Al momento della mia conversione a 13 anni ho fatto una forte e potente esperienza con lo Spirito Santo che ha riempito il mio cuore con una gioia e con l’amore di Dio in un modo mai vissuto prima. Ho sperimentato un calore invadere il mio corpo e ho pianto di gioia.

Con il passare degli anni ho però dovuto rendermi conto che, sebbene tutti ricevano lo Spirito Santo al momento della conversione, non tutti fanno una simile intensa esperienza a livello emotivo con lo Spirito Santo. E purtroppo anche i miei studi di teologia mi hanno portato a sviluppare un certo scetticismo nei confronti delle manifestazioni dello Spirito Santo.

È vero, ci sono stati abusi, ci sono pericoli, ma non è forse così che spesso la paura di cadere in un entusiasmo esagerato e incontrollato ci limita nello sperimentare la realtà e la potenza dello Spirito Santo nella nostra vita, come l’hanno sperimentata i primi discepoli?

Contesto storico

Gesù ha trascorso 3 anni con loro, ha insegnato e ha mostrato il Regno di Dio in teoria e in pratica, cioè con segni e miracoli. Ha sempre detto che un giorno lui se ne sarebbe andato ma che avrebbe mandato lo Spirito Santo. Così avvenne dieci giorni dopo il suo ritorno al Padre e 50 giorni dopo la sua risurrezione, ovvero dopo la Pasqua.

Per i Giudei la Pentecoste era una festa per celebrare la consegna del patto che fu dato a Mosè sul Monte Sinai dopo che Dio ebbe liberato Israele dalla schiavitù in Egitto. Per noi oggi è invece una festa in ricordo di ciò che è descritto in Atti 2, quando lo Spirito Santo discese sui discepoli riuniti a Gerusalemme.

Atti 2 è il momento dell’adempimento della promessa di Gesù e delle profezie dell’AT:

Io infatti spanderò le acque sul suolo assetato e i ruscelli sull’arida terra; spanderò il mio Spirito sulla tua discendenza e la mia benedizione sui tuoi rampolli; (Isaia 44:3)

Dopo questo, avverrà che io spargerò il mio Spirito su ogni persona: i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri vecchi faranno dei sogni, i vostri giovani avranno delle visioni. Anche sui servi e sulle serve, spargerò in quei giorni il mio Spirito. (Gioele 2:28-29)

Cosa è successo da Pentecoste a oggi?

A parte gli insegnamenti che troviamo nel Nuovo Testamento, possiamo leggere nei testi dei Padri della chiesa come nei primi secoli loro ancora vivevano, praticavano e insegnavano la necessità di ricevere e di essere riempiti con lo Spirito Santo e l’importanza di viverlo ogni giorno. Anche se ognuno con le sue sfaccettature…

Col tempo la fede è però stata sempre più istituzionalizzata e così facendo anche il ricevere lo Spirito Santo è stato rinchiuso in una serie di atti liturgici come il battesimo e la confermazione (cresima) che nella dottrina cattolica segna la discesa dello Spirito Santo sul credente.

Quasi mille anni dopo, con la Riforma protestante, la chiesa è stata risvegliata dal suo letargo spirituale, ci fu una nuova scoperta dei valori e delle verità bibliche. Anche i Riformatori erano però figli del loro tempo, erano cresciuti da cattolici e come tali molte cose non le hanno riformate. Anzi, quasi in reazione alla liturgia cattolica, hanno iniziato ad insegnare che i doni dello Spirito Santo (profezia, parlare in lingue, guarigioni…) e i miracoli sono cessati con la conclusione del canone biblico (teologia del cessazionismo).

La Riforma ha portato a una purificazione della dottrina, ma non ha riformato il modo di vivere lo Spirito Santo. Fu soprattutto con i grandi risvegli che avvennero tra il 1700 e il 1800 che tornarono a presentarsi diverse manifestazioni dello Spirito Santo con segni e miracoli. Fino ad arrivare agli inizi del 1900 con la nascita del movimento pentecostale che mise un forte accento sulla necessità di sperimentare un battesimo nello Spirito Santo.

Questo nuovo entusiasmo per l’agire dello Spirito Santo ha portato a esclusioni, accuse di eresia, ecc. che comunque non sono riuscite a fermare questo movimento in cui folle sempre più grandi si riunivano e venivano toccate dallo Spirito Santo.

Se da una parte è sbagliato mettere tutta l’enfasi solo sulla giustificazione tramite Cristo per fede, senza tener conto della potenza dello Spirito Santo nella nostra vita, è altresì sbagliato mettere tutta l’enfasi solo sulle manifestazioni dello Spirito Santo (miracoli, profezie, esperienze soprannaturali), a scapito del seguire Cristo, il suo esempio e il suo insegnamento che troviamo nella sua Parola.

Ciò che possiamo imparare dalla storia è che Dio non si lascia inscatolare e che quando la sua Chiesa cade in un estremo, suscita delle persone che riscoprono gli importanti valori che sono andati perduti o che sono stati trascurati, per riportare poi la Chiesa in un sano equilibrio.

Qual è il punto?

Dobbiamo stare attenti che il nostro modo di voler inserire la Scrittura in un sistema dottrinale non ci porti a costruire muri, piuttosto che ponti. Ciò che più mi tocca di quanto successe alla prima Pentecoste è che, quando lo Spirito Santo discese sui primi discepoli, l’effetto fu di creare un ponte tra tutte le persone di diversa origine che erano presenti:

E tutti stupivano e si meravigliavano, dicendo: … li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue. (Atti 2:7.11)

Il risultato di questo riversamento dello Spirito Santo sui primi discepoli fu notevole, circa 3000 persone si pentirono dei loro peccati, si convertirono e si lasciarono battezzare dopo aver ascoltato la potente predicazione dell’Apostolo Pietro.

I risultati o i frutti nella vita di un credente che si lascia riempire e trasformare dallo Spirito di Dio sarà sempre una più profonda e intima relazione con Gesù che, come possiamo vedere dalla vita degli Apostoli dopo Pentecoste e dalle loro varie lettere, si manifesta in:

  • una potenza soprannaturale per il ministero
  • una forte crescita nella santificazione (frutto dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo – Galati 5:22)
  • vittoria sul peccato
  • un cuore divino per le persone (perduti, bisognosi, ecc.)
  • capacità di annunciare la Parola di Dio con franchezza

Per vedersi manifestare queste cose nella nostra vita non basta però aver ricevuto lo Spirito Santo al momento della conversione o aver sperimentato un battesimo nello Spirito Santo. L’esortazione biblica è chiara: siate ricolmi di Spirito! Sempre di nuovo!

I requisiti per essere riempiti dello Spirito Santo

Il Nuovo Testamento ci fa capire chiaramente che non è tanto importante il come e il quando abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, ma l’importante è che questo incontro con lo Spirito Santo sia avvenuto e che la relazione con lui venga curata.

Un requisito basilare per poter ricevere e per poter essere poi riempiti dallo Spirito Santo è la conversione, che è anch’essa già opera dello Spirito Santo e che consiste in:

  • convinzione di peccato
  • spinta al pentimento come risposta alla grazia di Dio
  • nuova nascita (opera rigeneratrice di Cristo, nuova creatura)

La teologia evangelica classica spiega che a questo punto, quando una persona risponde con fede all’intervento dello Spirito Santo, automaticamente lo Spirito Santo entra nella vita del nuovo credente, gli dona una nuova vita spirituale, lo purifica e gli dona un’evidente rottura con la potenza e l’amore per il peccato. E questo senza che sia necessaria una seconda esperienza particolare.

Nella teologia pentecostale si insegna invece che, oltre a ricevere lo Spirito Santo al momento della conversione, sia da ricercare il battesimo nello Spirito Santo come avvenimento susseguente alla conversione, per poter sperimentare la sua potenza e la sua particolare benedizione nella vita cristiana.

Se siamo stati riempiti dallo Spirito Santo al momento della conversione, ma poi non gli permettiamo di permeare tutta la nostra vita, è inutile e non potrà diventare la potenza che trasforma la nostra vita come invece dovrebbe. Ma anche se sperimentiamo un battesimo nello Spirito Santo come esperienza potente e soprannaturale, ma questa resta poi solo una bella esperienza per l’edificazione personale, non servirà all’edificazione del Regno di Dio.

In entrambi i casi il dono dello Spirito Santo ha bisogno di essere sempre di nuovo ravvivato, come scrive Paolo a Timoteo:

Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti ci ha dato uno Spirito non di timidezza, ma di forza, di amore e di autocontrollo. (2 Timoteo 1:6-7)

A prescindere dalla nostra teologia, se vogliamo sperimentare lo Spirito Santo in modo concreto, questi sono i passi necessari:

  1. Dobbiamo dapprima renderci conto del nostro stato di bisogno, della nostra inadeguatezza personale nella nostra vita cristiana. Solo se riconosciamo la nostra indifferenza, la nostra mancanza di fede, la nostra carenza di potenza, ecc., saremo in grado di apprezzare ciò che Gesù fa per noi quando ci riempie con il suo Spirito.

Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! (Luca 11:13)

  1. Poi dobbiamo avere un desiderio profondo di veder cambiata la nostra situazione. Ovvero dobbiamo sviluppare una sincera fame di voler essere dei cristiani vittoriosi. Questo presuppone che non siamo soddisfatti dello status quo, che ci rendiamo conto del bisogno che abbiamo di crescere ulteriormente.

Ricercate l’amore e desiderate ardentemente i doni spirituali, principalmente il dono di profezia. (1Corinzi 14:1)

  1. Infine dobbiamo avere il desiderio di onorare Dio con le nostre vite e di metterle al suo servizio. L’esperienza della presenza dello Spirito Santo non deve essere limitata ad una gratificazione personale. È nel portare frutto e nel vivere una vita vittoriosa che Dio è glorificato, onorato e compiaciuto e che noi di conseguenza veniamo edificati.

A riguardo l’evangelista Billy Graham disse:

Ritengo che sia una perdita di tempo per noi cristiani ricercare una potenza che non abbiamo intenzione di utilizzare. Perché chiedere potenza nella preghiera se non preghiamo, forza nel testimoniare se non testimoniamo, potenza per santificarci se non proviamo nemmeno a vivere una vita santa…?

Applicazione

La vita è dura e il diavolo è cattivo! Ma Dio non vuole solo vederci sopravvivere a stento, vuole vederci vivere la nostra vita cristiana con gioia e con successo.

Gesù parlando della differenza tra lui che è il buon Pastore e il diavolo disse:

Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io son venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. (Giovanni 10:10)

Io non desidero accontentarmi dello status quo, sono convinto che Dio abbia in serbo ancora di più per la mia, per la nostra vita, di quanto già sperimentiamo adesso. Che Dio voglia veder crescere ancor di più la testimonianza della nostra chiesa e, perché no, che possiamo sperimentare segni e miracoli anche noi oggi!

Il mio invito è: permetti a Dio di toccarti profondamente nel modo che lui ritiene essere il migliore per te. Non preoccuparti del voler capire ogni dettaglio o di riuscire a spiegare teologicamente ciò che Dio vuole fare nella tua vita.

Non concentrarti su particolari manifestazioni che vadano oltre il ricevere la sua potenza e il suo amore. Se Dio vorrà che la sua presenza in te sia manifestata in modo particolare, allora lo capirai. Grida a Dio chiedendogli di equipaggiarti di nuovo e da capo, e poi lascia che sia lo Spirito Santo ad agire come e quando lo vuole lui.

È biblico aspettarci di sperimentare un ulteriore passo di crescita rilevante e immediato in vari ambiti della nostra vita cristiana. È forse sbagliato chiedere allo Spirito Santo di riempirci ancora di più? Credo proprio di no!

La nostra parte consiste nell’arrenderci completamente a lui, a riconoscere che senza di lui non siamo nulla. Al resto ci penserà lo Spirito Santo. Chiedi e Dio risponderà come lui meglio ritiene!

Amen

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