Di Daniele Scarabel

Evita inoltre le dispute stolte e insensate, sapendo che generano contese. Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente. Deve istruire con mansuetudine gli oppositori, nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in sé stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà. (2 Timoteo 2:23-26)

Correggere un fratello o una sorella che sta vivendo nel peccato o che sta palesemente seguendo una dottrina sbagliata non è semplice. E a meno che tu sia una persona alla quale piace puntare il dito contro tutto e tutti, è probabile che anche tu non ti sentirai molto a tuo agio al pensiero di dover confrontare qualcuno con il proprio peccato o con la propria confusione dottrinale. I motivi per non farlo possono essere tanti.

Eppure, che ci piaccia o no (e non dovrebbe nemmeno piacerci troppo!), tutti noi dobbiamo imparare a dare correzione biblica a coloro che sono nel peccato o in grave errore dottrinale. Questo vale soprattutto per i responsabili di chiesa, ma anche per ogni cristiano, perché tutti noi abbiamo relazioni che richiedono a volte, se amiamo veramente gli altri, correzione biblica.

Quindi, anche se non è mai un compito piacevole, la correzione fa parte dell’amore biblico.

La correzione va fatta con saggezza

Evita inoltre le dispute stolte e insensate, sapendo che generano contese. (2 Timoteo 2:23)

Dopo aver esortato Timoteo a fuggire le passioni giovanili, Paolo ora lo esorta a non lasciarsi coinvolgere in “dispute stolte e insensate” all’interno della chiesa, che hanno l’unico scopo di creare divisioni. Paolo stava pensando a quel tipo di discussioni che non edificano nessuno, dal carattere speculativo e che non portano nessuna delle persone coinvolte a fare anche un solo ulteriore passo verso Dio.

Evidentemente era un tema che stava particolarmente a cuore a Paolo. Lui oramai era giunto al termine del suo ministero pastorale, si trovava in prigione, e sapeva di non poter più intervenire in prima persona per garantire l’unità e la sana dottrina nelle chiese che lui stesso aveva fondato e curato con tanto amore e tanta passione.

Era giunto il momento di passare il testimone ai suoi successori, in particolare ai suoi due apprendisti Timoteo e Tito. Consapevole del rischio che avrebbero potuto sorgere contese all’interno delle varie comunità, Paolo più volte li mise in guardia dicendo:

Ma rifiuta le favole profane e da vecchie… (1 Timoteo 4:7)

Ma quanto alle questioni stolte, alle genealogie, alle contese, e alle dispute intorno alla legge, evitale, perché sono inutili e vane. (Tito 3:9)

Nel versetto che trattiamo oggi, Paolo sembra ripetere nuovamente ciò che aveva appena scritto al versetto 16:

Ma evita le chiacchiere profane, perché quelli che le fanno avanzano sempre più nell’empietà. (2 Timoteo 2:16)

C’è però una sottile differenza. Al versetto 16 Paolo aveva esortato Timoteo a non lasciarsi coinvolgere in “chiacchiere profane”, ovvero in falsi insegnamenti pericolosi e dannosi che avrebbero potuto portare lo stesso Timoteo lontano dalla verità e da Dio. Al versetto 23 lo esorta invece ad evitare le “dispute stolte e insensate” che avrebbero potuto creare divisioni all’interno della chiesa.

Il termine “stolte” indica discussioni inutili su problemi cavillosi che portano solo a polemiche e a interminabili dibattiti. Ci sono alcune tematiche interessanti, sulle quali ci si potrebbe anche chinare per puro interesse, ma che rischiano di diventare polemiche o addirittura portare a divisioni.

In italiano esiste il modo di dire “Discutere del sesso degli angeli”, che equivale a discutere di cose inutili, perdendo del tempo che sarebbe meglio utilizzare per cose più utili. Le origini di questo modo di dire sono probabilmente gli interminabili dibattiti nati tra i teologi nel medioevo, proprio sulla questione a quale sesso appartenessero gli angeli.

Ma anche noi oggi abbiamo le nostre dispute stolte. Pensiamo ad esempio alle discussioni che ruotano attorno al numero 666, il numero della bestia. È sicuramente affascinante cercare di capire cosa potrebbe rappresentare, ma non è certamente un tema per il quale rischiare una divisione in chiesa.

Il termine “insensate” indica invece letteralmente discussioni “senza senso”. Sono quelle discussioni non istruttive su questioni alle quali è praticamente impossibile trovare una risposta definitiva e che non ci portano alla “sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù” (2 Timoteo 3:15).

Un tipico esempio di una discussione insensata è il dibattito sulle dottrine del libero arbitrio dell’uomo e della sovranità di Dio. Sebbene questo sia un argomento che meriti di essere discusso e che richieda una profonda riflessione teologica, in ultima analisi rientra nella categoria delle discussioni insensate. Possiamo credere che una dottrina sia più corretta rispetto all’altra, ma non abbiamo abbastanza informazioni per trovare una risposta definitiva.

Quindi, se qualcuno in chiesa insiste nel portare avanti questo tipo di “dispute stolte e insensate” deve essere ripreso e se necessario allontanato dalla chiesa per preservarne l’unità. Questo è esattamente ciò che Paolo scrive a Tito riguardo a queste persone che lui chiama settarie:

Ammonisci l’uomo settario una volta e anche due; poi evitalo. (Tito 3:10)

Riassumendo: discussione, sì; polemica, no. Come deve avvenire allora la correzione biblica?

La correzione deve avvenire con amore

Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente. (2 Timoteo 2:24)

Con l’espressione “servo del Signore” Paolo si rivolge in primo luogo a Timoteo come pastore e responsabile a Efeso. Questa esortazione vale dunque in primo luogo per chi è pastore o alla guida di una chiesa. Ma non solo. È importante che ognuno di noi si veda come un “servo del Signore.

Anche se non sei un pastore, un giorno dovrai rispondere a Dio se avrai amato o meno le persone che Lui ha portato nella tua vita. E come abbiamo visto prima, la correzione fa parte dell’amore biblico. Non puoi amare veramente qualcuno e lasciare che si diriga verso un precipizio spirituale senza avvertirlo.

Ma lo devi anche fare con amore e senza litigare. Questo significa che per poter intervenire correttamente, dobbiamo evitare di lasciarci coinvolgere a nostra volta in una contesa. Se parti semplicemente con l’intenzione di “riportare qualcuno sulla retta via” o di “dimostrare che ha torto”, ma non mostri una sincera preoccupazione per lui, probabilmente non ti ascolterà, anche se il tuo punto di vista è biblico.

Per questo Paolo dice a Timoteo di “essere mite con tutti”, ovvero gentile. Si può essere fermi e determinati anche senza alzare la voce o perdere la calma. Questo vale anche per i mariti e le mogli o per i genitori e i figli. Potete parlare con il vostro partner o con vostro figlio di un problema che riguarda il suo comportamento anche senza urlare, litigare, insultare o attaccare. In realtà, queste cose sono peccato perché non derivano dall’amore biblico.

Inoltre chi corregge deve essere “capace di insegnare. Lo standard per ogni tipo di correzione biblica è la Parola di verità di Dio. Essere capaci di insegnare significa saper sottolineare che l’obbedienza alla Parola di Dio è l’unica via che porta benedizione. Non posso infatti chiedere a Dio di benedire la mia vita, se scelgo di vivere in contrasto con la sua Parola.

Se voglio correggere qualcuno biblicamente, devo anche potergli offrire un aiuto costruttivo e pratico che mostri all’altra persona come vivere in modo da piacere al Signore. Dovrei quindi essere in grado di indicare la mia vita come esempio, per mostrare a chi è nell’errore come applicare la Bibbia nella vita quotidiana.

Non significa che la tua vita deve essere perfetta e senza errori. Puoi benissimo anche parlare dei tuoi errori e di come li hai affrontati per tornare a vivere in accordo con la Parola di Dio. Anche se non per forza devi aver già commesso gli stessi sbagli per aiutare qualcuno ad uscire da un peccato, mostrargli come tu con l’aiuto dello Spirito Santo ne sei uscito, potrebbe essere di grande incoraggiamento e ti porterebbe ad affrontare la questione con più amore.

In realtà non sto facendo altro che parafrasare le seguenti parole di Gesù:

Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello. (Matteo 7:5)

Infine serve la pazienza. Spesso, quando si cerca di correggere qualcuno, questi reagisce con un attacco. Proverà ad accusarti di agire con motivazioni sbagliate o metterà in evidenza i difetti nel tuo comportamento, per cercare di distogliere l’attenzione dai suoi stessi peccati. Se sei impaziente quando subisci un torto, perdi la capacità di correggere efficacemente.

Ecco alcune domande che potremmo porci prima di lasciarci coinvolgere in una discussione:

  • Ho di fronte a me una persona che è coinvolta in una chiara disobbedienza alla Parola di Dio? Forse sta facendo qualcosa che non mi piace, ma che la Bibbia non proibisce. Alcune cose cadono in una zona grigia: possono essere sconsigliabili, ma non sono per forza un chiaro peccato. Usa il discernimento!
  • È in gioco una questione dottrinale importante? Alcune dottrine sono essenziali per la fede cristiana. Se le rinneghi, hai abbandonato la fede. Altre questioni possono essere molto importanti per la propria visione di Dio o dell’uomo o per come vivere la vita cristiana, ma non sono essenziali per la salvezza.
  • Qual è il mio obiettivo? Vuoi solo discutere per dimostrare di avere ragione oppure sei sinceramente preoccupato di fare la cosa giusta davanti a Dio e di farla con amore?

La correzione deve quindi essere fatta con saggezza e in amore. Deve essere basata e essere in accordo con la Parola di verità di Dio.

Sii consapevole della guerra spirituale che è in atto

Deve istruire con mansuetudine gli oppositori, nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in sé stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà. (2 Timoteo 2:25-26)

Paolo descrive le persone da correggere come “oppositori”. In effetti chi si lascia accecare dal peccato o da un falso insegnamento è in opposizione a Dio e alla sua Parola. Spesso vediamo le cose solo su un piano naturale, ma la Parola di Dio insegna che sul piano spirituale infuria una costante battaglia spirituale. Stiamo lottando contro “contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti” (Efesini 6:12).

Come minimo, questo significa che la preghiera deve accompagnare tutto questo processo di correzione biblica. Dobbiamo farlo consapevoli della guida dello Spirito Santo nella nostra vita. Uno dei frutti dello Spirito è infatti proprio la “mansuetudine” che ci serve in questo caso.

Essere mansueti non ha nulla a che fare con essere deboli. L’uomo mansueto per eccellenza era Cristo. Parlava con potenza, chiarezza e autorità, ma agiva in completa sottomissione al Padre. È questo il senso di essere mansueti: lasciarsi guidare da Dio.

Paolo descrive chi si è lasciato accecare dal peccato come una persona che è stata catturata dal diavolo per essere usata per i suoi scopi. La persona che si trova in grave errore dottrinale o in disobbedienza alla Parola di Dio è in realtà caduta nella trappola di Satana ed è tenuta prigioniera da lui. La malvagia volontà di Satana si oppone alla santa volontà di Dio.

La correzione deve avvenire “nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità”. Questo significa che se da una parte noi dobbiamo esortare coloro che sono nel peccato a pentirsi, allo stesso tempo è Dio che dovrà concedere il pentimento, è Dio che dovrà intervenire in quella persona tramite lo Spirito Santo. L’obiettivo finale di ogni correzione biblica deve sempre essere il ritorno alla Verità. E siccome stiamo combattendo contro un potente nemico malvagio, dobbiamo indossare l’intera armatura di Dio, che include la preghiera.

Una persona che è stata accecata dalle menzogne di Satana è prigioniera del “laccio del diavolo”. È come se Satana riuscisse a “drogare spiritualmente” i credenti che riesce ad ingannare. Forse hai anche già sperimentato cosa significa quando Dio concede il ravvedimento. Quando avviene, si inizia nuovamente a pensare con chiarezza. Chi esce dal laccio del diavolo spesso dirà: “Come ho potuto lasciarmi ingannare in questo modo?”

Come possiamo sapere una persona si pente veramente? Paolo ci dice che a quel punto gli oppositori rientreranno in sé stessi e usciranno dal laccio del diavolo. Vuol dire che la persona mostrerà un sincero cambiamento di pensiero e di comportamento. La sua vita si conformerà alla Parola di Dio, sia nella dottrina che nella pratica.

Probabilmente nessuno di noi che cammina con Cristo sarebbe dove è oggi, se non ci fossero stati fratelli e sorelle nella sua vita che lo hanno corretto nell’amore. Tutti abbiamo bisogno di essere corretti biblicamente di tanto in tanto, perché siamo tutti inclini ad allontanarci dalla retta via.

Che Dio ci aiuti ad essere fedeli alla Scrittura, a correggere i fratelli e le sorelle con saggezza e amore. Ma sempre consapevoli della guerra spirituale che è in atto attorno a noi.

Amen

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