Di Daniele Scarabel

Poiché invidiavo i prepotenti, vedendo la prosperità dei malvagi. Poiché per loro non vi son dolori, il loro corpo è sano e ben nutrito. Non sono tribolati come gli altri mortali, né sono colpiti come gli altri uomini. Perciò la superbia li adorna come una collana, la violenza li avvolge come un manto. Gli occhi escono loro fuori dalle orbite per il grasso; dal cuor loro traboccano i cattivi pensieri. Sbeffeggiano e malvagiamente progettano d’opprimere; parlano dall’alto in basso con arroganza. Alzano la loro bocca fino al cielo, e la loro lingua percorre la terra. Perciò il popolo si volge dalla loro parte, beve abbondantemente alla loro sorgente, e dice: «Com’è possibile che Dio sappia ogni cosa, che vi sia conoscenza nell’Altissimo?» Ecco, costoro sono empi; eppure, tranquilli sempre, essi accrescono le loro ricchezze. Invano dunque ho purificato il mio cuore e ho lavato le mie mani nell’innocenza! Poiché son colpito ogni giorno e il mio tormento si rinnova ogni mattina. (Salmo 73:3-14)

Nel Salmo 73 abbiamo un esempio molto toccante di come la realtà del mondo nel quale viviamo, può portare un credente a essere frustrato della propria vita. Questo succede quando ci paragoniamo all’apparente leggerezza con cui certe persone del mondo affrontano con successo la loro vita.

Domenica scorsa abbiamo visto che Dio è veramente buono verso chi confida in lui e che facciamo bene a fare tesoro di questa verità. Siccome però confidiamo in un Dio sovrano, i cui pensieri sono più alti dei nostri pensieri, spesso le strade sulle quali decide di guidarci o il modo in cui decide di benedirci, non sempre coincidono con le nostre profonde convinzioni di come dovrebbero andare le cose.

Confidare nella sovranità di Dio

Asaf era profondamente convinto che “Dio è buono… verso quelli che son puri di cuore” (Salmo 73:1). Eppure a un certo punto della sua vita si è ritrovato privato di ogni fondamento. Era come se la sua intera vita minacciasse di crollare.

Tragici eventi della vita possono colpire chiunque e mettere seriamente in questione molte nostre convinzioni. Convinzioni che spesso abbiamo adottato nel corso degli anni senza veramente rendercene conto, e – anche se spesso non lo vogliamo ammettere – non sempre i nostri pensieri coincidono con quanto Dio ha espresso nella Bibbia.

Con la crisi del Coronavirus le nostre abitudini sono state stravolte da un giorno all’altro. Improvvisamente non è più per tutti possibile andare a lavorare, fare la spesa è un’impresa, doversi occupare dei figli a casa è una sfida, si devono evitare i contatti sociali, non ci si può più incontrare in chiesa…

A tutte queste cose eravamo talmente abituati, da darle per scontate. Magari ci ritenevamo pure particolarmente benedetti da Dio perché non ci mancava nulla. Non che adesso ci manchi qualcosa, ma la nostra libertà è limitata. Come si comporta la nostra fede in questa situazione? Facciamo parte anche noi di quelli che svuotano i supermercati? Che si rifiutano di stare a casa? Riusciamo a sottometterci alle autorità?

Un esempio di una persona che è stata realmente privata di ogni cosa è Giobbe, la cui storia è narrata nell’Antico Testamento. Però, mentre Giobbe resta saldo nella sua fede, sua moglie sembra perdere improvvisamente la fiducia in Dio. Per lei non aveva più senso confidare in Dio. Rivolgendosi a suo marito gli disse:

Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio, e muori! (Giobbe 2:8-9)

Questa mattina vorrei chiederti: che cosa significa per te confidare in Dio? Dio è per te il Signore onnipotente che nella sua sovranità si prende cura dei suoi figli o è semplicemente il garante del tuo modo di vedere e spiegare il mondo? La tua è fede o superstizione? Resiste la tua fede anche quando il mondo, gli amici, i credenti, la famiglia o la tua stessa vita ti deludono?

Quante volte sentiamo frasi del tipo: “Se Dio è un Dio così ingiusto da permettere che mio figlio muoia, che io perda il lavoro, che io non ottenga dallo stato ciò che mi spetta per diritto, o da permettere tutte queste ingiustizie e catastrofi nel mondo, non voglio più averci nulla a che fare. Se un Dio pieno d’amore permette questo, allora preferisco arrangiarmi da solo!”

Ma non è questo che significa confidare in Dio. Gesù sottolinea che Dio nella sua sovranità sorveglia e si prende cura dei suoi figli:

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? … Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?” (Matteo 6:26.31)

Se confidiamo nella cura provvidenziale di Dio, non dobbiamo temere male o pericolo alcuno. Il problema si presenta però quando la frase “Certo, Dio è buono…” (Salmo 73:2) diventa una specie di motto. Se non ci crediamo davvero con tutto il cuore, è molto probabile che la nostra fiducia in Dio vacilli alla prossima grande crisi.

Dio non promette forse prosperità?

Il salmista era giunto molto vicino a perdere la sua fiducia in Dio, quando iniziò ad osservare ciò che vedeva attorno a sé…

Poiché invidiavo i prepotenti, vedendo la prosperità dei malvagi. (Salmo 73:3)

Nel mezzo della crisi Asaf ha iniziato a paragonare la sua vita con quella dei non credenti. E che cosa vedevano i suoi occhi? I non credenti, coloro che non confidavano in Dio, se la spassavano, vedeva la prosperità dei malvagi.

Il termine italiano “prosperità” non rende però giustizia al significato della parola utilizzata nel testo ebraico che per un credente dell’AT era molto carica di significato: Shalom! Il termine shalom indica “completezza, pienezza” ed era solitamente usato per descrivere uno stato di pace, integrità, armonia e benessere fisico.

Asaf non riusciva a capacitarsene. Com’è possibile che i malvagi partecipano alle benedizioni di Dio, che dovrebbero essere riservate ai suoi figli? In quel momento il suo sguardo era unicamente rivolto al loro presente, dimenticando quale sarebbe stato il loro destino eterno.

La sua seconda osservazione riguarda la tranquillità dei malvagi. Nei versetti 4-5 Asaf si meraviglia di come la vita sembri andare avanti senza problemi per coloro che non vogliono avere nulla a che fare con Dio:

Poiché per loro non vi son dolori, il loro corpo è sano e ben nutrito. Non sono tribolati come gli altri mortali, né sono colpiti come gli altri uomini. (Salmo 73:4-5)

Come se non bastasse, Asaf è anche confrontato con la superbia dei malvagi. Nei versetti da 6 a 12 descrive come non abbiano alcun bisogno di ricercare Dio. Proprio le persone che sono più prosperose e vivono nel benessere, sono spesso pure quelle che sono più arroganti. Non hanno bisogno di gioielli perché “la superbia li adorna come una collana” (Salmo 73:6).

Hanno un’opinione molto alta di sé stessi, disprezzando gli altri. Il versetto 8 indica come non conoscano limiti:

Sbeffeggiano e malvagiamente progettano d’ opprimere; parlano dall’alto in basso con arroganza. (Salmo 73:8)

Hanno tutto il tempo, il denaro e il potere di fare ciò che vogliono. Nel versetto 11 è descritto come si prendono addirittura gioco di Dio dicendo:

Com’è possibile che Dio sappia ogni cosa, che vi sia conoscenza nell’Altissimo? (Salmo 73:11)

Nella loro arroganza affermano che solo un ignorante potrebbe confidare in Dio. Il loro vivere tranquillamente come se Dio non esistesse, attira molte persone dalla loro parte. Il versetto 12 riassume come i malvagi appaiono agli occhi del mondo: “tranquilli sempre, essi accrescono le loro ricchezze” (Salmo 73:12)

Siamo sinceri, non siamo spesso invidiosi di coloro che hanno tutto, che non devono preoccuparsi di come arrivare alla fine del mese e la cui vita sembra essere senza preoccupazioni? Non sarebbe solo giusto, se anche i credenti che confidano nel Signore potessero avere benessere e prosperità?

Prosperità e benessere non sono esclusi per un credente. Non vuol dire che un credente non possa essere benestante, ma non sarà questo a garantirci una vita veramente felice. È stato proprio lo sguardo verso le ricchezze e la prosperità dei malvagi a far quasi cadere Asaf. Il desiderio di possedere sempre di più, può portare in seria difficoltà la nostra fede.

Non è il soddisfare i desideri della nostra carne a darci pace nel cuore. La vera pace la troviamo solo e unicamente nel perdono dei nostri peccati che riceviamo perché Gesù Cristo è morto alla croce, prendendo su di sé le nostre colpe. Benessere e prosperità non potranno mai darci la certezza che Dio è dalla nostra parte.

Proprio nelle avversità facciamo bene a tornare a riflettere sul perché possiamo essere certi della salvezza, certi dell’amore di Dio. Non sono i nostri sentimenti, il nostro successo, il nostro benessere o la nostra fedeltà a Cristo a garantirci il favore di Dio, ma solo e unicamente la Sua fedeltà nei nostri confronti.

Mi sono forse impegnato invano?

Il problema è che se come credenti ci concentriamo troppo su benessere e prosperità, potremmo anche arrivare a chiederci se abbia ancora senso impegnarsi a vivere una vita che piace al Signore… È proprio ciò che stava per mettere in questione Asaf:

Invano dunque ho purificato il mio cuore e ho lavato le mie mani nell’innocenza! (Salmo 73:13)

Da una prospettiva umana, sembra come se a volte ci sia poco guadagno nel vivere una vita giusta. “Ho forse sprecato il mio tempo? Tutte le preghiere, il tempo passato a servire Dio, lo studio della Sua Parola, le sofferenze che ho passato: era tutto inutile? Sono stato uno stupido a confidare in Dio?”

Al versetto 14 Asaf si chiede come mai lui è stato colpito così duramente, mentre i superbi prosperavano. Inizia così ad autocommiserarsi descrivendo i sentimenti che avevano preso possesso di lui:

Poiché son colpito ogni giorno e il mio tormento si rinnova ogni mattina. (Salmo 73:14)

Questo ragionamento è tipico di quando vediamo solo ancora ciò che va storto, quando non guardiamo più al Signore, ma solo a noi stessi, a quanto siamo poveri, a come tutto va storto nella nostra vita, a tutti i problemi che abbiamo…

Alla fine del versetto 14 vediamo come Asaf è in agitazione, è confuso e abbattuto. Ciò che ai versetti 2 e 3 era iniziato come semplice invidia, finisce col trasformarsi in tremendi dubbi esistenziali. Stiamo attenti ai tanti pensieri inutili e fuorvianti che possono portarci a questo risultato.

Se ci lasciamo andare a questi pensieri, è certo che la nostra fede sarà messa a dura prova. Possiamo arrivare veramente alla conclusione che sia tutto inutile e che ci stia crollando il mondo addosso. In realtà a crollare sono solo le nostre convinzioni, il nostro modo di vedere e di spiegare il mondo, perché “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8) e ha promesso di esserci fedeli.

In Ecclesiaste leggiamo:

Nel giorno della prosperità godi del bene, e nel giorno dell’avversità rifletti. Dio ha fatto l’uno come l’altro, affinché l’uomo non scopra nulla di ciò che sarà dopo di lui. (Ecclesiaste 7:14)

Nei suoi decreti Dio ha ritenuto che sia buono permettere periodi di benessere, come anche periodi di avversità. Nelle prove non dobbiamo dimenticare che Dio dà entrambi, benessere e avversità, e che non possiamo mai sapere ciò che arriverà come prossimo. In questo giorno dell’avversità è buono se riflettiamo: su noi stessi, la nostra vita, il nostro stile di vita, le nostre priorità…

Sono convinto che la chiesa potrà solo uscire ancora più forte da questa crisi. Molte cose cambieranno, anzi spero che cambieranno. Spero che saremo costretti a rivedere molte nostre convinzioni e che la nostra fede possa crescere e diventare più genuina.

Nella lettera agli Ebrei troviamo un’indicazione che vorrei condividere con voi per concludere questo messaggio:

Non vi lasciate trasportare qua e là da diversi e strani insegnamenti; perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia. (Ebrei 13:9)

Essere saldi nella grazia, è di questo che abbiamo bisogno. Solo se ci rendiamo conto che dobbiamo tutto alla grazia di Dio, possiamo ricevere la forza e la motivazione per vivere una vita che piace a Dio e per affrontare le avversità senza pretesa alcuna nei Suoi confronti.

Amen

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