Di Daniele Scarabel

Dopo la morte di Mosè, servo del SIGNORE, il SIGNORE parlò a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè, e gli disse: «Mosè, mio servo, è morto. Alzati dunque, attraversa questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai figli d’Israele». (Giosuè 1:1-2)

Il passaggio dalla guida di Mosè alla guida di Giosuè costituisce uno dei più grandi esempi di successione nella Bibbia. Giosuè è stato un grande ed affermato discepolo di Mosè. Non ha solo continuato la tradizione di Mosè, ma ha anche aiutato il popolo d’Israele nel processo di transizione verso la sua dimora permanente nella Terra Promessa.

Quando Mosè chiese a Dio di mostrargli un successore, il Signore gli indicò Giosuè che era stato preparato per questa grande responsabilità per ben quarant’anni. Giosuè iniziò la sua vita in Egitto come schiavo, ma grazie alla sua fedele obbedienza a Dio, dopo la morte di Mosè diventò il nuovo leader del popolo d’Israele.

Il lungo apprendistato di Giosuè

La prima volta che il nome Giosuè compare è in Esodo 17 quando il popolo, da poco uscito dall’Egitto, si scontrò contro l’esercito degli Amalechiti:

E Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci a combattere contro Amalec; domani io starò sulla vetta del colle con il bastone di Dio in mano». (Esodo 17:9)

In Esodo 17:13 leggiamo poi che “Giosuè sconfisse Amalec e la sua gente passandoli a fil di spada”. Potremmo facilmente giungere alla conclusione che sia stata l’esperienza militare di Giosuè a portare la vittoria, ma al versetto 11 leggiamo che “quando Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva; e quando le abbassava, vinceva Amalec”.

Fu dunque sì Giosuè a vincere la battaglia, ma solo perché Dio gli diede la vittoria. Giosuè era l’uomo che Dio scelse per guidare l’esercito di Israele in battaglia, mentre Mosè intercedeva per il loro successo. Quello fu sicuramente un evento che segnò la vita di Giosuè e che gli permise di imparare quanto è importante confidare in Dio.

Da quel momento in poi Mosè investì intenzionalmente in Giosuè. Lo portò ad esempio con sé quando il Signore gli chiese di salire sul monte Sinai per ricevere i Dieci Comandamenti (Esodo 24:13). Quando poi finalmente ridiscesero dal monte, Giosuè poté osservare la giusta indignazione di Mosè nei confronti del popolo che aveva scelto di adorare un vitello d’oro in loro assenza (Esodo 32:17-19).

Giosuè imparò da Mosè ad essere intransigente e integro nell’applicare la volontà di Dio. Lo vediamo ad esempio quando alcuni decenni dopo Dio gli diede quello strano ordine di girare attorno alla città di Gerico per conquistarla (Giosuè 6:2-6).

Giosuè fu anche testimone di come “il SIGNORE parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico” nella tenda di convegno (Esodo 33:11). Quando Mosè si avvicinava a Dio, anche Giosuè si avvicinava a Dio, tanto che “Giosuè, figlio di Nun, suo giovane aiutante, non si allontanava dalla tenda” (Esodo 33:11). Questo è probabilmente il grande segreto del suo futuro successo come condottiero di Israele.

Più in là ritroviamo Giosuè quando Israele giunse per la prima volta in vicinanza della Terra Promessa e Dio disse a Mosè di mandare degli uomini a esplorare il paese di Canaan. Uno dei dodici esploratori fu proprio Giosuè. Lui e Caleb furono gli unici a esprimersi favorevoli alla conquista di Canaan (Numeri 14:8-9).

La preparazione di Giosuè è stata fortemente favorita dalla sua fiducia in Dio, ma anche grazie a un leader come Mosè che ha investito in lui. Il suo apprendistato durò 40 anni, ma Giosuè ebbe la fortuna di avere un mentore nella fede. Mosè, attraverso il suo esempio e i suoi insegnamenti, ha gettato una solida base per la futura leadership di Giosuè.

Questo dovrebbe farci riflettere se anche nella nostra vita c’è una persona nella quale potremmo investire. Mosè ha preparato Giosuè permettendogli di accompagnarlo, delegandogli delle responsabilità e mostrandogli un esempio di vita. Siamo chiamati a fare lo stesso per altri nella nostra vita. In chi potresti investire per il futuro del regno di Dio?

Non devi per forza forzare un’amicizia, ma se percepisci una certa chimica naturale con qualcuno più vecchio o più giovane di te, allora cerca delle opportunità per sviluppare l’amicizia. Non vuol dire che devi diventare un mentore full-time come lo fu Mosè per Giosuè, ma la tua vita e la vita della persona alla quale permetti di accompagnarti ne sarà sicuramente arricchita.

Abbiamo il privilegio di essere una comunità multigenerazionale e vogliamo incoraggiarvi a coltivare delle sane relazioni. Non solo con persone della stessa età, ma anche con persone di una generazione diversa, perché abbiamo bisogno gli uni degli altri anche nella diversità.

Alcune caratteristiche di Giosuè

Una caratteristica di Giosuè è che è descritto sia come “servo del SIGNORE”, sia come “servo di Mosè”. Al contrario di Mosè, che durante i suoi 40 anni di esilio nel deserto di Madian non credeva di poter essere nuovamente utile al Signore, Giosuè era ben consapevole del suo ruolo come “aiutante” di Mosè (Esodo 24:13).

Oltre che ad essere sottomesso a Dio, Giosuè era infatti anche sottomesso a Mosè. Non vediamo mai Giosuè cercare di “fare carriera” scavalcando Mosè. Ha servito Mosè con fedeltà perché quello era il compito che Dio gli aveva affidato.

Sottometterci a qualcuno non è qualcosa che ci risulta naturale. Eppure sono convinto che per poter aspirare a fare grandi cose per il Signore, sia dapprima necessario imparare a sottometterci ad altre autorità sopra di noi.

Ti è già capitato sentire un credente pronunciare le parole: “Il mio capo è Cristo, ubbidisco solo a lui!”? Eppure nel NT testamento troviamo chiare indicazioni alla sottomissione reciproca (oltre che alle autorità in chiesa e fuori):

Sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo. (Efesini 5:21)

Giosuè ha imparato da Mosè. Da chi sei tu disposto ad imparare? C’è un Mosè nella tua vita, una persona che serve il Signore da tanto tempo, che è già stata forgiata e plasmata da Cristo, e dalla quale potresti imparare? Chi è per te un esempio di fede e ubbidienza al Signore?

Dio si prende cura di tutti i suoi servi in egual misura, ma usa le diverse sfide della nostra vita per condurci e guidarci, per allenarci e correggerci, per sostenerci, incoraggiarci e prepararci per il lavoro che lui ha preparato per noi.

Ciò che Dio ricerca, sono però servitori fedeli che non mormorino contro i suoi piani e non mettano in discussione i suoi propositi. Sei disposto ad essere un fedele servitore là dove Dio ti ha messo, anche se magari pensi di poter fare di più per il Signore?

Un autore sconosciuto una volta disse: “Non aspettarti che Dio faccia di te un faro da qualche altra parte, se non riesci a essere una candela là dove ti trovi”. Sei disposto a sostenere e appoggiare il ministero di qualcun altro in attesa che Dio ti chiami per qualcosa di più grande?

Dio cerca servitori che siano disposti a fidarsi di Lui attraverso tutte le difficoltà e i pericoli della vita. Dio vuole servitori che si fidino di Lui implicitamente in tutti i problemi che incontrano. Dio vuole che ci fortifichiamo nel Signore e nella forza della sua potenza (Efesini 6:10), perché vuole che non facciamo affidamento su noi stessi o su coloro che ci hanno preceduto, ma solo su Cristo.

Giosuè ha trascorso 20 anni in Egitto, 40 anni nel deserto e poi 50 nella Terra Promessa.  Dio ha usato i primi 60 anni della sua vita, come schiavo degli Egiziani e assistente di Mosè, per prepararlo a guidare il popolo di Dio nella Terra Promessa.

Stai anche tu aspettando che Dio ti dia un nuovo ministero? Se ti trovi in un periodo di attesa o in un “periodo intermedio”, continua ad aspettare. Dio vuole che ci arrendiamo a Lui in ogni aspetto della nostra vita e confidiamo che, a suo tempo, userà la nostra storia, le nostre lotte e i nostri talenti per la Sua gloria.

Un nuovo nome e una nuova identità

Vorrei ora soffermarmi su un ultimo particolare interessante nella vita di Giosuè. Fu infatti Mosè stesso a dargli questo nome, prima mandarlo come uno dei dodici esploratori nel paese di Canaan:

E Mosè diede a Osea, figlio di Nun, il nome di Giosuè. (Numeri 13:16)

Il nome Osea significa “desiderio di salvezza”, mentre Giosuè significa “il Signore è la salvezza”.

Perché è un dettaglio così importante? Perché per 400 anni, tutti nella famiglia di Osea e in tutto il popolo d’Israele sono stati in schiavitù. Immaginate quattro secoli di schiavitù spietata e senza fine. Il nome di Osea ha perfettamente senso per chi è nato come figlio di schiavi.

Il nome Osea era l’incarnazione del desiderio di libertà dei suoi genitori e del suo popolo. Dio aveva promesso ad Abramo una grande nazione e una terra nella quale abitare. Tuttavia, quelle promesse sembravano lontane.

Ma poi Dio mandò un liberatore, Mosè. E così il nome Giosuè acquista un senso molto profondo: “Il Signore è la salvezza”. Possiamo vedere Giosuè come una prefigurazione o un tipo di Gesù Cristo, il Messia promesso.

Le sue conquiste puntano all’opera compiuta da Gesù Cristo sulla croce: la sconfitta del nemico di Dio, Satana, la liberazione di tutti i credenti dalla prigionia del peccato e l’apertura della via verso la “Terra Promessa” dell’eternità.

In Cristo, il passaggio da Osea a Giosuè è anche la nostra storia. Un tempo desideravamo essere liberi dal peccato, dalla colpa, dalla vergogna e dall’eterna condanna all’Inferno. Non siamo stati in grado di liberarci dalla schiavitù del peccato, ma Dio ha agito.

Mandò il liberatore, Gesù Cristo, per liberarci dal nostro peccato e acquistarci a caro prezzo con il suo sangue versato sulla croce. Se ancora non hai creduto in Gesù e non ti sei pentito dei tuoi peccati, la mia preghiera è che tu possa ora sperimentare la realtà che il Signore è la salvezza.

Come Giosuè, se sei cristiano, hai una nuova identità, e il mondo non deve più importi i suoi valori. Non si può essere veramente in comunione con Dio e contemporaneamente mantenere la propria vecchia identità. È probabilmente questo che Mosè ha voluto comunicare a Giosuè dandogli un nuovo nome. Similmente anche noi, come discepoli di Gesù Cristo, dobbiamo imparare a non farci più condizionare da chi eravamo prima.

Il nostro obiettivo come discepoli è di crescere costantemente in questa nuova identità in Cristo. Questa crescita non avviene però tramite la nostra forza di volontà o tramite i nostri sforzi. Solo se stiamo alla presenza di Dio appoggiandoci a Lui, possiamo essere trasformati nel servo cristiano che Egli desidera che siamo.

Quando Dio chiamò Giosuè a sostituire Mosè come leader del popolo di Israele gli disse:

Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai. (Giosuè 1:8)

L’obbedienza, la fede e la dipendenza da Dio hanno fatto di Giosuè uno dei leader più forti di Israele. Giosuè ci ha fornito un esempio coraggioso da seguire. Come noi, Giosuè era spesso assediato da altre voci, ma ha scelto di seguire Dio, e lo ha fatto fedelmente. Giosuè prese sul serio i Dieci Comandamenti e ordinò al popolo d’Israele di vivere conformemente ad essi.

Anche se Giosuè non era perfetto, ha dimostrato che una vita di obbedienza a Dio porta grandi ricompense. Il peccato ha sempre delle conseguenze. Se invece viviamo secondo la Parola di Dio, come Giosuè, riceveremo le sue benedizioni.

Amen

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