di Daniele Scarabel

4 Fu per fede che Abele offrì un sacrificio a Dio che piacque al Signore, più di quello di Caino. Per questo Dio lo giudicò giusto e glielo dimostrò, accettando i suoi doni. E nonostante Abele sia morto da tempo, grazie alla fede, parla ancora. 5 Anche Enoc ebbe fede in Dio, e per questo Dio lo trasportò in cielo senza che morisse. Infatti di lui le Scritture dicono: «Nessuno lo trovò più, perché Dio l’aveva preso». Prima che ciò accadesse, Dio aveva detto che Enoc «era vissuto come piaceva al Signore». 6 Ora, senza fede, è impossibile piacere a Dio. Chi vuole avvicinarsi a Dio, deve credere che Dio esiste e che ricompensa quelli che sinceramente lo cercano. 7 Un altro che ebbe fede in Dio fu Noè. Quando seppe da Dio ciò che sarebbe accaduto, benché non ci fossero ancora segni del diluvio, Noè gli credette e, senza perdere tempo, costruì l’arca e salvò la propria famiglia. La fede di Noè era in netto contrasto con il peccato e lo scetticismo del resto del mondo, che per questo fu condannato. Noè, invece, fu dichiarato giusto come possono esserlo tutti quelli che hanno fede. (Ebrei 11:4-7)

Tutti gli eroi di fede dell’Antico Testamento erano uomini e donne guidati da emozioni simili alle nostre, anche loro avevano difficoltà o ostacoli da superare. Ma ognuno di loro ci mostra un aspetto importante della fede dal quale possiamo prendere spunto ed esserne ispirati per poter correre con decisione la corsa che Dio ci ha proposto, ovvero la nostra vita con Dio.

Dei tre esempi di oggi, Abele, Enoc e Noè, non sappiamo molto, ma ci mostrano come solo la fede ci permette di avvicinarci a Dio, come la fede ci permette di vivere come piace a Lui e come la fede ci dà la forza per essere perseveranti nel fare la sua volontà.

Abele: la fede che ci avvicina a Dio

Fu per fede che Abele offrì un sacrificio a Dio che piacque al Signore, più di quello di Caino. Per questo Dio lo giudicò giusto e glielo dimostrò, accettando i suoi doni. E nonostante Abele sia morto da tempo, grazie alla fede, parla ancora. (Ebrei 11:4)

Caino e Abele, i primi figli di Adamo ed Eva che nacquero dopo che i loro genitori furono cacciati dal paradiso, conoscevano Dio solo da ciò che i loro genitori avevano raccontato, eppure entrambi sapevano qual era la via per avvicinarsi a Dio: portare a Dio un sacrificio animale, come da lui richiesto. Ma tra i due figli, solo Abele sembra aver ricercato attivamente e con la dovuta serietà la presenza di Dio.

Abele scelse di offrire a Dio alcuni dei migliori animali del suo gregge. Caino portò invece il frutto del suo raccolto. Dio apprezzò l’offerta di Abele, ma non quella di Caino. Potremmo pensare che Dio sia stato crudele, ma non fu per favoritismo che Dio preferì il sacrificio di Abele a quello di suo fratello. Dio ha guardato al loro cuore e ha capito che Abele fu sincero nel suo desiderio di avvicinarsi a Dio, mentre Caino nel suo cuore non lo era.

Non è stato il sacrificio a rendere giusto Abele, bensì la sua fede. Il fatto che portò un sacrificio come lo aveva richiesto Dio, fu semplicemente la dimostrazione che la sua fede era sincera. Caino è invece l’esempio di un uomo che pensa di potersi scegliere da solo come arrivare da Dio. Portò a Dio ciò che voleva lui, il frutto delle proprie opere, senza veramente desiderare di stare alla presenza del Dio santo che lo aveva creato.

Questa storia ci mostra come ubbidire a Dio sia dapprima una scelta. Una scelta che Caino non ha voluto fare, perché nonostante tutto ciò che sapeva, decise di ribellarsi a Dio e infine di uccidere suo fratello per invidia. Abele invece aveva quel tipo di fede che anche noi abbiamo bisogno, così come descritta all’inizio di Ebrei 11:

Che cos’è la fede? È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà. È la piena fiducia in cose che non si vedono. (Ebrei 11:1)

Abele ha scelto l’unico modo che l’uomo peccatore può scegliere per potersi avvicinare al Dio Santo: con umiltà di cuore e nel rispetto della sua santità. Abele si è avvicinato a Dio in piena fiducia che il suo sacrificio sarebbe stato accettato, e in questo ha dimostrato tutta la sua fede.

Se vogliamo camminare con Dio, non conta semplicemente che facciamo le cose giuste o che cerchiamo in un qualche modo di piacere a Dio, conta anche la nostra attitudine di cuore. Possiamo ubbidire esteriormente a Dio, ma se il nostro cuore non è sincero, la nostra ubbidienza sarà vana.

Dio conosce tutte le nostre intenzioni e motivazioni. Non potrà essere compiaciuto se decidiamo di servirlo mentre dentro di noi ci lamentiamo o mormoriamo. Ma se ci avviciniamo a lui con un cuore umile, riconoscendo che possiamo stare davanti a lui solo perché Gesù Cristo è morto per noi per liberarci dal nostro peccato, sarà ben lieto di accoglierci e di apprezzare ciò che faremo per lui.

Enoc: vivere come piace a Dio

Il secondo esempio di fede è Enoc, che nacque sette generazioni dopo Adamo.

Anche Enoc ebbe fede in Dio, e per questo Dio lo trasportò in cielo senza che morisse. Infatti di lui le Scritture dicono: «Nessuno lo trovò più, perché Dio l’aveva preso». Prima che ciò accadesse, Dio aveva detto che Enoc «era vissuto come piaceva al Signore». (Ebrei 11:5)

In Genesi 5 leggiamo che Enoc visse in totale 365 anni, nei quali “camminò con Dio”. Di lui sappiamo solo che la sua fede in Dio lo spinse a voler vivere facendo la sua volontà. E questo in un periodo storico nel quale gli uomini si stavano sempre più allontanando da Dio. Ma Enoc è diventato anche famoso per un’altra questione: a un certo punto Dio lo ricompensò per la sua fede togliendolo da quel mondo malvagio e prendendolo con sé.

Da Enoc impariamo che camminare con Dio è un processo attivo, richiede uno sforzo da parte nostra e anche dei sacrifici. Ma anche Enoc non ce l’avrebbe fatta, senza fede:

Ora, senza fede, è impossibile piacere a Dio. Chi vuole avvicinarsi a Dio, deve credere che Dio esiste e che ricompensa quelli che sinceramente lo cercano. (Ebrei 11:6)

Per piacere a Dio c’è bisogno di fede. Può sembrare banale, ma per potersi avvicinare a Dio dobbiamo dapprima credere che Dio esiste. Non vuol dire semplicemente credere che ci sia una qualche “forza superiore” o un “qualche Dio”, bensì credere nel Dio che ha scelto di presentarsi a noi tramite la Bibbia.

Di lui sappiamo che è da sempre esistito. È eterno, è sempre stato lo stesso, non è mai cambiato e mai cambierà. È il Dio che si presentò a Mosè col nome “Io sono colui che sono” (Esodo 3:14). Dio trova piacere in noi se riconosciamo la sua esistenza assoluta e se nella nostra vita quotidiana mostriamo di credere realmente che Dio è presente in ogni singolo momento della nostra esistenza.

Credere che Dio esiste significa affermare che è lui ad avermi creato, ad avermi voluto così come sono, ad avere un piano e una volontà per la mia vita. Significa rendermi conto che è presente quando gioisco e quando sono triste, che desidera condividere i miei successi e sostenermi nelle mie difficoltà. Significa che vuole essere al primo posto nella mia vita e che io desidero sottomettermi a lui piuttosto che agli uomini o alla mia volontà.

Oltre a credere che Dio esiste, dobbiamo anche credere che questo Dio eterno è una fonte inesauribile di vita, gioia, amore, potenza, bellezza e bontà verso chiunque lo cerca con tutto il suo cuore. Dio trova piacere in noi, se viviamo nella consapevolezza che è generoso nei nostri confronti, come un padre che vuole solo il meglio per noi.

Dall’esempio di Enoc impariamo che la nostra fede diventa reale e vivente, se è basata su ciò che Dio è e non su ciò che noi siamo o sulle nostre esigenze. Se vuoi che la tua fede diventi forte, ciò che devi fare è conoscere sempre meglio il tuo Dio, sapere quali sono le sue caratteristiche, i suoi attributi! Più lo conoscerai, più la tua fede potrà essere conforme alla sua grandezza e alla sua santità.

Noè: ubbidienza incondizionata

Ed è proprio ciò che ci mostra Noè, il terzo e ultimo esempio per oggi.

Un altro che ebbe fede in Dio fu Noè. Quando seppe da Dio ciò che sarebbe accaduto, benché non ci fossero ancora segni del diluvio, Noè gli credette e, senza perdere tempo, costruì l’arca e salvò la propria famiglia. La fede di Noè era in netto contrasto con il peccato e lo scetticismo del resto del mondo, che per questo fu condannato. Noè, invece, fu dichiarato giusto come possono esserlo tutti quelli che hanno fede. (Ebrei 11:7)

Ai tempi Noè, pronipote di Enoc, il mondo era nel diventato ancora più malvagio che ai tempi del suo bis-nonno, al punto che Dio si pentì di aver fatto l’uomo. Ma tra tutti gli uomini malvagi Dio trovò Noè, che è descritto come un uomo giusto, integro e che camminò con Dio.

Noè aveva già 500 anni quando nacque il suo primogenito e negli anni successivi gli nacquero altri due figli maschi. Dal racconto nel libro della Genesi sappiamo inoltre che quando Noè ebbe compiuto 600 anni Dio mandò il diluvio. Fu dunque da qualche parte tra il suo 500esimo e il suo 600esimo compleanno che Dio gli diede il seguente ordine:

Fatti un’arca di legno… tu entrerai nell’arca: tu e i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli con te. (Genesi 6:14a.18b)

Furono probabilmente necessari dei decenni per costruire l’arca. Durante questi decenni Noè avrebbe avuto tante occasione per mettere in questione la costruzione di un’arca senza che fosse ancora caduta una sola goccia d’acqua. Eppure Noè ubbidì:

Noè fece così; fece tutto quello che Dio gli aveva comandato. (Genesi 6:22)

Vediamo come la vera fede in Dio cambia la vita di una persona. Sono convinto che anche Noè abbia avuto i suoi combattimenti interiori. Ma lui decise di fare ciò che Dio gli aveva chiesto, anche se era l’esatto opposto di ciò che il resto del mondo avrebbe fatto. E fu proprio la sua piena fiducia che Dio avrebbe mantenuto le sue promesse a dargli la giusta motivazione.

Probabilmente a nessuno di noi Dio chiederà mai costruire un’arca, ma Dio desidera che siamo fedeli anche nelle piccole cose. Non dico che sia sempre facile fare la volontà di Dio al 100%. Ma l’esempio di Noè ci fa capire come Dio desideri che ubbidiamo fedelmente alla sua volontà anche quando tutto sembra parlare contro, o quando umanamente parlando non ne vediamo il senso. Se ascoltiamo la voce dello Spirito Santo sarà lui a convincerci.

Ogni volta che ti viene voglia di mollare, magari perché è da anni ti impegni ad essere ubbidiente a Dio e hai l’impressione che Lui non ti abbia ricompensato abbastanza, pensa a Noè. Ricorda la sua perseveranza, ricorda che Dio mantiene sempre le sue promesse, che la sua parola non torna a lui vuota, senza aver compiuto ciò che lui vuole e senza aver condotto a buon fine ciò per cui lui l’ha mandata (Isaia 55:11).

Riassumiamo brevemente i tre esempi di oggi:

  1. Da Abele impariamo quanto sia importante avere la giusta attitudine di cuore quando ci avviciniamo a Dio. Se vai da lui con un cuore umile sarà ben lieto di accoglierti!
  2. Da Enoc impariamo che la nostra fede deve basarsi piuttosto su ciò che Dio è e non sulle nostre aspettative. Se vuoi che la tua fede diventi forte, impegnati a conoscere meglio il tuo Dio, a sapere quali sono le sue caratteristiche, i suoi attributi!
  3. Da Noè impariamo infine quanto sia importante essere perseveranti nel fare la volontà di Dio in ogni situazione e non solo quando ci fa comodo. Rinnova la tua fiducia nelle promesse di Dio!

Amen

 

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