di Giovanni Accadia

SALMO 42

1 Al direttore del coro.
Cantico dei figli di Core.

Come la cerva desidera i corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.
2 L’anima mia è assetata di Dio,
del Dio vivente;
quando verrò e comparirò in presenza di Dio?
3 Le mie lacrime sono diventate il mio cibo giorno e notte,
mentre mi dicono continuamente:
«Dov’è il tuo Dio?»
4 Ricordo con profonda commozione il tempo in cui camminavo con la folla
verso la casa di Dio,
tra i canti di gioia e di lode
d’una moltitudine in festa.
5 Perché ti abbatti, anima mia?
Perché ti agiti in me?
Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora;
egli è il mio salvatore e il mio Dio.
6 L’anima mia è abbattuta in me;
perciò io ripenso a te dal paese del Giordano,
dai monti dell’Ermon, dal monte Misar.
7 Un abisso chiama un altro abisso al fragore delle tue cascate;
tutte le tue onde e i tuoi flutti sono passati su di me.
8 Il SIGNORE, di giorno, concedeva la sua grazia,
e io la notte innalzavo cantici per lui
come preghiera al Dio che mi dà vita.
9 Dirò a Dio, mio difensore: «Perché mi hai dimenticato?
Perché devo andare vestito a lutto per l’oppressione del nemico?»
10 Le mie ossa sono trafitte
dagli insulti dei miei nemici
che mi dicono continuamente: «Dov’è il tuo Dio?»
11 Perché ti abbatti, anima mia?
Perché ti agiti in me?
Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora;
egli è il mio salvatore e il mio Dio.

Contesto

Voglio farti questa domanda, ma non devi rispondermi: “Dov’è il tuo Dio?”

Immaginiamoci dei giovani missionari che partono per una missione con l’obiettivo di far conoscere il Signore in una regione povera, piena di malati e in cui c’è tanta malvagità.

Nell’arco di pochi anni il Signore opera potentemente: si aprono decine di chiese, ci sono migliaia di convertiti, migliaia di persone guarite, tanti miracoli a conferma del regno di Dio in quel luogo, che diventa una vera e propria testimonianza di Dio!

Ora immaginiamo che tutto all’improvviso cambia. Arriva un grandissimo numero di nemici e tutto viene raso al suolo. Tutti i credenti vengono portati via da lì; tutto finisce. Uno dei giovani missionari viene imprigionato per anni e giornalmente gli viene chiesto: “Dov’è il tuo Dio?”

Credo che il Salmo 42 abbia un contesto simile. I Salmi 42 e 43 sono il canto di lamentazione di un levita. Questo levita era un prigioniero esiliato, e un tempo sperimentava le benedizioni di Dio, la gioia di appartenere al popolo di Dio in Gerusalemme. I suoi nemici riuscirono veramente a deprimerlo in un modo devastante. In quasi ogni versetto si nota la sua arsura spirituale, la sua depressione.

Salmo 42: 3-10 (estratto)

3 “Le mie lacrime sono diventate il mio cibo giorno e notte, mentre mi dicono continuamente: “Dov’è il tuo Dio?” 6 L’anima mia è abbattuta in me… 7 tutte le tue onde e i tuoi flutti sono passati su di me… 9 vado vestito a lutto per l’oppressione del nemico… 10 Le mie ossa sono trafitte dagli insulti dei miei nemici.”

E’ quasi sull’orlo di rinnegare la sua fede; egli dubita:

Salmo 42:9 “perché mi hai dimenticato?”

Salmo 43:2perché mi hai abbandonato?”

L’autore in questo salmo non si nasconde, non si vergogna della sua fragilità davanti a Dio.

Dov’è il tuo Dio?

Cosa significava per un levita questa domanda?

I leviti erano discendenti di Levi, della tribù di Levi; era una tribù consacrata a Dio. Loro si occupavano del servizio nel tempio, assistevano i sacerdoti, si occupavano della musica, componevano canti; erano scelti da Dio per il servizio al santuario, accampati attorno al tempio, custodi di tutti quegli strumenti sacri legati al santuario e al tabernacolo. La lista di compiti che avevano è lunga. Possiamo costatare che un levita era la persona del popolo di Dio che più toccava con mano la presenza del Signore in mezzo al popolo.

“Dov’è il tuo Dio?” Per qualunque levita era semplice la risposta: “Dio è in mezzo a noi! Dio è nel Suo tempio! Il tabernacolo testimonia che Dio è in mezzo al Suo popolo.”  Quando un levita era in pieno servizio, libero di guidare il popolo alla lode nella casa di Dio, era chiaro per lui che Dio era nel loro mezzo. Per il levita la presenza di Dio era legata alle funzioni.

L’autore del Salmo però, è prigioniero lontano da Gerusalemme, lontano dal tempio; e si trova di fronte a questa domanda, assillante e giornaliera: “Dov’è il tuo Dio?”

Ora possiamo comprendere meglio la frustrazione deprimente del levita, la cui anima è assetata di rivedere il suo Dio, che sembra non trovare più … Per lui la presenza di Dio è rimasta a Gerusalemme e oramai è solo un bel ricordo in un altro luogo e in un tempo passato.

Salmo 42:4 “Ricordo con profonda commozione il tempo in cui camminavo con la folla verso la casa di Dio, tra i canti di gioia e di lode d’una moltitudine in festa.”

Per lui quella vita a Gerusalemme rappresentava lo scopo della vita.

Dov’è il tuo Dio? Probabilmente era una domanda che in modo represso e inconscio anche lui si chiedeva, e per giunta, il fatto che veniva denigrato dai suoi nemici proprio con questa domanda lo abbatteva terribilmente. In questo canto, la depressione è descritta in modo figurativo. Il levita desiderava sapere dov’era Dio per andare ad attingervi come una cerva assetata, perché senza era capace solo di bere le sue lacrime amare.

Dov’è il tuo Dio?

Questa domanda ripetuta è come un rumore continuo e assordante, simile a quello di una cascata. Probabilmente l’autore si trovava nei pressi di qualche cascata:

Salmo 42: 6,7 “Perciò io ripenso a te dal paese del Giordano, dai monti dell’Ermon, dal monte Misar.7 Un abisso chiama un altro abisso al fragore delle tue cascate; tutte le tue onde e i tuoi flutti sono passati su di me.

Quegli insulti erano come colpi alle ossa, alla parte più resistente del corpo, quella che sorregge tutto ora viene trafitta.

Salmo 42:10 “Le mie ossa sono trafitte dagli insulti dei miei nemici che mi dicono continuamente: «Dov’è il tuo Dio?» “.

La sua lamentazione diventa molto comprensibile. Ma non c’è solo questo nel canto o salmo. Infatti, nel ritornello troviamo la speranza.

Salmo 5:11 “Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio.”

Il salmista ha la speranza di tornare alla sua vita di prima, lì dove incontrava il suo Dio. Probabilmente aveva una vaga convinzione che nell’eternità avrebbe celebrato ancora il suo Dio, ma di base credo che avesse un’idea molto fisica e terrena su dove e come poteva trovare Dio per poterlo celebrare.

Salmo 43:4 “Allora mi avvicinerò all’altare di Dio, al Dio della mia gioia e della mia esultanza; e ti celebrerò con la cetra, o Dio, Dio mio!

Quando ci viene chiesto a noi: dov’è il tuo Dio?

Per rispondere a questa domanda, rispetto al levita, noi abbiamo maggior conoscenza, maggiori informazioni. Abbiamo Cristo e la rivelazione biblica completa. Potremmo subito rispondere dicendo che Dio non è più legato a un luogo fisico, infatti è ovunque, nei nostri cuori, nel Suo corpo mistico, che è la Chiesa. Il Suo tempio ora siamo noi, non più quello a Gerusalemme.

In definitiva abbiamo un maggior numero di risposte. Il cristiano di oggi, anche in un contesto simile a quello del levita, è equipaggiato di maggiori risposte alla domanda “Dov’è il tuo Dio?”. Almeno oggettivamente siamo in grado di dare risposte più sicure rispetto al levita.

Ma constatiamo abbastanza facilmente che, sia nel vecchio patto che nel nuovo, sia nel vecchio popolo che nel nuovo popolo, troviamo credenti che possono avere gli stessi tipi di problemi. Di fronte a questa domanda entrambi possono essere destabilizzati, o perdere di vista Dio in modo angosciante e deprimente. L’unico modo per trovare sollievo è fare esattamente come fece il salmista: ripetere alla propria anima che Dio è il personale Salvatore e che un giorno tornerà a celebrare Dio.

Questo è il principio che generalmente si segue quando qualcuno è particolarmente abbattuto spiritualmente. Questo è l’insegnamento principale che si trae da questo Salmo: ricordati chi è Dio per te, ricorda che tornerai a celebrarlo! Questo ti darà speranza e forza nella prova.

Forse  qualcuno ti sfida con la domanda “Dov’è il tuo Dio?” o forse sei tu stesso a chiedertelo. Allora è probabile che anche tu sei esiliato, non vedi Dio in questo momento, non Lo senti. Magari qualche nemico ti ha allontanato dalla Sua presenza. Se è così, ricordati delle Sue promesse!

Il levita era certo di potersi ripetere questa frase: io Lo celebrerò ancora … ma anche tu puoi ripeterlo! Se non in questa vita, sicuramente nell’altra, celebrerai il Tuo Salvatore!

Che effetto ha questa domanda per te?

Può essere che anche a te come a me, la domanda non faccia un effetto devastante come per il levita. Sicuramente fa riflettere su tanti aspetti, ma non mette certamente in crisi la mia stessa fede. Potrei quasi pensare allora, che la mia situazione spirituale sia migliore rispetto alla situazione deprimete del levita.

Dov’è il tuo Dio?

Non mi abbatte l’anima come domanda, a dire il vero non c’è nemmeno chi mi pone questa domanda… Ma se non c’è nessuno che, non proprio ogni giorno, ma almeno una volta al mese o all’anno mi chiede “Dov’è il tuo Dio?” significa forse che non vede a chi appartengo realmente! È molto probabile in questo caso, che la realtà di Dio nella mia vita non sia così riconoscibile!

Spesso ringraziamo Dio per come viviamo senza nemici, liberi, protetti, sicuri, in pace in questo bellissimo paese, ed è giusto ringraziare! Dobbiamo ringraziare per questo! Ma proviamo a riflettere sotto un altro aspetto e alla luce del contesto di questo levita:  non attiriamo nemici che ci chiedono dove sia il nostro Dio, nemici che hanno l’intenzione di abbattere la nostra fede.

Non rilassiamoci nel vivere una vita che segue la corrente, non vergogniamoci di manifestare la fede. Chiediamo al Signore quale sia il giusto equilibrio fra la Sua protezione e la nostra responsabilità, cioè: il Signore mi protegge nella misura in cui mi espongo o sono io ad espormi nella misura in cui Dio mi protegge?

Per dirlo in modo più semplice: mi prendo il rischio solo quando mi sento al sicuro?

Quando è manifesto a chi ci sta intorno che il Signore è nostro Dio, saremo certamente esposti anche ai nemici  che ci scoraggeranno e di conseguenza saremo in grado di ricominciare a desiderare Dio come unica fonte dissetante per la nostra anima. Esattamente ciò che stava sperimentando il levita.

Dov’è il tuo Dio? Perché non mi scuote questa domanda? Perche non c’è nessuno che mi pone questa domanda? Molto probabilmente ho bisogno che Dio diventi di nuovo una realtà forte e quotidiana per me. A questo punto comincio a dedurre che la mia condizione spirituale non sia tanto migliore rispetto a quella del levita…

Desiderare soltanto Dio

Dov’è il tuo Dio? Il levita ha perso tante cose, non solo Dio. Avrebbe potuto essere assillato da tantissime altre domande. Per esempio: Dove sono i tuoi re? Il tuo esercito? Dov’è la tua bella dimora vicino al tempio? Dove sono tuo padre, tua madre? La tua famiglia? Il tuo popolo? Ecc, ecc …

Sicuramente lui fu triste per aver perso anche tutto ciò. Di cosa era assetata la sua anima? Forse di tornare dai suoi? Di rivivere il suo amato popolo? No. Il levita disperava di essersi separato da Dio e la sua anima era assetata di Dio. Soltanto di Dio. In altre parole quest’uomo era depresso perché non riusciva ad avere il suo Dio!

Continuo a realizzare in modo ancora più vivido che la mia condizione spirituale rispetto a quella del levita non solo non sia migliore, ma decisamente peggiore! Se un giorno io dovessi sperimentare una depressione, vorrei che fosse come quella di quest’uomo, di tipo spirituale, che riguarda io e Dio, non soltanto qualcosa di personale e terreno.

Vorrei desiderare Te, vorrei rendermi conto anche nella prova che Tu sei la cosa più preziosa che non posso perdere e dalla quale non posso separarmi!

Spesso si pensa che è più facile desiderare Dio in circostanze difficili, ma non è sempre così; anzi, spesso le circostanze difficili ci allontanano ancora di più, specialmente se la realtà di Dio non è forte nella propria vita già prima che arrivi la difficoltà.

Salmo 42:8 “Il SIGNORE, di giorno, concedeva la sua grazia, e io la notte innalzavo cantici per lui come preghiera al Dio che mi dà vita.

Il levita stava bene, non viveva circostanze difficili, eppure di notte innalzava cantici a Dio; desiderava vivere Dio come se fosse la cosa più preziosa a cui pensare, e credo che fu proprio questo a permettergli poi nella prova di desiderare Dio in modo insistente ed esistenziale.

Facciamo in modo che anche per noi Dio sia la cosa più preziosa. Consultiamolo nella nostra quotidianità, non per risparmiarci i duri colpi dei nemici, ma per sperimentare la Sua fedeltà ed affrontare ogni cosa con Lui. Se Dio è al primo posto nella nostra quotidianità, non saremo presi alla sprovvista quando arriva la prova.

Sono convinto che sarai un testimone efficace se desideri Dio anche quando perderai una Sua benedizione, e ti chiederanno: “Dov’è adesso il tuo Dio?”

Il nemico potrà ridere, ottenere successo apparente e credere di essere il vincitore; vedrà che sarai senza benedizioni di Dio, privato di qualsiasi cosa di terreno. Ma tu potrai essere come il levita! La tua fede e la tua speranza di ritornare a celebrare il tuo Salvatore rimarranno, e saranno una  testimonianza che umilierà i tuoi nemici.

Chiediamoci ancora una volta: chi o qual è il tesoro sul quale si focalizza di più la mia vita in questo momento? Non rilassiamoci per il fatto che non abbiamo nessun nemico che ci chiede: “Dov’è il tuo Dio?” La nostra passione per Dio non deve affievolirsi.

Quando si osserva una partita di calcio si notano subito i giocatori che subiscono più falli: innanzitutto sono quelli che giocano e non quelli in panchina, e poi i più forti, i più fastidiosi per gli avversari. Facciamo parte dell’esercito di Dio, e similmente al calcio, i combattenti più attaccati e presi di mira sono quelli più forti e resistenti. Più vengono attaccati e più imparano a resistere.

Allo stesso modo anche osservando la chiesa perseguitata, notiamo che più viene attaccata, più si fortifica e più cresce. C’è qualcosa che va detto e che va oltre la nostra resistenza e la forza: noi la partita la vinceremo comunque.

Possiamo solo scegliere come: da panchinari e credenti paurosi o da campioni e seguaci coraggiosi?

Quando a Cristo viene chiesto: dov’è il tuo Dio?

Possiamo comunque essere certi che non verremo attaccati a tal punto da essere messi fuori gioco per tutta la vita, perché abbiamo un capitano formidabile che è con noi: Cristo.

Lui solo basterebbe ed è in grado di vincere da solo, ma gioisce quando siamo coinvolti. Ricordiamoci che anche Lui è stato attaccato dal nemico!

Il salmista è stato umiliato dai nemici con questa domanda satirica:  Dov’è il tuo Dio? Lui sicuramente si chiedeva la stessa domanda. Si sentiva abbandonato.

Salmo 43:2 “Tu sei il Dio che mi dà forza; perché mi hai abbandonato?”

Sappiamo che non lo era! Sappiamo che Dio non abbandona mai i Suoi figli, non può! L’ha promesso!

Giovanni 6:39 “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno.”

Per far sì che questa promessa fosse stabile, ha dovuto fare un eccezione… Ha dovuto abbandonare un figlio, il capitano di cui parlavo prima, Cristo. Egli alla Croce si trovava in una circostanza molto simile a quella del levita: lontano dal tempio, lontano dalla casa del Suo Dio, fuori Gerusalemme, circondato da nemici che gli chiedevano lo stesso tipo di domanda, in altre frasi, ma dello stesso tono:

Matteo 27:43-44 “ Si è confidato in Dio: lo liberi ora, se lo gradisce, poiché ha detto: “Sono Figlio di Dio”». E nello stesso modo lo insultavano anche i ladroni crocifissi con lui.”

In altre parole fu deriso con lo stesso tipo di domanda: Dov’è il tuo Dio? Il levita non sopportava questa domanda, neanche Gesù. Il levita si chiedeva:  “Signore, perché mi hai abbandonato?” Anche Gesù l’ha chiesto.

Noi sappiamo che il levita si sbagliava, infatti la Bibbia insegna che Dio non abbandona i Suoi figli. Gesù invece non si sbagliava. Addirittura lo gridò a gran voce davanti a tutti, nemici e amici, e aveva tutte le ragioni, le basi teologiche per essere certo di quello che affermava: il suo Dio l’aveva abbandonato! Anzi, a dire il vero aveva pure Dio contro in quel momento. Questo è il paradosso di tutti i tempi.

Dov’è il tuo Dio?

Cosa possiamo rispondere ai nostri nemici se non che Dio non ci ha abbandonati, perché Suo figlio è stato abbandonato al posto nostro? Cristo guardò la gloria che gli era posta davanti.

Proprio come Cristo anche noi possiamo guardare alla gloria che ci aspetta, come disse il levita: “io lo celebrerò ancora!”. Dio vuole forgiarci per darci poi la possibilità di tornare a celebrarLo, più forti e consapevoli della Sua fedeltà, certi che un giorno Lo celebreremo con corpi gloriosi nel Suo regno.

Quanto desideri Dio? Quanto ti manca?

I tuoi nemici potranno notare che desideri Dio come lo si notava nella vita del levita? Ripetiamo alla nostra anima più volte la promessa del Signore: Dio è il nostro Dio e il nostro Salvatore che un giorno vedremo.

Se vi sono dei desideri forti, per qualcosa di terreno e vano, che occupano il primo posto nel nostro cuore chiediamo a Dio di abbatterli. Chiediamogli di togliere i desideri da ciò che è vano e terreno. Proprio come la cerva assetata, possiamo vedere in Dio quell’unica acqua che può dissetare la nostra anima quando diventa arida.

Dov’è il tuo Dio? Possa questa domanda aiutarci a cercare e celebrare io nostro Dio, nostro Salvatore.

Amen.

Follow us: