Di Daniele Scarabel

Allora Giuda, che l’aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì, e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: “Ho peccato, consegnandovi sangue innocente”. Ma essi dissero: “Che c’importa? Pensaci tu”. Ed egli, buttati i sicli nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi.
(Matteo 27:3-5)

Oggi festeggiamo la risurrezione di Cristo e mi rendo conto che parlare di Giuda è un po’ insolito… Giuda era un traditore e la sua storia è particolarmente tragica. Come gli altri discepoli, anche Giuda aveva vissuto con Gesù per tre anni, aveva ascoltato le sue parole, si era lasciato ispirare dai suoi miracoli e motivare dal suo carisma.

Purtroppo, proprio quando stava per scoprire ciò per cui Gesù era venuto in questo mondo, si è lasciato sopraffare dal suo amore per il denaro. Una tragica scelta che gli ha tolto ogni speranza di poter uscire da quella situazione senza apparente via d’uscita.

Il mio obiettivo per oggi è di farti riflettere sull’importanza della risurrezione di Cristo per la tua vita personale, guardando a cosa si è perso Giuda, togliendosi la vita prima di Pasqua.

Il pentimento e la fine di Giuda

Allora Giuda, che l’aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì, e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: “Ho peccato, consegnandovi sangue innocente”. Ma essi dissero: “Che c’importa? Pensaci tu”. (Matteo 27:3-4)

La descrizione dell’evangelista Matteo di questo tragico momento nella vita di Giuda, ci lascia con alcune domande alle quali non è facile trovare una risposta: Giuda può essere ritenuto responsabile delle sue azioni, visto che il suo tradimento era già stato predetto dai profeti secoli prima? E la seconda: Giuda si trova ora in paradiso?

Proviamo a rispondere alla prima domanda. Giuda può essere ritenuto responsabile delle sue azioni? A dire il vero Gesù stesso ha già risposto a questa domanda dicendo:

…guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato. (Matteo 26:24)

Certamente Giuda è responsabile delle sue azioni, ma è possibile che ora si trovi comunque in paradiso? Questa è una tipica domanda che si pone l’uomo moderno, che non è disposto ad accettare così facilmente un giudizio negativo da parte di Dio.

Com’è possibile che Giuda e Pietro, che hanno entrambi abbandonato e tradito Gesù, debbano subire un destino così diverso? Il testo non ci dice forse che anche Giuda si è pentito?

Allora Giuda, che l’aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì. (Matteo 27:3)

Qui sta scritto che Giuda si è pentito, come potrebbe Dio non averlo perdonato? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo capire la differenza che la Bibbia fa tra pentimento e ravvedimento. Quando Giuda si rese conto che Gesù fu condannato ingiustamente a causa sua, se ne pentì. Si rese conto di aver fatto uno sbaglio e cercò di rimediare, riportando ai sacerdoti il denaro che gli avevano dato.

Il pentimento può essere l’inizio del ravvedimento, ma non è sempre così. Giuda si sentiva in colpa, ma si è fermato lì. Dopo aver capito di aver commesso un terribile errore, sperimentò una tristezza così profonda, da non vedere altra via d’uscita se non il suicidio. Si ritrovò senza speranza e invece di tornare da Gesù chiedendogli perdono, si allontanò da lui e s’impiccò.

Il ravvedimento invece, comporta sempre anche il prossimo passo, il ritorno da Dio, una decisione di voler abbandonare il peccato, di voler ricercare e accettare il perdono e di tornare fra le braccia del Padre.

Giuda si è purtroppo fermato al senso di colpa e non ha così potuto sperimentare il perdono, la pace e la speranza che Cristo gli avrebbe potuto dare. Ma noi ora abbiamo il privilegio di poterci affidare a un Cristo risorto. Non commettere lo stesso errore di Giuda!

Il perdono di Gesù

La prima tragica conseguenza del suo gesto fu che si perse le parole di Gesù alla croce:

Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno. (Luca 23:34)

A questo punto Giuda era già morto. Giuda si perse le parole di misericordia e di perdono di Gesù Cristo, un perdono che non dipende dalla nostra prestazione, bensì solo dalla sua grazia. Sei consapevole dell’amore e della pazienza infinita ce Cristo ha con te? Sei consapevole della sua grazia che ti attira verso di lui, per fare di te un discepolo che porta frutto?

Quando Giuda si rese conto di aver commesso un errore ammettendo: “Ho peccato, consegnandovi sangue innocente”, ammise la sua colpa solo di fronte ai sacerdoti e agli anziani, ma non di fronte a Dio. Come Cristo ha perdonato il ladrone che era appeso alla croce accanto a lui dicendogli “Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso” (Luca 23:43), avrebbe perdonato anche Giuda, se solo fosse tornato da lui.

O pensiamo a Pietro, che come Giuda ha tradito Gesù, rinnegandolo tre volte. A differenza di Giuda, pur sentendosi anche malissimo per quello che aveva fatto, restò con gli altri discepoli. E alcuni giorni dopo, Gesù parlò con lui, lo perdonò e lo ristabilì completamente. Fece di lui addirittura la roccia sulla quale edificò la sua chiesa.

A molti capita di sentirsi in colpa, di provare rimorso per un errore commesso, per aver fatto del male a qualcuno o per aver trasgredito la legge di Dio. Ma se vuoi liberarti da quel senso di colpa e guardare al futuro che Dio ha preparato per te, allora devi fare anche il prossimo passo.

Molte persone vanno in chiesa a Pasqua, forse sei anche tu uno di quelli. Magari anche tu ogni tanto hai dei rimorsi di coscienza quando pensi ai tuoi peccati, ma non è sufficiente “versare lacrime di coccodrillo”. Sentirsi in colpa e chiedere veramente perdono a Dio non è la stessa cosa. Dio non vuole semplicemente che tu ti senta in colpa, vuole che con la tua tristezza vai da Lui, gli confessi i tuoi peccati e poi ti lasci andare fra le sue braccia.

Questa è la grazia di Dio, che vale anche per noi oggi grazie alla risurrezione di Cristo. Senza la risurrezione, Gesù non avrebbe potuto vincere la morte e non avrebbe potuto offrirci il perdono per i nostri peccati. E se questo non fosse successo, saremmo ancora spiritualmente morti, senza comunione con Dio e senza futuro.

Ma Gesù è risorto! Ora la sua grazia ci attira vicino a sé ed è proprio standogli vicino che possiamo sperimentare la sua pace. E questo ci porta alla seconda cosa che Giuda si è perso.

La pace di Gesù

La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!” (Giovanni 20:19)

Quella sera purtroppo Giuda non c’era. Ha vissuto tutta la sua vita desiderando la pace di Dio, ma ha anche dovuto morire senza di essa. Sperava di soddisfare il suo desiderio di pace, lasciandosi andare al suo amore per il denaro, ma il denaro ricevuto per il tradimento di Gesù, non gli provocò che altro dolore:

Ed egli, buttati i sicli nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. (Matteo 27:5)

Il mondo non sarà mai in grado di darci la pace che cerchiamo. Nemmeno il benessere che abbiamo in Svizzera può darci questa pace. Ogni anno in Svizzera circa 1’000 persone si tolgono la vita. Un nuovo studio svolto nel 2019 dall’Ufficio federale di statistica mostra che in un solo anno, 33’000 persone in Svizzera hanno tentato il suicidio.

Spesso viene citata la solitudine come causa dei pensieri di suicidio. Chi è sposato riesce forse più facilmente a parlare della propria situazione col partner. Per chi è solo e si trova in una situazione particolarmente stressante, dalla quale non sembra esserci via d’uscita, il suicidio sembra invece essere l’unica alternativa possibile.

Eppure Gesù, poco prima della sua morte, aveva promesso ai suoi discepoli la sua pace:

Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti. (Giovanni 14:27)

Quante persone possono sembrare esteriormente felici, pur sapendo che nel profondo del loro cuore non lo sono. Quante persone usciranno profondamente infelici dall’isolamento forzato, al quale siamo costretti in questo periodo. Ancora non ci rendiamo conto delle conseguenze psicologiche che questa crisi avrà.

I meccanismi di auto-difesa che l’uomo mette in atto automaticamente per affrontare l’insicurezza e per cercare di adeguarsi a una situazione fuori dal normale, può causare sgomento, paura, ansia e, a lungo termine, depressione. Tutto ciò può renderci irrazionali e impulsivi.

Anche quando il Consiglio federale ci permetterà nuovamente di tornare a lavorare, di abbracciarci e fare la spesa quando vogliamo, molte persone si troveranno confrontate con la povertà, con la perdita del lavoro, con un lutto male affrontato o con nuove paure e ansie.

In questo periodo più che mai abbiamo bisogno della pace che ci offre la risurrezione di Cristo. Ciò che Giuda non ha potuto realizzare è possibile per noi. Richiedi a Cristo di darti la sua pace che supera ogni intelligenza e che custodirà il tuo cuore e tuoi pensieri in Cristo Gesù. Gesù vuole darti nuova speranza e questa è la terza cosa che Giuda si è perso.

La speranza viva di Gesù

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti… (1 Pietro 1:3)

Covid-19 ha reso nuovamente attuale l’affermazione: “Al mondo di sicuro ci sono solo la morte e le tasse”. L’improvvisa rinnovata consapevolezza che siamo mortali, può portare a dubbi esistenziali. Non vogliamo perdere ciò che abbiamo e non vogliamo che ci venga ricordato che la morte verrà prima o poi anche per noi.

Eppure Dio ci ricorda “che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti”. Questo significa che se crediamo e confidiamo nel Cristo risorto, Dio ci dona un nuovo e meraviglioso senso nella vita.

L’apostolo Pietro descrive questa nuova esistenza come una vita con “una speranza viva”. Questa speranza non è semplicemente un sentimento, ma è la ferma certezza che la nostra vita continuerà nell’eternità con Dio e che già ora possiamo vivere la “vita in abbondanza” che Cristo è venuto a portarci (Giovanni 10:10).

Giuda non vedeva più alcun senso nella sua vita e si è tolto la vita. Ma questa non era la soluzione ai suoi problemi. Avrebbe potuto aspettare tre giorni e Gesù l’avrebbe perdonato, proprio come ha perdonato Pietro, gli avrebbe ridato la pace nel cuore e una nuova speranza.

Giuda aveva la scelta e ce l’hai anche tu questa mattina: vuoi lasciarti riempire il cuore dal perdono, dalla pace e dalla speranza che risiede nella risurrezione di Cristo? Il perdono di Cristo è valido oggi come lo era 2000 anni fa. La pace di Dio supera ogni sforzo umano per la pace anche nel 2020. E la speranza viva che troviamo nella risurrezione di Cristo, vuole dare un nuovo significato e un nuovo senso anche oggi alla tua vita.

Ti invito ad appropriarti personalmente della potenza della risurrezione e a lasciarti pervadere dalla gioia completa della risurrezione del nostro Signore Cristo Gesù.

Amen

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