di Peter Oster

Desidero oggi proseguire nella serie tematica annuale delle prediche intitolata “In questo mondo, ma non di questo mondo”, guardando l’aspetto particolare della generosità del cristiano.

Dover vivere in questo mondo, rispecchiando una vita e i valori chiesti da Dio ha una serie di implicazioni, è possibile solo essendo radicati in Cristo, e può comportare comunque difficoltà anche per il cristiano.

Vorrei mostrare questo facendo un discorso un po’ più ampio, cominciando a guardare come funziona il nostro mondo.

Il Mondo

In Svizzera e nell’Europa viviamo in una società nella quale i valori cristiani non sono ancora tramontati, esistono infatti solidarietà, aiuto reciproco, l’impegno nella vita, ecc., che derivano da un’educazione che fin’ora era riuscita a trasmettere le virtù cristiane fondamentali, che però sono sempre più in pericolo. Infatti se anche alcuni valori vengono trasmessi, sempre meno persone conoscono Dio, gli insegnamenti di Cristo e hanno la forza interiore che nasce dalla fede. Viviamo perciò in un mondo che trasmette mezze verità dove sempre più spesso c’è un miscuglio di opinioni e insegnamenti, dove orientarsi è difficile, dove esistono molte alternative possibili e opportunità diverse.

Già molti anni fa quando ero ancora al militare è venuto il cappellano della compagnia ad un pomeriggio e naturalmente eravano tutti riuniti nella grande sala. Non mi ricordo più il tema esatto, ma una domanda che ha posto alla truppa era: Cosa è per te il senso della vita o cosa vuoi fare con la tua vita? E la pronta risposta di un soldato è stata: Per me il senso della vita è di divertirmi più che posso, o qualcosa del genere. Questa risposta spesso è legata al desiderio di vivere una vita felice e questa è una cosa che in fondo noi tutto desideriamo. Una vita felice. Per questo succede facilmente che persone oggi vivano come l’uomo che viene descritto nel cap. 12 del vangelo di Luca:

«La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; 17 egli ragionava così, fra sé: “Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” E disse: 18 “Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, 19 e dirò all’anima mia: ‘Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; ripòsati, mangia, bevi, divèrtiti’”. 20 Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?” 21 Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio».

È chiaro che anche noi cristiani, facilmente rischiamo di essere contaminati da questo modo di vedere le cose, che non nasce solo dal desiderio di essere felice, ma anche dal naturale desiderio di proteggersi, di accumulare riserve, come se Dio però non esistesse, come se dovessimo fare tutto noi, come se dipendesse tutto da noi e invece non c’è nulla di più sbagliato. Chi riflette si accorgerà che molte delle cose che ha potuto avere dalla vita gli sono state donate e non poteva raggiungerle da solo. Esiste cioè una provvidenza per ogni uomo.

Per questo bisogna ricordarsi cosa ci dice Dio nelle scritture ed avere comunione con Dio nella preghiera, nei culti, nello studio della Parola. Altrimenti pensiamo come il mondo e non possiamo fare la volontà di Dio.

Cosa dicono le scritture – Dio provvede

Comunque la paura che nasce dall’incertezza che c’è nel mondo è un motore di molti atteggiamenti. Per questo bisogna innanzi tutto ricordare che Dio è creatore di ogni cosa, ha creato l’universo dal nulla, egli è onnipotente e ci ama. Ogni persona in questo mondo è unica e amata da Dio. E Dio vuole che ci rivolgiamo a Lui per i nostri bisogni, in modo che Lui farà per noi ciò che noi non possiamo fare.

Gesù ci ricorda questo nel Sermone al monte dicendo (Matteo 6): 25 «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27 E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? 28 E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29 eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. 30 Ora se Dio veste in questa maniera l’erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede? 31 Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?” 32 Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. 33 Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. 34 Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.

In questo passo Gesù ci mostra con grande tenerezza, con grande amore quanto possiamo essere sicuri che Dio si occupa di noi. C’è un’unica condizione che Dio pone:

33 Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.

Se le persone capissero quale legame esiste tra la provvidenza divina e il fatto di interessarsi sinceramente per Dio, allora le chiese sarebbero piene e ci sarebbe molta più pace nei cuori.

Raccogli un tesoro nei cieli

Tutto quello che ho raccontato fin’ora costituisce la base per fare un discorso sulla generosità. Una persona che vive nella paura di non farcela in questo mondo difficilmente sarà generosa, derubandosi di un immenso tesoro: il tesoro in cielo. Gesù ci mette in guardia e ci dice (Matteo 6):

19 «Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; 20 ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano. 21 Perché dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore. 2224 Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona.

Quindi un cristiano, sapendo che Dio si occupa di lui per le cose che gli servono nella vita, sarà interessato a raccogliere un tesoro nei cieli. Sappiamo che Dio conta addirittura i capelli che sono sul nostro capo. Lui sa esattamente quanti capelli hai. Ma la verità è che Dio conta tutto. Lui sa veramente tutto. Lui ha anche contato qualsiasi cosa che hai fatto per Lui in tutta la tua vita. Gesù parlando dei discepoli che Dio gli ha dato ha detto: “Io non ho perso nessuno di quelli che mi hai dato”. Ma la verità è che Gesù non ha mai perso niente di qualunque cosa gli sia mai stata affidata.

Quindi ha un senso essere generosi. È una questione di fede e mentalità. La persona generosa dona con facilità per servire Dio, mentre l’amore per il denaro entra in conflitto con Dio.

La generosità

In relazione alla generosità Gesù descrive le persone come segue (Matteo 6):

22 La lampada del corpo è l’occhio. Se dunque il tuo occhio è limpido, tutto il tuo corpo sarà illuminato; 23 ma se il tuo occhio è malvagio, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre. Questo versetto si capisce sapendo che per gli ebrei l’occhio limpido è la generosità, mentre l’occhio malvagio è l’avarizia. Gesù dice in pratica che se sei generoso vivrai nella luce, mentre se sei avaro vivrai nelle tenebre.

Tutto questo discorso non ha l’obiettivo di raccogliere soldi per la chiesa, anche se una chiesa ha bisogno di soldi per essere mantenuta. Però è importante capire che da sempre la generosità è stata un valore presente nella chiesa e anche nell’Antico Testamento e soprattutto si tratta di un atteggiamento volontario che ha anche aspetti spirituali.

Una delle storie interessanti si trovano in Esodo cap. 35 dove Dio aveva dato le istruzioni per costruire la tenda del convegno e si legge:

«Questo è ciò che il SIGNORE ha ordinato: 5 Prelevate da quello che avete un’offerta al SIGNORE; chiunque è di cuore volenteroso farà un’offerta al SIGNORE: oro, argento, bronzo; 6 stoffe di color violaceo, ecc. … e un po’ più avanti continua con 21 Tutti quelli che il proprio cuore spingeva e tutti quelli che il proprio spirito rendeva volenterosi vennero a portare l’offerta al SIGNORE per l’opera della tenda di convegno, per tutto il suo servizio e per i paramenti sacri.

Alla fine ci fu più materiale del necessario per la generosità delle persone.

C’è da osservare quanto segue:

  • Gli israeliti erano stati 400 anni in schiavitù. Probabilmente erano poveri, ma uscendo dall’Egitto i vicini avevano fatto loro dei doni per il viaggio. E quindi ecco che hanno messo a disposizione il poco che singolarmente avevano.
  • Le persone che volevano fare un’offerta per il Signore dovevano decidersi subito, anche se nessuno glielo aveva chiesto, infatti chi arrivava in ritardo veniva rispedito a casa perché c’era già troppo materiale.
  • Non tutti avran dato. Ricordiamoci della ribellione di Datan e Core di cui viene raccontato e dell’insoddisfazione di tanti ebrei che continuavano a lamentarsi nel deserto.

Però il punto fondamentale è che nella generosità c’era una componente spirituale infatti al versetto 21 abbiamo letto: “Tutti quelli che il proprio cuore spingeva e tutti quelli che il proprio spirito rendeva volenterosi” .

La generosità è una virtù di Dio stesso. Guardando la natura vediamo la varietà di ogni specie che Dio ha creato e di quanto sia rigogliosa la vita. Dio fa le cose in abbondanza. Addirittura non conta il prezzo. Questo lo vediamo nell’opera perfetta di Cristo che ha addirittura donato la sua vita per salvarci. Quindi la persona generosa rispecchia qualcosa di divino. Bisogna pensare che Gesù non ha dovuto pensarci a lungo per decidere se voleva sacrificarsi per noi. Era chiaro. Se si fosse trattato di donare il materiale per costruire la tenda del convegno sarebbe stato il primo.

Questo vuole anche dire che guardando la vita del cristiano nel suo complesso la generosità è una virtù che non deve mancare.

Istruzioni per la chiesa

Ora trovo importante riferire il discorso sulla generosità anche all’ambito della chiesa.

L’apostolo Paolo stesso riceveva il sostegno finanziario in particolare dalla chiesa di Macedonia e inoltre ha introdotto le collette per la sovvenzione dei santi, cioè dei cristiani bisognosi. In particolare c’era stata una carestia in Israele e così i cristiani si sostenevano. Fin dall’inizio essere cristiano significava anche adoperarsi finanziariamente per l’opera di Cristo e aiutare i poveri. Paolo scrive nella 2. Lettera ai Corinzi (2. Cor. 9):

1 Quanto alla sovvenzione destinata ai santi, è superfluo che io ve ne scriva, 2 perché conosco la prontezza dell’animo vostro. … . 7 Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso. 8 Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona; … 11 Così, arricchiti in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità, la quale produrrà rendimento di grazie a Dio per mezzo di noi.

Anche qui ritroviamo il principio che Dio si occupa di noi e addirittura desidera dare abbondanza, quando siamo generosi ma compare un elemento nuovo importante, infatti Dio ama un donatore gioioso. Bisogna perciò riflettere prima di essere generosi per obbligo o controvoglia.

Prima di concludere volevo ancora presentare un ultimo aspetto che trovo uno dei più belli riguardo la generosità e si trova nel vangelo di Marco (cap. 12):

41 Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai. 42 Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo. 43 Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: 44 poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere».

Tutte le volte che leggo questa storia mi commuovo perché vedo come sono perfetti i giudizi di Dio. Io dico: essere generosi per l’opera di un Dio buono che sa discernere così e che vuole darci una vita piena vale veramente la pena.

Amen

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