Di Daniele Scarabel

Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte voi tutti avrete in me un’occasione di caduta; perché è scritto: “Io percoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse”. Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea». Pietro, rispondendo, gli disse: «Quand’anche tu fossi per tutti un’occasione di caduta, non lo sarai mai per me». Gesù gli disse: «In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E Pietro a lui: «Quand’anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». E lo stesso dissero pure tutti i discepoli. (Matteo 26:30-35)

Durante questo 2020 il nostro tema dell’anno è stato “Fedeli nelle piccole cose”. Abbiamo parlato di tanti aspetti nei quali dovremmo e potremmo essere fedeli. Abbiamo visto che essere fedeli discepoli non significa per forza fare grandi cose, ma piuttosto essere fedeli nelle piccole cose di tutti i giorni.

Quando abbiamo iniziato questo tema nessuno si sarebbe aspettato che quest’anno sarebbe stato così intenso, sfidante e difficile sotto molti aspetti. Penso che siamo tutti d’accordo nel dire che tutto quello che sta succedendo attorno al Covid-19 sia una prova.

In un modo o nell’altro questa crisi globale ci sfida. Dobbiamo capire come trovare un buon equilibrio tra l’evitare il virus, il mantenere una buona salute fisica, psichica e spirituale, il lottare contro l’isolamento, il rispetto delle norme imposte dallo stato…

In questi periodi nei quali siamo sotto pressione, si mostra anche che la nostra fede è forse più fragile di quanto abbiamo finora immaginato. Come gestiamo la paura? Come gestiamo la paura del fallimento o se ci rendiamo conto di aver ceduto in ambiti nei quali eravamo certi che non avremmo mai vacillato? Mi auguro che l’esempio dell’apostolo Pietro possa aiutarci a trovare delle risposte a queste domande.

Il pericolo dello sviamento spirituale

Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte voi tutti avrete in me un’occasione di caduta; perché è scritto: “Io percoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse”». (Matteo 26:30-31)

Gesù e i suoi discepoli avevano appena terminato l’ultima cena. Avevano trascorso tre anni intensi, sfidanti, ma anche molto soddisfacenti. Avevano sperimentato successi e anche piccoli insuccessi, ma nell’insieme erano motivati e carichi di speranza. Poi però Gesù annunciò il tradimento di Giuda e soprattutto profetizzo loro che tutti quanti, dal primo all’ultimo, avrebbero presto miseramente fallito.

Dicendo “Questa notte voi tutti avrete in me un’occasione di caduta” nessuno era escluso, nessuno poteva pensare di essere meglio degli altri. Letteralmente Gesù disse “sarete scandalizzati per causa mia”, che in questo contesto significa “sarete sviati nella vostra fede, cadrete, fallirete”.

A dimostrazione di questa sua profezia Gesù citò il profeta Zaccaria che disse “Io percoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse”. La profezia era chiara: Gesù sarebbe presto stato ucciso, mentre i discepoli si sarebbero lasciati prendere dal panico e si sarebbero dispersi. Gli stessi discepoli che per tre anni lo avevano seguito fedelmente.

Così, improvvisamente, in un attimo, le loro speranze furono distrutte. Il loro Salvatore fu catturato. Il loro mondo cadde a pezzi. Sarebbero rimasti fedeli? Avrebbero fallito? Sappiamo da come continua la storia che “tutti i discepoli l’abbandonarono e fuggirono” (Matteo 26:56) e che pure Pietro alla fine disse “non conosco quell’uomo!” (Matteo 26:74).

In un momento di paura carnale i discepoli rinnegarono il loro Signore. Alla luce di ciò, anche noi potremmo chiederci: cosa facciamo quando le cose vanno a rotoli? Come reagiamo se le certezze che ci hanno finora accompagnato vengono messe alla prova?

Sappiamo che Gesù stesso ha predetto un periodo di seduzione e oppressione che avrebbe colpito tutta la chiesa:

«Guardate che nessuno vi seduca. Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”. E ne sedurranno molti. Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine… Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda. (Matteo 24:4-6.10)

Non credo sia del tutto giusto dire che i discepoli non avevano fiducia in Gesù. Ma credo che avessero delle idee sbagliate su Gesù che dovevano essere corrette. Avevano ragione a credere che Gesù fosse il Cristo e il Figlio del Dio vivente. Avevano ragione a credere che Gesù era venuto per portare il regno di Dio.

Ma sembra che si aspettassero ancora che Gesù fosse il Messia politico che avrebbe portato il regno di Dio in modo politico o militare. Ma Gesù non stava per portare un regno politico, non stava per conquistare il mondo con la forza della spada.

Allo stesso modo mi chiedo se davvero stiamo cercando il Signore in quest’anno particolare. Stiamo davvero cercando la saggezza di Dio che potrebbe condurci a una maggiore conoscenza di chi lui è? Io prego che ognuno di noi possa sfruttare questo periodo di incertezze per riconoscere e deporre alcune delle cose nelle quali potremmo essere tentati di riporre la nostra speranza al di fuori di Gesù e per aggrapparci sempre di più all’eterna speranza del Vangelo.

Per i discepoli la prova che stavano per affrontare li portò a rinnegare Gesù e a fuggire presi dal panico. La nostra tentazione nella nostra attuale prova potrebbe non essere quella di rinunciare verbalmente a Gesù. Ma ci sono altri modi, più sottili e forse più difficili da individuare, in cui possiamo essere tentati di mettere da parte Gesù nella vita pratica e quotidiana.

Se accumuliamo egoisticamente le nostre risorse in un tempo in cui i nostri vicini soffrono, non stiamo forse rinunciando alla sufficienza che abbiamo ricevuto in Cristo? Quando ci facciamo prendere dalla paura, non stiamo forse rinunciando alla pace che abbiamo ricevuto in Cristo? Quando ci giudichiamo l’un l’altro perché abbiamo opinioni divergenti su ciò che sta accadendo, non stiamo forse rinunciando all’amore e alla grazia che abbiamo ricevuto in Cristo? In che cosa tendiamo istintivamente a riporre la nostra fiducia?

I discepoli in generale, e Pietro in particolare, ci mostrano come anche chi segue Gesù con tutto il cuore può arrivare a riporre la sua speranza in cose che non sono Cristo e di conseguenza fallire.

Spavalderia spirituale

Pietro, rispondendo, gli disse: «Quand’anche tu fossi per tutti un’occasione di caduta, non lo sarai mai per me». Gesù gli disse: «In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E Pietro a lui: «Quand’anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». E lo stesso dissero pure tutti i discepoli. (Matteo 26:33-35)

Pietro giurò solennemente che non avrebbe mai abbandonato Gesù. Stava però riponendo fiducia nella sua forza di volontà, nella sua determinazione e nella sua autodisciplina. Ma Gesù sapeva che presto Pietro lo avrebbe rinnegato ben tre volte. Ben presto sarebbe stato spaventato, spaventato a morte, e allora tutta la sua fiducia in sé stesso sarebbe svanita. Tutti i suoi buoni propositi sarebbero venuti meno e avrebbe fallito.

Non dobbiamo pensare di essere più forti o più coraggiosi di Pietro! Quando le cose vanno bene è facile cadere in una spavalderia spirituale, pensare che noi non falliremo mai, che non cadremo come fanno altri che sono più deboli di noi.

Quando però il mondo attorno a noi va a rotoli, quando le sicurezze che credevamo di avere si sgretolano, è normale avere paura. E quando abbiamo paura è facile che l’istinto di autoconservazione prenda il sopravvento, che facciamo o diciamo cose che normalmente non faremmo o non diremmo.

Dopo il suo fallimento Pietro fu sopraffatto dal rimorso e pianse amaramente. Possiamo facilmente immedesimarci nei suoi sentimenti di rimorso, di vergogna e di fallimento, perché anche noi a volte reagiamo per paura invece che per fede.

Da mesi ormai stiamo vivendo una situazione estrema ed è illusorio pensare che non abbia lasciato tracce anche in ognuno di noi. È fuori discussione che il coronavirus possa causare gravi danni fisici o addirittura la morte in chi soffre di malattie pregresse. Tuttavia, credo che anche l’allarmismo creato dai media e le misure adottate dal governo abbiano un effetto considerevole sulla salute mentale ed emotiva delle persone.

Lo storico e pubblicista svizzero Daniele Ganser ha tenuto diverse conferenze sul tema “Corona e la paura”. In queste conferenze spiega come possiamo essere guidati da diversi tipi di paure. Nel contesto del coronavirus parla in particolare di alcune paure che osserva nella nostra società: la paura del virus, la paura di una dittatura digitale e la paura della povertà.

Ganser spiega che a dipendenza della paura alla quale siamo più sensibili, reagiremo in modo diverso. Se ad esempio uno è sensibile alla paura del virus, perché magari conosce persone che si sono ammalate gravemente o che addirittura sono morte, o perché sa di appartenere a un gruppo a rischio, insisterà con tutte le forze affinché tutti indossino una mascherina.

Non riuscirà nemmeno per niente a capire come uno possa anche solo pensare di partecipare a una dimostrazione anti-corona con centinaia di persone ammassate e rigorosamente senza mascherina. Vorrà anche che il governo chiuda tutto subito, tenderà a isolarsi dalla società e sarà tra i primi a farsi vaccinare.

Chi è sensibile alla paura della dittatura, ovvero che il governo possa sfruttare questa situazione per prendere il controllo sui cittadini, vorrà il contrario: niente mascherine, ma tutti in strada a dimostrare. Si rifiuterà di seguire le regole, riterrà chi le segue scrupolosamente una persona che cede alla propaganda statale e si ribellerà con tutte le sue forze al vaccino.

Chi invece è incline alla paura della povertà, vorrà che i ristoranti, i negozi e tutta la vita pubblica continui normalmente, per paura delle ripercussioni economiche di un lockdown. Temerà che la sua ditta possa fallire o che possa perdere il posto di lavoro. Sarà magari anche contrario all’apertura delle chiese perché un dipendente potrebbe contagiarsi e finire in quarantena, mancando così dal posto di lavoro.

Tutte queste paure hanno il loro perché e vale la pena analizzare da quale di queste paure siamo principalmente spinti. È importante capire da che tipo di paura siamo spinti per capire l’altro e per prendere sul serio la paura dell’altro. Ed è anche importante riconoscere da quale paura potremmo essere guidati, per poi smascherarla.

Tramite la paura siamo manipolabili, anche come cristiani. Così come Pietro, anche noi possiamo aver fatto incredibili esperienze con il Signore in passato, ma se non siamo consapevoli dei tranelli che il diavolo ci tende, possiamo facilmente cadere.

Sicuramente non aiutiamo noi stessi e nemmeno gli altri se ci lasciamo prendere dalla “spavalderia spirituale” come fece Pietro. È molto meglio se riconosciamo che anche noi siamo deboli e più o meno inclini a un certo tipo di paura. Questa consapevolezza può aiutarci a individuare i nostri punti ciechi.

Il punto in tutto questo è che tutto ciò in cui noi riponiamo la nostra speranza – al di fuori di Gesù – ci deluderà. Quando il nostro bel mondo che i siamo costruiti cade a pezzi, quando arriva la prova, tutte le speranze che non sono eterne si sgretoleranno. Le nostre forze possono venire meno, tutto ciò che ci dava sicurezza può scomparire.

Potremmo forse davvero ammalarci con gravi conseguenze o perdere qualcuno a causa del virus. Potremmo davvero perdere il lavoro o avere ripercussioni economiche a causa delle misure governative. Potremmo in un futuro prossimo effettivamente perdere molte delle nostre libertà, anche come chiesa. Quindi non sto dicendo che le paure sono del tutto ingiustificate. Ma la speranza che abbiamo in Cristo e nella sua risurrezione è eterna e immutabile!

Dalla codardia alla fedeltà

«Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea». (Matteo 26:32)

Leggendo la risposta di Pietro nei versetti da 33 a 35, è come se Pietro non avesse nemmeno sentito questa seconda parte della profezia di Gesù. Pietro rispose subito alla prima parte dell’affermazione di Gesù, negando che lui lo avrebbe mai abbandonato. Pietro era così preso dalle proprie riflessioni, da non rendersi conto che Gesù lo stava invitando a confidare in lui.

Nel Vangelo di Luca leggiamo che Gesù disse anche a Pietro “ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno” (Luca 22:32). E noi sappiamo che la preghiera di Gesù fu esaudita, nonostante il momentaneo fallimento di Pietro!

Per quanto grande sia il potere del peccato umano, il potere di Gesù è più grande. Il fallimento di Pietro è grande. Ma la fedeltà di Gesù è più grande. Anche se Pietro rinnegò Gesù e, per un certo tempo, cadde, fu poi ristabilito (vedi Giovanni 21). Infatti divenne un leader chiave nella chiesa primitiva. Predicò il Vangelo e guidò la chiesa con grande audacia e fedeltà.

E la ragione per cui Pietro fu ristabilito e tornò ad essere fedele non fu la sua stessa forza, ma la forza della risurrezione di Gesù! Satana chiese l’anima di Pietro. Ma Gesù gli disse: “No!”. Allo stesso modo anche oggi, nel mezzo della nostra attuale prova e tribolazione, voglio che sappiate che Gesù intercede per voi!

Quindi, la prossima volta che ti trovi a fare o a dire qualcosa che non riflette la tua fede in Gesù, ricordati che Dio non ha finito con te! Ricordati che c’è grazia e misericordia per te, proprio come c’è stata per Pietro. Impara da ciò che hai fatto e cresci, affinché tu possa essere un faro della misericordia di Cristo per qualcun altro.

Resisti all’impulso di rispondere alle sfide con la lotta o la fuga. Siamo chiamati a mostrare al mondo che siamo veramente e spudoratamente discepoli di Gesù. Come Pietro, possiamo imparare a sopravvivere e persino a prosperare anche nel mezzo di un periodo estenuante.

Mentre tu combatti per la tua fede, ecco alcune cose importanti da ricordare:

  1. Mantieni la calma

È incredibilmente spaventoso e inquietante quando arriva un periodo di prova, ma questi periodi giocano un ruolo vitale nella nostra crescita spirituale. La Scrittura ci dice persino di aspettarcele! Come Pietro, anche noi abbiamo peccati, credenze e comportamenti che devono essere rimossi. Riconosci i tuoi punti ciechi ed evita di prendere decisioni spinto dalla paura.

  1. Rimani connesso

Quando la nostra fede viene messa alla prova, abbiamo bisogno più che mai del sostegno della comunità. Gesù ha pregato per la fede di Pietro e dei suoi discepoli. Allo stesso modo, abbiamo bisogno anche di amici cari e fidati che ci sostengano nella preghiera. L’autentica comunione fraterna ci aiuta a superare le sfide. Cerca di curare le relazioni con la chiesa anche se non riesci a venire di persona la domenica mattina.

  1. Tieni a mente l’obiettivo

Dobbiamo ricordare il cuore di Dio nel permettere questi periodi: desidera spingerci verso una fede più profonda, trasformandoci dolcemente attraverso il dolore e la sofferenza. Come risultato ci troveremo equipaggiati per incoraggiare i nostri fratelli e le nostre sorelle in difficoltà. Non si sa mai come Dio userà questo tempo nella nostra vita per aiutare un altro!

Gesù è morto, è risorto, è salito al cielo ed ora siede alla destra del Padre. E fino a quando non tornerà, egli sta proprio ora – in questo momento – intercedendo per noi. Il nostro sommo sacerdote intercede ancora oggi per noi! Non mi viene in mente un pensiero più confortante!

Nella nostra vita inciamperemo e cadremo. Ma impegniamoci insieme a inciampare verso Gesù e non lontano da Lui. Inciampiamo verso la grazia, verso l’amore e verso la fedeltà. I nostri peccati sono molti, ma la sua misericordia è ancora più grande.

Amen

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