di Daniele Scarabel

Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola.  7 Ora hanno conosciuto che tutte le cose che mi hai date, vengono da te;  8 poiché le parole che tu mi hai date le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute e hanno veramente conosciuto che io sono proceduto da te, e hanno creduto che tu mi hai mandato.  9 Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuoi;  10 e tutte le cose mie sono tue, e le cose tue sono mie; e io sono glorificato in loro.  11 Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi. (Giovanni 17:6-11)

Continuiamo oggi con la seconda predica sul tema dell’anno “In questo mondo, ma non di questo mondo”.

Quando mia moglie ha deciso di sposarmi, ha deciso di sposare tutta la mia persona, con i miei pregi e con i miei difetti. Mi ha sposato con tutto quello che avevo da darle, e da povero studente non era poi molto… Allo stesso modo Gesù ci ha fatto conoscere il vero Dio, con la differenza che lui è perfetto e ha infinite risorse da metterci a disposizione per permetterci di agire come credenti imperfetti in un mondo imperfetto.

Dio si sceglie uomini imperfetti

Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola. Ora hanno conosciuto che tutte le cose che mi hai date, vengono da te; poiché le parole che tu mi hai date le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute e hanno veramente conosciuto che io sono proceduto da te, e hanno creduto che tu mi hai mandato. (Giovanni 17:6-8)

Ripensando ai tre anni che ha passato con i suoi discepoli, Gesù li riassume così: “Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo”. Gesù ha parlato loro del Regno di Dio, ha fatto dei miracoli, ha insegnato loro diverse cose, ma ha anche mostrato loro in modo molto pratico il carattere di Dio con la sua stessa vita.

Gesù ha vissuto e mostrato l’amore, la bontà e la giustizia di Dio Padre. Rivelando il nome non ha fatto altro che rivelare l’intera persona di Dio, ha rivelato loro la sua natura. O come Gesù stesso dice: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14:9).

Ma a che tipo di persone Gesù ha rivelato la natura di Dio? La scelta dei discepoli a prima vista potrebbe sembrarci casuale, ma Gesù scelse i suoi discepoli dopo una notte di preghiera. Scelse esattamente quegli uomini, imperfetti, in parte emarginati e poco istruiti, che il Padre gli aveva affidato (Lc 6:12-16).

I discepoli che Dio ha scelto fuori dal mondo per darli a Gesù erano tutt’altro che perfetti… Al contrario li potremmo definire un deludente disastro. Prendiamo solo come esempio il loro comportamento durante gli ultimi giorni di vita di Gesù.

Mentre stavano festeggiavano la Pasqua, i discepoli iniziarono a litigare su chi fosse il più grande tra di loro. Giuda li lasciò per andare a preparare il suo tradimento e Pietro affermò che non lo avrebbe mai e poi mai rinnegato… Tommaso dubitò di poter seguire Gesù, dopo aver preso una sua affermazione troppo alla lettera. Filippo andò in panico e fu improvvisamente incerto su chi Gesù fosse veramente.

Eppure Gesù dice di loro: “hanno osservato la tua parola”. Si potrebbe pensare che Gesù abbia giudicato molto generosamente i suoi discepoli; ma non è così, Gesù vide in loro una vera opera di Dio. Nonostante tutti i loro fallimenti e difetti, anche se non avevano ancora capito il senso di molte cose che Gesù aveva rivelato loro, di una cosa erano convinti: dell’origine divina di Gesù e del suo insegnamento.

Considera per un istante come deve essersi sentito Gesù quando i suoi amici più intimi lo hanno frainteso, criticato, rinnegato, tradito e lasciato solo. Anche noi non siamo da meno, a volte ci assalgono i dubbi, abbiamo delle incertezze, non capiamo tutto ciò che Gesù vuole da noi, non conosciamo ancora così profondamente Dio come dovremmo, siamo mancanti nel fare la sua volontà, eppure Dio ci ha scelti dal mondo per edificare il suo regno.

Come ti senti al pensiero che Dio ha scelto te dal mondo per darti a Gesù? Ciò che Gesù si aspetta da noi per poterlo servire non è la perfezione, bensì la disponibilità a confidare unicamente in Lui, a credere che lui sia il Figlio che Dio ha mandato per rivelarci la sua identità. Gesù si è scelto degli uomini imperfetti ai quali si è rivelato e ai quali ha affidato il compito di portare avanti il suo ministero. I dubbi, le paure e le incertezze fanno parte della vita del discepolo ed è proprio per questo che Gesù intercede per noi.

Gesù è glorificato in uomini imperfetti

Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuoi; e tutte le cose mie sono tue, e le cose tue sono mie; e io sono glorificato in loro. (Giovanni 17:9-10)

Con questa preghiera Gesù aveva in mente in modo particolare i suoi discepoli. Che non prega “per il mondo” significa semplicemente che quello non era il momento di intercedere per il mondo e inoltre che solo noi come suoi discepoli possiamo contare sulla sua continua intercessione presso il Padre. Lutero disse: “Per il mondo bisogna pregare che si converta, non che sia preservato o santificato”.

Per noi però Gesù intercede, perché apparteniamo sia a Lui, sia al Padre e questo ha per noi delle conseguenze molto pratiche: non apparteniamo più al mondo e nemmeno a noi stessi. L’apostolo Paolo lo spiega così ai Corinzi:

Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo. (1 Corinzi 6:19-20)

Nel contesto della lettera ai Corinzi Paolo si riferisce in particolare alla purezza sessuale. Il senso è che siccome apparteniamo a Dio e il suo Santo Spirito dimora in noi, dobbiamo anche mantenerci moralmente puri.

Ma il concetto si applica a ogni area della vita. I tuoi soldi, il tuo tempo, i tuoi pensieri non ti appartengono; a Dio appartiene tutto. Ti ha dato in mano a suo Figlio e ti ha dato alcuni doni e talenti, affinché tu li usassi come parte del suo piano per raggiungere il mondo con la buona notizia di Gesù Cristo. In altre parole: affinché Cristo fosse glorificato in noi.

Che effetto ti fa pensare che Cristo è glorificato in te? Ti senti onorato o indegno, gioioso o appesantito, entusiasta o spaventato al pensiero di glorificare Cristo con la tua vita?

A volte può sembraci impossibile che noi con la nostra vita possiamo glorificare Cristo. Ma pensa solo a cosa erano prima i discepoli e a cosa sono diventati nelle mani di Cristo e dello Spirito Santo. Pensa solo a ciò che noi siamo – e immagina cosa noi possiamo diventare nelle mani di Cristo e dello Spirito Santo.

Gesù ha già guardato oltre quella settimana deludente che stava per terminare. Ha guardato a quando i suoi discepoli sarebbero stati riempiti di Spirito Santo e sarebbero diventati suoi testimoni nel mondo intero. Come i discepoli da credenti imperfetti hanno glorificato Cristo, anche noi possiamo farlo. Gesù intercede per ognuno di noi.

Prendiamo l’esempio di Pietro. Quando Gesù era presente, Pietro ha sempre avuto grande coraggio. Alla presenza di Gesù ha camminato sulle acque, ha fatto miracoli, ha scacciato demoni, ha difeso Gesù a spada tratta. Ha detto cose che solo Dio poteva avergli rivelato come: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente” (Mt 16:6).

Quando però Gesù fu arrestato, Pietro, spaventato e impaurito, negò per tre volte di aver persino conosciuto Gesù. Cosa era successo? Stando accanto al fuoco, Pietro non era più alla presenza di Gesù. In quel momento si era dimenticato di appartenere a Dio e a suo Figlio.

Poi, sorprendentemente, nelle pagine iniziali del libro degli Atti, Pietro fu di nuovo pieno di coraggio. Neppure di fronte alla minaccia di morte smise di parlare di Gesù. Iniziò di nuovo a fare miracoli, a un paralitico disse “Enea, Gesù Cristo ti guarisce; alzati e rifatti il letto” (At 9:35) ed egli subito si alzò. Di fronte al sinedrio disse di aver fatto miracoli “nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, che voi avete crocifisso” (At 4:10).

Cosa era cambiato in Lui? A Pentecoste, Pietro fu riempito dalla vita e dalla presenza dello Spirito Santo e così Cristo fu glorificato in lui. È una consapevolezza con la quale anche noi dovremmo iniziare ogni giorno, invece di guardare ai nostri dubbi, alle nostre paure, ai nostri limiti e alle nostre incertezze, dovremmo guardare alla perfezione di Cristo che è entrata nelle nostre vite imperfette tramite lo Spirito Santo che abita in noi.

Uniti per vivere nel mondo

Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi.  (Giovanni 17:11)

Per resistere in questo mondo abbiamo bisogno della preghiera di Gesù e della potenza di Dio Padre per essere preservati. Il mondo, la carne e il diavolo sono così potenti, così pervasivi e così seducenti che non potremmo mai mantenerci puri da soli con i nostri sforzi.

Pur non essendo più parte di questo mondo, siamo e viviamo comunque in questo mondo. Ma non siamo soli, abbiamo Gesù che intercede per noi pregando: “Padre santo, conservali nel tuo nome”.

Il titolo “Padre Santo” usato da Gesù per Dio non è casuale. Gesù ci ricorda che il nostro Dio è nostro Padre e come tale ci è infinitamente vicino, vicino nelle nostre difficoltà, nei dubbi, nelle sfide. Ma è anche Santo e come tale è infinitamente esaltato, elevato al di sopra di questo mondo.

La santità di Dio traccia una netta linea di divisione tra noi e le persone che vivono sotto il dominio dei loro impulsi naturali e che la Scrittura chiama “il mondo”. La caratteristica di Dio come Padre toglie però dall’altro lato qualsiasi tipo di divisione o separazione tra noi e Lui.

Gesù prega affinché Dio possa conservarci “affinché siano uno, come noi”. Ne abbiamo bisogno per evitare la divisione. Ne abbiamo bisogno per evitare di fare errori. Per stare lontani dal peccato. Per evitare l’ipocrisia, perché questa unità tra di noi come discepoli presuppone l’unione di ogni singolo con Dio e Gesù Cristo.

L’unità di padre e figlio è lo standard e il modello. Non è un’unità organizzativa, umanamente fattibile, uniformità o unità di struttura, ma un’unità spirituale! Così come Padre e Figlio pur essendo uno hanno personalità e ruoli diversi, l’unità per la quale Gesù prega è un’unità di persone imperfette e diverse tra loro unite da un solo obiettivo: servire e glorificare il Cristo.

Che Gesù preghi per la nostra unità non significa che non ci possano essere conflitti. Ovunque ci sia più di una persona in una congregazione, ci saranno conflitti, opinioni divergenti, ferite reciproche e anche molte delusioni. Non si tratta né di vivere in un nostro piccolo mondo perfetto, né di cercare il paradiso sulla terra nella comunità. Una cosa così non esiste.

Il teologo tedesco Bonhoeffer, nel suo famoso libro “Vita comune”, scrisse:

Qualsiasi ideale umano, immesso nella comunione cristiana, ne impedisce l’autentica realizzazione, e deve esser distrutto perché possa vivere la comunione vera. Chi ama il proprio sogno di comunione cristiana più della comunione cristiana effettiva, è destinato ad essere un elemento distruttore di ogni comunione cristiana, anche se è personalmente sincero, serio e pieno di abnegazione.

È Dio ad aver già posto l’unico fondamento della nostra comunione, è Dio ad averci unito con altri cristiani in un solo corpo, in Gesù Cristo, ben prima che iniziassimo una vita comune con alcuni di loro: per questo la nostra funzione nel vivere insieme ad altri cristiani non è quella di avanzare esigenze, ma di ringraziare e di ricevere.

Cara comunità, i conflitti e le divergenze fanno parte della vita comunitaria e non sono ancora peccato, ma una grande opportunità per continuare a crescere nella fede. Il peccato si mostra invece nel come ci comportiamo nei conflitti. La preghiera di Gesù che il Padre possa conservarci nell’unità, comprende anche il suo desiderio di vederci perdonare e sopportare a vicenda.

Quando sorgono conflitti in chiesa è triste ed è ancora più triste quando a causa di conflitti irrisolti si arriva a una separazione. Ma non dimentichiamoci che siamo stati scelti da Dio come credenti imperfetti, nel mezzo di un mondo imperfetto, per glorificare Cristo con la nostra vita e come chiesa imperfetta.

Non ha senso mostrare al mondo una chiesa perfetta che non esiste. Noi glorifichiamo Cristo mostrando che da credenti imperfetti desideriamo vivere per lui, mostrando rispetto, perdono e misericordia gli uni verso gli altri con tutte le nostre debolezze.

Amen

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