Di Luca Castellana

Cari fratelli e sorelle, non credo d’esagerare se dico che stiamo vivendo dei tempi unici, come non se ne vedevano da tempo.

La nostra pazienza è messa a dura prova dai continui cambiamenti che dobbiamo adattare alla nostra vita, spesso, questi cambiamenti non sono semplici e fatichiamo nell’accettare tutto quello che ci viene detto di fare.

Sentiamo di essere arrivati ad un punto, dove il limite della nostra tollerenza nei confronti di questa situazione, difficile e inaspettata, è arrivata ad un punto critico.

Come cittadini siamo costantemente messi sotto pressione, intorno a noi l’aria è pesante, siamo come degli equilibristi che tentano con tutte le forze di non cadere a destra e sinistra, tentando di proseguire il percorso per arrivare in fondo, li dove vi è la stabilità.

Credo che questo momento speciale stia, non solo, condizionando la nostra vita come cittadini, ma anche le nostre relazioni, a tutti i livelli.

La nostra identità come cristiani ci fa sorgere spesso molti interrogativi, cosa è giusto fare e come è giusto vivere da cristiano oggi, a cosa devo credere o come fare in modo che tutti i miei dubbi siano soddisfatti.

Non credo sia facile vivere in questo mondo, oggi, da cristiano e da fedele servitore di Dio. Leggevo una statistica dove veniva evidenziato che la più grossa percentuale di coloro che sono reticenti nei confronti delle misure che sono in vigore in questo periodo particolare, sono proprio i credenti cristiani.

Tre domeniche fa, mentre ascoltavo il sermone di Daniele, alcune sue parole sono rimbalzate dentro me come un macigno, e vorrei leggervele testualmente :

Come ci prepariamo come comunità ad affrontare un futuro nel quale lo stato limiterà la nostra libertà di parola e di fede? Sicuramente non seminando il panico o diffondendo insicurezza. Naturalmente, noi cristiani dobbiamo osservare attentamente ciò che succede nel mondo. Ma cosa significa per noi essere oggi fedeli nelle piccole cose?

Be, sicuramente come cristiani abbiamo una grande responsabilità, non solo perché dovremmo essere cittadini modello, ma perché portiamo un nome importante, siamo figli, eredi e messaggeri di Cristo.

C’è una bella e antica leggenda rabbinica, che narra la storia di uno studente che  andò da un rabbino, chiedendogli: “Nei tempi passati vi furono uomini che videro Dio in faccia. Perché questo non succede più?” il rabbino rispose: “Perché oggi nessuno sa chinarsi più tanto

Quanto vere e attuali sono queste parole, quanto sforzo ci costa “Potersi e doversi,  oggi chinarsi tanto”.

Tempo fa, rileggevo dei versi tratti da uno dei miei libri della Scrittura che più preferisco, in 2 Timoteo 3:1-5 , e Paolo comunica a Timoteo alcune cose:

“Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intermperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventei l’apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza.”

Mentre leggevo tutto questo, il mio pensiero non è andato alla cosa più normale che un cristiano pensa, ovvero, “ si è vero siamo davvero negli ultimi tempi, che Dio possa arrivare presto, non sopporto più tutto questo.“.

Il mio pensiero, al contrario, è stato pensare a quanto io stesso stia contribuendo attivamente, affinchè questi segni divengano sempre più marcati nel mondo, anche e  attraverso la mia completa difficoltà di chinarmi tanto.

Perché non ci è detto dal brano, che saranno tempi facili per i credenti e i credenti non subiranno o produrranno quegli atteggiamenti descritti, ma dice:

Gli uomini, tutti, saranno propensi e predisposti a quei comportamenti, e come abbiamo visto dalle parole di Paolo a Timoteo, l’orgoglio è una di quelle caratteristiche che come cristiani, purtroppo mettiamo in campo.

Non possiamo negare che ognuno di noi ha la necessità di affermare se stesso e ribadire la propria libertà, sia come cittadini che come cristiani. Non riusciamo a sopportare più questo modo di vivere, e spesso non riusciamo più ad accettare le sofferenze, ritenendo il nostsro status di privilegiati del cielo, come coloro che hanno il poter di determinare le cose, e stabilire su questa terra cosa sia giusto o sbagliato. Vogliamo cambiare il mondo, spesso, ma non siamo in grado di consentire a Dio di cambiare noi, attraverso l’opera e l’esempio di Cristo in noi.

Così oggi vorrei osservare con voi questo brano potentissimo, nella forma, nei contenuti e nella sostanza, un brano che è scritto in maniera limpida, ma che spesso nell’applicazione, risulta essere davvero complicato.

“E tutti rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinchè egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.” 1Pt 5:5b-7

Vediamo cosa ci insegna questo brano attraverso la sfida che Pietro ci sta lanciando, ovvero l’essere rivestiti di una Virtù che ha il potere di cambiare le cose.

Questa lettera è scritta, senza nessun tipo di dubbio, dall’apostolo Pietro, il quale si identifica chiaramente come l’autore.

Quando la leggerete potrete davvero percepire il tono tipico del Pietro che tutti abbiamo imparato a conoscere nei racconti dei Vangeli, molto diretto e determinato, spesso ache troppo diretto.

Pietro scrive a uomini e donne, credenti, che vivevano in mezzo ai gentili,  credenti che erano dei forestieri e che vivono come dispersi in una terra a loro non familiare, lontani da casa e dal contesto naturale in cui erano cresciuti.

Questi dispersi erano collocati nelle cinque province romane, quelle regioni che oggi noi conosciamo come la Turchia.

Quasi all’unanimità si ritiene che questa lettera sia stata scritta prima che la persecuzione dei cristiani per mano di Nerone avvenisse a Roma e in tutte le province Romane, o quantomeno vi erano solo le doglie della persecuzione, vi erano dei presagi che facevono comprendere che ciò sarebbe a breve avvenuto.

Infatti, in tutta la lettera non si fa riferimento ad un sistema di leggi repressivo e restrittivo da parte dello stato centrale, come quello che sarebbe stato promulgato contro i cristiani da li a breve.

Pietro infatti parla di un governo che è in piena attività, e che riesce a distinguere ancora il bene dal male, leggiamo ad esempio che Pietro incoraggia i credenti di queste regioni, dicendo:

“ Siate dunque sottomessi, per amore del Signore, a ogni umana istituzione: al re come al sovrano; ai governatori, come mandati da lui per punire i malfattori e per dare lode a quelli che fanno il bene” 1Pt 2: 13-14.

Non vi era, quindi, nessuna persecuzione fisica, o limitazione particolare, ma la motivazione che porta Pietro a scrivere è la discriminazione che costoro, come cristiani dovevano subire. Si parla di una persecuzione che è di natura sociale e religiosa, una forma subdola di perseguitare chi è diverso e chi non segue la massa, questi fratelli erano derisi ed esclusi perché i pagani, gli abitanti di quelle province, sostenevano la loro superiorità, in quanto erano la maggioranza.

Non erano i cristiani ad ssere al centro del palconscenico, ma i gentili con la loro prevaricazione.

Tutto ciò, era causa, spesso e volentieri, di lacerazioni interne e combattimenti interiori in tutti coloro che avevano deciso di seguire Gesù Cristo, tanto da portarli al tentennamento del loro stesso essere cristiani. Tentati di abbracciare loro stessi quel comportamento che li avrebbe fatti omologare per non subire discriminazione e non essere la minoranza.

Con questa lettera Pietro è come se stesse scrivendo un manuale per degli ambasciatori che si trovano ad operare in terra straniera ed ostile, forse alla stessa maniera di come lo siamo noi oggi in questo mondo che ha perso l’orientamento, in un periodo unico.

Però anche noi, oggi, come allora, possiamo cadere nel pericolo di essere indifferenti e abituarci al male che ci circonda, o addirittura incosciamente, possiamo divenire parte di un sistema dove vi è assenza di Umilità, di questa grande virtù che ha cambiato e può cambiare il mondo.

Pietro con questa sua lettera ci incoraggia a stabilere :

“ la condotta da tenere in modo da onorare coLui che, come i destinatari di questa lettera, abbiamo deciso di rappresentare“, Cristo.

I cerchi concentrici dell’umiltà

Nei versi precedenti, abiammo visto che Pietro da un’indicazione a tutti, “ E tutti rivestitevi di Umilità”, quest’indicazione però, nasce e scaturisce da altre indicazione, che da ad altri gruppi specifici prima, formando dei cerchi concentrici.

Pietro ci dice che l’Umilità deve essere la nostra caratteristica di cristiano, deve essere quella Virtù per la quale l’uomo riconosce i propri limiti e rifiuta ogni forma d’orgoglio, non esalta se stesso, ma riconosce l’altro superiore a se stesso.

Attraverso questi versi, Pietro indica che l’umiltà è una caratteristica fondamentale di chi è ambasciatore di Cristo, così anche noi, dovremmo fare nostra questa virtù, dovremmo aggrapparcene con forza, lottando e umiliandoci  continuamente, ritenendo gli altri superiori a noi stessi.

Nei primi versi del capitolo 5, Pietro si rivolge quindi alla prima categoria di persone, quelli che hanno una responsabilità all’interno di quella chiesa:

Gli Anziani

Ora, qui c’è da fare una piccola parentesi, molto importante. In quanto, alcuni sostengono, erroneamente, che il termmine che Pietro utilizza per evidenziare questa categoria di persone è presbyteros, e questo termine indicherebbe il suo essere anziano in quanto avanti con gli anni.

Tutto questo non è del tutto corretto, infatti Pietro, si è vero che è avanti con l’età, infatti questa lettera viene scritta intorno al 63-64 d.C, probabilmente dopo che l’apostolo Paolo morì. Infatti in quel periodo Pietro è quasi alla fine della sua vita, ma il termine che lui utilizza è ben mirato, ed ha un riferimento che non lascia molti dubbi, perché il contesto in cui è inserito è chiarissimo.

Pietro, presentandosi con questo termine, sta rimarcando la sua autorità e non la sua età. Rimarca l’autorità di guida che gli è stata conferita da Gesù stesso in persone ovvero quella di apostolo tra i gentili e anziano, e come anziano, Pietro si sta rivolgendo agli anziani e alle guide di quei credenti dispersi.

Questo è importante, perché l’apostolo sta fortemente esortando coloro che in quella chiesa hanno delle responsabilità di guida, e lo fa attraverso tre coppie di caratteristiche che devono contraddistinguere coloro che sono alla guida di una chiesa e una di queste caratteristiche è che :

“ non siano dei dominatori nei confronti di coloro che gli sono stati affidati, ma siano degli esempi per il gregge“ 1Pt 5:3

 Con queste parole Pietro sta dicendo:

guida, non confondere l’essere un’esempio con il dominare su coloro che ti sono affidati, ma sii tu per primo un’esempio di umiltà”.

Pietro incoraggia le guide ad esercitare quel ruolo con la consapevolezza che un giorno arriverà la suprema guida della Chiesa, Cristo, e sarà lui a valutare tutto l’operato, non potrà essere la guida della chiesa a farlo, ma Cristo è il supremo giudice di coloro a cui molto è stato affidato su questa terra.

Lo stile diretto di Pietro è molto presente in questi versi, infatti, queste parole potrebbero sembrare e, in effetti lo sono, taglienti, ma dietro hanno il tono ed il calore di una persona che è stata testimone di cosa siano le sofferenze che ha subito Cristo, proprio a motivo della sua umiltà.

Pietro sta semplicemente dicendo, guida, anziano, tu che hai un ruolo di responsabilità:

“ ricordati che prima di essere guida, sei pecora e fai capo al Supremo Pastore, non devi fare altro che riconoscere i tuoi limiti e affidare l’opera a cui sei stato chiamato, con umiltà, al Pastore per eccellenza, Cristo“.

L’altra categoria a cui si riferice nei versi che stanno immediatamente prima a quelli che abbiamo letto, sono i Giovani.

I giovani

Ogni volta che sto con loro, non posso che ammirare la loro unicità, la loro passione e la loro energia, e questo mi riempie di gioia e spesso, stando con loro non posso fare a meno di notare che sto invecchiando e noto meglio alcune cose che prima non riuscivo a comprendere.

Per questo, non posso negare che i giovani, soprattutto ad una certa età sono come delle bombe ad orologeria, si sentono invincibili e non esitano ad affermare la loro supremazia su tutte le circostanze della vita.

Così, parlando a questi giovani, Pietro che è ormai un’uomo avanti con l’età, pieno d’esperienza, che ne ha viste e combinate molte nella vita, sente la necessità di indirizzare i più giovani ad adottare una condotta adeguata come giovani cristiani.

Magari scrivendo, avrà pensato a come lui stesso da giovane reagiva.

Avrà forse ricordando di quel momento in cui, come ci viene mostrato nel Vangelo di Gv 18:10, il racconto dell’arresto di Gesù, un giovane uomo, spinto dal fuoco della gioventù e da un’eccesso di zelo, taglia l’orecchio del servo Malco, credendo di potersi contrapporre alla volontà di Dio rispetto all’opera di salvezza per cui invece Gesù era stato chiamato.

Pietro sa per esperienza diretta che quando si è giovani si è delle teste calde, si pensa di sapere tutto, quando in realtà si sa molto poco.

La caratteristica predominante dei giovani è quella dell’arroganza e dell’orgolio.

Spesso mi sono accorto che i giovani, ma lo so anche per esperienza diretta, odiano accettare dei consigli, odiano essere ripresi, semplicemente perché credono e pensando di avere tutte le risposte e di saperne sempre una più degli altri.

Pietro, quindi, rivolgendosi a queste due categorie specifiche, gli anziani e i giovani lancia il medesimo grido, Umiltà. Questo però non significa che solo queste due categorie devono fare attenzione a seguire questi insegamenti, infatti Pietro non si ferma a queste due categorie, volendo dare l’impressione di voler correggere solo alcuni.

Così nei versi successivi sa che deve ampliare questo messaggio e lo fa rivolgendosi non più a queste due categorie ma allarga il cerchio, nessuno escluso, ma, “TUTTI”.

Tutti

“E tutti rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinchè egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.”

Sin dall’inizio dei racconti Biblici in Genesi 3, vediamo come la causa prima, la causa scatenante la separazione dell’uomo da Dio è stata la tendenza e la volontà dell’uomo a far risaltare la sua attitudine all’orgoglio e all’indipendenza da Dio.

Quando Eva si pose come obbiettivo quello di essere indipendente e di porsi al centro del palco del giardino di Eden, distaccandosi da Dio, senza porsi l’interrogativo di cosa sarebbe stata una vita sottomessa a Dio, vediamo che il risultato fu ed è una catastrofe, sotto tutti i punti di vista, e di cui oggi noi vediamo palesemente il risultato.

Genesi 3 mostra come oggi, tutti quanti, siamo caratterizzati da una tendenza al medesimo sentimento, a quella superbia che ha contraddistinto le azioni di Eva e che oggi caratterizza spesso e volentieri le notre relazioni e quello che oggi ci troviamo ad osservare in un mondo che possiamo definire impazzito.

Quanti rapporti sono distrutti a causa della mancanza di umiltà, quante coppie scoppiano per mancanza d’umiltà, quanta discriminazione sociale osserviamo a causa di una mancanza d’umiltà, quanta violenza fisica e psicologica si applica giornalmente a tutti i livelli, quanto poco amore i genitori mostrano nei confronti dei propri figli, quanta mancanza d’ascolto e tolleranza reciproca contraddisdingue il vivere quotidiano, quante chiese si spaccano perchè i propri vogliono essere al centro del palcoscenico nella chiesa, ma ciechi di fronte a quanti cadono alla propria destra e sinistra.

Siamo spesso così sopraffatti dalla voglia di affermare la nostra superiorità sia di pensiero, azione e convinzione che l’orgoglio ci accieca di fronte la realtà della vita.

Il mondo è pieno d’orgolio e sceglie delibaratamente di cavalcare l’onda della prevaricazione, ma Pietro urla a quei credenti :

Rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri”  questo è un comandamento che Pietro lancia come una bomba, in mezzo a coloro che erano perseguitati e derisi, esclusi e non apprezzati.

Tutto questo è incredibie, infatti Pietro non li incorggia a reagire come lui stesso fece sul monte degli ulivi, tranciando l’orecchio di un uomo, ma esorta loro e anche noi ad adottare un comportamento diametralmente opposto da quello che è la consuetudine di chi vive lontano da Dio.

Adesso, è importante comprendere che nel Nuovo Testamento, quando si parla di rivestirsi, di vestiario, si usano diverse immagini di natura pratica, proprio riferite agli indumenti, ma ve ne sono altre che hanno una natura Teologica profondissima.

Specificatamente il rivestirsi, il fatto del vestirsi, di indossare l’abito dell’umiltà a cui fa riferimento Pietro, è l’indicazione alla natura della persona e alla predisposizione interiore che un’individuo ha nell’essere avvolto dall’umiltà.

La naturale conseguenza  di quest’implicazione sta nel fatto che quanto Pietro stabilisce il  “ Tutti rivestiti d’umiltà” , l’umiltà diviene o dovrebbe essere come un vestito, deve poter essere visibile e mostrata, non può essere nascosta.

Tutti noi, quindi, dovremmo rivestirci di questa sublime virtù, come se indossassimo un meraviglioso abito, o un grembiule.

Se ci pensate bene, il grembiule in passato era il biglietto da visita di chi?

Il grembiule era il biglietto da visita di un servo, di colui che si prodigava e approcciava alla sua vita in termini umili.

Il servo per antonomasia è predisposto a dare tutto per il suo padrone, offre il suo tempo, le sue forze le sue energie per adempiere alle esigenze, anche alle più piccole, del padrone.

Pensiamoci, il servo lavora dietro le quinte, si affatica e si prodiga per far si che la casa del suo padrone risplenda. Il servo è colui che rende il padrone gioiso perché la sua casa risplende e può mostrarla ai suoi invitati, e la cosa incredibile è che nessuno di quegli invitati saprà mai chi è stato a far risplendere la casa, il servo non avrà mai  riconosciuto nessun merito, da nessuno, nonostante il suo enorme lavoro che ha reso grande il padrone.

Così, con questo pensiero, immaginiamo una chiesa, una società, una famiglia, la tua vita, in cui due frasi spiccano su tutte : “Non so” e “Mi dispiace”, due parole che un servo adopera in continuazione nei confronti del proprio padrone e di coloro i quali gli stanno davanti.

Due frasi che sono fonte di profonda umiltà, e proviamo ad immaginare quella stessa chiesa, famiglia, società, i cui membri hanno questo spirito umile, stimano gli altri superiori a se stessi, fanno a gara per svolgere i lavori più umili, si adoperano senza pretendere nulla in cambio.

Pensi forse che questo tipo di famiglia, chiesa, società possa essere solo un sogno?

Io credo fortemente che potrebbe e dovrebbe essere una realtà, una realtà che cambia il mondo, la tua famiglia, la tua chiesa e la tua persona, radicalmente.

L’essere umili deve essere la condizione tangibile e visibile di tutti noi, anche perché dovremmo essere particolarmente consapevoli che, come prosegue Pietro in questi versi: “Dio resiste ai superbi, dando grazia agli umili”.

Questo è un concetto ben presente e che si ripete spesso nella Bibbia, mostrando l’impossibilità dell’uomo di poter resistere a Dio. Ma l’uomo nel corso della storia ha mostrato di avere un’ego talmente spiccato da voler sfidare la resistenza di Dio, senza rendersi conto delle conseguenze a cui sarebbe andato incontro:

Proverbi 15:25 leggiamo “ Il Signore rovescia la casa dei superbi” , sempre in Proverbi 16:5 “ Chi ha il cuore superbo è in abominio al Signore“.

Capiamo bene che queste, non sono parole qualsiasi, sono parole che quando le ho lette mi hanno fatto tremare, sono parole dure che mostrano a cosa Dio è intollerante e quanto impossibile sia per l’uomo poter contrastare l’opposizione di Dio.

Vogliamo davvero incamminarci verso questa strada? Vogliamo metterci contro la  resistenza di Dio?

Per contro leggiamo in Isaia 66:2 “ Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, cha ha lo spirito afflitto e trema alla mia parola.

In Sofonia 2:3 leggiamo un verso meraviglioso :

“ Cercate il signore, voi tutti umili della terra, che mettete in pratica i suoi precetti! Cercate la giustizia, cercate l’umiltà! Forse sarete messi al sicuro nel giorno dell’ira del Signore“.

Il giorno in cui la tua vita è cambiata

Fratelli e sorelle, cercate, cerchiamo la giustizia e l’umiltà, che parole magnifiche ci vengono sussurrate, e questa mattina io ti invito a cercare a ricercare quest’umiltà.

Così, mi piacerebbe che tornassi un’attimo indietro con la memoria al giorno in cui la tua vita è cambiata radicalmente, tanto da portarti oggi ad essere qui seduto su questa sedia, il giorno che Dio ti ha chiamato, il giorno in cui hai riconosciuto di non essere niente, ma hai affermato con forza e chiarezza che Cristo è Tutto.

Quel giorno è stato il giorno che ha cambiato la tua vita perché hai affermato che Cristo ha il potere di mutare e di trasformare ogni cosa.

In quel giorno sia io che tu, abbiamo ammesso di non essere niente, abbiamo ammesso di non potercela fare con le nostre proprie forze, e abbiamo consentito a Cristo di agire affinchè : “ Egli possa innalzarci a suo tempo e usarci” .

Ci siamo completamente abbandonati nella mani di coLui che ha agito e parlava così:

  • Io non posso far nulla da me stesso; il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà (Gv 5:30)
  • La mia dottrina non è mia (Gv 7:16)
  • Io non cerco la mia gloria (Gv 8:50)

Queste parole non sono parola comuni, o di una qualunque persona che ha da dire qualcosa, ma sono le parole di Gesù Cristo in persona, sono le parole di colui che ha  mostrato la più profonda e radicale vita vissuta in umiltà.

Attraverso queste parole, comprendiamo bene il perché Dio ha potuto operare la Sua potente opera di redenzione attraverso Cristo, consentendo a me e te di mutare il corso della nostra storia e di mutare il corso della storia dell’umanità.

Vorrei che mi consentiate una piccola parentesi, che però è molto importante, nella comprensione della natura di Gesù, e del suo carattere divino.

Se vi ricordate, una volta Daniele ha evidenziato che nella storia della chiesa vi è stato spesso e volentiere una qualche eresia teologica, che con i vari concili è stata superata riportando ordine, per quanto possibile, all’interno della dottrina cristiana.

Ora, vi è stato un periodo, in cui è sorta, non un’eresia, ma una tendenza teologica, ovvero una tendenza di vedere la persona di Cristo, molto particolare.

Questa tendenza, che aveva il nome di “Docetismo”, una parola che nasce da un verbo greco (dokeo) che significa : sembrare o apparire.

Con questa corrente o tendenza teologica si insegnava un grave errore cristologico, ovvero quello che  Gesù era solamente spirito/divino, e il suo corpo umano era semplicemente un’apparenza e non reale”.

Capiamo bene che questo porta a sminuire completamente la persona e l’opaera di Cristo, il suo ministero e la sua morte e resurrezzione, i suoi sentimenti, le sue tentazioni e le sue qualità. Egli fu completo in tutto, Cristo non apparì Egli fù.

Così stesso modo, oggi, noi possiamo compromettere la nostra testimonianza, sminuendo la potenza di Cristo in noi, apparendo umili quando in realtà non abbiamo sperimentato realmente la completezza di Cristo in noi, attraverso l’umiltà di Cristo in noi.

Quando Paolo parla alla chiesa di Filippi, è consapevole della natura di Cristo e allo stesso tempo anche della natura che i seguaci di Cristo che sperimentano Cristo in loro, attraverso l’opera dello Spirito Santo sono chiamati a fare.

Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere ugale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo sime agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte in croce”. Fil 2:5-8

 Queste parole che l’apostolo Paolo fa tuonare alla chiesa di Filippi, ci insegnano qual è la natura essenziale di quell’opera che Cristo ha compiuto sulla croce

“Egli si è fatto nulla affinchè Dio fosse tutto”

L’opera di Cristo, perfettamente uomo e perfettamente Dio sulla croce, ha cambiato la dinamica di questo mondo, non l’ordine sociale.

La missione fu quella di salvarci dal peccato. Questo ha dato vita ad un popolo, che in qualsiasi luogo e tempo avrà influenuza, sociale, politico e culturale.

Quindi, ritorniamo al giorno in cui la nostra vita è stata stravolta dall’opera di Cristo, dal suo esempio, dalla sua passione e dalla sua umiltà e a allo stesso tempo, pensa a quanta umiltà abbiamo dovuto mettere in campo per riconoscere che la nostra vita non era degna di essere accostata a Cristo, in quel giorno abbiamo riconosciuto di essere niente, ma che Dio fosse tutto, mettendo il più alto livello d’umiltà e gustando della potenza dell’umiltà.

Per questo anche noi, non possiamo apparire o fingere di essere umili, ma dobbiamo rivestirci, come Cristo si rivestì della perfetta essenza divina, delle caratteristiche di Cristo.

Il messaggio che possiamo dare al mondo non può essere slegato dalle caratteristiche del messaggero. Non possiamo prediacare Cristo senza essere rivestiti delle caratteristiche di Cristo. Vi sarebbe una senzazione di misera apparenza.

Infatti, credo che il test più grande per farci comprendere che l’umiltà è diventata la nostra vera natura, tanto da farci rigettare la nostra reputazione, proprio come fece Cristo è : “piegarsi nei confronti di chi riteniamo non meritevole delle nostre attenzioni, o consideazioni”.

Esattemente come fece Cristo alla croce quando venne piegato per me e te.

Quando l’umiltà di cuore davanti a Dio non sarà solo un atteggiamento che assumiamo quanto pensiamo a Dio, ma lo spirito della nostra vita, allora l’umiltà di Cristo in noi si manifesterà in tute le nostre relazioni rendendoci dei veri ambasciatori.

La nostra umile condotta nelle cose piccole e insignificanti della vita quotidiana, provano quel è il vero spirito che ci possiede.

Come le parole di Paolo a Timoteo, che evidenziano le caratteristiche dell’uomo nella fine dei tempi, così l’umiltà, diviene il segno di coloro che fanno assoporare l’Eternità già su questa terra.

Crediamo forse davvero che Cristo abbia provato piacere nel sopportare l’umiliazione della Croce, essendo consapevole della Sua natura regale e privilegiata di Figlio di Dio,  umiliandosi e umiliato a tal punto da ritenere il suo essere figlio di Dio niente?

Gesù venne spezzato, la sua vita divenne niente, affinchè con la sua vita e il suo sangue io e tu potessimo essere ritenuti giusti e godere di qualcosa che non ci apparteneva per natura.

È fondamentale, allora, osservare la vita di Gesù con gli occhiali delle parole di Pietro, affinchè possiamo avere, non solo gli strumenti per essere umili, ma abbiamo un’sempio di vita reale, quella di Gesù, che ha applicato perfettamente l’umiltà dove tu ed io siamo la dimostrazione vivente che è vero, l’umiltà cambia il mondo, cambia la chiesa, cambia le famiglie, e cambia le vite e mostrano l’eternità di chi riceve vita da chi ha detto :

Imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore“ Mt 11:29

 Così, come Gesù ci invita ad imparare da Lui, anche Pietro al verso 7 ci pone un’invito che ha il potere di liberarci, vediamo qual è questo invito.

gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché ha cura di voi

 Spesso si ritiene che una persona sia poco umile o totalemente piena di se, dal portamento esteriore, da come si pone con gli altri, cercando di prevalere, cercando di sopraffarre il prossimo o colui che non vede altro che la propria persona, e valuta solo quello che esce dalla propria bocca.

Sicuramente queste sono caratteriste visibili di colui o coloro che sono poco inclini all’umiltà, in maniera evidente, che mostrano poco amore e poca comprensione, chi osserva questi comportamenti non potrà altro che prendere atto che questi atteggiamenti mostrano una totale assenza d’umiltà.

Però, se osserviamo attentamente le parole di Pietro ci viene mostrato anche un’altra categoria di persone poco inclini all’umiltà, cioè, coloro che si preoccupano.

Specialmente oggi, in questi tempi difficili, la preoccupazione può prendere il sopravvento. Con questo non dico che preoccuparsi non è leggittimo, dico che divenire schiavi della preoccupazione mette in evidenza un sintomo nascosto d’orgoglio.

Non a caso Pietro evidenzia questo aspetto proprio a dei credenti che erano preoccupati per la perseverenza con cui venivano derisi e subivano una violenza psicologica solo perché cristiani.

Quando ci preoccupiamo stiamo affermando che Dio non è sufficentemente adeguato per il suo compito.

Ritenendo così le nostre preoccupazioni superiori a Dio stesso, consentendo alle preoccupazioni di dominarci, facendole diventare il dio della nostra vita.

Così facendo ci stiamo ponendo sia noi che le preoccupazioni al di sopra di Dio peccando d’orgoglio, esattamente come Eva.

Si Dio, ti amo, so che puoi fare miracoli, ma ai miei problemi devo pensarci io, tu hai sicuramente altro da fare.

Davvero crediamo che Dio non abbia il tempo o la volontà di voler prendere sul serio quanto ci sta accadendo?

Davvero crediamo che Dio non sia abbastanza sufficiente da risolvere i nostri piccoli incovenienti?

Ma come possiamo essere così confusi dal credere che Dio non sia in grado di adempiere al suo compito, ossia quello di essere Dio.

Fratelli e sorelle, Gettiamo le nostre preoccupazioni su Dio, la sua mano ci condurrà, ci guiderà, ci sosterrà alla stessa maniera di come fece in passato con il popolo d’Israele, come ha fatto con Cristo sulla croce e come ha fatto con me e te nel momento in cui abbiamo riconosciuto di essere niente, ma che Lui è tutto.

Vorrei concludere con il  doppio valore relazionale che ha l’umiltà:

1. Ci insegna la relazione con Dio

L’essere umili, riconoscere Dio come sovrano, come coLui la cui mano potente ci innalza, consente a tutti noi di essere liberi.

Liberi di deporre le nostre angosce, i nostri pesi, le nostre ferite, ai piedi della croce, dichiarando che Dio attraverso l’opera dello Spirito Santo faccia il suo corso, delineando e scandendo lui il tempo e i modi delle nostre azioni.

Non avremmo nessuna speranza se l’opera dovremmo compierla noi.

La relazione con Dio diviene intensa ed efficace quando con umiltà abbassiamo il nostro pensiero, il nostro io e le nostre convinzioni, lasciando agire la convinta e potente mano di Dio, attraverso l’opere dal consolatore, lo Spirito Santo.

Forse avrai sentito mille e mille volte queste parole, allora adesso è il momento che diventino pratica.

Prenditi dei momenti per scrivere quali aree o rapporti nella tua vita necessitano umiltà e confrontati direttamente e giornalmente con la Parola di Dio, fare questo, è gia grande sintomo di umiltà.

Prenditi del tempo, individualmente, per poter riordinare quanto Dio ti pone davanti e inginocchiati ai piedi della Croce nella tua stanza, stai alla presenza di Dio, lui ti indicherà la via e muterà il tuo carattere fino ad arrivare allo standrd che Lui reputa giusto per te e per il tuo ruolo.

2. Ci insegna la relazione con gli altri

 Osserva tuo fratello e tua sorella e cerca di vederli come coloro i quali sono li per la stessa causa, quella di Cristo.

Forse stimare un tuo fratello o sorella che reputi non abbia le tue stesse capacità più di te stesso è davvero complicato, ma guardali con gli umili occhi di Cristo, l’umile per eccellenza.

Perdonare chi ti ha ferito è un macigno insopportabile, forse prendere un caffè con il tuo collega di lavoro che ti ha danneggiato è qualcosa di scandaloso e insostenibile.

Allora in quei momenti ricordati che l’umiltà ha fatto la differenza nella tua vita, attraverso Cristo abbiamo ricevuto amore, mansuetudine e umiltà.

Non aspettare troppo per perdonare un tuo familiare, un tuo fratello o il tuo collega di lavoro, fallo e basta.

Passa del tempo con loro e mostra la potenza dell’umiltà, questo porterà te ad essere libero e allo stesso tempo dimostrerà in maniera potente che fare la differenza è possibile, lo è perché tu sei differente e umile.

Forse fallirai la prima volta, forse fallirai la seconda volta, persevera nell’umiltà, sei l’esempio vivente di quanto questa virtù ha il potere di cambiare il mondo, lo ha fatto nella tua vita e sei qui a testimonianza di questo.

Non scoraggiarti,  ma fai in modo che la riscorperta di questa virtù sia una fonte di luce li dove oggi luce non c’è.

Se oggi vogliamo mostrare al mondo la Luce di Cristo, il mondo ha bisogno di vedere prima persone che si piegano di fronte alla luce e poi, anche, di fronte coloro che non vedono la luce.

Affinche, chi vive nel buio, oggi possa piegarsi a sua volta alla Luce.

Amen

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