Di Daniele Scarabel

Salmo di Asaf. Certo, Dio è buono verso Israele, verso quelli che son puri di cuore. Ma quasi inciamparono i miei piedi; poco mancò che i miei passi non scivolassero. (Salmo 73:1-2)

Se leggo questo salmo di Asaf riesco proprio ad identificarmi con lui. Asaf era da una parte pienamente convinto della bontà di Dio nei suoi confronti, ma dall’altra era anche pienamente consapevole della sua stessa debolezza umana.

Devo ammettere che ogni tanto anche io mi chiedo come reagirei se dovessi essere colpito personalmente ed esistenzialmente da una disgrazia. La mia fede sarà abbastanza forte? Riuscirò a resistere al dolore che proverà il mio cuore? Forse anche tu ti sei già posto domande simili. È normale, siamo esseri umani e spesso più deboli di quanto vorremmo ammettere.

Questo Salmo descrive in modo molto diretto l’esperienza di un uomo di Dio che ha dovuto affrontare situazioni difficili nella sua vita, situazioni che hanno fatto sorgere in lui molti dubbi e che hanno messo a dura prova la sua fede. Ci presenta anche le conseguenze che può subire un credente se si lascia sopraffare dall’autocommiserazione, soffocando così la sua fede.

Asaf non ci parla della sua disavventura per il puro piacere di farlo. Egli ci racconta la verità su sé stesso, ci parla dei suoi dubbi, del suo peccato e del lungo processo che infine lo ha portato a dare gloria a Dio.

Dio è buono e fedele

Il Salmo inizia con una solenne affermazione di Asaf:

Certo, Dio è buono verso Israele, verso quelli che son puri di cuore. (Salmo 73:1)

Asaf era un Levita, uno dei responsabili del coro del tempio ai tempi di Re Davide e presumibilmente anche del suo successore, Re Salomone. Asaf “cantava gli inni sacri, seguendo le istruzioni del re” (1 Cronache 25:2). Sono in totale 12 i Salmi che recano il nome di Asaf come autore, il Salmo 50 e i Salmi da 73 a 83.

Questa è una frase centrale di questo salmo, perché rispecchia la profonda convinzione che Asaf aveva e che probabilmente ha anche ognuno di noi che conosce Dio personalmente. Da dove aveva Asaf questa profonda convinzione? Da una parte sicuramente perché conosceva molto bene la storia di Dio con il suo popolo.

Tutto ciò che Israele ha vissuto con Dio, partendo dalle esperienze fatte dai patriarchi Abraamo, Isacco e Giacobbe, per poi arrivare alla liberazione del popolo dall’Egitto, mostra in modo molto chiaro come Dio è buono e fedele nei confronti di coloro con i quali ha stretto un patto. Non agirà mai in modo ingiusto o scortese nei loro confronti.

Con l’aggiunta delle parole “verso quelli che son puri di cuore” Asaf ridimensiona però l’affermazione di prima. Dio è buono verso il vero Israele, verso coloro amano sinceramente Dio con tutto il loro cuore, con tutta la loro anima e con tutta la loro mente. Non sta parlando di religiosità, di chi segue alla lettera a rituali, le cerimonie e i comandamenti di Dio, ma di chi, nel profondo del suo cuore desidera fare la volontà di Dio.

“Ecco la fregatura”, potremmo ora pensare, “Dio è buono solo verso le persone più brave…”. Eppure è sempre stato così, che il vero popolo di Dio è ed era sempre solo composto da “quelli che son puri di cuore.

Asaf poteva affermare in tutta sincerità di amare Dio, pur non essendo perfetto. Sapeva di essere puro di cuore, non perché era speciale, ma perché confidava in Dio e nella sua misericordia. Proprio il Nuovo Testamento ci insegna che i puri di cuore sono quelli che riconoscono di avere un cuore impuro e di aver bisogno di essere purificati da Dio stesso dai loro peccati.

Possiamo essere puri di cuore solo e unicamente confidando in Gesù Cristo come nostro Signore e Salvatore, che è in grado di liberarci da ogni nostra iniquità. Per noi che crediamo e confidiamo in Gesù Cristo ciò che afferma Asaf è assolutamente vero: “Certo, Dio è buono… verso quelli che son puri di cuore”.

È quasi la stessa cosa che afferma l’Apostolo Paolo nella lettera ai Romani, dicendo:

Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. (Romani 8:28)

È buono se abbiamo questa ferma convinzione, soprattutto in momenti di crisi. Il nemico cercherà di insinuare dubbi, pensieri negativi o scoraggiamento nelle nostre menti, per questo è importante che restiamo fermi nella convinzione che Dio è buono verso i suoi figli, che Dio è buono verso la sua chiesa.

Proprio il periodo che stiamo attraversando con il diffondersi del coronavirus è un periodo di grande incertezza per il mondo intero. Non sappiamo che conseguenze tutto questo avrà per la nostra salute, per l’economia, per la società e non da ultimo per le chiese.

È una sfida, ma è allo stesso tempo anche una grande opportunità per testimoniare quanto Dio è buono verso i suoi figli. Se in questo periodo senti che fai fatica a condividere questa convinzione, vorrei invitarti a far tua questa preghiera: “Signore, non capisco perché tutto questo sta succedendo, sono confuso e insicuro, ma ti prego, aiutami a ricordare la tua bontà e a rifiutare qualsiasi pensiero negativo o spirito di paura. Ti prego aiutami a non pensare mai male di te. Anche se non capisco perché permetti certe cose, non permettere che la mia fede in te venga meno”.

L’insicurezza non è peccato

Detto questo, leggiamo come continua il Salmo:

Ma quasi inciamparono i miei piedi; poco mancò che i miei passi non scivolassero. (Salmo 73:2)

Asaf è sincero, non nasconde che quasi la sua fede è venuta meno. Nonostante la sua fiducia in Dio, nonostante tutto ciò che sapeva sulla sua bontà, a un certo punto della sua vita il salmista ha quasi messo in dubbio la bontà di Dio e la giustizia di Dio. La sua fede aveva vacillato a tal punto che quasi era caduto.

Il salmista si paragona con “quelli che son puri di cuore” e si rende conto che non lo è sempre stato. Il Signore è buono verso quelli che son puri di cuore, ma io lo sono? Posso aspettarmi che Dio sia buono anche verso di me?

Ma appunto: “quasi”, “poco mancò” e Asaf sarebbe caduto – eppure non è successo. Non importa quanto duramente possiamo essere tentati e quanto le sorprese della vita possano portarci vicini all’orlo del burrone, Dio ci tiene.

Anche chi di noi è saldo nella fede, certo della sua salvezza, vicino a Dio, può essere colpito molto duramente nella propria vita. Asaf aveva iniziato a porsi delle domande che ognuno di noi potrebbe porsi: “Com’è possibile, che a me che amo Dio, che cerco di vivere come piace a lui succedono tutte queste cose, e i non credenti che s’infischiano di Dio stanno così bene?”.

Se sei sincero, non ti sei mai ritrovato a pensare qualcosa di simile? A desiderare di essere come quei non credenti che apparentemente stanno così bene, mentre tu che sei credente e cerchi di piacere a Dio nella tua vita devi comunque soffrire così tanto? Non è forse un’ingiustizia?

Dio è buono verso quelli che son puri di cuore, ma, e questa è una seconda cosa che ci insegna questo salmo, non c’è nulla di strano, se ci si sente insicuri in una situazione simile a quella vissuta da Asaf, se gli eventi della vita mettono a dura prova le nostre convinzioni e la nostra fede.

Al contrario! Non dobbiamo mai dimenticare che abbiamo a che fare con un Dio onnipotente che nella sua Parola afferma:

Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie. (Isaia 55:8)

Se non ne siamo consapevoli, rischiamo di convincerci che per un vero credente non possano esserci difficoltà. È vero Dio vuole benedirci, Dio è buono con noi, ma da nessuna parte la Bibbia afferma che nel nostro rapporto con Dio non ci saranno mai difficoltà.

È inevitabile che nel nostro rapporto con un Dio santo e onnipotente, ci ritroviamo sempre di nuovo di fronte a situazioni che facciamo fatica a capire e che ci rendono insicuri. A noi piace pensare che Dio debba sempre e solo benedire i suoi figli.

Quante volte ci siamo già chiesti perché Dio permette certe ingiustizie. Perché Dio non elimina tutto il male, tutti i malvagi e non ricopre di benedizioni i suoi figli? A volte ci sembra che succeda l’esatto opposto di quanto noi crediamo debba succedere.

Le parole di Asaf ci insegnano però che il solo fatto di essere insicuri o di chiedere a Dio perché permette certe cose, non è ancora peccato. Se a causa di qualcosa che ti succede, a causa delle circostanze, ti ritrovi confuso e perplesso, non stai ancora peccando. Abbiamo il diritto di chiederci e di chiedere a Dio con tutta onestà perché ci troviamo a soffrire o perché Dio ha permesso una determinata situazione. Non sappiamo ogni cosa, non possiamo prevedere il futuro ed è perciò più che comprensibile se ci sentiamo disorientati.

La crisi che stiamo attraversando potrebbe anche portare alcuni di noi in serie difficoltà. Qualcuno potrebbe ammalarsi, chi ha una ditta potrebbe avere difficoltà finanziarie, chi è solo potrebbe sentirsi isolato e i genitori potrebbero essere preoccupati per i loro figli.

La prova può essere talmente dura da scuotere anche i credenti più forti. L’esperienza di Asaf deve servire a metterci in guardia di fronte a noi stessi e ai nostri pensieri. Ma come afferma l’apostolo Paolo:

Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, affinché la possiate sopportare. (1 Corinzi 10:13)

Chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere

Ora, e questo mi è molto importante, dobbiamo però stare molto attenti a non cadere nel tranello di lasciarci andare intrappolare dalla paura, dalla perplessità, dalla confusione o dall’autocommiserazione, perché questo apre le porte al peccato.

Vorrei citare un altro dei miei versetti preferiti di Paolo, che si trova proprio prima di quello appena letto:

Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere. (1 Corinzi 10:12)

L’esempio di Asaf vuole essere per noi anche un forte monito a stare attenti. Anzi, vorrei arrivare ad affermare che chi non ha mai sperimentato nella sua vita la potenza della tentazione, è ancora un principiante nella fede.

Non tutte le tentazioni e le prove sono subito riconoscibili come tali, ma la Bibbia insegna che anche i più grandi uomini di Dio possono essere colti di sorpresa da tentazioni di una potenza mai sperimentata prima, tale da scuotere anche la fede più forte e da costringerci in ginocchio.

Non dimentichiamo che:

il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. (1 Corinzi 6:12)

Il nemico con il quale abbiamo a che fare e che vuole farci scivolare è molto più potente di noi e ha già fatto traballare uomini di Dio molto più saldi nella fede di quanto non lo siamo noi. Anche Asaf stesso è stato sorpreso dalla tentazione proprio quando era molto sicuro di sé e della sua fede.

Se da una parte la tentazione non sempre è riconoscibile come tale, un altro dei suoi effetti è quello di renderci ciechi. Ci può spingere a fare cose che normalmente non faremmo. Asaf ad esempio ha iniziato a invidiare i prepotenti e i malvagi e a desiderare di essere come loro.

In altre parole, possiamo iniziare a confidare più in noi stessi che in Dio. Possiamo iniziare a guardare più alla tempesta che imperversa attorno a noi, che alla mano di Dio che ci protegge. Non dimentichiamo quanto Satana è raffinato. Può apparirci come amico, argomentare in modo logico e mettercela tutta per costringerci in ginocchio. Può anche spingerci a banalizzare o sottovalutare il pericolo.

Essere tentati è normale e non è peccato. Ma quando siamo deboli e messi alla prova dalle circostanze della vita, diventiamo un facile bersaglio per Satana con i suoi “dardi infuocati” (Efesini 6:16). Per questo è importante che proprio in un periodo come questo, nel quale la nostra vita quotidiana alla quale siamo tanto abituati viene scombussolata, nella quale le nostre comodità e tante cose che davamo per scontato vengono a mancare, noi ci focalizziamo sulla Parola di Dio.

Riesci nonostante tutto a dire con tutto il tuo cuore “Certo, Dio è buono”? A volte dobbiamo quasi costringere la nostra anima a pregare con le parole di Davide nel Salmo 103:

Benedici, anima mia, il SIGNORE; e tutto quello ch’è in me, benedica il suo santo nome. Benedici, anima mia, il SIGNORE e non dimenticare nessuno dei suoi benefici. (Salmo 103:1-2)

Forse ti trovi proprio ora in una fase difficile, nella quale la tua fede è messa alla prova, magari ti sorgono dubbi sul perché Dio sta permettendo questa crisi o su come sarà il futuro. È normale, siamo umani e deboli e non stai ancora peccando.

Ma non permettere a questi pensieri di annidarsi nella tua mente. Se ci lasciamo andare all’autocommiserazione, permettendo che soffochi la nostra fede in Dio e ci scoraggi, non dobbiamo meravigliarci se Satana riesce a tirarci sempre più in basso nel vortice dello sconforto.

Solo quando Asaf riuscì a vedere la sua situazione dalla prospettiva divina, il suo atteggiamento cambiò e la sua convinzione iniziale che Dio è buono, ritornò più forte di prima. Diffondiamo quindi piuttosto la speranza nel nostro Signore, nel fatto che Dio è buono verso i suoi figli! È di questa verità che vogliamo fare tesoro.

Amen

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