di Simone Monaco

Oggi parlerò delle prove, un tema che devo ammettere mi mette abbastanza in difficoltà, e questo messaggio probabilmente servirà soprattutto a me stesso. Sapete, io mi sono sempre visto come il profeta Giona, ve lo ricordate? Dio gli aveva dato un compito ben preciso, e lui cosa ha fatto? È scappato, ha cercato in tutti modi di non affrontare la prova che Dio gli aveva messo davanti. Ecco, io spesso mi sento così, sono un po’ come quelli che a scuola si siedono nell’ultimo banco in fondo per non essere visti quando il professore fa un’interrogazione.

Prima di leggere il testo del messaggio voglio farti una domanda, non devi rispondere ad alta voce, pensaci solamente: quale prova stai affrontando in questo momento della tua vita e in che modo la stai affrontando? Non c’è bisogno che mi rispondi, pensaci solamente.


2 Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, 3 sapendo che la prova della vostra fede produce costanza.
4 E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti.
— Giacomo 1:1-4 —

Devo ammettere che le parole di Giacomo possono essere un po’ fastidiose. Immaginate di trovarvi nella difficoltà e qualcuno vi dice che di questo dovete essere felici. Per di più Giacomo scrive queste parole a delle persone che erano in estrema difficoltà, alcuni erano talmente poveri da non avere di che vestirsi e di che mangiare (2:15); altri avevano un lavoro ma erano sfruttati e sottopagati (5:6); e altri ancora erano trattati ingiustamente nei tribunali (2:7; 5:6). Giacomo scrive una lettera a queste persone e dopo averle salutate la prima cosa che dice è: “…considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate…”. Molti hanno interpretato questo passaggio pensando che i credenti debbano sempre avere un bel sorriso sulla faccia, anche nei momenti più difficili, ma non è questo il suo significato. Dopo vedremo cosa voleva dire veramente Giacomo, ma prima devo di parlare di alcune cose, vi chiedo perciò un po’ di pazienza.

Di recente ho guardato un bellissimo documentario, che si chiama Free solo, dove viene documentata l’impresa di Alex Honnold, uno scalatore che arrampica in solitaria senza corde. Questa disciplina è praticata da pochissimi scalatori ed è detta appunto Free solo. Il documentario tratta in particolare della sua arrampicata su El Capitan, una spettacolare montagna che si trova negli Stati Uniti. Guardando il documentario mi sono reso conto che le prove nella vita di un cristiano possono essere simili a delle scalate. Per questo ho immaginato la vita del credente come un cammino che va da un punto A a un punto B, e nel mezzo ci sono tutta una serie di montagne, o anche catene montuose, che sono la prova della fede di cui ci parla Giacomo. Perciò immaginiamo qualcuno che inizia questo percorso, cammina qualche km e ad un certo punto si trova ai piedi di una montagna.

1. Ai piedi della montagna

Ancora prima di iniziare a parlare della scalata, ovvero di come affrontare le prove, ci sono almeno tre semplici principi che Giacomo ci trasmette:

    1. Il primo è che le prove presto o tardi arriveranno. Non è una questione di “se”, ma di “quando”. Giacomo dice: “…considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate…” da già per scontato che ci troveremo nelle prove, questo è un dato di fatto, qualsiasi credente avrà delle prove da affrontare, è una cosa che dobbiamo accettare. Però al versetto 4 Giacomo ci dice anche quale è lo scopo di queste prove: “…perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti”. Il significato qui non è quello di essere perfetti nel senso di “senza difetti” ma maturi. Le prove servono a renderci maturi.
    2. Il secondo aspetto da considerare è che Dio non ti porterà mai ad affrontare una prova che sa essere troppo difficile per te. Un buon padre incoraggia il figlio ad andare in bici quando sa che il figlio ha le capacità per affrontare quella sfida. Il figlio delle volte cadrà e penserà di non farcela, ma il padre insiste perché sa che perseverando alla fine il figlio riuscirà nell’impresa. Le prove servono a farci maturare, perciò a farci raggiungere delle vette che noi stessi credevamo di non poter raggiungere. Dio ci spinge ad affrontare determinate prove, ma solo perché sa che noi siamo in grado di superarle. Quello che un buon padre di certo non farà mai è spingere il figlio in un’impresa impossibile da superare, questo sarebbe sadico da parte del padre. Noi sappiamo che Dio ci ama di un amore perfetto e perciò sappiamo anche che non ci porrà mai davanti a prove che non siamo in grado di affrontare.
    3. Dal momento che abbiamo visto che le prove servono a farci maturare dobbiamo considerare un terzo principio, ovvero che le prove sono qualcosa che dobbiamo affrontare noi. Giacomo le chiama “…la prova della vostra fede…” e nessuno può affrontare le tue prove per te. Se qualcun’altro affronta al posto nostro le prove sarà per noi impossibile maturare. Sarebbe come se a scuola non studiassi mai e all’esame di fine anno copiassi tutto dal mio vicino di banco, è vero magari sulla carta ricevo anche l’attestato di maturità, ma quando entrerò nel mondo del lavoro e dovrò occuparmi di qualcosa che non ho studiato, come farò? O mi rimetto a studiare quella cosa e imparerò a farla, oppure verrò licenziato. Le persone possono aiutarci, possono sostenerci, incoraggiarci, ma alla fine siamo noi a dover affrontare queste prove che ci troviamo davanti, nessuno può farlo per noi, né genitori, né amici e nemmeno il pastore. Siamo noi da soli con Dio a dover affrontare la scalata. Se siamo noi ad affrontarla, allora saremo anche noi a beneficiarne e a maturare, se lo farà qualcuno al posto nostro, noi non faremo alcun progresso.

Non so com’è per voi, ma personalmente di fronte alle prove posso sentirmi scoraggiato, intimorito, o non all’altezza. Quando sul cammino della nostra vita di fede ci troviamo di fronte a delle “montagne da scalare” possiamo sostanzialmente prendere due decisioni: Affrontare la prova o rinunciare. Esistono diversi modi di rinunciare, possiamo rifiutarci, come ha fatto il profeta Giona; Possiamo lamentarci, come ha fatto Sara, la moglie di Abramo (Ge. 16:2); o possiamo semplicemente ignorare ciò che sappiamo essere giusto, come ha fatto più volte Re Saul. Indipendentemente dal modo, rinunciare ad affrontare la prova significa condannare se stessi a restare ai piedi della montagna, ma Dio vuole farci superare vette sempre più alte e a poco a poco portarci a maturare sempre di più. Non è un percorso facile facile, soprattutto decidersi a fare il primo passo, è spesso la parte più complicata. Per questo è importante che davanti a una prova, quando ci troviamo ai piedi della montagna, riflettiamo su questi tre punti che abbiamo appena visto: 1) Le prove arrivano e servono a renderci maturi. 2) Dio non ci metterà mai davanti a prove che non siamo in grado di affrontare. 3) Le prove sono personali, nessuno può affrontarle per noi. Tenere a mente questi tre aspetti ci può aiutare a capire che la cosa migliore da fare, è sempre quella di affrontare la prova.

2. La scalata

Posso immaginare che a questo punto vi siano già passate nella mente molte delle prove che avete dovuto affrontare nella vita, alcune sono più grandi o più difficili di altre, ma Giacomo di quali prove sta parlando? Ogni tipo di prova! Non solo le prove più estreme, ma qualsiasi cosa. Il testo tradotto in italiano con “prove svariate” letteralmente significa “prove di tutti i colori”. Perciò montagne alte, basse, lunghe, brevi, ripide e scivolose, di tutti i tipi. Non per forza si tratta di imprese enormi. Delle volte superare una prova significa imparare a chiedere perdono, significa imparare a chiedere aiuto, significa abbassare le proprie aspettative verso le altre persone, significa imparare a non giudicare troppo in fretta, significa imparare ad essere fedeli nelle cose piccole prima di volere quelle grandi, significa imparare a riconoscere i propri errori, sono innumerevoli gli aspetti nei quali Dio vuole farci maturare e le prove ci servono proprio a questo. Le prove sono un mezzo attraverso il quale Dio raggiunge lo scopo che ha per noi!

Ritorniamo per un momento all’immagine della montagna da scalare. Questo ragazzo che senza corde ha affrontato El Capitan, non ha deciso di punto in bianco di scalare quella montagna ed è partito. Ha dovuto affrontare moltissime scalate prima di poter arrivare al punto di affrontare quella sfida. Giacomo dice “…sapendo che la prova della vostra fede produce costanza…”, alcune versioni traducono costanza con pazienza, ma costanza è sicuramente una traduzione migliore, perché il verbo greco qui usato non indica un atteggiamento passivo, ma la capacità di resistere, di restare aggrappati alla verità. Le prove ci allenano nella costante sfida di imparare a mettere la nostra piena fiducia in Dio! Lo scalatore si allena giorno dopo giorno, e ad ogni scalata la sua capacità di aggrapparsi alla roccia è sempre maggiore, con il tempo sarà in grado di superare pareti che inizialmente non avrebbe mai pensato di poter conquistare. È su questa verità che si basa l’invito di Giacomo a gioire: “…considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza” detto in altre parole: gioite perché le prove che state affrontando vi porteranno ad aggrapparvi a Dio con maggiore forza.

Altra componente importante quando affrontiamo le prove, sono le cadute.
Nel documentario Alex Honnold, prima di arrampicarsi senza corde su questa enorme parte di El Capitan, ha provato e riprovato a scalarla con le corde di sicurezza più e più volte. Ha studiato ripetutamente quale fosse la via migliore da percorrere, e nel farlo è caduto un sacco di volte. E ogni volta che cadeva, o scivolava, imparava qualcosa di nuovo. La caduta è fondamentale! Quando un bambino impara a camminare è la caduta che gli insegna come non deve fare una cosa. Ogni caduta ti insegna qualcosa di nuovo su come stare in piedi. Se uno scalatore mette la mano in un determinato punto della parete e scivola, sà che la prossima volta dovrà mettere la mano da un’altra parte, oppure cercherà di sviluppare meglio la sua presa. E così deve essere nella vita cristiana. Dobbiamo imparare qualcosa da ogni caduta! Immaginate se un bambino che sta imparando a camminare ci rinuncia dopo essere caduto la prima volta. Vivrebbe una vita sulla sedia a rotelle. No, quello che fa è rialzarsi e riprovare, e riprovare, e riprovare, e ognuna di queste cadute gli insegnerà qualcosa in più su quale è il modo migliore di stare in piedi. Delle volte le cadute ci insegnano che dobbiamo ancora rinforzare alcuni dei nostri muscoli, altre volte, se continuiamo a cadere sempre nello stesso posto e nello stesso modo, dobbiamo renderci conto che probabilmente stiamo cercando di superare la prova nel modo sbagliato. Probabilmente dobbiamo cambiare tragitto. Pensavamo di farcela da soli, ma forse dobbiamo chiedere aiuto; pensavamo che insistere era il modo giusto, ma forse dobbiamo darci ancora del tempo per guarire delle ferite. Guardiamo alle cadute non come a dei fallimenti, ma come a delle opportunità da cui imparare delle preziose lezioni. Soprattutto perché la nostra scalata non è in Free solo come quella di Alex Honnold, ma a sorreggerci, nel caso di caduta, abbiamo le corde della grazia di Dio che sono indistruttibili. Ricordati che nulla può separarci dall’amore di Dio (Ro. 8:39). In ogni momento della nostra scalata dobbiamo essere pienamente coscienti della grazia di Dio, senza la grazia di Dio ogni singolo errore può esserci fatale. Senza la certezza della grazia di Dio è meglio non iniziare nemmeno la scalata!

3. La vetta

A questo punto voglio fare una domanda ai presenti che sono nella fede da almeno 10 anni: a voi chiedo di alzare la mano se vi siete resi conto di aver fatto grandi passi avanti nella fede dopo che nella vita avete superato delle prove difficili. Sempre alle stesse persone chiedo di alzare la mano se quando erano dei giovani cristiani non credevano che sarebbero mai arrivati al livello di maturità a cui sono oggi. Possiamo dire che senza quelle difficoltà non avreste mai capito quello che avete capito ora?
Spesso funziona così, ci rendiamo conto della bellezza del panorama solo una volta che abbiamo raggiunto la vetta! Gioiamo solo quando la prova si è ormai conclusa e possiamo guardare dall’alto il tragitto che abbiamo percorso. Questo è normale, è umano, ma Giacomo ci sta suggerendo di fare qualcosa di contrario al nostro comportamento naturale, ci sta dicendo di gioire quando siamo nel mezzo della prova, non quando la prova è ormai terminata “…considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate…”.
Come ho detto in precedenza Giacomo non sta dicendo che i credenti devono sempre avere un bel sorriso sulla faccia anche nei momenti più difficili. Quando Giacomo usa l’espressione grande gioia, ci parla di uno stato piuttosto che di un’emozione. Qui gioia identifica una reazione innaturale di profonda e completa soddisfazione in Dio. Il termine grande invece, non si riferisce alla dimensione del nostro sorriso, ma al tipo di gioia. Perciò quando Giacomo ci parla di avere una grande gioia nelle svariate prove della nostra vita, ci sta invitando a considerare che Dio è al di sopra di tutto e lui opera per il nostro bene, come dice il testo affinché “…siate perfetti e completi, di nulla mancanti”.
Ho provato a rappresentare quanto detto fino ad ora in un semplice schema:

Lo schema mostra come la prova produce costanza, la quale produce maturità, che a sua volta produce gioia profonda in Dio e questa gioia ci permette di affrontare le prove successive con una crescente pace in Dio. È un circolo continuo che mostra in che modo la prova può aiutarci nel processo di crescita. Ma realizzando questo schema mi sono accorto che mancava ancora qualcosa, proprio al centro di tutto il processo:


Al centro ci deve essere la croce! Siamo in questo processo perché Dio ci ama e lo ha dimostrato attraverso la morte di suo figlio per i nostri peccati. Se falliamo, il suo amore nei nostri confronti rimane perfetto a motivo della croce, se vinciamo, il suo amore nei nostri confronti rimane ugualmente perfetto.

A questo punto però qualcuno potrebbe chiedersi per quale motivo Dio permette questo processo nella nostra vita se ci ama così tanto, lo fa forse per punirci? No! Esattamente il contrario! Quello che Gesù ha fatto sulla croce, ci permette di diventare figli adottivi di Dio, ora, immaginate una coppia di svizzeri benestanti che adottano un ragazzino. Questo ragazzino arriva da una situazione disagiata, fatta di povertà, abusi ed altre difficili situazioni. La coppia offre al bambino una nuova opportunità, lo tolgono dalla sua condizione e gli offrono una nuova speranza di vita. Se questi genitori vogliono davvero bene al ragazzo, continueranno ad amarlo anche quando lui ricadrá in comportamenti sbagliati che ha imparato in passato. Però il vero amore non si limita a questo, ma cerca di portare il ragazzo alla maturazione. Sarà un processo duro e doloroso, perché significa affrontare le ferite del passato, delle volte bisogna cucire, altre disinfettare, tutto questo fa male, ma il genitore che ama il figlio lo farà, anche se inizialmente il figlio potrebbe essere arrabbiato con lui per questo.

Così Dio dimostra il suo amore nei nostri confronti, non solo avendo dato Gesù Cristo sulla croce per noi, ma continuando ad operare nella nostra vita al fine di curare tutte le ferite e le malformazioni che il peccato ha generato in noi. Questo molte volte fa male, è vero, ma proprio perché ci ama, Dio non si fermerà.
Se c’è una cosa che può spezzare il nostro processo di crescita, questo è proprio dubitare dell’amore di Dio per noi!
Per questo in qualsiasi momento della prova vi trovate in questo momento, magari siete all’inizio, magari quasi alla fine, forse avete ancora molta energia o magari siete stanchi e senza forza, a qualsiasi punto siete, il mio invito e incoraggiamento è quello di focalizzare il tuo sguardo sulla croce, su quello che Dio ha fatto per te. Non per il tuo vicino di sedia, per te!

Per questo voglio concludere leggendo un passo da Romani capitolo otto, versetti da 32 a 35, e poi da 38 a 39.

“32 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi. 35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?…

…Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, 39 né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.”

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