Di Daniele Scarabel

In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana. I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: «Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola». Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia. (Atti 6:1-5)

Essere membri della chiesa primitiva deve essere stata un’esperienza meravigliosa. Dio operava in modi potenti. Ogni giorno c’erano nuove persone si aggiungevano alla chiesa che cresceva esponenzialmente. È stato un periodo entusiasmante. Ma la chiesa primitiva non era una chiesa perfetta. Era una chiesa ancora giovane che aveva già vissuto tanti alti e bassi.

Restare fedeli alla chiesa quando si incontrano difficoltà è una sfida per ogni credente. Chi è chiamato a guidare la comunità deve a volte prendere decisioni poco popolari. Per i membri la sfida consiste nel non lasciarsi coinvolgere in discussioni logoranti che potrebbero portare a divisioni.

Riassumendo potremmo dire che il compito di ogni membro di chiesa è lo stesso: restare fedeli nel servire la chiesa. In Atti 6 abbiamo un esempio di come i vari membri, ognuno nel rispetto del proprio incarico, si sono assunti le loro responsabilità, aiutando così la chiesa.

I mormorii che possono causare divisioni

In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana. (Atti 6:1)

Sin dalla nascita della chiesa Satana ha provato ad attaccarla su molti fronti diversi. Ha tentato diverse forme di opposizione diretta e di intimidazione e ha cercato di corrompere la chiesa dall’interno. Tutte queste strategie non sono però riuscite a fermare o a rallentare il lavoro e la crescita della chiesa.

Satana tentò poi un nuovo approccio, quello del “divide et impera”. Lo fece cercando di sollevare un gruppo di cristiani contro un altro. Qui vediamo benissimo come Satana ama usare apparenti ingiustizie per iniziare un conflitto. La chiesa stava crescendo di numero e quando le cose vanno bene e la chiesa prospera, Satana non è mai lontano.

La chiesa si era assunta la responsabilità di prendersi cura delle vedove credenti, perché spesso non avevano altro sostegno. Le cose erano però diventate così complesse da gestire, che furono evidentemente commessi degli errori, seppur involontari. Non c’è motivo di pensare che ci fossero intenzioni malvagie da nessuna parte.

C’erano una diffidenza di fondo tra due gruppi di cristiani, della quale Satana cercò di approfittare. Gli “Ebrei” erano cristiani più inclini ad abbracciare la cultura ebraica. Gli “ellenisti” erano invece cristiani più inclini ad abbracciare la cultura greca. Per semplificare, gli “Ebrei” tendevano a considerare gli “ellenisti” come dei cristiani che erano scesi a compromessi non spirituali con la cultura greca e gli “ellenisti” consideravano gli “Ebrei” come dei tradizionalisti che si ritenevano più santi degli altri.

Fino a quel punto leggiamo che “tutti quelli che credevano stavano insieme” e che “la moltitudine di quelli che avevano creduto era d’ un sol cuore e di un’anima sola” (Atti 2:44; 4:32). Ma poi “sorse un mormorio” e non erano nemmeno le vedove stesse a lamentarsi, bensì il gruppo degli “ellenisti” che si lamentava diffondendo zizzania nella chiesa. Questo è un tipo di ribellione particolarmente insidiosa che può causare divisioni all’interno di qualsiasi gruppo.

Come ben sappiamo la chiesa perfetta non esiste e posso garantirti che tutti prima o poi verremo delusi, ci sentiremo feriti o trascurati dalla chiesa. È parte della natura umana. Ma se non stiamo attenti, la nostra giusta sensibilità nei confronti di certi temi può diventare un punto di divisione.

Quante volte nascono conflitti a partire da malintesi o da negligenze involontarie. Se non stiamo attenti possiamo arrivare a sviluppare uno spirito critico nei confronti della chiesa che “dovrebbe fare di più”. Come potresti reagire concretamente se noti un disagio in chiesa? Cosa potresti fare se ti senti in un qualche modo trascurato dalla chiesa o dal pastore?

Se ritieni che ci sia effettivamente un problema o una mancanza nella chiesa, è sempre meglio cercare il dialogo diretto con la persona direttamente interessata o con un responsabile. Quando infatti il problema fu riconosciuto, la chiesa agì in modo esemplare, mettendo ciascuno i propri doni a disposizione gli uni degli altri.

Ognuno serva gli altri come è stato chiamato a fare

I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: «Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense… Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola». (Atti 6:2.4)

Il problema culturale tra i due gruppi e il disagio delle vedove trascurate, non fece altro che portare alla luce un problema molto più profondo della chiesa primitiva e a volte anche della nostra. Ovvero che gli apostoli si trovarono a doversi occupare di questioni pratiche e organizzative, che li occupavano a tal punto da trattenerli dal compito della preghiera e della predicazione che Gesù aveva affidato loro.

Fino a quel momento, gli apostoli erano stati direttamente coinvolti in ogni tipo di ministero pratico (vedi Atti 4:34-37). Tuttavia, alla fine le questioni pratiche cominciarono ad occupare troppo la loro attenzione e il loro tempo. Invece di continuare ad occuparsi direttamente di ogni problema pratico, gli apostoli decisero che sarebbe stato meglio per loro continuare a dedicarsi principalmente “alla preghiera e al ministero della Parola” (Atti 2:4).

Gli apostoli non reagirono negativamente all’insoddisfazione all’interno della chiesa, come se i bisogni delle vedove fossero di seconda importanza. Ma non poterono nemmeno trascurare il loro compito principale della preghiera e della predicazione.

Leggendo superficialmente questi versetti si potrebbe pensare che solo il dedicarsi alla “preghiera e al ministero della Parola” sia un vero e proprio “ministero”, mentre il “servire alle mense” non sia che un incarico di minore importanza. In realtà però, il verbo greco tradotto come “servire” al versetto 2 è lo stesso verbo (diakoneō) che al versetto 4 è tradotto con “ministero.

In altre parole il testo greco indica chiaramente che il ministero di servizio ai bisognosi è sullo stesso livello del ministero di preghiera e di predicazione. Entrambi i ministeri, così come tanti altri ministeri che posso esserci all’interno di una comunità, sono essenziali per l’edificazione del corpo di Cristo.

Gli apostoli introdussero dunque quello che sarebbe diventato un principio fondamentale per la chiesa fino ad oggi: il sacerdozio universale. Sacerdozio universale non significa altro che tutto il popolo di Dio è chiamato a servire all’interno della chiesa. Dio chiama persone diverse a ministeri diversi, ma non esiste chi ha un ministero e chi non ce l’ha.

Nella sua prima lettera, l’apostolo Pietro scrive:

Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri. (1 Pietro 4:10)

L’idea di un “servizio a tempo pieno per Dio” che sia limitato a pastori o missionari, non è assolutamente biblico. Ogni cristiano è infatti in servizio a tempo pieno per Dio. A prescindere dal lavoro che uno fa o dal ruolo che ha in chiesa o nella società, Dio chiama ognuno di noi al ministero.

Ironia della sorte, uno dei servitori alle mense, Stefano, si rivelò essere ancora più dotato come predicatore della maggior parte degli apostoli. Eppure, nonostante il suo dono di predicazione, in quel momento era destinato al servizio alle mense. Per l’edificazione della chiesa e per gli scopi di Dio in quel momento era più importante che Stefano servisse alle mense che come predicatore.

Gesù stesso diede un chiaro insegnamento ai suoi discepoli, quando si trovarono a discutere chi di loro fosse il più grande nel regno dei cieli:

Allora, sedutosi, chiamò i dodici e disse loro: «Se qualcuno vuol essere il primo, sarà l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». (Marco 9:35)

Essere grande agli occhi di Dio non significa avere un grande ministero. Se vuoi essere grande agli occhi di Dio, devi servire gli altri. E la cosa più importante è che non è necessario avere un ministero ufficiale per servire. Non devi far ufficialmente parte di un gruppo di servizio specifico o avere un incarico ufficiale per servire gli altri.

Il ministero non garantisce una maggiore ricompensa. Sono convinto che molti credenti riceveranno ricompense maggiori nel Regno di Dio rispetto a coloro che sulla terra hanno avuto un ministero ufficiale.

Sta però comunque attento a non sottovalutare le qualifiche spirituali. Anche se scegli di servire in chiesa senza avere un incarico ufficiale, non significa che lo devi fare superficialmente o che non hai bisogno dell’aiuto di Dio per riuscirci. Perché come disse una volta chiaramente Gesù “senza di me non potete far nulla”. (Giovanni 15:5)

Per fare qualunque cosa fatta bene nel regno di Dio, le qualifiche non sono quelle che valgono nel mondo, ma sono qualifiche spirituali. E questo vale anche per il compito più umile, come ci mostrano i prossimi versetti.

Tre notevoli criteri per un semplice incarico

Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico… Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia. (Atti 6:3.5)

Gli apostoli non dissero: “Trovate sette persone volenterose e fatele servire alle mense”. Per servire alle mense hanno cercato sette uomini di alto calibro spirituale. Esattamente come per chi serve nella preghiera con la predicazione, anche la capacità di servire praticamente in chiesa è frutto dell’agire dello Spirito Santo.

Niente di meno che la forza dello Spirito Santo rende possibile un servizio che sia significativo e che porti edificazione e pace tra i cristiani. Osserviamo le qualifiche necessarie:

(1) Dovevano essere uomini “dei quali si abbia buona testimonianza. La parola greca “testimonianza” indica che questi uomini dovevano essere conosciuti per la loro integrità. La reputazione richiede tempo per essere costruita è quindi implicito che questi uomini non fossero nuovi credenti.

(2) Dovevano essere “pieni di Spirito. Questa non è una caratteristica riservata solo a pochi eletti dei quali leggiamo che furono riempiti di Spirito Santo. Mentre ci furono dei casi in cui i discepoli furono particolarmente riempiti di Spirito Santo, ricevendo così una speciale potenza da Dio per una situazione particolare (Atti 2:4; 4:8; 4:31), qui viene invece descritta una persona che vive sotto il controllo dello Spirito Santo.

Essere ripieni di Spirito significa ricercare ogni giorno la presenza di Cristo nella nostra vita, vivere con lui, ricercare da lui la guida per la vita quotidiana, condividere con lui i nostri pesi confessandogli i peccati e ricevendo quotidianamente forza e gioia per vivere seguendo il suo esempio.

(3) Dovevano essere “pieni di sapienza. Anche la sapienza è un diretto frutto della relazione personale con Cristo, che dona la capacità di saper applicare la Parola di Dio alle situazioni pratiche e quotidiane. Uno non può pensare di avere questo tipo di saggezza se non vive una vita a stretto contatto con Dio che è la fonte di saggezza (Giacomo 1:5).

L’insegnamento principale di questo versetto è che per svolgere un ministero pratico che comportava la gestione e la distribuzione delle risorse della chiesa alle vedove, c’era bisogno di uomini devoti a Dio. Questo principio vale per ogni tipo di servizio che noi possiamo svolgere all’interno della chiesa o in generale nel mondo. Che sia ufficiale o non.

Ti sei mai reso conto di quanto importante è curare la tua relazione personale con Dio per il bene di tutta la chiesa? Spero che oggi tu esca da questa sala più consapevole di quanto importante è lasciarti guidare ogni giorno dallo Spirito Santo. Potrai dare il più grande contributo alla crescita spirituale e numerica della chiesa, sviluppando una vita che dia in tutto e per tutto gloria a Dio.

Gesù stesso quando stava per essere crocifisso e volle dare ai suoi discepoli una dimostrazione pratica di cosa fosse la vera grandezza, “depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto” (Giovanni 13:4).

Se facciamo nostro questo atteggiamento di Gesù possiamo affrontare qualsiasi delusione, frustrazione o senso di essere trascurati che possiamo incontrare in chiesa. Se seguiamo l’esempio di Gesù e ci rendiamo conto che tutti siamo chiamati a servire fedelmente la chiesa, sia che abbiamo un incarico ufficiale, sia che restiamo dietro le quinte, la chiesa continuerà a crescere perché avremo le forze e le risorse che ci vengono dallo Spirto Santo per affrontare ogni bisogno che potrà nascere all’interno della comunità.

Amen

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