di Daniele Scarabel

Siamo vicini al Natale, la festa che ci ricorda la nascita di Gesù come nostro Salvatore. Quest’anno ho deciso di seguire le tracce che troviamo nell’Antico Testamento, analizzando alcune delle tante promesse riguardanti la nascita di Gesù.

Nella genealogia riportata nel primo capitolo di Matteo, è descritta dettagliatamente la discendenza paterna di Gesù partendo da Abramo e passando da Isacco, Giacobbe, Giuda, Iesse e Davide. Questa genealogia è così importante, perché dimostra come le promesse date da Dio sin dal principio sono state tramandate di generazione in generazione, fino ad arrivare al loro adempimento con la nascita di Gesù.

Luce nelle tenebre

Prima ancora della promessa fatta ad Abramo, troviamo un riferimento al Messia già nel giardino di Eden. Parlando al serpente che ebbe sedotto Eva, Dio disse:

Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno. (Genesi 3:15)

È buono ricordare che Dio non ha mai lasciato l’uomo senza speranza. Ha sin dal principio promesso che un giorno sarebbe nato un Salvatore che avrebbe sconfitto il diavolo e ci avrebbe salvati dalla morte e dal peccato. Ricordare la nascita di Gesù ci aiuta a rinvigorire la speranza che Dio non ha abbandonato questo mondo, che un giorno porrà fine alla sofferenza.

Quando l’angelo del Signore apparve a Giuseppe, allora fidanzato di Maria, gli disse:

Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati. (Matteo 1:21)

Il mondo attorno a noi è abbastanza scuro, il principe delle tenebre ha un forte influsso e a volte è facile perdere la speranza, ma con la nascita di Gesù è venuta la luce nel mondo. Lui stesso ci ha promesso che se lo seguiamo non cammineremo nelle tenebre, ma avremo la luce della vita.

In che ambito o situazione della tua vita senti di aver particolarmente bisogno della luce di Gesù? Guardare al figlio di Dio nato a Betlemme ci dona speranza che abbiamo la vittoria, che Cristo ha sconfitto il male e le tenebre, che il diavolo non ha più potere su di noi!

Benedizione per le famiglie

Dopo questa prima promessa, per diversi secoli Dio non disse più nulla riguardo al misterioso Salvatore, finché chiamò Abraamo dicendogli:

Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra. (Genesi 12:3)

Dio promise che la discendenza di Abraamo avrebbe portato benedizione a tutte le famiglie della terra. In Gesù Cristo si è avverata la promessa fatta ad Abraamo, ovvero che sarebbe stato padre di una moltitudine di nazioni. Ma non solo, Gesù vuole veramente portare la benedizione in ogni famiglia tramite noi che crediamo in Gesù Cristo, che abbiamo il diritto di chiamarci figli di Dio e di avere Dio come Padre.

La promessa che si è adempiuta con la nascita di Gesù è che tramite Gesù la benedizione di Dio entra nelle nostre famiglie, anche là dove alcuni membri della famiglia non sono credenti, perché tu sei stato benedetto per benedire!

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. (Efesini 1:3)

Paradossalmente proprio nel periodo natalizio in molte famiglie sorgono conflitti o ci sono tensioni, ma non dimenticare che tu sei il canale della benedizione di Dio per la tua famiglia. Se ci sono tensioni, divisioni o problemi irrisolti nella tua famiglia, ricordati che se Cristo vive in te tu puoi portare la benedizione di Dio nella tua famiglia. Fa tua questa verità e sii tu portatore di pace e di benedizione!

Se invece nella tua famiglia sperimenti la benedizione di Dio, allora prenditi del tempo nei prossimi giorni per ringraziare Gesù insieme ai tuoi famigliari! E se Dio ti guida in questo senso, chiediti in che modo la tua famiglia potrebbe essere fonte di benedizione per altre famiglie.

Un patto eterno

La prossima promessa riguardo la nascita di Gesù la troviamo quando Dio annunciò la nascita di Isacco. Abraamo dovette attendere a lungo per l’adempimento della promessa, così come l’umanità dovette attendere a lungo per la nascita del Messia. Eppure l’attesa è valsa la pena, perché quando Abraamo rise, non credendo che avrebbe ricevuto ancora un figlio a cento anni, Dio gli rispose:

No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Isacco. Io stabilirò il mio patto con lui, un patto eterno per la sua discendenza dopo di lui. (Genesi 17:19)

Qui scopriamo una novità: Dio ha promesso ad Abraamo di stabilire un patto eterno con la discendenza di Isacco. È proprio ciò che Dio ha fatto con la nascita di Gesù: ha stabilito un patto eterno. Cosa significa? Che se credi che Gesù Cristo è il Salvatore che Dio ha promesso di mandare, tu hai la vita eterna e nessuno potrà più togliertela. Gesù afferma:

Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. (Giovanni 6:40)

A volta potrai anche sentirti come Abraamo, in attesa di una risposta da Dio o dell’adempimento di una sua promessa per la tua vita, potrai forse anche scoraggiarti, perché l’attesa ti sembra troppo lunga. Eppure la nascita di Gesù ci ricorda che Dio mantiene le sue promesse. Dio è fedele e lo sarà per sempre, il patto che ha stretto con te è eterno!

Una discendenza numerosa

Da Isacco la promessa passa a suo figlio Giacobbe:

La tua discendenza sarà come la polvere della terra e tu ti estenderai a occidente e a oriente, a settentrione e a meridione, e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. (Genesi 28:14)

Dio ha promesso che la famiglia di Dio riunita da Gesù sarebbe stata numerosa come la polvere della terra, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare. Noi qui non siamo tanti e a volte può essere scoraggiante, ma non dimentichiamo che la famiglia di Dio è in tutto il mondo e che un giorno loderemo tutti insieme il nostro Signore. Nell’Apocalisse leggiamo:

Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano.  10 E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all’Agnello». (Apocalisse 7:9-10)

La chiesa che Gesù sta raccogliendo in tutto il mondo è numerosa come la polvere della terra! Vi faccio solo un esempio: i credenti in Cina. Il partito comunista cinese ha in passato tentato di distruggere la chiesa cristiana, ma senza successo. Oggi, secondo alcune stime attuali, ci sono in Cina più cristiani che membri del partito comunista. Ca. 100 milioni di Cristiani che si incontrano per lo più in chiese clandestine, leggendo la Bibbia in piccoli gruppi nascosti nelle case, rischiando di essere arrestati e imprigionati.

Il 12 dicembre scorso il pastore cinese Wang Yi della Early Rain Covenant Church ha pubblicato una “Dichiarazione di disubbidienza fedele”, nella quale scrive tra l’altro:

Se Dio decide di usare la persecuzione attuata da questo regime comunista contro la chiesa per far disperare un maggior numero di cinesi del loro futuro, per guidarli in un deserto spirituale di disillusione e grazie a questo far conoscere loro Gesù, se attraverso questo egli continua a disciplinare e a edificare la sua chiesa, allora mi sottometto con gioia ai piani di Dio, perché i suoi piani sono sempre amorevoli e buoni.

Quando festeggerete il Natale ricordatevi di questi fratelli meno fortunati di noi, che soffrono per la loro fede e che vengono perseguitati.

Il Re dei Re

Da Giacobbe la promessa passò a suo figlio Giuda, la cui tribù avrebbe regnato in Israele tramite Davide e i suoi figli e che un giorno avrebbe regnato su tutto il mondo tramite il Salvatore che sarebbe nato.

Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né sarà allontanato il bastone del comando dai suoi piedi, finché venga colui al quale esso appartiene e a cui ubbidiranno i popoli. (Genesi 49:10)

Similmente anche il profeta Geremia parla di un re che avrebbe ereditato il trono di Davide, anche lui membro della tribù di Giuda.

«Ecco, i giorni vengono», dice il SIGNORE, «in cui io farò sorgere a Davide un germoglio giusto, il quale regnerà da re e prospererà; eserciterà il diritto e la giustizia nel paese.» (Geremia 23:5)

Queste promesse hanno creato enormi aspettative al Messia. Gli Israeliti si aspettavano una potente Salvatore, un re, un condottiero che li avrebbe liberati e protetti dai Romani e invece si ritrovarono un bambino umile e indifeso. Forse anche noi a volte siamo delusi, perché ci saremmo aspettati di più da Gesù. Che ci liberasse subito dai nostri problemi, da ogni malattia o dalle difficoltà. Che ci facesse giustizia o che ci facesse soffrire di meno.

Ma quando Gesù è nato, la sua missione principale era di salvare il mondo e non di giudicarlo o di regnare su di esso. Gesù vuole essere il re della tua vita, vuole liberarti dal peccato, da false aspettative verso te stesso e le altre persone attorno a te, è venuto per mostrarti la verità su chi tu sei e su chi Dio vuole che diventi.

Un giorno il bambino indifeso, che è diventato l’umile agnello di Dio che si è sacrificato per noi, tornerà come Re dei Re e come Signore dei Signori per regnare con giustizia e amore, per giudicare il mondo e per retribuire ciascuno secondo le sue opere.

Il Dio con noi

Nel frattempo però, vale una delle più importanti promesse sulla nascita del Messia e l’ultima che guarderemo oggi. La troviamo nel libro del profeta Isaia.

Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele. (Isaia 7:14)

Questo passaggio fu citato dall’angelo che apparve a Giuseppe in sogno per dirgli di non temere a prendere Maria come sua moglie. Giuseppe fece come l’angelo gli ordinò, eppure chiamò suo figlio Gesù e non Emmanuele, come mai?

In realtà Emmanuele non è mai stato pensato come nome da dare a Gesù, perché si tratta di un titolo o una descrizione di ciò che questo bambino sarebbe stato: Dio che è divenuto uomo per stare con noi! Emmanuele tradotto significa infatti “Dio con noi”. Gesù venne sulla terra in modo umile per essere umano come noi.

Chi di noi non desidera sentirsi dire: “Io sono qui con te, per te. Sempre e in ogni momento. Non ti volterò mai le spalle, non ti condannerò e non ti punirò, il mio amore è incondizionato. Continuerò ad amarti anche se sbaglierai, anche quando ti sentirai indegno”.

Nemmeno le persone che più ci stanno vicine possono dire qualcosa del genere. Ma Dio lo fa. Gesù ha portato la luce nelle tenebre della nostra quotidianità, benedizione per le nostre famiglie, ha stretto con noi un patto eterno, raccoglie nella sua famiglia persone da tutto il mondo, regna come Re dei Re nella nostra vita ed è l’Emmanuele, il Dio con noi!

Amen

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