di Simone Monaco

La scenetta che abbiamo appena visto si trova nei primi 10 versetti del capitolo 20 del vangelo di Giovanni, e ci mostra il momento in cui Maria Maddalena, Pietro e Giovanni, scoprono che il corpo di Gesù non si trova più nel sepolcro. Se da un lato Pietro e Giovanni se ne tornano a casa, dall’altro Maria Maddalena se ne sta fuori dal sepolcro a piangere. Quello che succede poco dopo lo leggiamo dal versetto 11:

«11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere.
Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, 12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15 Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò».
16 Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!» 17 Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”». 18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.»

— Giovanni 20:11-18

Da questo racconto ho estratto tre momenti chiave che mi hanno particolarmente colpito.

1. Guardare Gesù

Il primo momento l’ho definito come “Guardare Gesù”. Troviamo una Maria che piange, è a ridosso del sepolcro e semplicemente piange. È andata al sepolcro con l’idea di trovarci il corpo di Gesù. Voleva contemplare e prendersi cura di quel pezzo di carne senza vita. A questo punto, trovando la tomba vuota, l’unica possibilità che le viene in mente è che qualcuno abbia preso il corpo del suo Signore. Non ha pensato nemmeno per un istante che Gesù poteva essere risorto. Eppure in precedenza Gesù aveva risuscitato Lazzaro, dimostrando di avere potere anche sulla morte. Inoltre, Gesù, aveva predetto la sua risurrezione (Mt. 27:63). Malgrado questo Maria Maddalena piange, è disperata, non riesce a vedere davanti a sé altro che una tomba vuota.

Può sembrarci strano che pur avendo passato molto tempo con Gesù, Maria si sia già scordata di tutto quello che gli ha visto fare. Potremmo chiederci come può aver già dimenticato le promesse che Gesù ha fatto di una vita oltre la morte. Eppure non mi sento nella posizione di poter rimproverare Maria. Per noi è facile giudicare, perché conosciamo già tutta la storia. E soprattutto, quante volte ci siamo comportati, o ci comportiamo allo stesso modo? A volte rimaniamo così delusi da un’aspettativa disattesa, che non riusciamo a vedere altro che quella delusione. Dimentichiamo tutte le cose belle e buone che Dio ha fatto per noi fino a quel momento e semplicemente ci piangiamo addosso. Siamo lì, immobili, pietrificati nel nostro dolore, non riusciamo ad andare avanti e continuiamo a vivere nella memoria del passato. Quante volte ci succede?

Il testo ci dice che Maria ad un certo punto guarda dentro il sepolcro, e lì vede due angeli i quali le chiedono perché stesse piangendo. Quì Maria avrebbe finalmente l’opportunità di riflettere sul perché delle sue lacrime, ma lei non riesce a distogliere lo sguardo dall’idea che si è fatta nella propria testa, ovvero che qualcuno ha portato via il corpo di Gesù. Maria non riesce a vedere oltre la tomba vuota. Anche di fronte a due angeli, è come accecata dal suo dolore. Ma ad un certo punto la cosa si fa davvero interessante, quasi comica, perché Maria si gira e vede Gesù, ma non capisce che è lui. Addirittura lo scambia per l’ortolano, o come traducono alcune versioni, il giardiniere. Ci sono diverse teorie su come questo sia stato possibile, alcuni dicono che gli occhi di Maria erano offuscati dalle lacrime, altri che era ancora l’alba e perciò troppo buio, e altri ancora che Gesù dopo la resurrezione aveva un aspetto diverso da prima. La mia impressione, leggendo il testo, è che Maria era così presa dal suo dolore che si è effettivamente accorta che c’era qualcuno dietro di lei, magari ha anche girato lievemente la testa, ma in realtà non ha guardato bene Gesù in faccia. Poco importa. Quello che mi colpisce è che anche Gesù le pone la stessa domanda «Perché piangi?» (v.15). Spesso nella Bibbia troviamo Dio, o Gesù, che fanno delle domande a delle persone anche se già conoscono la risposta. Perché fare una domanda quando si conosce già la risposta? Perché Gesù vuole aiutare Maria a riflettere. Nella genesi, dopo che Adamo peccò, si nascose, e Dio gli chiese «Dove sei?» (Gen. 3:9). Ovviamente Dio sapeva dove si trovava Adamo, ma questa domanda serviva ad Adamo per riflettere e chiedersi per quale motivo si stava nascondendo da Dio. Così, anche qui Gesù offre una nuova possibilità a Maria di riflettere sul motivo della sua disperazione, un’opportunità per cambiare punto di vista.

Questa domanda dovremmo porcela anche noi quando ci troviamo in un momento di disperazione, «Perché piango?, Perché mi dispero?». Non è che forse sto guardando il problema da una prospettiva sbagliata? Non è che forse sto esasperando la cosa? Siamo proprio sicuri che il mio punto di vista sia quello giusto? Il mio problema è forse qualcosa che Dio non può risolvere? In questo momento sto confidando in Dio o lo sto escludendo dalla questione?

La cosa più comica è che Maria arriva a dire a Gesù «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò». Questo mi ha fatto pensare a quante volte noi crediamo di sapere quale sia la soluzione, crediamo di sapere quello di cui abbiamo bisogno e ci aspettiamo che Dio ci dia esattamente quella cosa, mentre lui è lì ad indicarci un’altra strada.

2. Vedere Gesù

Nel secondo momento che ho identificato, Maria vede finalmente Gesù. Infatti esiste un’enorme differenza tra guardare e vedere. Maria aveva guardato Gesù, ma non lo aveva visto. Lo vede unicamente nel momento in cui lui la chiama per nome. Il Vangelo di Giovanni ci dice che le pecore odono quando il proprio pastore le chiama per nome. E così maria ha riconosciuto il buon pastore quando lui l’ha chiamata. In quel momento è come se Gesù le avesse dato una scossa, una scossa che ha riportato Maria alla realtà. Tutti i preconcetti, le delusioni, le aspettative, sono crollate davanti alla realtà di Gesù risorto.

Molte volte anche noi abbiamo bisogno di una scossa. Nel continuo trascorrere della quotidianità abbiamo bisogno di fermarci e vedere Gesù, ascoltare la sua voce che ci chiama a sé. Mentre siamo costantemente presi dal bisogno di risolvere i nostri problemi, di trovare delle soluzioni, Gesù ci dice «Perché piangi? Io sono qui!».
Abbiamo bisogno di ritrovare una relazione personale con Gesù. A cosa serve avere tante nozioni su di lui, conoscere a memoria i vangeli se poi non lo vediamo nella nostra vita quotidiana? Andare in chiesa, non significa vedere Gesù, leggere la Bibbia, studiare teologia, ci permettono di sapere delle cose su di lui, ma Gesù vuole molto di più per noi. Inizialmente Maria aveva Gesù alle spalle, non lo aveva riconosciuto. Lei aveva passato con Gesù molto tempo, perciò sapeva chi era Gesù, aveva visto dei miracoli, conosceva i suoi insegnamenti, eppure malgrado tutte le cose che sapeva su Gesù, si stava perdendo la cosa più importante di tutte… che Gesù è vivente! Non solo è morto per i nostri peccati, ma è risorto per la nostra giustificazione e ora vuole fare parte della nostra vita. Come ha fatto con Maria, allo stesso modo Gesù chiama ognuno di noi per nome!

Come credenti spesso guardiamo a Gesù, ma non lo vediamo. Viviamo la nostra fede guardando a lui come se fosse ancora appeso a quel legno, e non vediamo il Gesù risorto. Piangiamo sui nostri peccati, sui nostri errori, sui nostri fallimenti, ci sentiamo sopraffatti dal mondo e viviamo come se fossimo degli sconfitti. Questo era lo stato d’animo di Maria, prima di vedere Gesù e riconoscere che lui è veramente risorto.
Gesù ha chiamato Maria lì dove lei credeva di trovarlo. Lei si trovava là dove pensava di trovare Gesù, ma non stava guardando nel posto giusto. Gesù ci chiama nei modi e nei luoghi che non ci aspettiamo. Anche adesso, in questo momento, Gesù ti sta chiamando per nome. Anche in una chiesa, dove ci aspetteremmo di trovare Gesù, non lo vedremo se guardiamo nel posto sbagliato. Se mettiamo davanti a noi le nostre aspettative, i nostri preconcetti, se cerchiamo un Gesù fatto a nostra immagine e somiglianza, che risolve le cose quando e come vogliamo noi, allora anche in chiesa non troveremo Gesù.
Ma quando siamo disponibili ad ascoltare la sua voce, quando siamo disposti a lasciar cadere le nostre aspettative, allora la voce di Gesù sarà forte e chiara.

3. Agire per Gesù

Arriviamo al terzo ed ultimo momento. Al versetto 16 Maria finalmente riconosce Gesù, e non oso immaginare lo stupore che deve aver provato. Per questo penso che la sua reazione sia stata quella di abbracciarlo, o quantomeno ci abbia provato. Però Gesù, al versetto 17, le dice una cosa molto particolare: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”».

Si tratta di un passo non facile da capire, ma senza entrare nei dettagli penso che possiamo trarre alcuni insegnamenti. Il primo è che la notizia della risurrezione deve essere proclamata. Anche noi, come chiesa, corriamo il rischio di focalizzare l’attenzione unicamente sulle cose meravigliose che Gesù ha fatto per noi, senza però uscire verso l’esterno. Non dobbiamo “trattenere” Gesù all’interno della nostra comunità, ma dobbiamo essere dei canali affinché tutti possano conoscerlo e incontrarlo. Se Maria avesse trattenuto Gesù, lui non avrebbe potuto andare a compiere il resto che doveva fare anche per gli altri. Gesù ha promesso che preparerà un luogo presso il Padre, dove ci accoglierà tutti e che in questo luogo saremo con lui per l’eternità (Gv. 14:1-3). Però non è ancora quel momento, questo è il momento in cui la buona notizia della risurrezione deve diffondersi: ovvero che Gesù è risorto e che questo cambia tutto già oggi. Penso che conosciate il detto: “Finché c’è vita c’è speranza” ecco, con Gesù c’è speranza anche oltre la morte.
Questo ci porta direttamente al secondo insegnamento che possiamo trarre, quando Gesù dice «Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro». Perché Gesù fa questa distinzione fra noi e lui? La sua intenzione non è quella di prendere le distanze da noi, ma al contrario. Gesù ci sta dicendo che dal momento che Lui ha vinto per noi, allora la sua vittoria è anche nostra. Gesù ci sta dicendo che noi siamo figli di Dio tanto quanto lui, grazie alla sua risurrezione noi siamo suoi fratelli, e come lui è risorto, allora anche noi risorgeremo. Gesù ci legittima, ci sta dicendo: Il mio Dio è il vostro Dio, mio Padre è anche il vostro Padre, ciò che io ho ottenuto è anche vostro. Non è meraviglioso?

Cosa fa a questo punto Maria Maddalena? Versetto 18 «Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose». La fede nella resurrezione ha delle ripercussioni. Credere che Gesù è risorto comporta anche il vivere di conseguenza. Per Maria ha significato: correre ad annunciare agli altri discepoli quello che aveva sperimentato. Per noi cosa significa? Per te cosa significa? Viviamo una vita che rispecchia il fatto che Gesù è risorto ed è vivente? O viviamo come se lui fosse ancora appeso a quel legno? O chiuso nella tomba? O sepolto nelle pagine delle nostre bibbie? La resurrezione di Gesù non deve essere un evento che festeggiamo una volta l’anno, ma un fatto che influenza il nostro modo di vivere quotidiano.
Dopo la crocifissione, i discepoli erano come degli sconfitti, ma dopo la resurrezione hanno capito di essere vincitori e così hanno anche vissuto. La vita dei discepoli fu completamente trasformata dalla notizia della resurrezione.

E per te? Quale cambiamento porta nella tua vita, sapere che Gesù è risorto? Personalmente ho riflettuto molto in questi giorni su quali conseguenze pratiche può avere la risurrezione nella mia vita, o anche solo in un aspetto della mia quotidianità. Così, proprio l’altro giorno, stavo guardando un programma televisivo che seguo regolarmente, e lì hanno mostrato un servizio all’interno di un carcere femminile in italia. Questo servizio mi ha fatto molto riflettere, perché la gran parte di queste donne ammettevano apertamente i propri errori e riconoscevano anche che la pena che stavano scontando era giusta. Per loro era chiaro che potendo tornare indietro, non avrebbero commesso gli stessi errori. La cosa che si percepiva nelle loro parole era la voglia di riscatto, il voler ricominciare avendo una seconda possibilità nella vita. Sono coscienti che il loro passato le seguirà anche fuori dal carcere, sarà per loro difficile trovare un lavoro e ricostruirsi una vita normale. Le loro testimonianze mi hanno fatto pensare che la pasqua per noi cristiani rappresenta un nuovo inizio, la possibilità di lasciarci alle spalle i nostri peccati, che ora sono morti con Cristo, e vivere una nuova vita come figli di Dio da lui amati. Perciò questa seconda possibilità che mi è stata data, la voglio anche concedere agli altri. Voglio imparare ad essere una persona che offre sempre una seconda possibilità al mio prossimo, che non ritorna sui suoi errori per rinfacciarli, ma lo accoglie a braccia aperte. Voglio imparare ad essere una persona che promuove la riconciliazione, che invece di alzare muri e portare rancore, sa perdonare, e nel contempo voglio anche essere una persona che sa chiedere perdono a coloro a cui io ho fatto del male.

La risurrezione di Gesù deve riorientare le nostre azioni, la nostra fede deve essere impregnata della speranza che la croce non è la fine, ma è l’inizio di qualcosa di nuovo.

Questa mattina voglio lasciarvi con una domanda, che è però anche una sfida:
In che modo la speranza della Pasqua può essere evidente nel tuo quotidiano?

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