Di Daniele Scarabel

Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme nel terreno, e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come. La terra da sé stessa dà il suo frutto: prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato. Quando il frutto è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché l’ora della mietitura è venuta. (Marco 4:26-29)

In questi giorni abbiamo parlato tanto di alberi, ognuno con la sua caratteristica particolare. Ogni singolo albero ha la sua importanza, ma il vero e proprio impatto sul nostro ecosistema lo forniscono gli alberi uniti in una foresta. La più grande foresta del mondo è la foresta amazzonica, che grazie ai numerosi alberi, è in grado di fornire all’atmosfera aria pulita, nuova e soprattutto fresca. Ecco perché l’Amazzonia viene anche chiamata “Il polmone della Terra”.

Se quindi abbiamo paragonato ogni singolo credente a un albero con delle caratteristiche particolari, il regno di Dio è paragonabile a un’enorme foresta che Dio ha piantato e continua a piantare sulla terra. Una foresta che con la sua crescita contribuisce a rendere questo mondo di nuovo più simile a come lo era inizialmente, quando Dio lo ha creato.

Il regno di Dio cresce da sé

Con questa parabola Gesù ci presenta chiaramente Dio come colui che pianta questa foresta. L’uomo che getta il seme nel terreno rappresenta Dio che semina la sua Parola nei cuori delle persone. L’obiettivo di Dio è la crescita del suo regno in questo mondo. Con la sua venuta, la sua vita, la sua morte e la sua risurrezione, Gesù ha posto le basi per la nascita e la crescita del regno di Dio sulla terra.

Come recita il nostro tema dell’anno “In questo mondo – ma non di questo mondo”, noi siamo stati piantati da Dio in questo mondo per far crescere il suo regno sulla terra. Per questo la riflessione che abbiamo fatto sul tipo di cristiano che ognuno di noi è, non può essere completa senza che venga messa in relazione al resto del mondo che ci circonda.

Prima però è importante fare una premessa: il regno di Dio avanza e cresce da sé. O come Gesù dice: “la terra da sé stessa dà il suo frutto”. Uno degli insegnamenti di questa parabola è che, così come il seme matura nonostante tutte le forze della natura che lavorano contro la sua crescita, pure il regno di Dio raggiungerà un giorno lo splendore e la grandezza prevista da Dio. E questo anche senza il nostro contributo, perché sarà Dio stesso a portare a termine il suo progetto.

Gesù ci parla della potenza del Vangelo, una potenza irrazionale che non riusciamo a spiegare con la nostra logica umana. Come un seme dopo esser caduto in terra fertile a poco a poco germoglia e cresce, così avviene anche che a poco a poco il regno di Dio si espande in questo mondo fino al giorno in cui ogni cosa sarà sottoposta a Dio.

Quindi, per metterla giù in maniera molto nuda e cruda, il regno di Dio avanza e cresce anche senza di te. Perché lo dico? Perché questa verità può esserti d’aiuto quando ti senti sotto pressione di “dover fare” a tutti i costi qualcosa per il Signore, magari per non sentirti inutile o perché ti senti in dovere di dare anche tu il tuo contributo.

La parabola ci aiuta a relativizzare la nostra responsabilità. Non è l’obiettivo di Dio di farti sentire sotto pressione di dover gestire in un determinato modo la tua relazione con Dio o di dover fare determinate azioni per piacere a Dio.

Rifletti su questa verità e chiediti come può aiutarti a gestire meglio tutto ciò che già fai (e sicuramente lo fai anche bene) o che ti senti in dovere di fare per Dio! Come ci ha ricordato la parabola del figlio prodigo che abbiamo letto domenica scorsa, la nostra intima relazione con Dio è più un “essere” che un “fare”. È tutto per grazia e non dipende da ciò che facciamo o non facciamo.

Costruire per il regno di Dio

Sarebbe però ora sbagliato pensare che, siccome il regno di Dio avanza da sé, noi non abbiamo più nulla da fare. Dio ha organizzato le cose in modo che il suo regno cresca proprio anche tramite una parte del suo creato, ovvero noi esseri umani, creati a sua immagine e somiglianza: “prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato”.

L’esempio del seme che cresce e porta frutto non rappresenta semplicemente il processo della nostra salvezza: ovvero quando il credente dopo la conversione, cresce, matura, fino a essere pronto per andare incontro a Gesù in cielo.

Questa parabola Gesù l’ha raccontata dopo la parabola del seminatore, con il seme – la Parola di Dio – che cade su diversi terreni: la strada, il terreno roccioso, il terreno pieno di spine e il terreno buono. L’unico seme che cresce fino a portare frutto è il seme che cade in buona terra.

E Gesù spiega:

Quelli poi che hanno ricevuto il seme in buona terra sono coloro che odono la parola e l’accolgono e fruttano il trenta, il sessanta e il cento per uno. (Marco 4:20)

Quando porti frutto nella tua vita cristiana, stai per realizzare qualcosa che a tempo debito diventerà parte del nuovo mondo di Dio. Ogni atto d’amore, gratitudine, gentilezza; ogni atto di cura e di educazione, di conforto e di sostegno agli esseri umani e alle altre creature; e, naturalmente, ogni preghiera, ogni insegnamento guidato dallo Spirito, ogni atto che diffonde il Vangelo e edifica la chiesa, aiuta a far sì che il nome di Gesù sia onorato nel mondo.

Anche se non so dirti esattamente come, tutte le cose tu avrai fatto nel nome di Gesù troveranno la loro strada nel nuovo mondo che Dio un giorno creerà. Questo significa che ciò che noi facciamo in Cristo e tramite lo Spirito Santo in questo mondo, non è invano.

Gesù ci chiama come suoi discepoli a vivere in Lui e nella forza dello Spirito Santo, per essere dimostrazione vivente della nuova creazione che è iniziata con la sua risurrezione. Se come chiesa non portiamo nel mondo la luce di Cristo o – per usare l’immagine della foresta – aria pulita, nuova e soprattutto fresca è come se stessimo indirettamente facendo il gioco delle potenze del peccato e della morte.

Per essere un albero che fa parte della foresta che rappresenta il regno di Dio ci sono due requisiti: dapprima devi seguire la via della croce, quindi diventare un discepolo di Gesù. C’è però anche un secondo requisito: se vuoi davvero trarre profitto dalla morte e dalla risurrezione di Gesù, devi anche entrare a far parte del progetto regno di Dio.

Così come la foresta pluviale ha un’enorme importanza per l’ecosistema mondiale, anche la chiesa ha un’enorme importanza per riportare in questo mondo il regno di Dio che è andato perduto a causa del peccato. E tu sei parte di questo grande progetto.

Per ripiantare una foresta servono milioni di alberi, che dopo essere stati piantati crescono, ridando vita la dove prima non ce n’era più. Se guardiamo solo a noi stessi potremmo anche deprimerci, perché magari vediamo solo quello che non va o tutti i nostri limiti. Per questo Dio ti ha messo in una foresta con altri alberi e non ti ha piantato da solo in una terra arida.

Il regno di Dio futuro

Quando il frutto è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché l’ora della mietitura è venuta. (Marco 4:29)

L’immagine del mietitore che con la falce procede al raccolto è un’immagine del giorno del giudizio universale. Quando Dio avrà raccolto il frutto qui su questa terra, riunirà tutte le cose in Cristo con il suo ultimo grande atto di creazione: una nuova terra e nuovi cieli.

Sarà Dio a portare a termine il suo grande progetto. Non saremo certo noi con quel poco che riusciamo a fare qui sulla terra. Ma ciò che noi possiamo fare e dobbiamo fare se vogliamo ubbidire al vangelo, se vogliamo seguire Gesù e se lo Spirito Santo abita in noi, è lavorare per favorire il regno di Dio.

Matteo nel suo vangelo parlando di Gesù cita Isaia che dice:

Egli non triterà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfare la giustizia. (Matteo 12:20)

Uno degli obiettivi di Gesù era di riportare la giustizia di Dio sulla terra. Concretamente per lui significava occuparsi degli anelli più deboli della società. Gesù era ed è alla ricerca di persone ferite da guarire sia interiormente, sia esteriormente. È venuto per cercare, trovare e riportare a Dio le persone perdute.

Con la sua vittoria in croce sulle potenze del male e della morte, ha dato il via a una concreta trasformazione di questo mondo. È quindi nostro dovere portare avanti ciò che Gesù ha iniziato, come lui stesso dice:

E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine. (Matteo 24:14)

Concretamente ognuno di noi nel suo piccolo dovrebbe impegnarsi a vivere una vita nella santificazione, alla ricerca della giustizia di Dio, nella propria vita, nella propria famiglia o dove lavoriamo. Chiedi a Dio di mostrarti come potresti tu concretamente ricercare la sua giustizia nella tua vita.

Ognuno di noi è come un piccolo nuovo alberello piantato in un terreno dove prima c’era solo terra arida e che crescendo – insieme agli altri alberi attorno a lui – contribuirà a formare una nuova foresta che sarà in grado di fornire all’atmosfera aria pulita, nuova e soprattutto fresca.

Ognuno di noi deve essere consapevole che siamo parte del progetto di Dio di creare un suo nuovo regno. Non si tratta solo della “mia personale relazione con Gesù” bensì anche di scoprire in quale parte di questo immenso progetto che un giorno Dio stesso porterà a termine, io posso dare il mio personale contributo.

Amen

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