Quando alcune settimane fa stavo preparando la predica per Pentecoste, una delle cose che più mi è saltata all’occhio del racconto di ciò che successe a Pentecoste quando lo Spirito Santo discese sui discepoli, è stato il miracolo che tutte le persone lì riunite, anche stranieri da 15 nazioni diverse, udivano i discepoli parlare delle grandi cose di Dio nelle loro lingue.

Non è solo il fatto che effettivamente capivano la lingua, ma anche che ne capivano il significato profondo e spirituale. Infatti poco dopo 3000 persone si sono convertite. Poco tempo dopo leggiamo che Pietro e Giovanni furono nuovamente riempiti di Spirito Santo, e questa volta furono 5000 le persone a credere al Vangelo da loro predicato.

Evidentemente l’essere ripieni di Spirito Santo è direttamente legato al successo del quando presentiamo la nostra fede a “quelli di fuori”. Non so com’è per voi, ma io mi rendo conto che quando vivo e sperimento un’intensa relazione personale con Gesù, inizio anche a vedere le cose attorno a me in modo diverso, vedo anche le persone che non conoscono Gesù con altri occhi. Per questo oggi vorrei iniziare incoraggiandovi a curare la vostra relazione con Gesù.

Tutto parte dalla nostra relazione con Dio

Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie. Pregate nello stesso tempo anche per noi, affinché Dio ci apra una porta per la parola, perché possiamo annunziare il mistero di Cristo, a motivo del quale mi trovo prigioniero, e che io lo faccia conoscere, parlandone come devo. (Colossesi 4:2-4)

Prima di spiegarci l’importanza del condividere la nostra fede, Paolo ci ricorda quanto è importante curare la nostra relazione con Dio. Lo fa dicendoci di perseverare nella preghiera. Ma che cosa significa? Vuol dire che dobbiamo pregare senza pausa? Che dobbiamo organizzare più spesso giornate o intere notti di preghiera? Che dobbiamo insistere affinché più persone partecipino agli incontri di preghiera in comunità?

Assolutamente è ottimo se passiamo molto tempo in preghiera, ma perseverare nella preghiera non significa necessariamente continuare a rivolgere delle effettive preghiere a Dio con parole. Significa piuttosto vivere ogni momento della nostra vita nella consapevolezza che Dio è coinvolto in ogni nostra esperienza. Anche quando non stiamo facendo qualcosa di “spirituale” come leggere la Bibbia, andare al culto, lodare Dio o parlare di lui.

Domenica scorsa Simone ha spiegato molto bene, che il nostro voler crescere nella santificazione deve diventare uno stile di vita. Ma, come diceva giustamente Simone, per riuscirci dobbiamo voler andare fino in fondo, alla radice dei problemi, in modo da poter iniziare a vedere le cose in modo diverso, a vederle come le vede Dio.

Pregare incessantemente non ha nulla a che fare con il portare costantemente a Dio le nostre richieste egocentriche. Ha più il significato di una lotta con Dio nella quale gli apriamo il nostro cuore, gli esprimiamo ogni nostro più intimo desiderio e combattiamo per ricevere la sua risposta. È un dialogo nel quale stiamo anche ad ascoltare quale sia la sua volontà.

Da una parte dobbiamo pregare con la convinzione e con l’audacia tipica di chi sa che sta pregando a un padre amorevole che vuole solo il meglio per noi, ma dall’altra dobbiamo anche pregare con il cuore desideroso di lottare per ricercare la volontà di Dio, aperto per ricevere la sua potente verità che ci rende veramente liberi.

Io mi rendo conto che quando mi lascio prendere dai miei pensieri o dalle mie preoccupazioni, facilmente dimentico che Dio mi vuole usare per raggiungere i cuori di altre persone con la sua verità. Se ce ne dimentichiamo, diventiamo facilmente dei cristiani rivolti solo verso noi stessi e possiamo passare mesi e mesi senza nemmeno preoccuparci per tutte le persone che ancora non hanno una relazione personale con Dio.

Quando Paolo ha scritto queste parole si trovava in prigione a Roma e avrebbe voluto continuare a evangelizzare in altri posti. Aveva però imparato per esperienza personale l’importanza del lasciarsi guidare da Dio, anche se la direzione che lui ci indica, non è quella che noi avremmo preso.

Anche noi per poter essere degli strumenti nelle mani di Dio per l’edificazione del suo regno, dobbiamo imparare ad ascoltare la sua voce. La preghiera non consiste solo nel portare a Dio le nostre richieste, bensì anche nell’ascoltare quello che lui ha da dirci e ringraziare il Signore per quello che già abbiamo: la salvezza, il suo amore, l’opportunità di servirlo, il perdono, il suo aiuto e la promessa che in Cristo Gesù ci darà anche la vittoria, qualunque sia il suo piano e indipendentemente da quanto il servirlo con tutto il nostro cuore potrebbe costarci.

Prova concretamente nella prossima settimana ad ascoltare ciò che Dio ha da dirti. Potrebbe essere uno stimolo da parte dello Spirito Santo a pregare per una determinata persona, a scrivere una parola di conforto a qualcuno che Dio ti mette sul cuore o ad andare a visitare qualcuno che continua a tornarti in mente.

Cogli le occasioni

Se viviamo in questo modo, esercitandoci ad ascoltare la voce di Dio e a seguire i suoi impulsi, avremo tante occasioni per testimoniare di ciò che Dio fa nella nostra vita.

Comportatevi con saggezza verso quelli di fuori, ricuperando il tempo. (Colossesi 4:5)

Ciò che ci sta dicendo Paolo è: cogli le occasioni che Dio ti dà! La vita ti presenta tutta una serie di opportunità che ti permettono di essere di benedizione. Questo è un modo molto entusiasmante di vedere la nostra vita, perché se impariamo ad essere sensibili alla voce di Dio, riceveremo anche la saggezza per sapere come vivere alla gloria di Dio, senza compromettere la verità e la nostra santità. Saremo anche abbastanza sensibili ai bisogni delle persone per cogliere il momento giusto.

Pensi che non sia facile? Il problema è che troppo spesso ci rimettiamo i vecchi vestiti invece dei nuovi che abbiamo ricevuto da Gesù. Torniamo a comportarci così come facevamo prima di conoscere Cristo e poi ci lamentiamo se le persone attorno a noi non vogliono ascoltarci quando parliamo loro di Gesù.

Vogliamo predicare agli altri che la verità di Gesù Cristo rende liberi. Ma siamo noi veramente stati liberati dai nostri legami col passato, dai nostri vecchi modi di comportarci, dai nostri pensieri negativi o dal rancore? Permettiamo veramente allo Spirito Santo di mostrare in noi la sua potenza trasformatrice? Quanto spazio diamo a Dio per agire in noi?

Se vedi la tua vita come se fosse una montagna da scalare tutta in salita, dove ci provi e riprovi, ma non ci arrivi mai, non potrai realizzare che in realtà l’amore e il perdono di Dio ti hanno già reso più che sufficiente ai suoi occhi. Sei stato liberato dal tuo passato, dai vecchi vestiti, quindi agisci anche di conseguenza.

Per poterci comportare con saggezza verso quelli di fuori, la nostra vita deve essere coerente. Magari sarà doloroso, magari dovrai chiedere perdono a qualcuno, dovrai umiliarti ammettendo i tuoi errori, magari ti renderai conto che dovrai finalmente prendere una decisione di abbandonare un peccato o un modo di fare sbagliato.

Non è troppo tardi per iniziare o per riprendere a farlo. Se lo fai, vedrai poco a poco la potenza di Dio all’opera anche nella tua vita. Quando ciò avverrà, non dovrai fare altro che essere pronto a cogliere le occasioni che Dio ti mette davanti.

Sii pronto a rispondere

Per sviluppare l’abilità di parlare di Cristo in modo da rendere il Vangelo rilevante nella vita di chi ci ascolta, dobbiamo sapere noi stessi quanto rilevante è il Vangelo per noi.

Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno. (Colossesi 4:6)

Molti sono cristiani da così tanto tempo che hanno iniziato a dimenticare quanto importante è sperimentare Cristo nella loro vita. Poi quando si presenta l’occasione di condividere il Vangelo, si rendono conto che hanno dimenticato tutti i motivi per cui Gesù era così meraviglioso.

Quando Paolo scrive che il nostro parlare deve essere sempre con grazia e condito con sale, intende dire che quando parliamo con chi non conosce Gesù, il nostro parlare dovrebbe trasmettere qualcosa della grazia e dell’amore che noi stessi abbiamo sperimentato in Gesù.

Il sale serve a conservare il cibo e a dargli un buon gusto. Dobbiamo imparare a parlare della fede in modo che chi ci ascolta sia in grado di capirci. Dovremmo imparare a dare delle risposte plausibili alle domande sulla fede. Il messaggio del vangelo è sempre lo stesso, Cristo è sempre lo stesso, ma ci sono molti modi per presentarlo.

Come possiamo però riuscirci, se per noi stessi il messaggio che vogliamo condividere non ha più alcun gusto, se non sperimentiamo noi stessi la gioia nel seguire Gesù? Il miglior modo per prepararci a condividere con gioia e entusiasmo Gesù con chi ci sta attorno è di sperimentarlo noi stessi con gioia ed entusiasmo. Sei in grado di spiegare perché per te conoscere e seguire Gesù Cristo è la cosa più grande al mondo?

Non saranno le nostre belle parole o un discorso teologico ben fatto a convincere qualcuno. È molto più efficace mostrare la potenza della Parola di Dio nella nostra vita, mostrare come la verità di Dio ha trasformato la nostra vita facendo di noi una nuova creatura, un marito, una moglie, un genitore, un lavoratore, un capo migliore.

Se però tu stesso sei annoiato di ciò di cui dovresti parlare, se ti rendi conto che Cristo non rappresenta più per te ciò che magari rappresentava al momento della tua conversione, ravvediti ora che ancora sei in tempo. Chiedi a Dio di darti occhi in grado di vedere e orecchie in grado di sentire, una mente in grado di afferrare e un cuore in grado di sperimentare il miracolo di ciò che stai per raccontare.

Cristo è morto ed è risorto e ha mandato il suo Spirito per darti la vita. Se non stai più sperimentando la gioia del perdono di Dio e la potenza dello Spirito Santo che opera in te, ti scongiuro di supplicare Dio affinché torni ad agire nella tua vita.  Prega affinché lo Spirito Santo spezzi le catene che ancora ti tengono legato al peccato, chiedigli di risvegliare in te l’amore per la Parola di Dio e il desiderio di fare la sua volontà.

Il Dio che ci ha salvati ha trasformato il nostro cuore, ci ha dato nuovamente valore agli occhi di Dio, non c’è più condanna, non c’è più vergogna. Se viviamo realmente la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita, sarà lui a mostrarci come, quando e cosa dire.

Amen

Follow us: