Oggi ci interrogheremo sul tipo di fede che i cristiani devono avere considerando che viviamo in questo mondo ma non siamo di questo mondo, e la domanda alla quale voglio provare a dare una risposta è: i cristiani devono avere una fede cieca, o devono essere dei ciechi che hanno fede?

1. Introduzione

Per affrontare questo argomento ho scelto un personaggio della Bibbia conosciuto come “Il Padre della fede”, cioè, Abramo. In particolare voglio soffermarmi sull’episodio che più lo dipinge come un uomo di fede: quando Dio gli ha chiesto di sacrificare suo figlio Isacco. Penso che tutti conosciamo questa storia che si trova nel libro della Genesi. La moglie di Abramo, Sara, quando rimase incinta, oltre a essere sterile, era anche molto vecchia, e perciò la nascita di Isacco fu un vero e proprio miracolo. La gioia dei genitori deve essere stata immensa, ma questa gioia è improvvisamente scomparsa nel momento in cui Dio ha chiesto ad Abramo di sacrificare il figlio Isacco.

Quando ero un giovane credente di circa 16 anni, interpretavo questa vicenda in maniera completamente diversa da oggi. Credevo che il suo significato fosse quello di credere in Dio al punto di fare tutto quello che ci dice senza nemmeno pensarci sù, anche se ti chiede di uccidere il tuo stesso figlio per mettere alla prova la tua fedeltà, tu devi farlo! Credevo che questa fosse la vera fede, nessuna domanda, Dio dice e noi ubbidiamo! Fedeli, senza compromessi, senza se e senza ma! Credevo che la grandezza della fede di Abramo fosse nella sua capacità di chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie e fare quello che Dio gli aveva ordinato anche se andava contro ogni logica.

Poi il 17 giugno 2010 è successo qualcosa che ha completamente sconvolto il mio modo di vedere le cose, sapete cosa è successo? È nata nostra figlia Emma. Ho così scoperto cosa significa amare una figlia, e questo ha messo in crisi le mie convinzioni. Ho cominciato a chiedermi come fosse possibile che Dio chieda di sacrificare un proprio figlio. In me c’era un enorme conflitto, da una parte capivo il fatto di mettere Dio al primo posto, dall’altra però mi domandavo per quale motivo un Dio d’amore, che vuole il nostro bene, dovrebbe chiedere una cosa simile ad un Padre. C’era qualcosa che mi sfuggiva e non riuscivo a risolvere questo conflitto. Durante i miei studi ho però avuto l’occasione di tornare nuovamente sulla storia di Abramo, e studiandola a un certo punto le cose mi sono diventate chiare, il mio punto di vista è cambiato e oggi voglio provare a spiegarvelo. A questo scopo devo però fare una panoramica di alcuni eventi importanti della vita di Abramo, cominciando perciò dall’inizio.

2. La fede di Abramo

Se avete la Bibbia potete seguirmi a partire dal capitolo 11 della Genesi, è qui che inizia la storia di Abramo. Non la guarderemo tutta perché ci vorrebbe troppo tempo, ma mi soffermerò solo su alcuni punti che sono importanti per la nostra riflessione.
Il Padre di Abramo, che si chiamava Tera, prende Abramo, con sua moglie Sarai, e prende anche suo nipote Lot, figlio del fratello di Abramo. Con loro esce dal paese di Ur dei Caldei, che era un paese pieno di idoli, per andare verso Canaan, quella che come vedremo dopo è la terra promessa. Partono, ma non arrivano fino a Canaan, perché si fermano e soggiornano a Caran. Qui, successivamente morirà il padre di Abramo, Tera. A questo punto succede una cosa straordinaria: Dio parla ad Abramo. Non è un pensiero, non è una sensazione, ma una chiara voce udibile. E questa voce dice «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; 2 io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. 3 Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen. 12:1-3). E così Abramo fa esattamente come Dio gli ha comandato, e parte con sua moglie verso la terra promessa, e anche Lot va con loro.

Quando Abramo arriva a Canaan vede che il paese è occupato dai Cananei e così succede la seconda cosa straordinaria: il Signore appare ad Abramo e egli
ribadisce la promessa. inoltre gli dice anche che gli avrebbe dato, a lui e alla sua discendenza, la terra di Canaan.

Dopo un po di tempo, dal versetto 10 del capitolo 12, arriva una carestia nel paese e Abramo cosa decide di fare? Confida nella promessa di Dio? No! Decide di trovare da solo una soluzione e va in Egitto. Come sappiamo qui accadono diverse cose spiacevoli, fino a quando viene cacciato e rispedito in Canaan.
Poco dopo, nel capitolo 13, dal versetto 14, troviamo la separazione tra Lot e Abramo e dopo questo fatto Dio parla nuovamente ad Abramo, e cosa gli dice? Conferma ancora una volta che tutta la terra di Canaan sarebbe stata sua e della sua discendenza. E non solo, Dio dice anche ad Abramo che la sua discendenza sarebbe stata come la polvere della terra, cioè, innumerevole!

Dopo questa promessa accadono ancora diverse cose fino a che Dio si rivolge nuovamente in visione ad Abramo, al capitolo 15, dicendogli che non deve temere e che in base alle promesse già ricevute la sua ricompensa sarà grande. Però a questo punto succede qualcosa di particolare, per la prima volta Abramo ha il coraggio di alzare la mano e dire qualcosa a Dio. Infatti dovete sapere che Abramo aveva ormai più di 70 anni e che la moglie Sarai era sterile, così Abramo in poche parole dice a Dio: Ma scusa, non mi hai dato un figlio fino ad ora com’è possibile che avrò una discendenza? Così Abramo propone a Dio di prendere come erede il figlio partorito da una delle sue serve. Vedete cosa sta facendo Abramo?  Sta dubitando, sta cercando una soluzione alternativa perché quello che Dio gli sta promettendo sembra umanamente impossibile. Ma Dio risponde con un secco “No!” e ribadisce che il suo erede sarà veramente suo figlio e non il figlio di qualcun’altro. E dopo questo discorso, capitolo 15 versetto 5, Dio ribadisce: «Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare». E soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Abramo credette a questa promessa e Dio la confermò ulteriormente attraverso un patto che potete leggere in Genesi capitolo 15.

Dopo tutto questo, la moglie di Abramo, che era convinta di essere sterile, spinge il marito ad avere rapporti sessuali con una sua serva, così che la serva potesse dare finalmente un figlio ad Abramo e perciò una discendenza, siamo al capitolo 16. Ancora una volta vediamo il tentativo di trovare una soluzione alternativa, perché la promessa di Dio appare impossibile ai loro occhi. Perciò invece di aspettare e riporre la propria fiducia in Dio, hanno pensato bene di trovare loro una soluzione al problema. Così Abramo si unisce sessualmente ad Agar da cui nasce il figlio Ismaele.

Questo però non era il piano di Dio, e infatti, quando Abramo arriva all’età di 99 anni, siamo al capitolo 17, Dio gli appare e ancora una volta ribadisce la promessa dicendo «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai [lett. nobiledistinta]; il suo nome sarà, invece, Sara [lett. principessa]. Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio, la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei» (v. 15) per l’ennesima volta Dio conferma la sua promessa iniziale, e lo sta facendo a un uomo di 99 anni e a una donna che non aveva più il ciclo ormai da molto tempo, come è scritto al capitolo 18 versetto 11.
Però, quello che Dio decreta è destinato a compiersi, e infatti, come tutti sappiamo, dalla relazione fra Abraamo e Sara nacque Isacco.

Eccoci finalmente al punto da dove ho cominciato. Al capitolo 22 della genesi troviamo il racconto dell’ubbidienza di Abraamo che arriva fino al punto di impugnare il coltello e stendere la mano su suo figlio Isacco per ucciderlo, e quì, come sappiamo, Dio lo blocca e gli procura un montone da sacrificare al posto del figlio.

Ora, se guardiamo a questa panoramica che ho fatto della vita di Abramo, cosa notiamo? Cosa salta subito all’occhio? Il quantitativo di volte in cui Dio ha ribadito la sua promessa. Ogni volta in cui Abramo ha dubitato, Dio ha confermato nuovamente le promesse.

3. Fede o credulità?

Perciò, quando Dio chiese ad Abramo di sacrificare suo figlio Isacco, non gli stava chiedendo di uccidere qualcuno a caso. Gli stava chiedendo di sacrificare il figlio della promessa. Per anni Dio ha detto ad Abramo: in questo figlio avrai una discendenza come la sabbia del mare, in questo figlio avrai una discendenza come le stelle del cielo, ecco, ora che è nato, puoi ucciderlo. Se noi guardiamo unicamente a questa richiesta, Dio può apparirci come schizofrenico, c’è veramente da diventare matti. Eppure Abramo fa esattamente come Dio gli ha detto. Possiamo immaginare la sofferenza che avrà dovuto affrontare come padre,
ma allo stesso tempo non troviamo nessuna contestazione da parte di Abramo verso Dio, come è invece successo in passato. Ci troviamo davanti ad un Abramo cambiato, cosa gli è successo? È diventato insensibile? È diventato una marionetta? La sua è una fede cieca, che non fa domande, non si pone quesiti, che accetta e basta? La risposta a questa domanda la troviamo in Ebrei 11:17-19:

«Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. Eppure Dio gli aveva detto: «È in Isacco che ti sarà data una discendenza». Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione.»

Tutta l’esperienza che Abramo ha fatto con Dio lo ha portato al punto di riconoscere la propria cecità! Abramo aveva capito che se Dio dice qualcosa, allora quella cosa è vera, andrà esattamente in quel modo, anche se ai nostri occhi sembra impossibile, assurda, irrealizzabile. Perciò se Dio aveva detto ad Abramo che in Isacco avrebbe avuto una discendenza allora così sarebbe stato, anche se Dio gli stava dicendo di sacrificarlo. Abramo cambiò mentalità, non pensò più che le cose che gli venivano chieste fossero impossibili, ma cominciò a credere che Dio avrebbe fatto l’impossibile, ovvero che avrebbe fatto risorgere suo figlio. Finalmente si fida della promessa che Dio gli ha fatto da principio, fino ad allora ha sempre avuto delle riserve, ora ha invece compreso che ciò che Dio promette si realizzerà, anche se noi non vediamo come sia possibile. In poche parole Abramo ha smesso di basarsi sul proprio intendimento, ha riconosciuto che la sua vista è limitata rispetto a quella di Dio, e allora si è fidato.

Perciò Dio non si diverte a domandare ai padri di sacrificare i propri figli, questa richiesta era specifica per Abramo,
ma perché a lui aveva anche fatto delle promesse bene specifiche.
Dio provò la fede di Abramo per vedere, non tanto la disponibilità a sacrificare un figlio, ma se la fiducia di Abramo era riposta finalmente nella promessa di Dio.

Abramo era arrivato a dire: Ho capito che non capisco. La sua fede nasce dalla consapevolezza dei propri limiti. Abramo è come un cieco che ha fede.

Quale è la particolarità di una persona cieca? È quella di non poter vedere il mondo che la circonda. Ci deve perciò essere qualcuno che la conduce e le indica i passi da fare. La persona cieca con il tempo imparerà a riconoscere l’ambiente in cui vive. Nella propria abitazione saprà muoversi in modo naturale senza nessuna difficoltà, memorizzando i percorsi saprà uscire di casa e superare ostacoli come gradinate, strade e tutto quello che si può trovare nel mondo esterno. Però una persona che nasce cieca, per fare questo deve affidarsi a qualcuno, deve riporre la propria fiducia in un’altra persone che a differenza di lei è in grado di vedere. Se non farà così, allora andrà avanti a tastoni e si farà ripetutamente male sbattendo contro le cose. Dopo molto tempo potrebbe anche imparare a muoversi bene all’interno del proprio appartamento, ma non appena è costretta ad andare in un luogo sconosciuto, ecco che ha nuovamente bisogno di qualcuno che la conduce.
La stessa identica cosa la possiamo dire della nostra vita con Dio. Dobbiamo riconoscere che il suo sguardo scruta cose che a noi sono impossibili da vedere. Dio sa esattamente quale è la strada migliore per noi, vede il futuro, vede il passato, conosce i pensieri degli uomini, sa esattamente quali sono i piani di satana. Davanti a Dio noi siamo come ciechi e perciò la cosa più saggia che possiamo fare è stendere la nostra mano per afferrare quella di Dio e lasciarci guidare da lui.

Questo è esattamente quello che ha fatto Abramo, ha capito che le vie e i pensieri di Dio sono molto più alti delle nostre vie e dei nostri pensieri (Is. 55:9).

4. Vivere come ciechi

Cosa significa concretamente per noi oggi vivere come ciechi che hanno fede? Significa accettare le verità e le promesse di Dio e agire in modo coerente ad esse. La Parola di Dio ci indica spesso una direzione che è in contrasto con quello che il mondo pensa o con quello che normalmente faremmo, in quel caso abbiamo due possibilità: 1) Ignoriamo quello che Dio ci sta dicendo, e così finiremo per andare a sbattere come ciechi senza guida 2)
Oppure afferriamo con piena fiducia la mano di Dio sapendo che le sue vie e le sue promesse sono perfette anche quando a noi sembra il contrario.

Ipotizziamo che un fratello della chiesa ti abbia fatto un torto, non è un’ipotesi così assurda. Anzi, ipotizziamo che ti abbia fatto più torti ripetutamente e così ogni volta che incontri questa persona, senti il nervosismo che sale. Così capita spesso che ti trovi a sfogare questi sentimenti parlandone con altre persone, fino a quando un altro fratello ti dice «Ma hai provato a dire a questa persona come ti ha fatto sentire con il suo comportamento?». E così dentro la nostra testa partono le giustificazioni: Meglio lasciar perdere tanto non capirebbe ugualmente, cosa cambia tanto ormai è fatto così. Oppure troviamo delle strade alternative: per questa volta va bene poi se capita ancora glie ne parlo, pregherò per lui che possa rendersi conto da solo, ecc. ecc. Avere una fede come quella di Abramo significa però lasciare da parte tutte queste logiche umane e affidarsi a quello che Dio dice, ovvero che dobbiamo cercare il perdono e la riconciliazione. Il Signore ci insegna a perdonare chi ci ha fatto dei torti e ad affrontare i problemi con i nostri fratelli, anche se questo può apparirci come qualcosa di troppo difficile, ma se ci fidiamo di Dio allora ne avremo grandi benedizioni.

Questo significa essere ciechi che hanno fede, riconoscere che la nostra vista è limitata al confronto di quella di Dio e decidere perciò di fidarci della sua parola.

Per concludere voglio leggere una lista con alcune di queste verità, o promesse, che già ci appartengono anche se ancora viviamo in questo mondo. La fede consiste nel credere che queste cose sono vere e sono il meglio per la nostra vita, anche se tutto attorno a noi vuole convincerci del contrario.

    • Ricevi nella misura in cui dai (2 Cor. 9:6-10).
      La paura ci spinge a conservare gelosamente ciò che abbiamo, mentre Dio ci invita a dare generosamente perché questo sarà di grande benedizione per noi stessi.
    • Se ti abbassi sarai innalzato (Lu. 18:14).
      In questo mondo si fa a gomitate per essere i migliori, mentre Dio ci invita ad essere umili e ad agire nel segreto e allora sarà lui stesso a innalzarci.
    • Sei necessario/a allo sviluppo della chiesa (1 Cor. 12:21).
      Anche se pensi di non avere niente da dare alla chiesa, Dio dice che il tuo contributo è fondamentale. Egli ha un posto giusto per te all’interno della comunità.
    • Niente può separarti dall’amore di Dio (Ro. 8:38).
      Non esiste peccato troppo grande in grado di superare l’amore che Dio ha per noi. Non dobbiamo più vivere nella paura del rifiuto.
    • Anche se come credente fallisci, vivrai con Dio in eterno (1 Tess. 5:10).
      I tuoi fallimenti non determinano la tua posizione di figlio o figlia di Dio, perciò se fallisci, vai avanti, continua a camminare invece di fermarti. Credi e agisci di conseguenza!
    • Dio ti ha già dato tutto quello che ti serve per vivere una vita come piace a lui (2 Pt. 1:3).
      Non aspettare qualche esperienza particolare per vivere una vita al servizio di Dio, comincia ad usare ciò che lui ti ha già dato!
    • Con Cristo puoi affrontare qualsiasi sfida della vita (Fili. 4:13).
      Non farti abbattere dalla grandezza delle sfide che devi affrontare, colui che ha vinto il mondo, è al tuo fianco. Vai avanti con perseveranza.

Come a ciechi che non sanno dove andare, le verità di Dio ci indicano la giusta via da percorrere. I rumori attorno a noi potrebbero spingerci a cambiare direzione, gli odori potrebbero farci pensare che non stiamo andando nella direzione giusta, la sensazione di caldo o di freddo potrebbero farci credere che ci troviamo nel posto sbagliato. Eppure, se la nostra mano è ben stretta in quella di Dio, possiamo essere certi che ci troviamo nel posto giusto. Amen!

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