di Simone Monaco

Il passaggio di cui mi voglio occupare oggi si trova nella prima lettera di Giovanni al capitolo 4. Questa lettera è indirizzata alla comunità dell’Asia minore e Giovanni la scrive perché è preoccupato! Preoccupato perché dei “falsi maestri”, come li chiama lui, stavano insegnando cose sbagliate che influenzavano negativamente i credenti. Perciò Giovanni scrive con lo scopo di preservare in quei credenti la gioia, la santità e la certezza come figli di Dio (1:4; 2:1; 5:13). Delle molte cose che scrive, un argomento mi ha particolarmente colpito, quello della paura. Leggiamo i passi al capitolo 2 versetti da 15 a 20:

15 Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. 16 Noi abbiamo conosciuto l’amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.

17 In questo l’amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. 18 Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore. 19 Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.

20 Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. 21 Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.

— 1 Giovanni 4:15-21 —

La paura è uno stato emotivo di repulsione ed apprensione che proviamo nel momento in cui ci avviciniamo ad un pericolo. Ci sembra che qualcosa metta a repentaglio la nostra incolumità, di conseguenza proviamo paura. Personalmente l’altezza è qualcosa che provoca in me paura. Voi, di cosa avete paura? Alcune paure le possiamo superare attraverso la conoscenza e l’esperienza. Se non abbiamo mai preso un aereo in vita nostra l’idea di volare ci può fare paura ma questa paura può diminuire o scomparire dopo il primo volo. Anche sapere che statisticamente gli aerei sono più sicuri dei treni è qualcosa che ci può aiutare ad avere meno paura di volare. Perciò conoscere una cosa meglio o anche sperimentarla, può aiutarci a superare la paura se scopriamo che ci eravamo fatti un’idea sbagliata, oppure può accadere esattamente l’opposto, se ci rendiamo conto che le nostre paure erano legittime.

1. La paura di Dio

Nei versetti 17 e 18, Giovanni fa una riflessione che se riusciamo ad afferrare, può trasformare la nostra vita:

«In questo l’amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore.»

 

Una delle idee che più mi hanno influenzato negativamente nel mio percorso di fede, riguarda l’incertezza della mia salvezza: Sono sicuro di essere salvato? Come la mettiamo con i peccati che ancora commetto? Perché quando ho creduto non ho sperimentato qualcosa di forte come è successo ad altri? Ho veramente ricevuto lo Spirito Santo? Non è che forse mi manca qualcosa? La mia fede è sufficiente? Come può Dio amare uno come me che ripete gli stessi errori più volte?
Sono abbastanza sicuro che fra di noi non sono l’unico ad essersi posto queste domande, domande che si facevano anche le persone a cui Giovanni indirizza la sua lettera. I “falsi profeti” alimentavano questi dubbi nei credenti e questi dubbi alimentano la paura! La paura riguardo la nostra identità: sono veramente un figlio di Dio? Ho veramente attraversato la porta stretta, o sono ancora sulla via della perdizione? Nel giorno del giudizio, Dio mi condannerà oppure no?
Su questo aspetto Giovanni al versetto 15 è estremamente cristallino: «Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio.» nel capitolo 5 al versetto 13 Giovanni rafforza questo concetto dicendo «Vi ho scritto queste cose perché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio». Se in un tempo della vostra vita avete riposto la vostra fiducia in Gesù Cristo, se lo avete riconosciuto come colui che è morto per i vostri peccati ed è risorto per la vostra giustificazione, allora Dio è in voi e voi siete in Dio, e non importa se ricordate esattamente questo momento o se invece il ricordo è sbiadito, non importa se è successo tutto in un istante e vi siete buttati a terra in lacrime o se invece è stato un processo più lungo senza particolari avvenimenti. Non importa il come o il quando, quello che conta è che vi siete decisi per Gesù e state proseguendo su questo cammino. E se così è, tu sei amato o amata da Dio di un amore perfetto! non devi temere nulla, nemmeno nel giorno del giudizio, perché chi giudicherà è Dio! E come ci potrà condannare colui che ha dato il suo stesso figlio per noi?

 

Delle volte mia figlia viene da me per raccontarmi delle cose e mi chiede di non dirle a sua madre, perché? Perché ha paura di ricevere da lei una punizione, mentre sa che io tendo ad essere di manica larga, diciamo più “comprensivo”.
Spesso viviamo la nostra fede allo stesso modo: abbiamo paura che Dio ci possa giustamente castigare per i nostri errori. Oppure siamo coscienti che dovremmo fare dei cambiamenti nella nostra vita, così viviamo nella costante attesa di ricevere una bella mazzata da parte di Dio per darci una lezione. Questo modo di vivere la fede è limitante, la paura ci tiene incatenati e ci impedisce di vivere una fede piena. Perciò come possiamo liberarci da questa paura ed essere veramente liberi come Gesù ci ha promesso?
Conoscendo e sperimentando sempre di più l’amore di Dio! Più conosciamo Dio e il suo amore, più ci rendiamo conto che non ha senso avere paura. Più lo sperimentiamo nella nostra vita, più ci rendiamo conto che tutto quello che lui fa, lo fa per il nostro bene, e più impariamo ad abbracciare questo amore, a farlo nostro e a viverlo, più vedremo Dio come un padre che ci ama come suoi figli. Giovanni lo dice «…chi ha paura non è perfetto nell’amore.» mettere delle maschere di santità o di felicità, non ci farà sentire più sicuri, cercare di essere sufficientemente santi da meritare l’entrata in paradiso non ci darà pace, al contrario, ci farà sentire costantemente insufficienti davanti a Dio, farà crescere la nostra paura, perché non c’è nulla che possiamo fare per meritare l’amore di Dio, questo è un dono che dobbiamo semplicemente accogliere. Gran parte delle nostre insicurezze e paure nella fede, derivano dalla mancata comprensione che abbiamo dell’amore di Dio. Fino a quando vedrai Dio unicamente come un giudice che osserva ogni tuo movimento pronto a puntare il dito sui tuoi errori, è normale che la tua fede sarà caratterizzata dalla paura. E con questa concezione di Dio come facciamo ad andare da lui in preghiera in modo sincero? Come facciamo a portargli i nostri pesi, le nostre frustrazioni, le nostre delusioni o anche i nostri desideri? Il nostro modo di pregare sarà artificiale, vittimistico, caratterizzato dal senso di colpa.

Una volta ho scoperto che mia figlia mi aveva detto tutta una serie di bugie abbastanza gravi, è stata dura per lei ammetterlo perché temeva la nostra reazione. Quando finalmente in lacrime è riuscita a confessare quello che aveva fatto, ha detto: Papà, non ti dirò mai più bugie. Mi ha fatto tenerezza perché si capiva che non voleva più deludermi, così le ho detto: Non è vero. Lo so che mi dirai ancora bugie, ma io ti voglio bene e continuerò a volerti bene lo stesso!
Fino a quando penseremo che l’amore di Dio dipende dalle nostre azioni, vivremo nella paura ma quando capiamo che il suo amore è incondizionato, allora riusciamo ad andare a lui senza paura, confessando le nostre colpe, ammettendo i nostri errori, riusciremo anche ad esprimere i nostri desideri senza il timore di essere rifiutati, perché capiremo che ai suoi occhi siamo importanti, che abbiamo valore e che Dio vuole servirsi di noi anche se non siamo perfetti.

Giovanni ci mette in guardia da chi vuole instillare in noi il dubbio dell’amore di Dio, da chi ci spinge in una fede in Dio basata sulla paura, da chi usa la paura come mezzo per imporre la propria autorità e dominare sugli altri credenti. Tutto questo è contrario all’amore di Dio!

2. La paura del prossimo

Arriviamo così ad un’altra incredibile affermazione di Giovanni, che troviamo ai versetti 20 e 21:

«Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello»

Se Giovanni si vede costretto a fare questa affermazione è perché qualcuno stava insegnando proprio il contrario. Ovvero che ci è possibile amare Dio senza però amare il nostro fratello. Dette così le parole di Giovanni ci appaiono ovvie, eppure quante volte all’interno della chiesa siamo più bravi a criticare e a lamentarci delle cose che non vanno, piuttosto che incoraggiare e complimentarci con i fratelli. Quante volte siamo più bravi a ricordarci degli errori e dei demeriti delle persone, piuttosto che dei loro pregi e delle cose che hanno fatto bene. Questo atteggiamento è ancora una volta un atteggiamento dettato dalla paura. Mettiamo dei muri tra noi e le persone perché abbiamo paura di essere rifiutati, non vogliamo che gli altri ci vedano vulnerabili, bisognosi, in difficoltà, non vogliamo che gli altri ci vedano per quelli che siamo e così per spirito di conservazione non permettiamo alle persone di avvicinarsi a noi. Abbiamo una tremenda paura di lasciarci vedere per ciò che siamo e così riempiamo la nostra vita di maschere. Ma come può esserci sincero amore tra persone che continuamente si nascondono dietro a delle maschere?
Al versetto 19 Giovanni esprime un concetto semplicissimo: «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo» non possiamo pensare di amare veramente il nostro prossimo se prima non comprendiamo l’amore che Dio ha per noi. Se non capiamo che in Dio siamo pienamente accettati ed amati la paura continuerà a condizionare le nostre relazioni portandoci inevitabilmente alla religiosità. A concepire la fede come una serie di regole da rispettare, regole che ci faranno sentire bene quando le porteremo a termine. E quando vediamo qualcuno che non rispetta queste regole, ecco che ci sentiamo in diritto di giudicare questa persona, e questo ci farà stare bene perché avremo l’impressione di essere più santi rispetto al nostro prossimo. Questo è esattamente l’atteggiamento che Gesù condannava nei farisei. I farisei odiavano il fatto che Gesù era inclusivo, accoglieva tutti e amava senza discriminazioni. Che si trattasse di una prostituta, di un esattore delle tasse, di una samaritana, di un lebbroso o di un bambino, a Gesù non importava lui amava queste persone e per questo le accoglieva. I farisei erano tremendamente infastiditi dall’amore di Gesù, perché questo metteva in risalto le loro mancanze, rendeva evidente quanto la loro fede fosse artificiale e segnata dalla paura, la paura di perdere la loro posizione, la paura di ammettere chi fossero veramente dietro alla loro facciata religiosa. Gesù invece era completamente appagato nell’amore di Dio e il naturale riflesso di questo amore verticale (tra lui e Dio) si manifestava attraverso un amore orizzontale (tra lui ed il prossimo).

Detto in termini molto semplici: è inutile che sventoliamo davanti a tutti il nostro presunto amore per Dio ma poi siamo in costante conflitto con altri credenti, o continuiamo a parlare male del fratello, a criticare l’operato del nostro prossimo e a portare rancore. Se abbiamo amore per Dio, questo sarà evidente nelle nostre relazioni di chiesa, se così non è allora stiamo mentendo.

3. Superare la paura

Abbiamo visto che l’antidoto alla paura è l’amore di Dio, sia nella nostra relazione verticale (noi e Dio) che in quella orizzontale (noi e il prossimo). Sembra banale, eppure ogniqualvòlta ci distanziamo da questo amore c’è il rischio che le nostre azioni siano condotte dalla paura. La paura di non essere accettati da Dio ci porta ad escogitare delle tecniche che alleviano questa sensazione, Colossesi 2:20-23 ci parla di regole create dagli uomini, come: non toccare, non assaggiare, non maneggiare, che hanno l’unico scopo di soddisfare noi stessi. Sembrano cose spirituali ma l’unico obiettivo è quello di appagare la nostra carne, perché ci fanno sentire per un breve tempo a posto con Dio, e soprattutto ci fanno sentire accettati dai nostri fratelli. Sono convinto che se siamo sufficientemente onesti con noi stessi, se ci riflettiamo bene, ognuno di noi riuscirà ad identificare nella propria vita delle forme di religiosità di questo tipo, che nascono non dall’amore ma dalla paura del rifiuto.
Perciò quello che rimane da capire è come possiamo imparare concretamente a vivere nell’amore di Dio, così che la paura non ci condizioni più.
Penso che la cosa più importante che possiamo fare è cambiare l’idea che abbiamo di noi stessi. Fino a quando avremo un’idea sbagliata di chi siamo davanti a Dio, non potremo essere liberati dalla paura.
Non so se avete fatto caso alle parole di Giovanni al versetto 17 «In questo l’amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo.» quale egli è, tali siamo anche noi in questo mondo, cosa significa? Quale egli è, di chi sta parlando? Di Gesù! Gesù, il figlio di Dio amato dal padre, così è lui, e tali siamo anche noi già oggi qui sulla terra! Possiamo stare davanti a Dio con la schiena dritta come suoi figli amati! Non dobbiamo più temere, davanti a Dio siamo come Gesù, infatti la Bibbia ci dice che i credenti sono suoi fratelli! Dobbiamo costantemente ribadire a noi stessi questa verità fino a quando le menzogne su chi siamo davanti a Dio non saranno eliminate dalla nostra mente, altrimenti continueranno a condizionarci. Vogliamo fin da ora cominciare a liberarci da queste menzogne e per questo vi lancio una piccola sfida.
A seguire trovate delle affermazioni che ci parlano di chi siamo come credenti, di ciò che Cristo ha conquistato per noi!
Sono alcune verità di quello che Gesù ci ha donato morendo sulla croce!
Leggi queste affermazioni ad alta voce, riconoscendo che ti appartengono.
Ti invito a fare tue queste verità, perché tutte queste cose sono un dono di Dio e ti appartengono, non per merito tu ma per la sua immensa grazia!

  • Io sono un figlio di Dio (Giovanni 1:12)
  • Io sono giusto e santo (Efesini 4:24)
  • Io sono il sale della terra (Matteo 5:13)
  • Io sono la luce del mondo (Matteo 5:14)
  • Io sono unito al Signore e sono con Lui un solo spirito (1 Corinzi 6:17)
  • Io sono nato da Dio, ed il maligno – il diavolo – non può toccarmi ( 1 Giovanni 5:18)
  • Io sono erede di Dio perché sono un figlio di Dio (Galati 4:6-7)
  • Io sono riconciliato con Dio e ho un ministerio di riconciliazione (2 Corinzi 5:18-19)
  • Io sono membro del corpo di Cristo (1 Corinzi 12:27)
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