di Daniele Scarabel

La legge del SIGNORE è perfetta, essa ristora l’anima; la testimonianza del SIGNORE è veritiera, rende saggio il semplice. 8 I precetti del SIGNORE sono giusti, rallegrano il cuore; il comandamento del SIGNORE è limpido, illumina gli occhi. 9 Il timore del SIGNORE è puro, sussiste per sempre; i giudizi del SIGNORE sono verità, tutti quanti son giusti, 10 son più desiderabili dell’oro, anzi, più di molto oro finissimo; son più dolci del miele, anzi, di quello che stilla dai favi. 11 Anche il tuo servo è da essi ammaestrato; v’è gran ricompensa a osservarli. (Salmo 19:7-11)

Nell’affrontare il tema dell’anno “In questo mondo, ma non di questo mondo” dobbiamo affrontare anche la questione della plausibilità di quanto Dio ci chiede nella sua Parola. Ovvero: ciò che Dio mi chiede è ancora plausibile il giorno d’oggi? È ancora ragionevole seguire tutti i principi etici e morali che troviamo nella Bibbia?

Il mondo ci vuol fare credere che ognuno deve poter essere libero di vivere come meglio preferisce, almeno finché non urta la libertà degli altri. Ma è veramente questa la via che ci rende davvero felici?

Il salmista nel Salmo 19 arriva a tutt’altra conclusione e sono convinto che anche noi dobbiamo riscoprire la bellezza e la perfezione della legge e dei precetti del Signore.

La difficile ricerca della felicità

Storicamente la nostra epoca è unica. Il giorno d’oggi la felicità individuale sta al centro di tutto. La pubblicità si promette felicità se solo acquistiamo i giusti prodotti. I politici promettono di migliorare la nostra società se li votiamo. Ci sono siti specializzati nel trovarti il partner giusto che ti renderà felice.

La nostra società vuole a tutti i costi essere felice e molte delle nostre scelte sono guidate dalla domanda come possiamo raggiungere la felicità nel modo più semplice e veloce possibile, preferibilmente spendendo poco.

La situazione nelle nostre chiese è veramente tanto diversa? Prendiamo solo due esempi.

Solo alcune generazioni fa per la maggior parte dei credenti il divorzio non era un’opzione da prendere nemmeno in considerazione, le parole del Signore erano sacrosante:

L’uomo, dunque, non separi quel che Dio ha unito. (Marco 10:9)

Non vuol dire che prima tutto era meglio, ma oggi il divorzio viene preso in considerazione molto più velocemente, accettando con fin troppa facilità il fallimento di un matrimonio. La domanda che ci si pone è: Dio può veramente volere che io resti con lo stesso partner finché morte non ci separi? Se divorziare e iniziare una nuova vita mi farebbe stare così bene, perché Dio dovrebbe essere contrario?

Non fraintendetemi, non sto dicendo che Dio sia sadico al punto da volerci solo vedere soffrire in un matrimonio infelice e credo che in certi casi una separazione o un divorzio può veramente portare sollievo in una situazione molto tesa. Dall’altra parte vedo però anche come per molti cristiani oggi il credo sembri essere: “Dio vuole che io sia felice a tutti i costi”. La conseguenza è che ignoriamo molto più velocemente ciò che Dio dice riguardo il matrimonio, magari per buttarci in una nuova relazione che promette più felicità.

O prendiamo l’approccio che noi cristiani occidentali abbiamo con la ricchezza e il benessere. Anche se probabilmente molti di noi direbbero di non sostenere il cosiddetto “vangelo della prosperità”, facciamo comunque fatica al pensiero di rinunciare a tutte le comodità e al lusso che la nostra società ci presenta.

Ci si chiede: è davvero ancora plausibile fare dei sacrifici per sostenere la chiesa finanziariamente, per dare a Dio parte del mio guadagno, se questo mi porta a dover rinunciare a qualcosa che mi rende felice?

Siccome partiamo dal presupposto che Dio voglia vederci felici a tutti i costi, ignoriamo allegramente ciò che la Sua Parola ci dice sull’arte del donare generosamente, addirittura oltre ciò che in realtà potremmo permetterci:

Ora dico questo: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente.  Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso. (2Corinzi 9:6-7)

Se crediamo che con i soldi sia possibile acquistare la felicità, saremo solo disposti a dare a Dio dalle nostre eccedenze, ma solo dopo aver pagato tutto ciò che non riteniamo essere un lusso: il telefonino di nuovissima generazione, vacanze al mare, trattamenti di salute, investimenti e assicurazioni per garantire lo stesso standard di vita dopo la pensione…

Perché dovremmo essere infelici?

Purtroppo la ricerca della felicità a breve termine spinge spesso anche noi a credere in un Dio che deve per forza farci felici, così come lo desideriamo noi, una sorta di idolo che non si opporrebbe mai a ciò che noi vogliamo. Il pastore americano Timothy Keller lo esprime molto bene nel suo libro Ragioni per Dio (pag. 131):

Ricordate il film La donna perfetta (remake di La fabbrica delle mogli)? Nella quiete cittadina di Stepford tutti i mariti hanno deciso di trasformare le rispettive mogli in altrettanti automi, donne-robot docili, premurose e attente a esaudire ogni loro desiderio o capriccio e programmate per non contraddirli mai. […]

Ebbene, che cosa accadrebbe se eliminassimo dalla Bibbia tutto ciò che offende la nostra sensibilità o è contrario alla nostra volontà? Se scegliessimo e prendessimo soltanto ciò che ci piace e scartassimo tutto il resto, come potremmo mai avere un Dio che ci mette in discussione? Il nostro sarebbe un Dio robot simile alle mogli di Stepford, un Dio di nostra creazione e non quel Dio con cui ogni creatura può intrattenere un rapporto personale e dialettico, una vera interazione. Soltanto quando il nostro Dio ci può dire qualcosa che ci presenta delle sfide e ci mette in discussione, ci aiuta a demolire alcune false certezze e a cogliere verità eterne (come, del resto, avviene in un matrimonio riuscito o in una vera amicizia), sappiamo di aver trovato un Dio vero e non un prodotto della nostra immaginazione.

Forse senza rendercene questo è purtroppo spesso il Dio che noi seguiamo, un prodotto della nostra immaginazione. La conseguenza è che, per le nuove generazioni di credenti, molte cose che per le passate generazioni di cristiani erano scontate, hanno perso plausibilità.

Come può Dio pretendere da un uomo che si sente attratto da persone dello stesso sesso di rinunciare ad avere una relazione omosessuale che lo farebbe stare bene? Come può Dio chiedere a due fidanzati di astenersi da rapporti sessuali prematrimoniali, se tutti lo fanno e sono felici? Come può Dio chiedermi di essere fedele a un solo partner, quando sarebbe così bello poter provare ogni tanto qualcosa di nuovo?

Forse anche a te è già capitato di chiederti: perché dovrei fare così tanta fatica e soffrire nel rinunciare a qualcosa che mi fa stare bene, anche se Dio mi chiede di non farlo? Come può Dio condannare qualcosa, che rende felici così tante persone?

Prima abbiamo parlato della facilità con la quale il giorno d’oggi ci si avvia al divorzio. Ho trovato un’interessante ricerca svolta dal dr. Linda Waite dell’università di Chicago, che ha analizzato un’inchiesta svolta a livello nazionale negli Stati Uniti. Ha scoperto che l’80% delle persone che avevano valutato il loro matrimonio come “infelice”, cinque anni dopo lo hanno invece valutato come “felice”.

Se oggi una persona si trova in un matrimonio infelice, l’opinione pubblica predominante sembra essere che le restano solo due opzioni: o resta sposata e soffre oppure divorzia e tornare ad essere felice. Ma nella ricerca svolta dal dr. Waite e dal suo team, non è stata trovata alcuna evidenza a sostegno della tesi che persone uscite da un matrimonio infelice diventano più felici di chi decide di restare in un matrimonio infelice. E se Dio avesse ragione?

O riprendiamo l’esempio del benessere e del materialismo. Negli ultimi anni c’è una crescente presa di coscienza nella nostra società che non possiamo più continuare a massimizzare il nostro stile di vita, con l’unico obiettivo di raggiungere ancora più felicità. Si parla molto di sostenibilità, cambiamento climatico, riduzione della produzione di rifiuti, riduzione di emissione di CO2, riduzione dello spreco alimentare…

Sempre più persone si rendono conto che dobbiamo salvaguardare il nostro pianeta, si impegnano a ridurre la loro “impronta ecologica”, a guardare meglio cosa acquistano e a rifletterci bene prima di acquistare qualcosa del quale non abbiamo veramente bisogno. Perché dovremmo lasciare tutto questo campo solo ai Verdi o a qualche fanatico di Greenpeace o del WWF? Non è forse il compito che Dio ci ha dato di custodire il creato? E se Dio avesse ragione?

Dio come autorità – fonte di vera felicità

Per vivere in questo mondo, pur non essendo di questo mondo, abbiamo urgente bisogno di riscoprire Dio come autorità. Abbiamo bisogno di riscoprire un’autorità che sia al di fuori di noi stessi, di riscoprire che vale la pena vivere secondo le sue regole, seguirlo e ascoltarlo:

La legge del SIGNORE è perfetta, essa ristora l’anima; la testimonianza del SIGNORE è veritiera, rende saggio il semplice. 8 I precetti del SIGNORE sono giusti, rallegrano il cuore; il comandamento del SIGNORE è limpido, illumina gli occhi. (Salmo 19:7-8)

Ciò che secondo la società è giusto e buono, cambia costantemente. Ad esempio fino agli anni ‘50 la fedeltà sessuale nel matrimonio era vista come la via per essere felici, poi è arrivata la rivoluzione sessuale degli anni ’60, con lo slogan “sex, drugs & Rock ‘n’ Roll”.

Il pendolo oscilla sempre di nuovo tra un estremo e l’altro e non sappiamo mai in che direzione si muoverà prossimamente. Al contrario la Parola di Dio ci offre invece sempre la “perfetta” e “veritiera” saggezza che noi abbiamo bisogno.

In un mondo nel quale ci viene insegnato che l’unica autorità che devi seguire sei tu stesso, il salmista ci dice invece che i comandamenti di Dio sono “giusti” e “limpidi”. Il Salmo 19 ci ricorda che l’autore di questi comandamenti è anche il nostro Creatore, che sa al meglio ciò che è buono per noi.

Per questo Davide nel suo salmo dice:

… i giudizi del SIGNORE sono verità, tutti quanti son giusti, 10 son più desiderabili dell’oro, anzi, più di molto oro finissimo; son più dolci del miele, anzi, di quello che stilla dai favi. (Salmo 19:9b-10)

E infine ci dice anche che “v’è gran ricompensa” a osservare i comandamenti di Dio. Tramite di essi la nostra anima viene ristorata, i nostri cuori ne escono rallegrati, riceviamo saggezza, vera gioia e la guida che abbiamo bisogno per la nostra vita. La Parola di Dio ci mostra molto chiaramente che se viviamo seguendo i nostri desideri, praticando lo stile di vita che ci impone la società, non saremo felici.

Dio non glorifica la sofferenza, ci mostra piuttosto che se viviamo secondo gli standard della nostra società occidentale, conduciamo la nostra vita alla rovina. Abbiamo bisogno di permettere a Dio di rinnovare i nostri valori.

Cosa potrebbe aiutare la nuova generazione di credenti a credere che seguire la volontà di Dio, anche quando a breve termine sembra privarci di piaceri, gioie e felicità, sia la cosa migliore? Credo che sia l’esempio di cristiani che da anni sono in cammino con Gesù e seguono i comandamenti nella loro vita, credenti che prima di loro hanno magari fatto dei sacrifici o hanno rinunciato a qualcosa che il mondo ritiene normale, per seguire Gesù, e ne sono usciti ancora più benedetti.

Abbiamo una resposnabilità come padri e madri spirituali di essere un esempio da seguire per i i giovani credenti. Io stesso mi ricordo ad esempio come sono stato incoraggiato da ragazzo ad aspettare fino al matrimonio prima di avere relazioni sessuali, anche se è stata dura e se mi è sembrato un vero e proprio sacrificio, quando ho sentito le testimonianze di altre coppie che hanno aspettato, che ci sono riuscite e che hanno sperimentato grandi benedizioni per il futuro matrimonio.

Oppure sono incoraggiato ad essere fedele alla chiamata di Dio come pastore nonostante le sfide e le difficoltà, se leggo testimonianze di credenti o pastori che finiscono in prigione o vengono uccisi a motivo della loro fede, restando fedeli a Cristo fino all’ultimo respiro.

Sono anche incoraggiato a mettere a disposizione di Dio le mie finanze, se vedo imprenditori cristiani che rinunciano a dei grandi affari, che li avrebbero costretti a scendere a dei compromessi etici non accettabili, pur di fare la volontà di Dio.

A noi tutti capitano situazioni nella vita dove ci troviamo di fronte alla sfida: seguo la volontà di Dio anche se mi sembra un sacrificio, oppure rinuncio perché mi sembra troppo difficile o perché mi sembra che Dio mi stia chiedendo troppo?

Vuoi contribuire anche tu a rendere più plausibile ai nostri giovani o a chi è da poco credente una vita cristiana che sceglie di rispettare la volontà di Dio? Allora ti sfido ad andare controcorrente con l’aiuto di Gesù Cristo e dello Spirito Santo che vive in te!

Prenditi un po’ di tempo oggi pomeriggio o nei prossimi giorni, per riflettere sulla tua ultima grande decisione che hai preso. Chiediti in tutta sincerità: ho agito principalmente basandomi su ciò che mi avrebbe reso felice a breve termine oppure ho cercato di capire quale fosse la volontà di Dio?

Questo può aiutarti a riconoscere se sei hai anche ceduto alla sbagliata convinzione: “ciò che mi rende felice come può non essere buono o giusto?”. Chiediti poi cosa potrebbe aiutarti a prendere le tue decisioni basandoti maggiormente su ciò che è buono per te secondo la Parola di Dio. Accetta la Parola di Dio come tua autorità.

Amen

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