Di Daniele Scarabel

Tu dunque, figlio mio, fortìficati nella grazia che è in Cristo Gesù, e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri. (2 Timoteo 2:1-2)

Se vi siete mai sentiti inadeguati al compito, se la paura del fallimento vi ha mai afferrato, se sentite come il fuoco della passione che una volta caratterizzava il vostro servizio per Dio rischia di spegnersi, se vi siete mai trovati spiritualmente aridi, sentendovi soli e inutili nel regno di Dio, c’è una parola di Dio per voi questa mattina.

Come ci ricorda 1 Samuele 16, Dio non vede le cose come le vede l’uomo. Mentre l’uomo guarda alle apparenze esterne, Dio guarda al cuore. Dio ci vede, non in base a ciò che possiamo fare, ma in base a ciò che può fare Lui attraverso di noi. Spero di riuscire oggi a motivarti a lasciare agire lo Spirito Santo nella tua vita per essere un testimone fedele per Cristo.

Fortìficati nella grazia

Tu dunque, figlio mio, fortìficati nella grazia che è in Cristo Gesù…

Paolo scrisse questa lettera perché era seriamente preoccupato per Timoteo, che stava attraversando un periodo di insicurezza e debolezza spirituale. Paolo non ci dice quali fossero le difficoltà di Timoteo, ma sapeva che avrebbe avuto bisogno di forza e resistenza per compiere la chiamata che Dio gli aveva dato. Aveva bisogno che gli si dicesse spesso: “fatti forza, non mollare!”.

Quando parliamo di essere fedeli nelle cose piccole, non vuol dire che dobbiamo essere sempre al top della motivazione o che non possiamo mai avere dei momenti di debolezza. Il punto non è che dobbiamo sempre essere fedeli, nel senso che siamo sempre all’opera per Dio senza mai fermarci e senza mai accusare stanchezza o scoraggiamento.

È normale essere stanchi e dover ogni tanto affrontare lo scoraggiamento. Siamo esseri umani e come tali siamo deboli. L’importante è che non ci fermiamo alla nostra debolezza, ma che guardiamo al Signore dal quale ci arriva la forza:

Egli dà forza allo stanco e accresce il vigore a colui che è spossato… quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano. (Isaia 40:29.31)

Paolo mostrò a Timoteo un modo molto specifico per fortificarsi, ovvero “nella grazia che è in Cristo Gesù”. Sperimentare questa forza nella grazia è essenziale per la vita di ogni credente. Il termine “fortìficati” indica la necessità di una continua dipendenza da Dio. Il credente ha bisogno di ricevere forza da Dio. E questa forza è un dono incluso nella grazia di Dio.

In questo contesto la “grazia che è in Cristo Gesù” indica il dono immeritato dell’aiuto che viene da Dio. Fortificarsi nella grazia significa dunque lasciarsi sempre di nuovo donare forza da Dio. Non vuol dire che dobbiamo essere forti noi stessi, ma che dobbiamo rivolgerci sempre di nuovo a Dio come fonte della nostra forza.

Paolo sapeva cosa significava essere deboli, ricevendo però la forza dalla grazia di Dio:

Ed egli mi ha detto: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza”. Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte. (2 Corinzi 12:9-10)

Paolo stava incoraggiando Timoteo ricordandogli di guardare al Signore. Ricordandogli che ogni volta che sarebbero arrivati pensieri di inferiorità, dubbi, tentazioni o altro che avrebbero minacciato di scoraggiarlo, avrebbe dovuto portare tutto quanto al Signore, aggrappandosi al suo perdono e al suo amore.

A volte per uscire dallo scoraggiamento basta ricordarci che siamo figli di Dio per grazia e che è Dio che ci ha scelti. Altre volte invece abbiamo proprio bisogno di vedere quanto siano del tutto inutili i nostri sforzi e quanto in realtà dipendiamo totalmente da Lui.

A quel punto può essere utile rinnovare il nostro impegno radicale per Dio, andando da Lui in completa debolezza sprofondando tra le Sue braccia, dicendogli che dipendiamo completamente da Lui.

Non c’è niente che possa renderci così forti come dire: “Sono figlio di Dio in Gesù Cristo” e “Ho l’amore e il favore di Dio anche se non lo merito”. Questa è la forza che viene dalla grazia. È la forza che riceviamo quando possiamo dire: “Sì Gesù, tu mi basti, abbandono ogni cosa ai tuoi piedi, perché so che godo della tua grazia e che è tutto ciò di cui ho bisogno”.

Questo è il primo consiglio che Paolo diede a Timoteo per combattere il suo scoraggiamento.

Impara più che puoi

Il secondo consiglio che gli diede è di aggrapparsi a ciò che aveva già imparato:

… e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni…

Se vuoi essere una benedizione per gli altri, devi prima investire in te stesso. Noi tutti siamo studenti e insegnanti allo stesso tempo. Paolo voleva che Timoteo si rendesse conto di tutto ciò che aveva imparato, di tutto ciò che Paolo stesso gli aveva trasmesso e insegnato. Già nel capitolo precedente gli aveva detto:

Prendi come modello le sane parole che hai udite da me con la fede e l’amore che si hanno in Cristo Gesù. (2 Timoteo 1:13)

Paolo conobbe Timoteo a Listra come “figlio di una donna ebrea credente, ma di padre greco” (Atti 16:1) e lo definisce “mio legittimo figlio nella fede” (1 Timoteo 1:2). È probabile che Timoteo si sia convertito proprio ascoltando Paolo mentre predicava e, siccome godeva di una buona reputazione, Paolo lo scelse come compagno di viaggio.

Timoteo accompagnò Paolo nel suo viaggio attraverso la Frigia, la Galazia e la Misia. Insieme discesero a Troas, poi si recarono a Filippi e infine a Berea, dove Timoteo si fermò con Sila. Più tardi Paolo chiese a Sila e Timoteo di raggiungerlo a Corinto. Timoteo fu poi compagno di Paolo anche all’inizio del suo terzo viaggio missionario.

Ho condiviso con voi questa breve biografia di Timoteo per mostravi quanto tempo questi due uomini hanno passato insieme. Durante tutti i loro viaggi Paolo aveva istruito Timoteo e Timoteo aveva potuto imparare da Paolo. Timoteo era ben preparato per il ministero. Ha imparato da un grande maestro, ricevendo la sua formazione giorno dopo giorno.

Mentre stavano seduti attorno al fuoco di notte, Paolo insegnò a Timoteo le vie del Signore. Quando spezzavano il pane insieme, Paolo gli insegnò la preziosa dottrina di Cristo. Mentre percorrevano le strade polverose in Asia, Timoteo veniva addestrato per il ministero. Quando Paolo stava in piedi davanti alla folla e pronunciava la Parola di Dio, Timoteo era lì che ascoltava e imparava. Timoteo era testimone in prima persona delle persecuzioni e delle opposizioni che Paolo sopportava.

E da dove aveva imparato tutte quelle cose Paolo? Ciò che Paolo ha insegnato agli altri, l’ha imparato direttamente da Gesù stesso.  Ascoltate quello che dice in Galati 1:

Vi dichiaro, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è opera d’uomo; perché io stesso non l’ho ricevuto né l’ho imparato da un uomo, ma l’ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo. (Galati 1:11-12)

È probabile che questo insegnamento o “rivelazione” abbia avuto luogo durante i tre anni che seguirono la conversione di Paolo e che lui trascorse in Arabia. Paolo non ricevette alcuna istruzione dagli Apostoli, fu istruito direttamente dal Signore stesso. Gesù stesso chiamò Paolo, lo addestrò e lo attrezzò per fare ciò per cui lo aveva chiamato. Gesù ha investito del tempo in Paolo e Paolo a sua volta ha investito in Timoteo.

Questo ci fa capire quanto è importante anche per noi continuare ad imparare. Non possiamo accontentarci di quello che impariamo la domenica dalla predica del pastore. Se vogliamo essere fedeli nelle cose piccole, deve crescere in noi la fame e il desiderio di conoscere sempre meglio chi è il nostro Signore.

Questa mattina vorrei invitarti a riflettere sulle seguenti domande: c’è qualcosa di nuovo che hai imparato in questi ultimi anni sul Signore? Hai fatto qualche nuova scoperta leggendo la Bibbia? Hai sperimentato qualcosa che ha cambiato il tuo modo di vedere le cose? Hai potuto approfittare dell’esperienza di un altro credente che ha investito del tempo in te?

E come stimolo per il futuro vorrei chiederti: come potresti approfondire la tua conoscenza personale di Gesù Cristo? Da chi potresti imparare qualcosa di nuovo? Chiedi al Signore di rinnovare in te il desiderio di scoprire e di sperimentare che:

Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. (2 Timoteo 3:16)

Se vivi in questo modo la tua fede, con un crescente desiderio di imparare, potrai di conseguenza essere fedele nel trasmettere le tue conoscenze ad altri.

Insegna ad altri ciò che hai imparato

Paolo non aveva infatti investito tutto quel tempo in Timoteo perché tenesse per sé le cose che aveva imparato, ma perché le trasmettesse ad altri:

… affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri.

Notate la progressione del discepolato. Gesù ha formato Paolo, Paolo ha trasmesso le sue conoscenze a Timoteo e Timoteo le ha trasmesse ad altri “uomini fedeli”, al plurale! Il discepolato non è una questione di addizione, è una questione di moltiplicazione.

Anche se Paolo ha investito molto tempo in Timoteo, ha anche formato Tito, Sila e molti altri. Ognuno di questi uomini ha preso ciò che aveva imparato e lo ha trasmesso ad altri. Proprio come Paolo aveva investito in Timoteo, Timoteo trovò alcuni uomini e insegnò loro la dottrina di Cristo.

Paolo chiese a Timoteo di affidare i suoi insegnamenti a “uomini fedeli”. Doveva cercare in loro la qualità della fedeltà. Non aveva bisogno di trovare uomini intelligenti, uomini popolari, uomini forti, uomini perfetti o uomini di bell’aspetto; Paolo gli disse di cercare uomini fedeli.

E in che cosa erano fedeli? Nel portare avanti il Grande Mandato di Gesù:

Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente. (Matteo 28:19-20)

Ed è proprio ciò che hanno fatto, sono usciti e hanno condiviso il Vangelo di Gesù Cristo. Hanno indirizzato la gente al Salvatore. Lo Spirito Santo ha poi agito mostrando alle persone il loro peccato. Alcune di quelle persone hanno poi deciso di confidare in Cristo come loro Salvatore. Sono poi state battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ma, a differenza di quanto purtroppo accade spesso oggi, non si sono fermati dopo averli battezzati.

Hanno portato avanti il Grande Mandato insegnando ai nuovi convertiti la dottrina di Gesù Cristo. Più che insegnare loro, hanno investito in loro. Li hanno addestrati a continuare il processo. Li hanno addestrati a trasmettere a loro volta il messaggio, a fare nuovi discepoli.

Forse siete curiosi di sapere cosa è successo dopo… Guardatevi attorno… il frutto di generazioni di lavoro spirituale è tutto intorno a voi! Il processo è andato avanti fino a quando qualcuno ha discepolato noi.

La maggior parte di voi professa di credere in Gesù Cristo e di essere nato di nuovo. Questo è stato possibile grazie al servizio fedele di generazioni di cristiani prima di noi. Ognuno di noi ha un debito di gratitudine verso coloro che erano disposti ad obbedire al comando di Cristo di “andare a fare discepoli”.

Come cristiani è nostra responsabilità andare a fare discepoli. Non solo è nostra responsabilità… è anche un privilegio. Gesù ci ha fatto capire chiaramente cosa dovevamo fare e che ci avrebbe dato il potere di farlo:

Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’ estremità della terra. (Atti 1:8)

Non pensare di dover essere un maestro per poter insegnare ad altri, sii semplicemente fedele nel condividere ciò che hai già imparato. Ognuno di noi ha responsabilità diverse, io come pastore ho ad esempio una responsabilità maggiore, ma il compito di essere fedeli nel fare discepoli è qualcosa che riguarda tutta la chiesa. Dal primo all’ultimo.

È così semplice… dobbiamo essere testimoni di Gesù Cristo tramite la potenza dello Spirito Santo che è in noi! Per farlo non dobbiamo essere forti noi stessi, bensì fortificarci nella grazia, vivendo in una continua dipendenza da Dio, con il desiderio di imparare continuamente qualcosa di nuovo e trasmettendo agli altri ciò che lo Spirito Santo ci ha già insegnato.

Sei pronto ad essere un uomo o una donna fedele, capace di insegnare anche ad altri? Come ho detto all’inizio, Dio guarda al cuore. Dio ci vede, non in base a ciò che possiamo fare, ma in base a ciò che può fare Lui attraverso di noi!

Amen

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