di Daniele Scarabel

Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino all’apparire dell’alba; 25 quando quest’uomo vide che non poteva vincerlo, gli toccò la giuntura dell’anca, e la giuntura dell’anca di Giacobbe fu slogata, mentre quello lottava con lui. 26 E l’uomo disse: «Lasciami andare, perché spunta l’alba». E Giacobbe: «Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto!» 27 L’altro gli disse: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Giacobbe». 28 Quello disse: «Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, perché tu hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto». 29 Giacobbe gli chiese: «Ti prego, svelami il tuo nome». Quello rispose: «Perché chiedi il mio nome?» 30 E lo benedisse lì. Giacobbe chiamò quel luogo Peniel, perché disse: «Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è stata risparmiata». 31 Il sole si levò quando egli ebbe passato Peniel; e Giacobbe zoppicava dall’anca.

(Genesi 32:24-31)

Hai mai visto Dio faccia a faccia? Nemmeno io e nella Bibbia sono pochi i privilegiati che possono affermare una cosa simile. Giacobbe è uno di questi. Non è però questa la cosa che mi ha più incuriosito di questa storia. La domanda più grande che avevo dopo averla letta è stata: perché mai Giacobbe ha voluto restare da solo in quel luogo?

Voleva starsene un po’ per conto suo, perché aveva paura di incontrare suo fratello Esau (Genesi 32:7)? Era irrequieto al pensiero di tornare nella terra promessa, perché non sapeva se Dio lo avrebbe veramente protetto e ricondotto a casa come aveva promesso 20 anni prima (Genesi 28:13)? Soffriva ancora di sensi di colpa per aver ingannato suo fratello e suo padre (Genesi 27:19)?

Una strana notte

Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino all’apparire dell’alba. (Genesi 32:24

Giacobbe stava per tornare a Canaan, dopo aver trascorso gli ultimi 20 anni della sua vita a Paddan-Aram, nella regione di confine tra l’odierna Turchia, l’Iraq e la Siria.

20 anni prima, all’età di 76 anni, Giacobbe aveva ricevuto la benedizione di suo padre Isacco, diventando così l’erede ufficiale della promessa fatta da Dio a suo nonno Abraamo. Purtroppo Giacobbe ottenne la benedizione di Dio con l’inganno, provocando l’ira di suo fratello Esau.

Il suo inganno provocò una divisione tra i fratelli e Giacobbe fu costretto a fuggire. Su consiglio dei suoi genitori si recò a casa di Labano, fratello di sua madre, dove con grande ingegno e un po’ d’inganno divenne ricco e si sposò le due figlie di Labano, Lea e Rachele.

E ora, 20 anni dopo, la carovana di Giacobbe era oramai giunta al confine con la terra promessa. Non sapendo come avrebbe reagito suo fratello, Giacobbe mandò dei messaggeri per avvisarlo del suo arrivo. Quando i messaggeri tornarono, Giacobbe fu preso da gran paure e angoscia: suo fratello Esaù stava per venirgli incontro con 400 uomini (Genesi 32:6). Non era proprio così che Giacobbe si immaginava un gioioso comitato d’accoglienza, quello era piuttosto un piccolo esercito.

Giacobbe decise così di mandare numerosi regali a suo fratello per trovare grazia ai suoi occhi e di dividere in due gruppi la gente e tutto ciò che possedeva, per evitare di perdere tutto in uno scontro armato. Quella notte Giacobbe era comprensibilmente ansioso e irrequieto, non riusciva a chiudere occhio. Così decise di far attraversare a tutti quanti il fiume Iabboc, ma lui tornò indietro per restare da solo.

Il testo non ci dice quali furono le sue intenzioni. Voleva pregare? Elaborare una strategia di difesa? Autocommiserarsi? Una cosa è certa: quella notte Giacobbe dovette affrontare una lotta nella quale nessuno poteva aiutarlo.

Ad un certo punto un uomo – letteralmente “un individuo” – interruppe le preghiere, i ragionamenti o il pianto di disperazione di Giacobbe e si mise a lottare con lui fino allo spuntare dell’alba. Non fu una gara di lotta Svizzera, si trattava di una lotta all’ultimo sangue!

Dio permise che quella lotta continuasse fino a quando lui stesso decise di interromperla:

Quando quest’uomo vide che non poteva vincerlo, gli toccò la giuntura dell’anca, e la giuntura dell’anca di Giacobbe fu slogata, mentre quello lottava con lui.  (Genesi 32:25)

In passato più volte Giacobbe aveva avuto la meglio con l’inganno. Ha ingannato suo fratello Esaù, suo padre Isacco, suo zio Labano. Questa volta Giacobbe si trovò però a lottare contro un avversario che non poteva sconfiggere, per ricevere ciò che sin dalla nascita avrebbe voluto: la benedizione di Dio!

Il profeta Osea ci dice che questo individuo era un angelo di Dio (Osea 12:4-5). Spesso però, quando nell’Antico Testamento appare l’angelo di Dio, si pensa che sia stato Dio stesso ad apparire in sembianze umane. Quindi, è come se Giacobbe avesse lottato con Dio stesso.

Ha dovuto imparare una lezione che secoli dopo anche l’apostolo Paolo dovette imparare:

La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. (2 Corinzi 12:9)

Qual è la tua situazione attuale davanti a Dio? Che cosa pensi di aver veramente bisogno da Lui? Che benedizione desideri ricevere? Non è sempre così, ma ci sono dei momenti nei quali Dio decide di benedirci solo dopo un periodo di prolungata e magari sofferta lotta con Lui. Può darsi che Dio ti stia chiamando a lottare con lui? Per il tuo matrimonio presente o futuro, per i tuoi figli, per il tuo futuro lavorativo, per la tua salute, per la tua crescita spirituale, per la tua chiesa, per la tua stessa vita?

Una benedizione sofferta

E l’uomo disse: «Lasciami andare, perché spunta l’alba». E Giacobbe: «Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto!» (Genesi 32:26)

Giacobbe è il prototipo del credente che si trova ad affrontare quelle situazioni che può risolvere lui solo con Dio: quando lottiamo contro la tentazione, se ci troviamo di fronte a una prova, se ci assale l’afflizione o il dubbio… Come successe a Giacobbe, a volte è necessario che affrontiamo da soli con Dio quelle notti spiritualmente buie, ma senza disperare.

La disperazione sorge quando non riconosciamo Dio nella prova, quando invece pensiamo che sia il nemico ad attaccarci o il destino a giocarci un brutto scherzo o che le cose debbano semplicemente andare in quel modo.

In realtà, a volte Dio semplicemente desidera che noi lottiamo per ottenere la sua benedizione. E possiamo essere certi, che Cristo è con noi anche quando ci sembra che stiamo lottando da soli:

Infatti, poiché egli stesso ha sofferto la tentazione, può venire in aiuto di quelli che sono tentati. (Ebrei 2:18)

Come successe a Giacobbe, anche a noi a volte serve del tempo per riconoscere che è Dio a volere che lottiamo con Lui, per farci crescere e maturare nella situazione nella quale ci troviamo.

Dopo aver capito che stava lottando con Dio, Giacobbe si rifiutò di lasciarlo andare prima di aver ricevuto la sua benedizione. Si sarà detto: “Se già ho faticato così tanto, voglio almeno ricevere la sua benedizione, non voglio aver lottato inutilmente!”.

Prendi esempio da Giacobbe e non disperare se ti trovi a dover lottare con Dio per ricevere la sua benedizione, una risposta alle tue domande o per trovare una via d’uscita da una situazione che può sembrarti disperata.

La risposta di Giacobbe evidentemente piacque a Dio, perché decise di benedirlo:

L’altro gli disse: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Giacobbe». 28 Quello disse: «Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, perché tu hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto». (Genesi 32:27-28)

Il nome nella cultura ebraica aveva sempre un profondo significato per la persona che lo portava e Giacobbe significa “prendere per il tallone”, perché prima della sua nascita teneva con la mano il tallone di suo fratello Esaù, come se volesse uscire prima di lui.

In seguito il nome Giacobbe prese per lui il significato di “colui che inganna”, perché ha sin dalla nascita desiderato così tanto la benedizione di Dio, al punto da usare l’inganno per ottenerla con tutte le sue forze, arrivando poi ad usarla egoisticamente per i suoi propri scopi.

Giacobbe era troppo orgoglioso per lasciarsi regalare la benedizione da Dio. Dovette prima riconoscere e ammettere di essere un imbroglione che confida solo nelle sue forze. Lottando con Dio è finalmente stato costretto a guardare in faccia al suo passato.

Non so come valuti tu stesso la tua relazione con Dio, ma io credo che Dio voglia benedirmi ancora di più di quanto abbia già fatto. Ma credo che Dio voglia dapprima che io impari a non affrontare la vita basandomi così tanto sulle mie forze, bensì confidando di più nella sua grazia.

Non importa da quanto tempo siamo in cammino con Dio, Giacobbe già lo conosceva da 96 anni… Durante gli ultimi 20 anni Giacobbe era diventato ricco, aveva ricevuto mogli e figli, eppure aveva ancora molto da lasciare andare – il suo orgoglio prima di tutto.

Non commettere l’errore di pensare che tu abbia già raggiunto il massimo o che tu abbia già ricevuto tutto dalla tua relazione con Dio. Anche nella tua vita c’è sicuramente ancora qualcosa che il Signore vorrebbe che tu lasciassi andare, prima di poterti dare una nuova benedizione.

Avendolo ferito al nervo della coscia, il Signore ha simbolicamente spezzato l’orgoglio di Giacobbe. Questa sua apparente sconfitta umana fu in realtà una grande vittoria per la sua fede. Per questo leggiamo che ha lottato con Dio e ha vinto. Giacobbe “l’imbroglione” divenne Israele, ovvero “colui che lotta con Dio”.

A volte, quando vogliamo il conforto di Dio, lo invia in pacchetti inaspettati e persino indesiderati. Ma se Dio ci chiama a lottare con lui, c’è sempre più di quanto capiamo in un primo momento e Dio lo usa sempre per trasformarci per il bene. Tutte le nostre lotte con Dio, portate a termine con fede, ci portano a trovare pace.

Zoppicante ma benedetto

Giacobbe gli chiese: «Ti prego, svelami il tuo nome». Quello rispose: «Perché chiedi il mio nome?» 30 E lo benedisse lì. Giacobbe chiamò quel luogo Peniel, perché disse: «Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è stata risparmiata». 31 Il sole si levò quando egli ebbe passato Peniel; e Giacobbe zoppicava dall’anca. (Genesi 32:29-31)

Quando Dio ci fa lottare per ottenere alcune benedizioni, non è perché è riluttante a benedirci, anche se è così che ci può sembrare in un primo momento. È perché ha riservato per noi più benedizioni attraverso la lotta che senza di essa.

Se necessario, Dio ci farà zoppicare per aumentare la nostra fede. Ricorda, è stato Dio stesso a iniziare la lotta. Giacobbe stava soffocando nella sua stessa ansia a motivo del suo imminente incontro con Esaù. La lotta con Dio gli permise di mettere da parte per un attimo i suoi pensieri e la sua preoccupazione, perché fu costretto a concentrarsi su Dio.

Dubito che Giacobbe abbia desiderato tutta questa attenzione forzata da parte di Dio o che addirittura abbia creduto di averne bisogno. Non mi sorprenderebbe se all’inizio Giacobbe avesse pregato: “Dio non è che mi potresti liberare da mio fratello? Una lotta con lui è l’ultima cosa di cui ho bisogno in questo momento”.

Ma quello che scoprì fu che la lotta era un mezzo della grazia di Dio, un canale per ricevere la Sua benedizione. Lo stesso vale per noi. Quindi ti chiedo di nuovo: cosa hai veramente bisogno da Dio in questo momento? Quale benedizione vuoi da lui? Quanto la desideri? Sei pronto a lottare con Dio per riceverla?

Dio ti incontrerà nella tua angoscia, paura o incertezza. Ma potrebbe non incontrarti come te lo aspetti o lo desideri. Il tuo più grande alleato potrebbe apparire come il tuo avversario, incitandoti a lottare con lui.

Se è così, ricorda Giacobbe. Ci sono molte benedizioni nella lotta. Potresti non aver bisogno di parole di conforto, potresti non aver bisogno di essere lasciato solo con i tuoi pensieri, potresti non aver bisogno di dormire, potresti anche non aver bisogno di un’anca sana! Ciò di cui hai bisogno è la benedizione di Dio!

Quindi, quando Dio ti chiama a lottare con lui in preghiera, è un invito a ricevere la sua benedizione. Resta con lui e non mollare. Non lasciarlo andare finché non ti benedica! Lui ama benedire quel tipo di fede tenace e tu ne uscirai trasformato.

Amen

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