Di Daniele Scarabel

Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù. Uno che va alla guerra non s’immischia in faccende della vita civile, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. (2 Timoteo 2:3-4)

Quando Paolo ha scritto questa lettera a Timoteo, la sua vita si stava avvicinando alla fine. Paolo ha già sperimentato molti tipi diversi di difficoltà e sofferenze nella sua vita, a motivo del vangelo di Cristo.

Così ora, mentre la sua vita volge al termine, Paolo ricorda a Timoteo, suo figlio spirituale, gli elementi chiave del suo insegnamento che sono così vitali per una sana crescita e sviluppo spirituale. Dal versetto tre in poi, Paolo utilizza diverse immagini per descrivere come dovrebbe comportarsi un buon discepolo di Cristo.

Con il primo paragone che fa con un soldato, Paolo ci fa capire che non dobbiamo per forza fare lunghi viaggi missionari, passare del tempo in prigione a motivo della fede o fare il pastore di una chiesa per poter dire di far parte dell’esercito dei credenti. Ogni credente, che vive consapevolmente la vita sua da cristiano è chiamato ad essere un buon soldato di Cristo.

Sii disposto a dare il meglio di te stesso

Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù. (2 Timoteo 2:3)

Non è un consiglio che Paolo sta dando a Timoteo, bensì un ordine. Paolo stava soffrendo in prigione e si aspettava che anche Timoteo fosse disposto a soffrire per la fede.

La sofferenza – la sofferenza per amore di Cristo – è ciò che deve aspettarsi una persona che cerca di vivere pienamente per Dio. Sopportare la sofferenza significa per Paolo essere disposti a soffrire il male, la persecuzione, le difficoltà e le privazioni che un credente potrebbe dover affrontare a causa della sua fede.

Paolo non intende però che dobbiamo sopportare tutto questo da soli. Dicendogli “anche tu”, sottolinea che la sofferenza per Cristo è comune a tanti altri credenti. Già in 2 Timoteo 1:8 Paolo aveva scritto “ma soffri anche tu per il vangelo, sorretto dalla potenza di Dio”. Non dobbiamo pensare di poter sopportare le sofferenze da soli, con le nostre forze, perché è impossibile.

Ogni volta che incontriamo un ordine simile nella Bibbia che ci indica come dovremmo comportarci da cristiani, è sempre sottinteso che possiamo riuscirci solo perché abbiamo lo Spirito Santo che ci sostiene. O come scrive Paolo ai Filippesi:

Infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo. (Filippesi 2:13)

La più grande tragedia per un cristiano non è la morte – perché chi confida in Cristo sa dove andrà dopo la morte – bensì una vita sprecata. Paolo non desidera infatti che siamo soldati qualsiasi. Ci chiede di essere “un buon soldato di Cristo Gesù”. Che cosa possiamo imparare per la nostra vita spirituale dall’essere un buon soldato?

Nessun vero soldato – o almeno nessun buon soldato – potrà riuscire se non desidera dare il meglio di sé. Si arrenderà non appena gli verrà richiesto qualcosa di difficile. Allo stesso modo, se non desideriamo essere buoni soldati, non potremo mai adempiere alla chiamata di Gesù:

Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. (Matteo 16:24)

Una vita cristiana che porta frutto è inevitabilmente accompagnata da un’intensa guerra spirituale e da un’opposizione. Che cosa caratterizza un buon soldato? Che è disposto a sacrificarsi per la causa per la quale sta combattendo, per servire il suo paese, per garantire la libertà alla sua famiglia o per salvare la vita ad altre persone.

O per usare parole ancora più chiare: per cosa saresti disposto a morire? Gesù stesso afferma che il vero amore si esprime al meglio nella volontà di dare la propria vita per un’altra persona:

Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici. (Giovanni 15:13)

Naturalmente è ciò che Cristo ha fatto per noi morendo in croce. La più grande espressione d’amore è stata proprio la morte di Cristo in croce per noi. Il punto è che finché non hai chiarito per cosa saresti disposto a morire, non sei veramente pronto a vivere per Cristo. E non sei nemmeno pronto ad amare, finché non sai per chi saresti disposto a morire.

Per cosa sei disposto a soffrire? Se non hai mai riflettuto su questa domanda, non potrai essere un buon soldato per Cristo. Tenendo conto della potente opera dello Spirito Santo nella tua vita, sei disposto a dare il meglio di te stesso per Cristo? A cosa sei disposto a rinunciare?

Sacrifica il tuo comfort ed elimina le distrazioni

 Uno che va alla guerra non s’immischia in faccende della vita civile… (2 Timoteo 2:4a)

Paolo sottolinea che i soldati non si occupano di questioni non militari, né si preoccupano di questioni estranee alla loro missione specifica. Un soldato deve essere piuttosto pronto a rinunciare a molte cose. Alcune sono cose cattive (l’orgoglio, l’indipendenza), altre sono cose buone (la sua casa, la sua famiglia). Tuttavia, se un soldato non è disposto a rinunciare a queste cose, non è un buon soldato. Gesù afferma:

Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo. (Luca 14:33)

Questo principio vale in ogni situazione della nostra vita. Non puoi diventare una brava donna, un bravo uomo per Cristo facendo solo ciò che è facile. Diventi un bravo soldato se sei disposto a impegnarti per una causa che è più grande della tua stessa vita, per poi sacrificare ciò che è necessario per mantenere l’impegno preso.

Cos’è che rende l’essere cristiano difficile nella tua vita? Quali sono le distrazioni che ti impediscono di restare concentrato su ciò che Cristo ti chiede di fare? Non è mai facile cercare di fare ciò che è giusto, se fosse così facile tutti farebbero sempre le cose giuste.

Per questo è più difficile dire la verità, invece di mentire. È più difficile perdonare, invece di serbare rancore. È più difficile lasciar perdere, invece di cercare vendetta. È più difficile essere altruista, invece che egoista. Queste possono essere serie difficoltà nel seguire Cristo. Fare ciò che è giusto nella vita, anche da cristiani, è una battaglia.

Prova a chiederti: quanto tempo e quante energie stai investendo in cose che non avranno alcun valore fra cinque anni, o meglio ancora che non avranno alcun valore nell’eternità? Quanto del tuo denaro stai investendo in cose che non avranno un valore fra cinque anni o nell’eternità?

Se vuoi essere un buon soldato per Cristo, devi iniziare a spendere più del tuo denaro, del tuo tempo e delle tue energie in cose che avranno un valore eterno. E meno di tutto questo in cose che non dureranno nell’eternità.

Sapete qual è la differenza tra il prendersi cura dei legittimi bisogni quotidiani e l’immischiarsi in faccende della vita civile? Immischiarsi in questo contesto vuol dire rimanere intrecciati, avvolti o attorcigliati in qualcosa da cui non riusciamo più facilmente a liberarci.

Il termine che qui è tradotto con “immischiarsi” significa letteralmente “ingarbugliarsi” e veniva utilizzato originariamente per descrivere le pecore che restavano impigliate con la loro lana nelle spine. Quest’immagine ci aiuta a capire la principale differenza tra l’essere coinvolti e l’immischiarsi.

In parole povere, ci stiamo immischiando in qualcosa quando vi restiamo ingarbugliati senza possibilità di liberarci facilmente. Quando le faccende quotidiane ci prendono così tanto che non riusciamo più a liberarcene per adempiere alla chiamata di Cristo, allora possiamo dire di essere rimasti “ingarbugliati nelle spine”.

Vorrei sfidarti a riflettere: a cosa di concreto potresti rinunciare per diventare un soldato migliore per Cristo? A cosa potresti rinunciare per avere più tempo da dedicare alle cose che contano davvero nella vita?

Puoi essere sicuro di essere rimasto ingarbugliato, quando i tuoi beni o i tuoi progetti o le tue passioni ti possiedono e diventano più importanti della chiamata che ti Cristo ti ha rivolto. Re Salomone ci dà un buon consiglio per non restare ingarbugliati:

Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita. (Proverbi 4:23)

Il cuore è nostro “centro di controllo” morale che determina il corso della nostra vita.

Perché dovremmo evitare ciò che ci potrebbe ingarbugliare? Nell’America tropicale ci sono alcune specie di alberi chiamati popolarmente “matapalo”, letteralmente “assassino”, il cui nome è dovuto al fatto che queste piante, man mano che crescono si arrampicano come dei parassiti su un altro albero per raggiungere la luce del sole. Così facendo finiscono per strangolare e uccidere l’albero su cui si sono appoggiate.

In modo simile, le vicende quotidiane possono ingarbugliare a tal punto i soldati di Cristo, neutralizzando di fatto la loro efficacia nella guerra spirituale in corso con il mondo, la carne e il diavolo. Ci sono “alberi assassini” nella tua vita che dovrebbero essere sradicati?

Servi colui che ti ha arruolato

… se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. (2 Timoteo 2:4b)

Gesù Cristo è il comandante di tutti gli eserciti del cielo. In Giosuè 5, Gesù apparve a Giosuè come il “capo dell’esercito del SIGNORE” (Giosuè 5:14). Gesù è il nostro ufficiale in comando e a Lui dobbiamo totale obbedienza in quanto tale.

È probabile che Paolo sia stato incatenato a un soldato anche mentre scriveva queste parole. Ebbe così l’occasione di vedere come questi soldati si comportavano e come obbedivano ai loro ufficiali in comando. Paolo sapeva che questo è anche il modo in cui un cristiano deve agire nei confronti del suo Signore.

La Bibbia è piena di esempi di individui che hanno compromesso la loro obbedienza in una forma o nell’altra e delle perdite che ne sono derivate. Lot che si è separato da Abraamo per spostarsi fino a Sodoma (Genesi 13:12-13; Genesi 19:1-29); Sansone che si è compromesso con Dalila (Giudici 16:1-2); e Salomone che ha amato molte donne straniere (1Re 11:1-4) sono solo alcuni esempi.

I credenti devono ancora vivere in questo mondo e guadagnarsi da vivere per mantenersi. Ma noi dovremmo usare qualsiasi compito che svolgiamo per piacere al Signore, non per piacere agli altri. Come cristiani siamo chiamati a scegliere costantemente le giuste priorità da una lista di potenziali opzioni. Un cristiano spirituale non si limita a fare il minimo dovere per il suo Signore, Cristo Gesù, ma lo serve con tutto ciò che è e che ha.

Tutti i credenti devono riconoscere che la vita cristiana non è un campo di gioco, bensì un campo di battaglia dove le battaglie sono vere e proprie battaglie spirituali. Cristo con la sua sofferenza alla croce ha già sconfitto le potenze delle tenebre, ma nel frattempo ci ha lasciati qui e ci ha chiamati ad essere “buoni soldati” e a seguire il suo esempio.

Nella lettera agli Efesini Paolo ci informa che tutti i credenti sono coinvolti in una battaglia spirituale “contro le insidie del diavolo” (Efesini 6:11). Letteralmente significa che lottiamo conto i “metodi” del diavolo, che agisce in modo molto organizzato e metodico.

Paolo prosegue ricordandoci che:

Il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. (Efesini 6:12-13)

L’arma più grande che abbiamo a disposizione nella guerra spirituale è il modo in cui viviamo la nostra vita cristiana. La mia obbedienza, la mia resa, la mia sottomissione è la mia più grande arma per sconfiggere colui che è il principe delle tenebre che vive intorno a me. Così leggiamo anche nella lettera di Giacomo:

Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. (Giacomo 4:7)

Impariamo dunque l’obbedienza attraverso la sofferenza e sopportiamo le difficoltà con pazienza e resistenza, nel luogo dove il Signore ci ha posto, per poterci unire all’esercito di Cristo come buoni e fedeli soldati fino alla fine della nostra vita. In questo modo potremo piacere a colui che ci ha arruolati, potremo fare ogni cosa alla gloria di Dio.

Amen

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