, ma che continui ad ignorare e giustificare. Ognuno scelga quello che vuole. A questo punto voglio lasciare alcuni minuti di silenzio durante i quali in preghiera potete applicare i seguenti principi:

 

  1.  Ringrazia Dio, perché in Gesù Cristo sei perfettamente amato malgrado questa tua mancanza. Ringrazialo perché la sua grazia copre interamente le tue colpe.
  2. Chiedi a Dio di illuminarti sui motivi che ti spingono a comportarti in questo modo. Permetti a Dio di aprire quelle porte del tuo cuore che ancora sono chiuse per la paura del male che possa fare aprirle. Chiedi a Dio di scendere in profondità.
  3. Chiedi a Dio di illuminarti su quali sono i passi da intraprendere per risolvere questa cosa. Forse devi chiedere perdono a qualcuno, forse devi fare un passo indietro, forse uno in avanti, forse hai bisogno di idee creative che ti aiutino a superare determinati momenti, chiedi a Dio di darti le idee giuste.
  4. Chiedi l’aiuto dello Spirito Santo affinché ti dia la forza per mettere in pratica ciò che il Signore ti ha fatto capire.
  5. Infine se te la senti, dopo il culto condividi questa cosa con qualcuno di cui ti fidi all’interno della chiesa, chiedi di pregare per te e di sostenerti.
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