di Daniele Scarabel

Mentre Gesù parlava ancora alle folle, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli.  47 E uno gli disse: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti».  48 Ma egli rispose a colui che gli parlava: «Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?»  49 E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!  50 Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre». (Matteo 12:46-50)

Nei capitoli 11 e 12 di Matteo ci troviamo circa a metà del ministero di Gesù e possiamo vedere una crescente opposizione nei suoi confronti. Gesù stava portando la salvezza e la gente si opponeva. C’erano persone stupite e incuriosite, ma che ancora non erano pronte ad accettare la sua identità messianica e altre che lo odiavano apertamente.

Quest’ultimo frammento del capitolo 12 ci mostra che c’erano però anche persone che hanno risposto positivamente a Gesù, che hanno riposto la loro fede in Lui, anche se i suoi stessi famigliari ancora non lo avevano accettato.

Le nostre responsabilità

Mentre Gesù parlava ancora alle folle, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli. E uno gli disse: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti». Ma egli rispose a colui che gli parlava: «Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?» (Matteo 12:46-48)

Mentre Gesù stava predicando, arrivarono la madre e i fratelli di Gesù a cercarlo. Sua madre era l’unica della famiglia a conoscere la vera identità di suo figlio. I fratelli di Gesù invece erano contrari al suo ministero, non gli credevano, anzi credevano che fosse “fuori di sé” (Marco 3:21). Non sappiamo esattamente cosa volessero da lui, ma dal contesto è probabile che volessero che la smettesse di predicare in quel modo creandosi così tanti nemici.

Gesù però, guidato dallo Spirito Santo rispose alla persona che era venuto a chiamarlo: “Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?”. Sembra una risposta a prima vista abbastanza strana, ma con questo Gesù non voleva dire che la sua famiglia non gli importava più o che avesse abolito il quarto comandamento “Onora tuo padre e tua madre” (Esodo 20:12).

Il senso delle sue parole è che se siamo uniti al Padre Celeste nasce una nuova priorità nella nostra vita che mette Dio al primo posto, prima di qualsiasi altro legame terreno. La seconda conseguenza è che, se abbiamo una relazione profonda e intima con il Padre Celeste, avremo anche il desiderio di trasmettere tutto l’amore di Dio all’interno delle nostre relazioni terrene, iniziando dal nostro partner e i nostri figli.

Anche Paolo sottolinea molto chiaramente questo nostro dovere cristiano dicendo:

Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore di un incredulo. (1Tim 5:8)

Non voglio ora ricordarvi nel dettaglio tutte le esortazioni che troviamo nel Nuovo Testamento riguardo il nostro ruolo di mariti e di mogli, di genitori e di figli, ma credo che ogni tanto ci farebbe bene ripassare ciò che la Bibbia dice a riguardo.

Nell’ultimo anno sono rimasto abbastanza turbato scoprendo quante coppie e famiglie della nostra chiesa hanno seri problemi. Ma ciò che mi ha ancora più turbato è stato vedere come spesso le persone in crisi non cercano aiuto e si rassegnano a vivere una vita o un matrimonio insoddisfacente, o se chiedono aiuto lo fanno quando è toppo tardi.

C’è tanta, troppa paura di essere giudicati, di perdere la faccia o di essere messi da parte se si ammette di avere delle debolezze o dei problemi. Vedo persone che si ritirano dalla comunione con i fratelli o che domenica dopo domenica si mettono una maschera per non far vedere che hanno dei problemi, precludendosi la possibilità di fare agire lo Spirito Santo nelle loro vite.

Lo stesso discorso lo potrei fare anche per chi ha difficoltà nel gestire i propri figli, per chi lotta nel segreto con tentazioni che lo portano a cadere sempre di nuovo nel peccato, per chi soffre per problemi emotivi o fisici e non osa condividerli o per chi vede che la sua relazione con Dio si sta raffreddando e non ha il coraggio di chiedere aiuto…

Cari fratelli e sorelle, non è questa la vita in abbondanza che Gesù Cristo è venuto a portarci. Quando Gesù Cristo entra nella nostra vita desidera trasformarci e agire nei nostri cuori.

In questo episodio della vita di Gesù vediamo come sua madre, ma soprattutto i suoi fratelli, non avevano ancora permesso a Gesù di essere il signore delle loro vite. Lo vedevano come figlio e fratello secondo il legame famigliare terreno, ma non ancora come colui che voleva trasformare le loro vite.

La mia domanda è: in che rapporto sei al momento con Gesù? Sei come i suoi fratelli terreni che pensavano stesse esagerando e che cercavano di farlo tacere? Stai cercando di ignorare ciò che ti sta dicendo di fare nella tua vita o sei un discepolo che gli permette di agire e di trasformare il tuo cuore?

Mi rendo conto che mettere la nostra vita nelle mani di Gesù può essere rischioso. Può essere che ti chieda di cambiare qualcosa nella tua vita quotidiana, che ti chieda di assumerti le tue responsabilità come marito e capo famiglia o come moglie, le tue responsabilità come genitore o come figlio, amico, fratello o qualunque altra cosa Gesù ti voglia chiedere.

Ma se non permettiamo a Gesù di parlarci ogni giorno nella nostra vita, anche là dove le cose stanno andando avanti nello stesso modo da anni e magari ci siamo abituati, non siamo tanto diversi dai fratelli di Gesù che stanno fuori dalla casa chiedendogli di uscire e di smetterla di raccontare tutte quelle cose sul regno di Dio.

Non temere di essere giudicato o di perdere la faccia se ammetti le tue difficoltà. Nessuno di noi ha la vita, il matrimonio e la famiglia perfetta. Siamo tutti nella stessa barca o per usare un’immagine del nostro Signore: siamo tutti nella stessa famiglia!

La chiesa – la mia famiglia?

E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! (Matteo 12:49)

Che privilegio, essere parte della famiglia di Gesù! La chiesa non è come una famiglia; è una famiglia! Questa realtà viene però purtroppo dimenticata nelle nostre comunità. Parliamo della chiesa come una famiglia, ma lo viviamo e sperimentiamo davvero?

Possiamo essere in una comunità di 60-70 persone e sentirci soli e isolati. A meno che non decidiamo di prendere sul serio le parole che Gesù rivolse un giorno a Pietro:

In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per amor mio e per amor del vangelo, il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna. (Marco 10:29-30)

Questa nuova famiglia spirituale vuole essere di grande benedizione per ognuno di noi, ma per poterlo essere dobbiamo vederla come un continuo dare e ricevere da parte di noi tutti. La chiesa-famiglia può essere d’aiuto a chi è single, come anche a chi è sposato. Permette ai bambini di crescere in un ambiente nel quale più persone si possono assumere il ruolo di genitori.

Non è perfetta – ci sono continui alti e bassi – e come in ogni famiglia a volte si litiga, ci si delude e ci si ferisce. Nonostante tutti i suoi difetti ne vale però la pena di accettare anche i lati poco piacevoli di questa famiglia. Perché se una volta funziona come dovrebbe, diventa una meravigliosa esperienza per noi tutti.

Nel Nuovo Testamento leggiamo come dovrebbe essere la cultura in questa nuova famiglia. Leggiamo che dobbiamo amarci, accoglierci, ammonirci, salutarci, servirci, sopportarci, perdonarci, incoraggiarci e consolarci gli uni gli altri, confessarci i peccati gli uni agli altri e pregare gli uni per gli altri.

La lista è ancora più lunga, ma io voglio chiederti: vorresti far parte di questa famiglia? Il punto è che se tu credi in Gesù Cristo già lo sei! Dobbiamo solo rendercene conto.

Vorrei chiarire un’altra cosa. Tutta la descrizione di come dovrebbe essere la chiesa-famiglia non è rivolta solo a quei credenti ai quali tutto riesce senza problemi e che devono ora preoccuparsi di quelli che purtroppo faticano nella loro vita. Questa descrizione vale per ogni singolo membro della famiglia di Dio.

Non funziona così che qualcuno è sempre dalla parte di chi riceve e gli altri sempre dalla parte di coloro che danno. Non importa quanto maturo sei già nella tua relazione con Dio, quanto hai già sotto controllo il tuo peccato o quanto spirituale sei. Ognuno di noi è in grado di dare, perché ognuno di noi riceve ciò che gli serve da Dio.

In 1 Corinzi 12 Paolo descrive come siamo un solo corpo con molte membra e che:

Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. (1 Corinzi 12:26)

Condividiamo gioie e sofferenze gli uni con gli altri. È qualcosa di molto importante. Purtroppo non sempre questo avviene. Mi rattrista osservare credenti che non sperimentano questa comunione cristiana o che addirittura si ritirano da essa. Quante volte ho dovuto osservare come quando qualcuno più ne avrebbe avuto bisogno, si è nascosto dagli altri. Non è così che la famiglia di Dio è stata pensata.

A volte ci vergogniamo delle situazioni nelle quali ci troviamo, ma non importa se siamo in quella situazione per colpa nostra o di altri, o entrambi, dobbiamo avere il coraggio di fare un passo verso la comunione e cercare aiuto e sostegno. Forse anche tu ti trovi al punto di dover fare un simile passo?

Non è però sempre il problema del singolo che non ha il coraggio di esprimersi e di cercare aiuto. A volte siamo noi cristiani, come comunità, che mostriamo verso l’esterno un’immagine idealizzata: da noi tutto è a posto! Mostriamo al mondo un ritratto di ciò che riteniamo essere normale e se una persona non rientra in questi parametri, la facciamo sentire furi posto.

Non è così che la famiglia di Gesù è stata pensata. Siamo parte della famiglia di Gesù a prescindere che tutto fili liscio nelle nostre vite oppure no. Ciò che ci unisce è il comune desiderio di seguire Gesù e come tali abbiamo accesso a tutta la benedizione di Dio per la nostra vita anche tramite la comunione fraterna.

Vorrei scusarmi e chiedere perdono se noi come chiesa abbiamo mostrato verso l’esterno un’immagine al di sopra dell’ideale, come se qui da noi tutto funzionasse a meraviglia. Chiedo perdono se questa è l’immagine che tu hai avuto della nostra comunità e se questo ti ha fatto sentire mancante.

Vorrei però anche incoraggiarti ad assumersi le tue responsabilità e a dire ciò di cui hai bisogno. Non avere solo aspettative nei confronti degli altri. Anche tu hai qualcosa da dire e da dare agli altri, anche se non tutto sta andando bene nella tua vita. Chiunque di noi che fa parte della famiglia di Dio può portare se stesso nella comunità e coinvolgersi.

Cosa potresti fare concretamente per coinvolgere qualcuno della chiesa in una qualche attività che hai comunque già pianificato? Prendi l’iniziativa!

I veri membri della famiglia

Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre». (Matteo 12:50)

Chi appartiene dunque a questa famiglia di Dio? Chiunque avrà fatto la volontà del Padre che è nei cieli. La domanda sorge spontanea: chi può riuscirci? La volontà di Dio è presentata nella sua parola, che Gesù ci invita ad ascoltare e a mettere in pratica (Luca 8:21). Ma se non ci fosse una via della salvezza nessuno di noi potrebbe riuscirci. Questa affermazione di Gesù diventa un richiamo alla croce, sulla quale Gesù è morto per noi.

La volontà di Dio non è un insieme di regole non relazionali. La sua volontà è che egli sia conosciuto, glorificato e amato. Fare la volontà del Padre è innanzitutto relazionarsi con Lui per grazia attraverso suo Figlio e vivere di questa stretta relazione con Gesù. È rispondere positivamente alla chiamata di Gesù ad entrare nella sua famiglia.

Se tu credi in Gesù Cristo sei già parte della sua famiglia. Il punto è che a volte sperimentiamo la comunione fraterna nella nostra chiesa, mentre altre volte no. Forse no la senti ancora come la tua famiglia o non la senti più come tale perché sei rimasto deluso o ferito.

Quello che vorrei fare ora è invitarvi a dire consapevolmente “sì” alla famiglia che Dio sta creando qui tra di noi. Vorrei farlo chiedendovi di alzarvi in piedi e – se volete – darvi la mano in modo da essere simbolicamente tutti uniti gli uni agli latri e poi io farò una semplice preghiera di ringraziamento. Stringendoci la mano ci diciamo ancora una volta consapevolmente di sì l’uno all’altro come membri della stessa famiglia di Gesù.

Amen

Follow us: