Di Daniele Scarabel

Ricordati di Gesù Cristo, risorto dai morti, della stirpe di Davide, secondo il mio vangelo, per il quale io soffro fino ad essere incatenato come un malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata. Ecco perché sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinché anch’essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Certa è quest’affermazione: se siamo morti con lui, con lui anche vivremo; se abbiamo costanza, con lui anche regneremo; se lo rinnegheremo anch’egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso. (2 Timoteo 2:8-13)

Ti sei mai reso conto di quanto è facile dimenticare tutto ciò che Dio ha fatto nella tua vita? Dio vuole che il suo popolo si ricordi. Perché? Perché i figli di Dio hanno sempre avuto la tendenza a dimenticare le cose meravigliose che ha fatto.

L’Antico Testamento evidenzia quanto sia essenziale ricordare i grandi atti di Dio per il suo popolo. Il Signore stesso ha trasformato la festa della Pasqua ebraica in un ricordo della Sua persona e di ciò che ha fatto per noi, in quello che ora è per noi la Cena del Signore.

Noi tutti abbiamo un disperato bisogno di ricordarci ogni giorno, di pensare, di rievocare, di riflettere, di considerare chi è Cristo e che cosa Cristo ha fatto per noi. Quando ti ricordi ciò che Dio ha fatto per te, puoi resistere alla vergogna e sei in grado di concentrarti su ciò che Dio ti chiede, non importa quale sia il costo.

Vivi una vita cristocentrica

Ricordati di Gesù Cristo, risorto dai morti, della stirpe di Davide, secondo il mio vangelo, per il quale io soffro fino ad essere incatenato come un malfattore;
(2 Timoteo 2:8-9a)

Paolo dice a Timoteo “ricordati di Gesù Cristo”. Non è semplicemente un’opzione, bensì un ordine. Paolo ci ordina di continuare a ricordare Cristo, ma non semplicemente come una figura storica, bensì come il fondamento della nostra vita.

Ci sono in particolare due cose che Paolo ci chiede di ricordare: che Cristo è risorto dai morti e che è un discendente di Davide. Perché proprio questi due aspetti?

Il primo aspetto da ricordare è che Cristo era morto, ma che ora è vivo. La risurrezione di Cristo dimostra che il vangelo è vero. La risurrezione dimostra il potere del vangelo di risvegliare coloro che sono spiritualmente morti. La risurrezione dimostra che con la sua morte Cristo ha pagato per i nostri peccati e che ora possiamo ottenere il perdono. La risurrezione promette un futuro, perfetto, corpo di risurrezione (Romani 8:11).

Ricorda: tu servi il Cristo che è vivo in eterno, immortale e trionfante!

Il secondo aspetto da ricordare è che Gesù Cristo è “della stirpe di Davide”. Per ogni ebreo il significato era ovvio: Gesù Cristo era il tanto atteso Messia, il Salvatore, il discendente di re Davide, il Figlio di Dio diventato uomo. Gesù Cristo è pienamente Dio e pienamente uomo, 100% Dio e 100% uomo, in una sola persona.

Ricorda: Gesù Cristo è il Re dei re e il Signore dei signori in eterno!

E proprio ciò che l’angelo annunciò a Maria:

Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine. (Luca 1:32-33)

Paolo è sincero con Timoteo e non nasconde che questo vangelo che lui predica ha un costo. Paolo è finito in prigione, incatenato, accusato pubblicamente di essere un criminale. Di fronte al mondo Paolo non aveva di che vantarsi, ma non c’era alcun accenno di autocommiserazione nelle parole di Paolo.

È come se Paolo stesse dicendo a Timoteo e a noi, che Cristo comprende le nostre debolezze. Cristo capisce le tue lotte nel testimoniare la fede ed è anche Signore di tutte le tue circostanze che stai affrontando, quindi non hai nulla da temere.

Se Cristo ha vinto la morte ed è il Re eterno, cosa può farti l’uomo? Quindi ricorda Cristo. Smettila di vergognarti, smettila di nasconderti in mezzo agli altri cristiani e investi negli altri, concentrati e lavora sodo.

Confida nella potenza della parola di Dio

Ma la parola di Dio non è incatenata. Ecco perché sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinché anch’essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. (2 Timoteo 2:9b-10)

Servire il Cristo vivente, il Re dei re ha un costo, ma Paolo aveva una forte convinzione che lo spingeva ad andare avanti. Anche se Paolo era incatenato, la parola di Dio non è incatenata. Questo significa che nulla potrà fermare il vangelo, la parola di Dio agisce con potenza anche se chi la predica deve soffrire o è imprigionato.

La libertà religiosa di cui godiamo qui in Svizzera è bella, ma Dio non ne ha bisogno per agire. La libertà religiosa è piacevole e tutti voi che ne godete dovreste essere grati e approfittare delle opportunità che lo Stato ci offre. Ma la potenza della parola di Dio non è mai stata dipendente dalla protezione dell’uomo o soggetta alle restrizioni dell’uomo.

Anche quando ti sembra che tutti ti stiano mettendo i bastoni fra le ruote, che nessuno voglia ascoltare quello che tu hai da dire, Dio raggiungerà i suoi obiettivi. Anche se un giorno dovessero proibirci di incontrarci come chiesa o se lo Stato dovesse proibire la predicazione pubblica, la parola di Dio trionferà.

La frase “Ma la parola di Dio non è incatenata” ha però anche un altro significato. Subito dopo Paolo infatti aggiunge: “Ecco perché sopporto ogni cosa”. Paolo ha sopportato la sofferenza perché sapeva che la parola di Dio agisce proprio anche tramite la sofferenza di chi la trasmette:

Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo; […] la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno avuto più ardire nell’annunciare senza paura la parola di Dio. (Filippesi 1:12.14)

Paolo era pronto a sopportare ogni cosa per “per amor degli eletti, affinché anch’essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna”.

Paolo ci sta dicendo che la sua sofferenza era necessaria affinché altri potessero credere in Cristo. Se pensi alla tua vita, riesci a vederti come uno strumento nelle mani di Dio per diffondere la sua parola, anche a costo di soffrire? Paolo non sta parlando a dei super cristiani, ma a Timoteo che era timido, pauroso e inesperto proprio quanto noi lo possiamo essere.

Non so se hai notato che Paolo utilizza il termine “eletti” e non dice semplicemente “sopporto ogni cosa per amore dei perduti” o “per amore della chiesa”? Perché Paolo utilizza il termine “eletti”? Perché questo termine ci ricorda che Dio stesso si è scelto il suo popolo (Efesini 1:4)

Noi non sappiamo chi Dio ha scelto, ma sappiamo che coloro che sono eletti risponderanno alla chiamata del vangelo. Paolo aveva un obiettivo molto chiaro di fronte a sé: “affinché anch’essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna”.

Paolo non vedeva solo delle persone salvate grazie alla sua sofferenza. Soffriva con l’obiettivo di vedere una chiesa crescere nella grazia e maturare nella fede in Cristo Gesù. Desiderava vedere la chiesa crescere nella santificazione per essere un giorno glorificata.

Paolo era disposto a soffrire ogni cosa perché sapeva con certezza che il piano di Dio non sarebbe fallito. Paolo sapeva di poter contare sull’aiuto onnipotente e infallibile di Dio nella sua evangelizzazione. Sapeva che la parola di Dio avrebbe trionfato, che le persone che Dio si è scelto, lui le avrebbe anche chiamate.

La certezza che ci sono degli eletti non ha spinto Paolo a smettere di predicare o di soffrire. Al contrario, lo ha reso sicuro che la sua predicazione e la sua sofferenza non sarebbero state vane. Paolo sta ricordando a Timoteo e anche a noi, che siamo il mezzo che Dio usa per condurre gli eletti verso la gloria eterna. E che quindi anche noi avremo la gloria eterna!

Paolo non sta dicendo che sarà colpa tua se qualcuno non sarà salvato. O che Dio ti riterrà responsabile se qualcuno passerà l’eternità all’inferno. È Dio che salva, noi siamo chiamati a condividere la verità che la salvezza viene solo dalla sottomissione a Cristo.

Confida nelle promesse di Dio

Certa è quest’affermazione: se siamo morti con lui, con lui anche vivremo; se abbiamo costanza, con lui anche regneremo; se lo rinnegheremo anch’egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso.
(2 Timoteo 2:11-13)

Paolo utilizza ben cinque volte la frase “certa è quest’affermazione” nelle sue lettere a Timoteo e Tito. La utilizza per introdurre delle verità assolute che nella chiesa primitiva erano riconosciute e accettate da tutti.

La prima affermazione “se siamo morti con lui, con lui anche vivremo” ci ricorda che non dobbiamo temere la morte fisica, in particolare a causa della persecuzione. Il senso della frase è che anche se ci toccasse morire a causa della nostra fede nel Cristo risorto e vivente, godremo comunque della vita eterna dopo la morte.

La seconda affermazione “se abbiamo costanza, con lui anche regneremo” ci ricorda che se resistiamo e restiamo fedeli a Cristo anche nel mezzo della persecuzione e della sofferenza, dimostriamo di appartenere veramente a lui. La ricompensa sarà che un giorno anche noi regneremo assieme a Gesù, il Re dei re, nel suo regno millenario qui sulla terra.

Non sarà la nostra costanza a garantirci la salvezza, la nostra salvezza è garantita da Cristo, ma la nostra costanza sarà la prova della nostra salvezza. Il punto principale di queste frasi è che la vera fede in Cristo ci porta sempre ad essere uniti, fedeli e leali a Cristo anche nella nostra vita quotidiana.

Arriviamo ora alla prima affermazione negativa: “se lo rinnegheremo anch’egli ci rinnegherà”. La Bibbia dice che arriveranno tempi – e forse sono già arrivati – dove la fede di chi si professa cristiano verrà messa alla prova. Potremmo anche tradurre la prima parte della frase con “se in futuro lo rinnegheremo”.

Noi tutti possiamo cadere in una vigliaccheria temporanea e rinnegare il Signore. Ci capita sempre di nuovo quando non siamo disposti a dichiarare apertamente il nostro amore per Cristo in una determinata situazione.

Paolo non sta però parlando di una caduta temporanea, come quella di Pietro che rinnegò Gesù, ma che poi se ne pentì. Paolo fa riferimento a una situazione in cui il prezzo da pagare per professare di credere in Cristo è molto alto. È esattamente ciò che disse anche Gesù:

Chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. (Matteo 10:33)

Paolo descrive una continua negazione, un continuo rifiuto di voler dichiarare Gesù Cristo, una disobbedienza che si protrae nel tempo e che porterà al rinnegamento finale da parte di Dio.

Più difficile da interpretare è invece l’ultima frase “se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso”. L’interpretazione che troviamo spesso è la seguente: “Anche quando a noi capita di essere infedeli, quando non ne abbiamo le forze, Dio nella sua misericordia rimane fedele e non ci abbandona”.

Questa è una bellissima verità che è in pieno accordo con il resto del vangelo della grazia e che facciamo bene a ricordare ogni volta che lottiamo con gli effetti del peccato nei nostri cuori. Ma credo che questo non sia ciò che Paolo vuole insegnarci in questo contesto.

Il termine “infedele” nel Nuovo Testamento è sempre utilizzato per descrivere chi, pur magari dicendo di esserlo, non ha mai avuto la fede che salva in “Gesù Cristo, risorto dai morti, della stirpe di Davide”.

È come se Paolo stesse citando le sue stesse parole scritte ai Romani:

Che vuol dire infatti se alcuni sono stati increduli? La loro incredulità annullerà la fedeltà di Dio? No di certo! Anzi, sia Dio riconosciuto veritiero e ogni uomo bugiardo… (Romani 3:3-4a)

Il Signore sa chi gli appartiene e rimarrà fedele alle sue promesse, indipendentemente da quanti si allontaneranno da Lui dopo aver inizialmente dichiarato di volerlo seguire. Così come però Dio sarà fedele nel salvare coloro che credono in Cristo, manterrà anche fede alla sua parola condannando chi si sarà rifiutato di credere in lui. Così dice anche Gesù:

Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. (Marco 16:13)

Se ti fidi del Cristo vivente, immortale e trionfante e se conservi la tua fede in colui che è il Re dei re e il Signore dei signori in eterno, allora vivrai. Se invece getti via la fede in Cristo, come se fosse inutile, allora il Signore rinnegherà anche te. Dio rimane fedele alle sue promesse, perché “non può rinnegare sé stesso”.

Il punto centrale di tutto questo brano non è però di metterci paura, bensì di far crescere la nostra fede in Cristo. C’è una guerra in atto in cielo e sulla terra per le nostre anime. Ma Cristo intercede per noi per portarci alla gloria eterna. La fedeltà di Dio è radicata nel profondo del suo carattere. Ciò che Dio è, lo è sempre.

Amen

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