di Daniele Scarabel

Perciò, avendo noi tale ministero in virtù della misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d’animo; al contrario, abbiamo rifiutato gli intrighi vergognosi e non ci comportiamo con astuzia né falsifichiamo la parola di Dio, ma rendendo pubblica la verità, raccomandiamo noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio.  (2 Corinzi 4:1-2)

Ti è mai capitato di sentirti scoraggiato come cristiano? Di pensare che non riesci a portare frutto come vorresti o perché sei stato criticato da altri credenti che ti dicono come dovresti vivere la tua vita cristiana o che sanno sempre meglio di te come si dovrebbero fare le cose? Oppure di vedere come i tuoi amici, colleghi o famigliari non credenti ti evitano, ti snobbano o addirittura ti rifiutano proprio perché sei cristiano?

Se c’era qualcuno che aveva il “diritto” di essere scoraggiato, questo era Paolo. Se pensiamo a tutto ciò che ha dovuto sopportare nel corso della vita e del ministero, sembra essere il candidato perfetto per una “mentalità da vittima”. Eppure, qui in dichiara felicemente di non perdersi d’animo.

È vero, Paolo era un uomo particolarmente dotato e che ha avuto alcuni incontri profondi con Dio, ma non è questo che spiega la sua capacità di resistere alla tentazione di gettare la spugna. Guardiamo insieme cosa lo ha reso così forte, rileggendo anche l’ultimo versetto del capitolo 3.

Ricorda la misericordia che hai ricevuto

E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione del Signore, che è lo Spirito. Perciò, avendo noi tale ministero in virtù della misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d’animo; (2 Corinzi 3:18-4:1)

Paolo ha sperimentato tanta sofferenza fisica e spirituale nel corso del suo ministero, causata sia da nemici del Vangelo, sia da credenti delle comunità che lui stesso aveva fondato, come ad esempio alcune persone molto critiche a Corinto. Ma Paolo non si scoraggiava. Perché?

Perché sapeva di non essersi meritato quel ruolo così importante all’interno della chiesa. A Paolo era stato affidato un ministero ben chiaro ed è lo stesso ministero che abbiamo anche noi tutti: riflettere la gloria di Dio nelle nostre vite, tramite la potenza dello Spirito Santo che ci trasforma a immagine di Cristo! “Perciò”, dice Paolo “non ci perdiamo d’animo”, perché abbiamo il privilegio di stare alla presenza di Dio e di avere la forza dello Spirito Santo dalla nostra parte.

Se Paolo fosse stato chiamato e incaricato di un ministero privo della presenza dello Spirito Santo, dubito che avrebbe perseverato come ha fatto. Se “tale ministero” fosse stato caratterizzato da legalismo, o se si fosse basato sullo sforzo umano piuttosto che sulla potenza dello Spirito, la risposta di Paolo alla persecuzione, alla calunnia e alla prigionia potrebbe essere stata diversa.

È importante capire questo principio, perché è lo stesso che vale anche per noi. Non importa che tu sia chiamato a predicare, a insegnare a un gruppo di persone o semplicemente a essere una testimonianza per Cristo con la tua vita, là dove lui ti mette: permetti allo Spirito Santo di agire in te e non basarti sulle tue forze umane che sono molto limitate.

Ma c’è anche un altro motivo per cui Paolo non si scoraggia: l’onore di servire Cristo come suo ministro gli fu dato nonostante il suo passato, proprio come a noi. A Paolo, come a me e a te, era stata fatta misericordia! Né la sua chiamata come apostolo, né la sua competenza a svolgere quel ruolo, né la sua conversione con la quale è venuto a Cristo, avevano a che fare con i suoi sforzi, le sue iniziative e le sue risorse. Era semplicemente ed esclusivamente e sufficientemente il frutto dell’essere stato fatto oggetto della misericordia divina.

Riesci a vedere la tua vita negli stessi termini in cui Paolo comprendeva il ministero a lui affidato? Puoi guardare a tutto nella tua vita e dire onestamente: “È stato per la misericordia di Dio che sono qui dove mi trovo ora e confido nella potenza trasformatrice dello Spirito Santo”? Ricordati che è stato Dio a chiamarti, è lui che vuole che tu lo serva dove sei adesso.

Paolo non si limitava però solo a non scoraggiarsi, andava oltre!

Porta a Dio le tue debolezze

[…] al contrario, abbiamo rifiutato gli intrighi vergognosi e non ci comportiamo con astuzia […] (2 Corinzi 4:2a)

Paolo, nonostante la persecuzione e la calunnia che doveva subire, non ha solo deciso di non perdersi d’animo di fronte agli ostacoli, ha pure deciso di lottare attivamente contro ciò che lo avrebbe allontanato dalla potenza trasformatrice dello Spirito Santo: vivere una vita da ipocrita!

Paolo nel capitolo 3 ha chiarito che, al contrario del vecchio patto basato sulla legge trasmessa da Mosè, il nuovo patto consiste in una vita legata a Gesù Cristo in modo molto personale e intimo. Se ci troviamo ad affrontare sfide scoraggianti nella nostra vita cristiana, la tentazione è forte a fare due cose: cercare di convincere gli altri che siamo qualcosa che non siamo e cercare di nascondere le nostre debolezze di fronte a Dio e al mondo.

O per usare le parole di Paolo: far ricorso a “intrighi vergognosi” e “comportarsi con astuzia”. È molto probabile che i falsi apostoli di Corinto accusavano Paolo di fare proprio queste cose. Nel loro tentativo di rovinare la sua reputazione e di eliminare ogni fiducia che la gente aveva in lui, dicevano cose tipo: “C’è una vita segreta di quest’uomo che non conosci; sotto sotto è un uomo peccaminoso; è un ingannatore, un tipo astuto e molto manipolativo”.

Paolo però, sapendo che tutto quello che aveva era per misericordia e desiderando vedere lo Spirito Santo sempre più all’opera nella sua vita, aveva deciso di lottare attivamente contro questi comportamenti sbagliati.

Gli “intrighi vergognosi” che Paolo dice di aver rifiutato possono anche essere tradotti con “cose nascoste e vergognose”, ovvero qualsiasi tipo di pensiero segreto, di sentimenti o desideri peccaminosi, immoralità o ipocrisie segrete. Sono tutte quelle cose che desideriamo nascondere di fronte a Dio e al mondo perché ce ne vergogniamo.

Paolo sapeva cosa significa vivere come uno zelante fariseo, che esteriormente seguiva alla lettera ogni legge dell’Antico Testamento, mentre dentro viveva una vita di vergogna.  Perché il legalismo non può frenare la carne, non ha mai potuto e non lo farà mai.

Non vuol dire che il peccato non si è più insinuato nella sua vita, ma quando è successo Paolo l’ha affrontato, lo ha confessato, e ha chiesto al Signore di aiutarlo ad allontanarsi da esso. Il peccato attacca anche noi credenti e non dobbiamo nasconderlo, perché se lo nascondiamo ci porta ad allontanarci da Dio e a condurre una seconda vita segreta e piena di vergogna.

La paura che un giorno tutto possa venire alla luce e lo sforzo del dover tenere tutto segreto, ci toglie tutta la gioia e la forza nel servire Cristo. Ci priva della potenza trasformatrice dello Spirito Santo e ci conduce allo scoraggiamento. Aiutiamoci gli uni gli altri per uscire da questa trappola.

Inoltre Paolo afferma di non essersi comportato con astuzia. Non comportarsi con astuzia significa non cercare di convincere gli altri che siamo qualcosa che non siamo. Potremmo facilmente cedere alla tentazione di mostrarci migliori di quanto siamo per convincere chi ci sta attorno a credere anche in Cristo. Ma non è così che lo Spirito Santo agisce tramite noi.

Se pretendiamo di essere più spirituali di quanto lo siamo veramente egli altri, vuol dire che non stiamo più permettendo allo Spirito Santo di trasformarci di gloria in gloria a immagine di Cristo. Cristo ci ha tolto il velo che ci impediva di vedere e poi di riflettere la gloria di Dio, non dobbiamo ora metterci una maschera al suo posto. Togliamo le maschere. Torniamo allo Spirito Santo. Non abbiamo bisogno di nascondere nulla della nostra vita interiore.

La forza della dichiarazione di Paolo sembra invece essere questa: “Non c’è niente in me stesso di cui dovrei vergognarmi se venisse alla luce; e non ho bisogno di usare dei sotterfugi per spingere qualcuno a credere al Vangelo”.

Quindi, per evitare di cadere nello scoraggiamento non tenere segreti e non cercare di convincere gli altri di essere qualcosa che non sei, ma abbraccia la misericordia di Dio e porta tutto alla luce. O in altre parole: vivi in modo autentico.

Vivi in modo autentico

[…] né falsifichiamo la parola di Dio, ma rendendo pubblica la verità, raccomandiamo noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio.  (2 Corinzi 4:2b)

Paolo era anche accusato di falsificare la Parola di Dio. Forse alcuni dei falsi apostoli portavano un messaggio giudaizzante e dicevano: “Ha eliminato la legge di Dio. Ha voltato le spalle alla verità ispirata che era stata data nell’Antico Testamento, e ora distorce e perverte anche l’insegnamento di Gesù”.

Ma Paolo predicava un vangelo di integrità. Chiunque poteva guardare il ministero di Paolo, e se ascoltava la propria coscienza avrebbe dovuto ammettere che era pieno di integrità. Lui predicava la Parola di Dio in modo chiaro e semplice, senza bisogno di tralasciare affermazioni scomode o di cambiare il significato di altre per avere più successo.

Noi tutti abbiamo sempre di nuovo bisogno di sentire la Parola di Dio, diretta, semplice e chiara. Quello che serve a ognuno di noi è amore per la verità e verità detta con amore. L’impegno di ogni cristiano dovrebbe essere di trasmettere la verità, anche se a volte fa male. Ma sempre rendendoci conto che noi stessi siamo qui “in virtù della misericordia che ci è stata fatta” e che senza l’opera dello Spirito Santo dentro di noi, la semplice verità ci spingerebbe al massimo a diventare degli ipocriti legalisti con una doppia vita.

Mi piace una citazione del pastore americano Timothy Keller che dice:

Le chiese non devono mantenere l’unità a spese del Vangelo, né per il bene della purezza essere inutilmente critiche. (Timothy Keller – su Facebook)

Il cammino verso la libertà passa attraverso l’onestà e la verità. Molti non vogliono però percorrere questa strada perché richiede pentimento e la disponibilità a permettere allo Spirito Santo di trasformarci. Per molti è più facile fingere. Alcuni pensano magari che se ammettiamo in nostri fallimenti e le nostre debolezze, facciamo scappare chi ancora non è credente.

È però vero il contrario. Ciò che allontana una persona che ancora non conosce Gesù, non è il fatto che anche noi pecchiamo, ma la nostra ipocrisia nel fingere di essere giusti quando non lo siamo. Si oppongono anche a noi se sosteniamo di credere in un Dio potente, ma poi continuiamo a vivere una vita immutata.

Se invece condividiamo le nostre lotte con il peccato, ammettiamo di fallire e diamo prova che stiamo lavorando per andare avanti verso la vittoria, non facciamo scappare nessuno. È importante essere autentici, piuttosto che cercare di fingere di essere qualcosa che non siamo.

Se rendiamo pubblica la verità e viviamo con integrità davanti a Dio e al mondo, non abbiamo nulla da temere. Quindi, tieni gli occhi fissi su Gesù, ricorda la misericordia che hai ricevuto, ammetti le tue debolezze portandole a Dio e vivi in modo autentico.

Amen

Photo by Ben White on Unsplash

Follow us: