Di Daniele Scarabel

E ora a voi che dite: «Oggi o domani andremo nella tale città, vi staremo un anno, trafficheremo e guadagneremo»; mentre non sapete quel che succederà domani! Che cos’è infatti la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce. Dovreste dire invece: «Se Dio vuole, saremo in vita e faremo questo o quest’altro». Invece voi vi vantate con la vostra arroganza. Un tale vanto è cattivo. Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato. (Giacomo 4:13-17)

Io sono una persona alla quale piace molto organizzare e pianificare. Anche per quanto riguarda il programma della comunità, solitamente pianifico mesi in anticipo. Succede spesso che io abbia già previsto su cosa predicare con due o tre mesi in anticipo. So che questo è uno dei doni che Dio mi ha dato.

Ma cosa dovrei fare ora, dopo aver letto questi versetti di Giacomo, il fratello di Gesù? Non sono forse proprio queste parole un duro colpo per chi è ben organizzato come me? O non sono forse la perfetta scusa per chi è disorganizzato o semplicemente pigro?

A me piace tener conto del contesto e il capitolo 4 della lettera di Giacomo punta chiaramente in una direzione: “Umiliatevi davanti al Signore, ed egli v’innalzerà” (Giacomo 4:10). Non è però sempre così facile umiliarsi davanti al Signore e attendere con pazienza il suo intervento. Soprattutto in periodi di incertezza, quando non sappiamo cosa ci porterà il domani.

Il brano di oggi ci dà alcuni strumenti importanti per essere fedeli nell’incertezza del domani.

La presunzione di voler decidere le sorti della nostra vita

E ora a voi che dite: «Oggi o domani andremo nella tale città, vi staremo un anno, trafficheremo e guadagneremo»; mentre non sapete quel che succederà domani! Che cos’è infatti la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce. (Giacomo 4:13-14)

La prima cosa che dobbiamo considerare analizzando questo brano, è che Giacomo sta scrivendo a dei credenti. Non sta dunque descrivendo persone che agiscono senza conoscere Dio, ma sta prendendo come esempio dei ricchi membri di chiesa, probabilmente commercianti.

La frase citata da Giacomo potrebbe essere la tipica affermazione di un qualsiasi uomo d’affari, commerciante o imprenditore, che pianifica la sua attività. A prima vista non sembra esserci nulla di male in questi loro pensieri. La Bibbia non vieta di fare affari, anzi, come abbiamo visto nei mesi scorsi, è nostro dovere essere fedeli amministratori di tutte le risorse che Dio ci mette a disposizione.

Tutto quello che questi commercianti si proponevano di fare, ovvero andare in una città, trafficare e guadagnare, era assolutamente lecito. Dove sta allora il problema? In tutta la loro riflessione c’è anche una dimensione teologica, che si concretizza nelle parole “Oggi o domani”. Il problema stava nella loro arroganza di voler decidere da soli le sorti della loro vita.

Un pensiero simile è chiaramente contrario all’insegnamento biblico:

Non ti vantare del domani, poiché non sai quel che un giorno possa produrre. (Proverbi 27:1)

Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno. (Matteo 6:34)

Il pensiero criticato da Giacomo è anche tipico per l’uomo moderno, per il quale deve sempre essere tutto disponibile, fattibile e pianificabile. L’uomo deve pianificare e riflettere sul suo futuro, è nostra responsabilità, ma non dobbiamo mai cadere nel tranello di pensare di poter agire indipendentemente da Dio.

Dobbiamo sempre essere consapevoli che il nostro domani è nelle mani di Dio. Così ci insegna anche Gesù nella parabola dell’uomo ricco, che aveva pianificato il suo futuro in ogni dettaglio e al quale Dio disse:

Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà? (Luca 12:20)

Giacomo ci ricorda questa importante lezione con le parole: “Che cos’è infatti la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce”. Questa è una descrizione biblica dell’uomo in tutta la sua debolezza e fugacità.

Che cos’è la nostra vita, paragonata all’eternità e all’infinita grandezza del nostro Creatore? La nostra vita è breve, fragile e di fatto fuori dal nostro controllo.

Se guardi alla tua vita, in quali aspetti corri il rischio di pianificare, decidere o agire indipendentemente da Dio? C’è un ambito particolare nel quale non vorresti perdere il controllo? Quando pianifichi il tuo futuro, in che modo parli dei tuoi piani?

Secondo Giacomo conta molto il modo in cui parliamo dei nostri piani per il futuro…

Impara a vivere il “se Dio vuole

Dovreste dire invece: «Se Dio vuole, saremo in vita e faremo questo o quest’altro». (Giacomo 4:15)

Diverse volte mi è capitato di dire a un fratello qualcosa del tipo “Allora ci vediamo la settimana prossima!” e di ricevere come risposta “A Dio piacendo…”. Giacomo non intendeva però darci una banale formula che basta semplicemente appiccicare ad ogni frase.

Ci sta piuttosto mostrando il modo di pensare che dovrebbe permeare tutta la nostra vita. Dovremmo essere costantemente consapevoli della nostra limitatezza e della nostra dipendenza da Dio. Quindi, a volte può essere necessario aggiungere a ciò che diciamo “Se Dio vuole”, ma anche se non lo diciamo, questo pensiero dovrebbe essere la nostra linea guida per ogni cosa che noi facciamo.

Giacomo parte dal presupposto che ognuno di noi dovrebbe pianificare la propria vita. Dire “faremo questo o quest’altro” non è sbagliato, ma dobbiamo ricordare che Dio può avere piani diversi, anche migliori, dei nostri.

Quindi, anche se Dio, nella sua infinita saggezza e nel suo amore imperscrutabile, dovesse “rovinare i nostri piani”, dovremmo accogliere ciò che ci succede con fiducia e con gioia. Questo non è semplice fatalismo o essere in balia del destino, ma è avere la certezza e la fiducia che Dio vuole solo il meglio per noi:

Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? (Romani 8:32)

Ma allora, come possiamo pianificare correttamente il domani? Senza una qualche forma di pianificazione siamo inevitabilmente impreparati a vivere e a servire bene il Signore. La mancanza di pianificazione non è spesso altro che una sottile forma di pigrizia.

Ma tutta la nostra pianificazione deve avere un solo obiettivo:

Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio. (1 Corinzi 10:31)

Pianificare tenendo conto della nostra dipendenza da Dio significa desiderare che tutti i nostri piani onorino Dio e che ci conducano sempre più in una intima e profonda relazione con Dio. Una perfetta pianificazione che non ci porta a sentire ancora di più la presenza di Dio nella nostra vita quotidiana, non è in realtà una pianificazione efficace.

Siccome il Signore ci dice “Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie” (Isaia 55:8), dovremmo forse essere sorpresi quando ci rendiamo conto che a volte i piani di Dio per la nostra vita non combaciano con i nostri?

Questo non rende i nostri piani uno spreco. Una fedele pianificazione porta infatti frutto proprio in quei momenti, nei quali non è incentrata sul nostro bisogno di tenere tutto sotto controllo, bensì su Dio. Ogni volta che Dio interviene sconvolgendo i nostri piani, è un promemoria che Dio è reale, che è onnipotente e che i suoi piani si rivelano sempre più saggi dei nostri:

Ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo, ma il piano del SIGNORE è quello che sussiste. (Proverbi 19:21)

Il senso è che molti dei nostri piani non si realizzeranno, perché per quanto buoni possano essere stati, non rientravano nei piani di Dio. Per questo nei Proverbi leggiamo anche:

Affida al SIGNORE le tue opere, e i tuoi progetti avranno successo. (Proverbi 16:3)

Vorrei assolutamente evitare che vediate la condizione “se Dio vuole” come un’ombra sulla vostra vita o addirittura come una minaccia. È invece un invito a riporre piena fiducia in Dio e nei suoi piani per noi, perché se non lo facciamo, rischiamo di cadere in un perfido tranello.

L’unica via è l’umile obbedienza alla volontà rivelata di Dio

Invece voi vi vantate con la vostra arroganza. Un tale vanto è cattivo. Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato. (Giacomo 4:16-17)

Chi di voi ricorda la famosa canzone “It’s my life”, che Jon Bon Jovi pubblicò 20 anni fa? Quante volte è già capitato anche a te di pensare come dice il ritornello della canzone: “Questa è la mia vita, è ora o mai più, io non voglio vivere per sempre, voglio semplicemente vivere finché sono in vita”?

È purtroppo possibile per un cristiano cadere in una sorta di ateismo pratico, pensando con orgoglio: “Ho deciso di fare questa cosa e niente mi fermerà! Ho una forte volontà! Ci riuscirò!”. Uno dei grandi pericoli nei quali può cadere un cristiano è proprio l’arroganza o l’orgoglio. Il vanto consiste nel pensare di poter vivere come se la nostra vita e il nostro futuro fosse totalmente nelle nostre mani.

Giacomo dice che “un tale vanto è cattivo”. È l’esatto opposto dell’umiliarsi davanti a Dio, attendendo il momento in cui lui stesso ci innalzerà. Oppure, pensiamo a quanto è facile per noi cristiani pensare: “Ci sono riuscito grazie al mio duro lavoro o al mio senso per gli affari”. Possiamo facilmente arrivare a disdegnare chi ha meno successo di noi, pensando: “Se solo tutti lavorassero sodo come ho fatto io, anche loro potrebbero avere successo”.

Ma non dimentichiamo la pungente domanda che Paolo fece ai fieri Corinzi:

E che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché ti vanti come se tu non l’avessi ricevuto? (1 Corinzi 4:7)

Tutto ciò che abbiamo viene da Dio per grazia di Dio. Cadremo facilmente nell’orgoglio nel momento in cui non lo terremo presente. Come dovremmo vivere allora in vista del fatto che la vita è un vapore, che Dio è sovrano e che siamo così inclini all’orgoglio?

Con le parole “Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato”, Giacomo ci sta dicendo che proprio perché siamo cristiani, dovremmo sapere meglio di chiunque altro come vivere in modo giusto la nostra vita.

A prima vista, il versetto 17 pare in qualche modo distaccato dal contesto precedente. Ma il “chi dunque” sembra collegarlo a ciò che Giacomo ha appena detto. Ci ha esortato a prendere in considerazione il Signore in tutti i nostri progetti, perché la nostra vita è nelle sue mani.

Non abbiamo quindi scusanti in questa faccenda, sappiamo come dovremmo agire, ma se permettiamo che il nostro orgoglio prenda il sopravvento e facciamo di testa nostra, allora commettiamo peccato.

Fare il bene” in questo contesto significa semplicemente allontanarci dal nostro autocompiacimento e orientarci alla volontà di Dio. O in altre parole, come abbiamo appena visto prima: dare gloria a Dio.

Tradotto in parole semplici “fare il bene” significa avere la seguente attitudine: “Signore, eccomi qui, pronto a fare la tua volontà. Dammi gli occhi per vedere le persone come le vede Gesù, come pecore senza pastore. Dammi un cuore compassionevole come quello di Gesù, per amare coloro che sono angosciati o depressi. Usami oggi come operaio nella tua mensa, per i tuoi scopi sovrani”.

Chi, nonostante tutta questa sua conoscenza della volontà di Dio “non lo fa”, ovvero si lascia trascinare dall’autocompiacimento e non si orienta alla volontà di Dio, “commette peccato”.

Da questo ultimo versetto del capitolo 4 della lettera di Giacomo possiamo trarre almeno tre insegnamenti. Il primo è che chi conosce la volontà di Dio ha più responsabilità di chi non la conosce. Il secondo è che anche un credente può purtroppo agire consapevolmente contro la volontà di Dio. E infine, con il riferimento al “peccato”, Giacomo ci mette ancora una volta in guardia contro un’arrogante fiducia in noi stessi.

Come possiamo evitare di cadere in questo tranello? L’unica via è seguire il consiglio:

Umiliatevi davanti al Signore, ed egli v’innalzerà. (Giacomo 4:10)

Per riuscire in questo intento, il modo migliore è rimanere in un’intima relazione con Gesù Cristo. Concretamente significa passare del tempo con lui, in silenzio alla sua presenza, leggendo la sua Parola, in preghiera, in ascolto. Significa stare attenti a non semplicemente andare avanti basandoci sulle nostre forze, sulla nostra saggezza o sulla nostra esperienza.

Questa intimità con Gesù sarà la nostra fonte quotidiana di forza, saggezza e esperienza per guardare al domani con fiducia. Segui l’esempio di Gesù che “si ritirava nei luoghi deserti e pregava” (Luca 5:16).

Se pianifichi la tua vita, partendo da una profonda rilassatezza in Gesù che guida la tua vita, sarà molto più facile affrontare il futuro, sapendo che Dio potrebbe in qualsiasi momento cambiare i tuoi piani in qualcosa di migliore.

Amen

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