Di Daniele Scarabel

Egli tiene in serbo per gli uomini retti un aiuto potente, uno scudo per quelli che camminano nell’integrità. (Proverbi 2:7)

A cosa pensi, quando senti la parola integrità? Solitamente una persona definita integra è una persona che ha degli standard con i quali non scende a compromessi. Sarà una persona sincera, affidabile, onesta e che fa ciò che dice, che ha un fondamento morale fisso come metro di giudizio per le proprie azioni. Se ci dichiariamo cristiani, il nostro metro di giudizio sarà la Parola di Dio.

Nell’Antico Testamento, le parole ebraiche tradotte con integrità e integro, sono a volte tradotte anche con completo, retto, perfetto, senza macchia, senza colpa, intero, sincero. Una persona integra è anche definita come una persona dal cuore puro di fronte a Dio.

Questo ci fa capire un aspetto importante dell’integrità intesa biblicamente: fare sempre la cosa giusta anche quando nessuno ci vede, proprio perché lo facciamo in primo luogo per Dio e non per gli uomini.

Insomma, capiamo subito che vivere una vita al 100% integra è una bella sfida. Per questo vorrei prendere spunto dalla storia di Giuseppe narrata in Genesi 39 per capire cosa potrebbe aiutarci ad essere persone integre.

L’integrità è innanzitutto un impegno

Giuseppe era il figlio prediletto di suo padre Giacobbe e questo aveva causato molta gelosia tra Giuseppe e i suoi fratelli, al punto che decisero di venderlo come schiavo in Egitto. Ma nonostante le difficoltà che ha dovuto affrontare, Giuseppe mostra una grande integrità personale in tutti gli eventi narrati in Genesi 39.

Il SIGNORE era con Giuseppe: a lui riusciva bene ogni cosa e stava in casa del suo padrone egiziano. Il suo padrone vide che il SIGNORE era con lui e che il SIGNORE gli faceva prosperare nelle mani tutto ciò che intraprendeva. (Genesi 39:2-3)

Ben presto il suo padrone egiziano si accorse che su quell’uomo c’era una benedizione particolare. Tutto andava talmente bene sotto la guida di Giuseppe che Potifar, il suo padrone, “non s’occupava più di nulla, tranne del cibo che mangiava” (Genesi 39:6).

Non era un caso che il Signore fosse dalla parte di Giuseppe. Il segreto del successo di Giuseppe era la sua intima relazione con Dio e il suo desiderio di piacere in ogni cosa al Signore. Essere integro era un impegno che Giuseppe aveva innanzitutto preso di fronte al Signore.

Giuseppe aveva messo in pratica ciò che ci insegna l’Apostolo Paolo:

Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che dal Signore riceverete per ricompensa l’eredità. Servite Cristo, il Signore! (Colossesi 3:23-24)

L’integrità non è una qualità spontanea; la si sviluppa consapevolmente e progressivamente, partendo dal desiderio di piacere al Signore. Si comincia con la decisione e l’impegno di voler vivere con integrità. Poi man mano che si affrontano situazioni più o meno difficili, ci si deve impegnare a rinforzare la risoluzione presa.

Tutti abbiamo la tentazione di trovare scorciatoie nella nostra morale, di basare alcune delle nostre decisioni su ciò che riteniamo migliore per noi invece che su ciò che è giusto e di scendere a compromessi. È la natura umana.

Ma ogni volta che facciamo la scelta giusta anche nelle situazioni in cui ci sentiremmo di fare l’opposto, a poco a poco fare la cosa giusta diventerà un’abitudine.

L’integrità inizia con la scelta di essere ubbidienti, come ci ricorda l’Apostolo Pietro:

Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza; ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta. (1 Pietro 1:14-15)

Una persona che ha rovinato la propria vita facendo scelte moralmente sbagliate, non si è semplicemente svegliata una mattina decidendo dal nulla di fare la cosa sbagliata. L’abbandono dell’integrità inizia spesso con piccole decisioni sbagliate.

In questa vita non raggiungeremo mai la perfezione. Tutti noi inciamperemo in molti modi, ma il nostro desiderio dovrebbe comunque essere di fare progressi nel fare combaciare la teoria con la pratica.

Se osservi la tua vita, quali sono gli ambiti nei quali fatichi maggiormente a fare la cosa giusta? Chiedi al Signore di mostrarti quali sono le paure che ti spingono ad agire in quel modo. Perché fatichi a fidarti di Lui proprio in quell’aspetto della tua vita? Ci sono delle piccole correzioni che potresti fare nelle tue azioni quotidiane per esercitarti a fare le scelte giuste?

Integrità nel segreto e nelle piccole cose

Vivere con il Signore non ci preserva automaticamente dalle tentazioni di fare la scelta sbagliata. Nella vita di Giuseppe, con il crescente successo arrivarono anche le tentazioni:

Giuseppe era avvenente e di bell’aspetto. Dopo queste cose, la moglie del padrone di Giuseppe gli mise gli occhi addosso e gli disse: «Unisciti a me!» (Genesi 39:6-7)

Potifar non è stato il solo ad accorgersi di Giuseppe e del suo successo. La moglie di Potifar si accorse anche di lui, anche se per altri motivi. Da questo sviluppo nella vita di Giuseppe vediamo come a volte Satana ci rende così facile e conveniente peccare contro Dio.

Ma dalla reazione di Giuseppe vediamo che lui aveva capito il segreto dell’integrità:

Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: «Ecco, il mio padrone non mi chiede conto di quanto è nella casa e mi ha affidato tutto quello che ha. In questa casa, egli stesso non è più grande di me e nulla mi ha vietato, se non te, perché sei sua moglie. Come dunque potrei fare questo gran male e peccare contro Dio?» (Genesi 39:8-9)

Quando si tratta delle cose veramente importanti nella vita, il percorso fatto per raggiungere le nostre mete è altrettanto importante delle mete stesse. Se siamo disonesti, se approfittiamo degli altri, se ci appropriamo di qualcosa che non ci appartiene, se ci comportiamo immoralmente o facciamo del male a qualcuno per raggiungere le nostre ambizioni, ci saremo comportati con inganno e disonore.

Giuseppe mostra massima integrità personale nel rifiutare totalmente le avance della donna e si sforza di ricordarle la sua responsabilità e il suo impegno verso Potifar, il suo rapporto con il marito, e le dice che commettere adulterio sarebbe “gran male e peccare contro Dio”.

Giuseppe pensa immediatamente oltre sé stesso. Giuseppe pensa a Potifar e a come lo ferirebbe vedere il suo servo più devoto tradirlo con sua moglie. Giuseppe pensa al suo rapporto con Dio e alla fedeltà alle sue convinzioni. Molti fallimenti dell’integrità personale iniziano con l’egoismo che non pensa o non si preoccupa delle conseguenze per le altre persone.

Questo è ben diverso dal motto “se ti fa sentire bene, fallo”! Essere uomini e donne integri significa evitare l’egoismo e pensare sempre alle conseguenze che il nostro comportamento avrà per gli altri.

Ogni volta che il nostro pensiero va nella direzione di “non fa male a nessuno, nessun altro lo saprà”, ogni volta che ci troviamo a dover trovare delle scuse per il nostro comportamento, abbiamo probabilmente superato una linea di integrità che è meglio non superare.

Ecco una buona regola: se non faresti qualcosa davanti a tuo figlio, a tua moglie, a tuo marito, a qualcuno che ami e rispetti, allora probabilmente è una cosa che non dovresti fare. Se senti di dover nascondere la tua azione, è piuttosto probabile che non stai agendo con integrità.

Ora magari c’è qualcuno che sta pensando: “mi piacerebbe essere come Giuseppe, ma non ce la faccio. Se penso agli standard morali di Dio mi sento schiacciato, piuttosto che incoraggiato. Mi sento fallito perché così tante volte nella mia vita ho preso decisioni sbagliate…”.

È chiaro che più noi ci rendiamo conto della santità di Dio, più realizziamo quando siamo inadeguati. Se poi guardiamo ai nostri fallimenti il senso di inadeguatezza può crescere a dismisura. Ma se ci concentriamo sulla grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, riconosceremo che, anche se ci sentiamo inadeguati, in realtà non lo siamo perché lui ci ha già resi completi agli occhi di Dio.

Anche per noi vale ciò che il Signore disse a Paolo:

La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. (2 Corinzi 12:9)

In realtà, questo è proprio l’aspetto geniale della vita cristiana. Il cristianesimo non è principalmente una questione di regole e regolamenti. È invece la presenza e il potere di una persona che ci accoglie e promette di non lasciarci mai e di non abbandonarci mai.

Se sei consapevole di una mancanza di integrità nella tua vita, se ti rendi conto che hai fatto delle scelte sbagliate, sappi che se confessi a Dio il tuo fallimento se ti impegni ad abbandonare il comportamento sbagliato che ti ha portato a cadere, Dio ti perdonerà e ti aiuterà a ricostruire la tua integrità. Per sua grazia e con il suo aiuto, e magari con l’aiuto di altri, la nostra vita può cambiare completamente e noi possiamo ricostruire la nostra integrità.

Anche nella Bibbia troviamo molti esempi di persone che avevano perso la loro integrità, ma che con l’aiuto del Signore sono stati ristabiliti. Pensiamo solo a re Davide, che al contrario di Giuseppe non ha saputo resistere alla tentazione, mettendo a repentaglio la sua integrità. Rimettere a posto le cose quando abbiamo perso la nostra integrità può avere un costo molto alto, ma ne vale assolutamente la pena. I benefici valgono la pena dello sforzo richiesto.

Se devi fuggire per preservare la tua integrità, fallo!

Come possiamo preservare la nostra integrità? La storia di Giuseppe ci dà alcune indicazioni. Alcune cose le abbiamo già viste. La prima è di esercitarci quotidianamente nel fare le scelte giuste, perché impegnarsi a vivere la propria vita con integrità rende più facile fare le scelte giuste quando è difficile. La seconda è di riflettere sempre sulle conseguenze delle nostre azioni sulla nostra vita, sugli altri e sulla nostra relazione con Dio.

A volte però tutte le buone intenzioni non bastano. Al versetto 10 leggiamo che “Benché lei gliene parlasse ogni giorno, Giuseppe non acconsentì a unirsi né a stare con lei”. Sebbene Giuseppe avesse già deciso in cuor suo di evitare ogni scelta sbagliata, Satana ha continuato a tentarlo tramite la moglie di Potifar.

La prova finale per Giuseppe arrivò quando la moglie di Potifar passò ai fatti:

Un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro; lì non c’era nessuno della gente di casa; allora lei lo afferrò per la veste e gli disse: «Unisciti a me!». (Genesi 39:11-12a)

Una cosa da tenere a mente è che quando siamo vicino ad altri che non agiscono con integrità, il nostro comportamento e il nostro senso morale può esserne influenzato. Passare tempo con chi ha principi morali inferiori non significa automaticamente che abbasseremo i nostri, ma un simile ambiente potrebbe renderci difficile mantenere standard più alti.

Per questo a volte può essere necessario ricorrere a provvedimenti drastici. Cosa fece Giuseppe? “Ma egli le lasciò in mano la veste e fuggì” (Genesi 39:12b). È un’immagine molto chiara che corrisponde al consiglio che spesso ci dà il Nuovo Testamento quando ci troviamo confrontati con certi tipi di tentazione: fuggi!

L’Apostolo Paolo utilizza in 1 Corinzi 10 proprio l’esempio degli Israeliti che hanno perso la loro integrità nel deserto, per ammonirci a non fare il loro stesso errore. A un certo punto ci avverte dicendo:

Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere. (1 Corini 10:12)

È vero che “Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze” (1 Corinzi 10:13), ma la via di uscita è spesso proprio una decisa fuga dalla tentazione.

La maggior parte dei navigatori satellitari hanno una funzione che permette di impostare un allarme quando si supera il limite di velocità. Abbiamo anche noi questa funzione integrata: è lo Spirito Santo che parla alla nostra coscienza. Dobbiamo però imparare ad ascoltarlo e a volte la sua voce ci esorta chiaramente ad allontanarci da un pericolo che ci porterebbe a compromettere la nostra integrità.

Vivere con integrità vuol dire vivere i nostri valori anche se fa male. E ci saranno momenti in cui farà male. Lo stesso Giuseppe, dopo aver fatto la cosa giusta è stato accusato di aver sedotto lui la moglie di Potifar. La sua integrità lo portò ingiustamente in prigione.

Ti sei mai trovato in una situazione simile? Ti sei magari umiliato, sei stato obbediente, hai lavorato sodo, hai servito, sei stato leale e fedele… Hai resistito alla tentazione e hai fatto la cosa giusta fuggendo e poi vieni trattato ingiustamente, odiato, rifiutato…!

Per molte persone questo sarebbe un buon motivo per voltare le spalle a Dio. È facile essere poi arrabbiati e amareggiati, rifiutare e negare Dio, abbandonare l’integrità. Giuseppe non è però arrivato a quel punto, perché la sua relazione con Dio era forte. Ha continuato a fare quello che stava già facendo: essere umile, obbediente, lavorare sodo e servire.

La fedeltà di Giuseppe nel preservare la sua integrità gli ha portato nuova benedizione:

E il SIGNORE fu con Giuseppe, gli mostrò il suo favore e gli fece trovar grazia agli occhi del governatore della prigione. (Genesi 39:21)

Quando decidiamo di mantenere alto il nostro standard morale spesso non sappiamo a cosa questo ci porta. Ma noi possiamo confidare in Dio, perché l’integrità è proprio una delle sue caratteristiche principali. Dio non ci deluderà mai, perché non cambia mai:

Egli tiene in serbo per gli uomini retti un aiuto potente, uno scudo per quelli che camminano nell’integrità. (Proverbi 2:7)

Amen

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