Di Daniele Scarabel

Allo stesso modo quando uno lotta come atleta non riceve la corona, se non ha lottato secondo le regole. (2 Timoteo 2:5)

Oggi riprendiamo il tema dell’anno che abbiamo interrotto nel mese di marzo, quando siamo stati costretti ad interrompere i nostri culti qui a Locarno. Il tema dell’anno è “Fedeli nelle piccole cose”.

Abbiamo già studiato insieme i primi 4 versetti di 2 Timoteo capitolo 2. Paolo aveva a cuore di incoraggiare il giovane Timoteo che stava attraversando un periodo di insicurezza e debolezza spirituale. Dopo averlo incoraggiato ad essere fedele nel trasmettere ad altri tutto ciò che ha imparato da Paolo e a essere un fedele soldato di Cristo, al versetto 5 Paolo lo incoraggia ad essere come un fedele atleta per Cristo.

Simone ci ha già parlato dei 10 errori da non commettere se vogliamo progredire nella nostra fede e lo ha fatto partendo dall’esempio della vita cristiana come una corsa. Oggi vogliamo invece guardare insieme cosa significa per essere fedeli atleti per Cristo.

Lottare come un atleta

Allo stesso modo quando uno lotta come atleta… (2 Timoteo 2:5a)

Qui Paolo usa il verbo greco “athléô”, dal quale deriva la parola italiana “atletica” e che significa lottare, competere, prendere parte ad una gara. È un chiaro riferimento ai giochi olimpici dell’antica Grecia, che erano ancora molto popolari nel 1° secolo dopo Cristo.

Paolo dovette ricordare a Timoteo che era solo all’inizio della sua corsa, che aveva ancora molta strada davanti a sé e che avrebbe dovuto tener duro. Paolo invitò Timoteo a rimanere fermo sulla verità della sana dottrina e a fare affidamento sullo Spirito Santo. Timoteo stava lottando contro false dottrine all’interno della chiesa e contro il timore di persecuzioni letali al di fuori della chiesa. Tutto ciò lo stava logorando.

La nostra situazione come chiesa non è paragonabile a quella che stava affrontando Timoteo, ma forse le limitazioni alle quali siamo stati sottoposti come credenti in questi ultimi mesi, ci aiutano a capire meglio cosa vuol dire lottare come un atleta.

Se all’inizio della pandemia era magari divertente stare a casa sul divano a seguire i culti online, col tempo vi siete magari accorti che qualcosa manca. Può darsi che finora abbiamo dato troppo per scontato la possibilità di incontrarci senza problemi per ascoltare la Parola di Dio, per pregare insieme, per incoraggiarci e sostenerci a vicenda, o semplicemente per avere comunione fraterna? Ora che tutte queste possibilità sono state drasticamente ridotte, ti rendi forse conto di quanto questi fattori erano importanti e di quanto ti mancano?

Cosa potrebbe significare per noi “lottare come atleti” in questo particolare periodo storico? Se ti senti privato delle tue libertà di incontrarti e riunirti con altri credenti per lodare il Signore, per pregare, per ascoltare la sua parola e per avere comunione fraterna, riuscirai forse meglio e immedesimarti in chi già prima del Coronavirus non poteva avere tutte queste cose.

Pensa a chi era malato e magari per settimane o mesi non ha potuto frequentare il culto, a chi è troppo anziano per uscire di casa, a chi vive isolato senza macchina e non ha nessuno che gli dà un passaggio, a chi ha il marito o la moglie non credente che gli impedisce di venire al culto, a chi è in prigione…

Probabilmente domenica prossima potremo riprendere ad incontrarci qui in chiesa, ma non vorrei che tutto tornasse semplicemente come prima. Mi auguro che le privazioni che abbiamo sopportato negli ultimi mesi possano averci insegnato qualcosa.

Se ci rallegriamo semplicemente di poter finalmente riprendere i culti e ci dimentichiamo di coloro che non potranno partecipare nemmeno dopo, stiamo sbagliando qualcosa. Dovremmo piuttosto impegnarci a far sì che dal culto possa partire una benedizione che raggiunga anche i membri della chiesa che non saranno presenti.

Dicendo “quando uno lotta come atleta”, Paolo descrive la determinazione a fare del proprio meglio per vincere, per giungere al traguardo. Ma non lottando gli uni contro gli altri, bensì aiutandoci a lottare contro la nostra vecchia natura, contro il mondo e contro Satana.

Anche se il maratoneta di solito corre da solo e per lunghi tratti si ritrova magari senza nemmeno un concorrente attorno a lui e senza il pubblico ad incitarlo, noi abbiamo bisogno gli uni degli altri.

In che modo potresti incoraggiare, sostenere o aiutare qualcuno in chiesa che come te sta cercando di portare avanti la sua gara? Quale potrebbe essere il tuo contributo nella ripresa della comunione fraterna in chiesa, ora che potremo di nuovo incontrarci fisicamente?

La corona come premio

Paolo, dicendo che dobbiamo lottare come un atleta, ci fa capire che siamo coinvolti in una gara continua, che dura tutta la vita, che non si interrompe finché non saremo alla presenza di Dio per ricevere il nostro premio: “la corona” (2 Timoteo 2:5b).

La parola corona significa “ghirlanda, diadema”, è la corona che riceveva il vincitore di una gara olimpica. A tutti coloro che corrono per Cristo spetta un premio. La nostra corona la riceveremo da Cristo stesso, il giudice della gara che premierà i nostri sforzi:

Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione. (2 Timoteo 4:8)

Paolo sapeva di essere stato fedele a Cristo e poteva tranquillamente aspettarsi una ricompensa celeste. Questo significa che ognuno di noi riceverà una ricompensa per i propri sforzi. Qui non si parla della salvezza, perché nessuno può meritarsela. La salvezza, la vita eterna è un dono che Cristo ci fa unicamente per fede e per grazia, ma è sottinteso che ci saranno vari gradi ricompensa per quello che abbiamo fatto in questa vita.

La ricompensa sarà però misurata più alla nostra motivazione che non alla quantità di opere che avremo compiuto. Tutte le opere buone che facciamo durante la nostra vita possono essere d’aiuto per altri e Dio può usarle per la sua gloria, ma solo quelle fatte con la giusta motivazione, ovvero per dare gloria a Dio, riceveranno una ricompensa.

In Ebrei 12 leggiamo che possiamo riuscire a correre con perseveranza la nostra gara, “fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta” (Ebrei 12:2). Ricorda quello che il Signore ha fatto per te e avrai la giusta motivazione per continuare a correre, non ti stancherai e non ti perderai d’animo.

Cristo per salvarti ha sopportato la croce, è poi risorto e ti ha lasciato lo Spirito Santo che ti sostiene giorno dopo giorno nella tua corsa. Tutte le opere che avrai fatto spinto dall’amore che Cristo ha per te e guidato dallo stimolo dello Spirito Santo, porteranno a grandi ricompense. E non dimenticare che Dio ha benedizioni infinite da elargire, quindi non devi temere di ricevere troppo poco o essere invidioso di chi sta riuscendo meglio di te.

Il fatto che riceveremo una ricompensa celeste, non dovrebbe però spingerci ad entrare in competizione gli uni con gli altri. Al contrario, dovremmo gioire gli uni per gli altri. Dovremmo desiderare di aiutarci e incoraggiarci gli uni gli altri ad ottenere una ricompensa celeste ancora più grande.

Naturalmente la corona o la ricompensa non deve essere la nostra motivazione principale per servire Cristo. Noi possiamo gioire già ora al pensiero che un giorno saremo alla presenza di Dio e già solo questo fatto ci riempirà di una profonda gioia. Ma sono convinto che se fossimo più consapevoli del fatto che riceveremo una ricompensa futura per la nostra fedeltà qui sulla terra, saremmo anche più motivati a impegnarci con zelo e dedizione in qualsiasi compito che il Signore ci affiderà.

Saremmo appunto motivati ad essere fedeli anche nelle piccole cose. Saremmo motivati a fare le cose che rendono felici Cristo, a ricercare la sua approvazione, più che quella degli altri. Ti rallegri al pensiero di ricevere un giorno la tua corona, ovvero di essere un giorno davanti a Dio che ti loderà per quello che avrai fatto?

Lottare secondo le regole

Paolo ci esorta quindi ad essere atleti perseveranti, a lottare con Cristo per giungere al traguardo e ricevere la giusta ricompensa per il nostro impegno. Ma ci ricorda ancora qualcosa di molto importante, ovvero che l’atleta il premio non lo riceve…

…se non ha lottato secondo le regole. (2 Timoteo 2:5c)

Nelle antiche olimpiadi greche c’erano chiare regole. Innanzitutto l’atleta doveva qualificarsi per poter partecipare alla gara. Le qualifiche richieste erano tre: doveva essere greco di nascita, doveva essersi allenato per almeno dieci mesi prima della competizione e doveva attenersi alle regole specifiche per ogni gara.

Regole simili valgono anche per noi. Prima di tutto, dobbiamo nascere di nuovo, dobbiamo essere trasformati da Dio e ricevere la potenza dello Spirito di Dio, solo così avremo il diritto di cittadinanza celeste come figli di Dio. In secondo luogo, dobbiamo impegnarci nelle discipline spirituali del vivere la nostra vita come un culto a Dio, della preghiera, dello studio della Parola di Dio e degli altri mezzi della grazia, come il discepolato, la vita comunitaria e altro ancora.

In terzo luogo, la Parola di Dio ci fornisce le regole che guidano la nostra vita spirituale e ci mostra i confini da rispettare. La Bibbia ci indica come dovremmo comportaci in famiglia, al lavoro, nel servizio in chiesa, nel tempo libero, nelle priorità, nelle emozioni e nelle relazioni.

In sostanza ciò che Paolo dice a Timoteo e a noi è: “In tutto ciò che fai bada a restare entro i confini biblici, fai solo ciò che è secondo l’insegnamento apostolico, secondo l’esempio dato da Gesù Cristo”.

Vorrei concludere con alcune domande sulle quali ognuno di voi potrà riflettere:

#1 Sei DETERMINATO e disciplinato nella tua vita spirituale?

So che la maggior parte di voi si impegna con disciplina per la propria salute, che non è eterna. Ma Paolo chiede a Timoteo e a voi oggi: Sei determinato nel tuo cammino con Cristo? Sii onesto e rispondi a questa domanda oggi: che tipo di sforzi, disciplina e determinazione stai impiegando nel tuo rapporto con Cristo?

#2 Qual è il FOCUS della tua vita spirituale?

Il fulcro della nostra vita non è il nostro stile di vita, il divertimento o i nostri amici, la fama, il servizio o la nostra famiglia e nemmeno la nostra testimonianza. Il punto focale è Gesù Cristo stesso. Ci sforziamo, discipliniamo e impegniamo per essere più vicini a Cristo e per essere sempre più simili a Lui.

#3 Cristo è la tua SODDISFAZIONE?

Gesù è abbastanza? Non teologicamente – “sì, questo è vero”. Ma in pratica, “sì, lo vivo”. Se tu perdessi tutte le tue cose – famiglia, amici, persino la tua chiesa – Gesù ti basterebbe? È Cristo che stai ricercando? È Cristo che ti soddisfa? È Lui il tuo traguardo?

C’è qualcosa nella tua vita che è un ostacolo? La domanda non è: “Posso farlo?”, ma “Dovrei farlo?”. Sport, divertimento, film, lettura, shopping, cibo, bevande, esigenze della famiglia, piacere o comodità… La domanda è: “Da cristiano, questo mi rallenterà nella mia corsa?” La Bibbia dice: se quella cosa ti è d’ostacolo nella tua ricerca di Cristo, gettala via.

Purtroppo troppi cristiani si ritrovano a vivere uno “stile di vita cristiano”, senza esserne però soddisfatti. Anche se direbbero che è la cosa più importante, li lascia vuoti, freddi e insoddisfatti. Se ti accorgi di aver perso il primo amore che avevi per Cristo, ripristinalo oggi stesso.

Ricerca il Signore con tutto il tuo cuore, ma non limitarti a cercarlo. Non limitarti a chiedergli di darti le forze per continuare la corsa. Lui già è con te, lui ha già riversato la potenza dello Spirito Santo nella tua vita, inizia quindi a correre!

Amen

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