Di Daniele Scarabel

 

Ricorda loro queste cose, scongiurandoli davanti a Dio che non facciano dispute di parole; esse non servono a niente e conducono alla rovina chi le ascolta. Sforzati di presentarti davanti a Dio come un uomo fidato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che dispensi rettamente la parola della verità. Ma evita le chiacchiere profane, perché quelli che le fanno avanzano sempre più nell’empietà e la loro parola andrà rodendo come fa la cancrena; tra questi sono Imeneo e Fileto, uomini che hanno deviato dalla verità, dicendo che la risurrezione è già avvenuta, e sovvertono la fede di alcuni. Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e «Si ritragga dall’iniquità chiunque pronunzia il nome del Signore».  (2 Timoteo 2:14-19)

Alcuni giorni fa il nostro responsabile regionale Stefan Fuchser ha pubblicato un articolo dal titolo “Desiderio di semplicità e chiarezza”, da quale vorrei leggervi una parte.

In mezzo a questi giorni di incertezza, cresce il desiderio di soluzioni chiare e semplici che possano darci risposte a domande irrisolte. La tensione di non sapere cosa succederà dopodomani o la paura di rimanere bloccati tra i fronti ha fatto sentire alcuni di noi un po’ (poco) calmi.

La tensione delle grandi sfide etico-morali del nostro Paese e la complessità dell’attuale situazione politica mondiale hanno lo spiacevole effetto collaterale che l’uno o l’altro di noi si ritira o cerca sermoni, persone o leader che possano dare rapidamente una risposta semplice a domande difficili. Ed è comprensibile. Per ognuno di noi, specialmente per i cristiani.

Le sfide sono molte e varie. Ad esempio, come dovremmo impegnarci nell’attuale discussione sul razzismo (BLM)? In realtà, la chiesa è il luogo dove tutti gli uomini di tutte le nazioni possono adorare Dio e sapere di essere uniti per mezzo di Cristo (Isaia 56:7). Le nostre chiese dovrebbero essere un esempio di interculturalità vissuta. Ma se poi ci mettiamo coraggiosamente in mezzo alla strada con persone che lottano contro il razzismo, ci troviamo improvvisamente di fronte a forze estreme radicali che perseguono altri obiettivi antistatali. Qual è dunque il nostro compito?

È altrettanto complicato quando si parla di matrimonio per tutti. Se noi cristiani vogliamo esprimere la nostra opinione, perché viviamo in un Paese con libertà di espressione, ci rendiamo presto conto che ci sono forze in questo Paese che non solo non vogliono sentire i valori biblici, ma li combattono attivamente con le minacce. Quindi restiamo fuori dalla discussione e lasciamo parlare gli esperti. È questa la soluzione?

Poi c’è la ripresa delle funzioni religiose con i vari piani di protezione, che cambiano continuamente. Non era forse così bello quando ci offrivano un bel programma domenicale a casa in pigiama? Perché dovremmo andare di nuovo in chiesa?

Quando le situazioni di vita diventano più difficili e le domande più complesse, quando diventiamo insicuri, quando usciamo dalla nostra zona di benessere, accadono proprio le cose importanti che mostrano ciò che è veramente dentro di noi.

Come possiamo affrontare queste sfide, mantenendo l’unita? Analizziamo insieme ciò che paolo scrive a Timoteo.

Evita le dispute di parole

Ricorda loro queste cose, scongiurandoli davanti a Dio che non facciano dispute di parole; esse non servono a niente e conducono alla rovina chi le ascolta. (2 Timoteo 2:14)

Paolo ordina a Timoteo di ricordare sempre di nuovo ai credenti della chiesa di Efeso le verità fondamentali che aveva appena presentato nei versetti precedenti. E anche noi faremmo bene a tornare sempre di nuovo alle verità basilari, al centro del vangelo, perché se perdiamo di vista il centro della nostra fede ha conseguenze fatali per la chiesa e per la nostra anima.

Per questo Paolo aggiunge poi: “scongiurandoli davanti a Dio che non facciano dispute di parole”. Probabilmente te ne sarai già reso conto, ma sembra che a volte noi cristiani amiamo perderci in dispute estremamente distruttive. Eccovi un esempio storico.

Attorno al 300 d.C., ebbe luogo una delle più grandi e accese dispute teologiche conosciuta come “La controversia ariana”. La questione che dovevano chiarire era quale fosse l’effettivo rapporto tra Dio Padre e il Figlio: Cristo è “uguale” a Dio (dunque è Dio), oppure è solo “simile” a Dio? A noi oggi la risposta può sembrare ovvia, ma così non era. La disputa continuò per decenni e ci vollero ben due concili, il concilio di Nicea nel 325 d.C. e il concilio di Costantinopoli nel 381 d.C. per giungere a una conclusione.

I vari contraenti si trovarono alla fine a litigare su due parole che suonavano quasi allo stesso modo e che differivano in una sola vocale. Il dibattito si concentrò su due termini come possibili descrizioni del rapporto tra Padre e Figlio.

Il primo era il termine homoiousios, che significa “di sostanza simile” e che permetteva di definire la vicinanza tra Padre e Figlio senza entrare in ulteriori speculazioni sulla effettiva natura del loro rapporto. L’altro termine invece era homoousious, che significa “della stessa sostanza”. Alla fine vinse il secondo termine perché permetteva di chiarire al meglio che Cristo è effettivamente Dio e non solo una creatura di rango superiore rispetto a tutte le altre.

Giungere a questa conclusione fu importantissimo per il futuro sviluppo dottrinale della chiesa, ma gli effetti negativi che la disputa teologica ebbe, furono enormi. Le riflessioni fatte da quelle grandi menti teologiche aprirono le porte a tutta una serie di speculazioni metafisiche e filosofiche riguardo la dottrina della trinità.

Vi ho aperto questa parentesi storica per mostrarvi quanto facilmente possiamo passare da una discussione legittima su una dottrina importante a dibattiti che diventano così intensi e così caldi da farci dimenticare l’essenza del vangelo e ciò che il Signore ci ha mandato a fare.

È importante poter discutere insieme sulla giusta interpretazione della Bibbia, ma ciò che distrugge la chiesa sono le battaglie intellettuali e teologiche che come dice Paolo “non servono a niente e conducono alla rovina chi le ascolta”. Ogni discussione deve essere svolta con umiltà, con amore e con il sincero desiderio di comprendere la verità, anche se magari risulta essere diversa da quella che abbiamo sostenuto finora.

Evita le chiacchiere profane

Ma evita le chiacchiere profane, perché quelli che le fanno avanzano sempre più nell’empietà e la loro parola andrà rodendo come fa la cancrena; tra questi sono Imeneo e Fileto, uomini che hanno deviato dalla verità, dicendo che la risurrezione è già avvenuta, e sovvertono la fede di alcuni. (2 Timoteo 2:16-18)

Se prima Paolo aveva chiesto a Timoteo di evitare inutili dispute teologiche, quello che gli chiede di fare ora è di evitare le “chiacchiere profane”. Paolo non sta semplicemente dicendo che dobbiamo evitare le chiacchiere inutili, che anche sono dannose, ma di evitare quei falsi insegnamenti pericolosi e dannosi che ci portano sempre più lontani dalla verità e da Dio.

Paolo cita un esempio concreto di due uomini, Imeneo e Fileto, che insegnavano che la risurrezione è già avvenuta. Probabilmente erano influenzati dalla filosofia greca che considerava l’anima immortale e vedevano il corpo come la prigione dell’anima. Quindi sono arrivati ad insegnare che la risurrezione era solo spirituale e che quindi era già avvenuta al momento della conversione.

Il punto di questo insegnamento eretico è che se allora avremmo già tutto qui e adesso, senza bisogno di impegnarci in vista del ritorno di Cristo, senza attesa e sofferenza, godendo già ora di tutte le benedizioni e le promesse che Dio ci ha fatto per l’eternità. Un insegnamento del genere è molto popolare anche oggi.

Queste chiacchiere profane le possiamo osservare anche di fronte alle sfide etico-morali che la nostra generazione sta affrontando. Come reagiamo ad esempio di fronte alle discussioni sul razzismo, sul matrimonio per tutti o su tutto quello che ruota attorno al Coronavirus? Stefan Fuchser scrive nel suo articolo:

Possibili reazioni che osservo occasionalmente, ma che non sono d’aiuto, sono:

    • Semplificazioni: cercare spiegazioni semplici, come “queste sono le doglie della fine dei tempi” o “dobbiamo ritirarci” o “dobbiamo evangelizzare in modo più radicale”
    • Teorie: sviluppare teorie teologiche o cospiratorie per interpretare tutti i fenomeni del tempo e quindi creare ancora più confusione nella chiesa.
    • Paura: rimanere bloccati per la paura e il terrore. Non osare più sostenere le proprie convinzioni.

È più facile di quanto pensiamo lasciarci prendere da “chiacchiere profane”. Per questo – come ci ha ricordato Peter domenica scorsa – dobbiamo essere pronti e vegliare, in attesa del ritorno di Cristo. Tenendo sempre fisso lo sguardo su Gesù, e restando fermi sulle fondamenta della parola di Dio.

Per alcuni può essere scioccante scoprire che spesso i cristiani sono in disaccordo su molte tematiche, anche su questioni molto pratiche, come lo possiamo vedere in questi giorni. Il punto è: i cristiani spesso non sono d’accordo e va anche bene che non sempre lo siano.

Ma se ci perdiamo in dispute inutili, rischiamo di perdere di vista il centro del vangelo: Gesù Cristo. E invece di edificarci e aiutarci a resistere e perseverare nella corsa cristiana, che è di per sé già dura abbastanza, rischiamo di rovinarci spiritualmente.

Cosa avrebbe dovuto fare Timoteo in quella situazione? Come dobbiamo comportarci noi?

Presentati a Dio come un uomo fidato

Sforzati di presentarti davanti a Dio come un uomo fidato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che dispensi rettamente la parola della verità. (2 Timoteo 2:15)

Il consiglio di Paolo a Timoteo è di impegnarsi a cercare unicamente l’approvazione di Dio. Che cosa ne pensa Dio di quello che dici e della posizione che assumi? Puoi essere certo oltre ogni dubbio che Dio approva ciò che stai facendo? Questo vale soprattutto per coloro che insegnano la Bibbia, ma vale anche per tutti i credenti, che devono essere in grado di gestire la Parola con attenzione.

Paolo ci chiede di “dispensare rettamente la parola della verità”. “Dispensare rettamente” significa letteralmente “tagliare dritto”. Sta probabilmente facendo riferimento al suo mestiere di fabbricante di tende. Timoteo ha viaggiato con Paolo e deve dunque aver lavorato molte notti con lui, tagliando e cucendo insieme il materiale per fare le tende. Era una metafora che Timoteo avrebbe capito molto bene.

Quando si tratta delle Scritture, dice Paolo a Timoteo, assicurati di tracciare una linea retta. Ovvero impegnati a cercare di capire il significato delle parole che stai leggendo, tenendo conto del contesto nelle quale sono inserite. Sii consapevole che Dio vuole rivolgersi a te personalmente attraverso la Bibbia. Sii consapevole che Dio è presente durante la lettura. Chiedigli di aiutarti a capire il messaggio che Lui vuole trasmetterti. Cerca di capire quello leggi alla luce del resto della Scrittura.

Affronta i testi biblici ponendo domande. Ottime domande da porre sono: cosa dice il testo su Dio? Cosa ti dice il testo sul Padre, su Gesù e sullo Spirito Santo? Cosa dice il testo su di me? Quale incoraggiamento e quale esortazione ricevo dal testo?

Il vero cambiamento nella nostra vita non avviene quando quello che leggiamo “ci fa sentire bene” o quando iniziamo ad amare certe idee che pensiamo vengano dalle Scritture. Il cambiamento arriva quando ci confrontiamo con la verità di Dio e vi sottomettiamo la nostra vita. Per questo è importante essere diligenti quando leggiamo la Bibbia, per non lasciarci confondere in questi tempi di relativismo morale.

Il solido fondamento di Dio

Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e «Si ritragga dall’iniquità chiunque pronunzia il nome del Signore».  (2 Timoteo 2:19)

Quello che ci sta dicendo Paolo è che possono anche esserci difficoltà e sfide all’interno della chiesa, ma la chiesa è come un solido fondamento che Dio stesso ha posto, il diavolo non riuscirà mai a distruggerlo.

La chiesa appartiene a Dio, “Il Signore conosce quelli che sono suoi”. Anche se un falso insegnamento è pericoloso, non segna la fine della Chiesa di Dio, perché chi è veramente Suo non si fa mettere fuori strada, anche se vacilla.

Dio non si lascia prendere alla sprovvista da dottrine ingannevoli e può preservare coloro che sono suoi. Dio ha i suoi metodi per affrontare questo genere di cose. Non dobbiamo preoccuparci per la sorte dell’opera di Dio, ma semplicemente darci da fare per non essere noi stessi contaminati da false dottrine.

Anche in periodi di incertezze non dobbiamo cedere alla tentazione di cercare soluzioni chiare e semplici per dare risposte a tutte le nostre domande irrisolte. Dio ha ancora tutto sotto controllo. Possiamo stare tranquilli, mantenendo il nostro sguardo fisso sul nostro Salvatore che ci aiuta a tenerci lontani dal peccato.

Amen

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