Di Peter Oster

Lettura Marco 13:14-37

14 Quando poi vedrete l’abominazione della desolazione posta là dove non deve stare (chi legge faccia attenzione!), allora quelli che saranno nella Giudea, fuggano ai monti; 15 chi sarà sulla terrazza non scenda e non entri in casa sua per prendere qualcosa, 16 e chi sarà nel campo non torni indietro a prendere la sua veste. 17 Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in quei giorni! 18 Pregate che ciò non avvenga d’inverno! 19 Perché quelli saranno giorni di tale tribolazione, che non ce n’è stata una uguale dal principio del mondo che Dio ha creato, fino ad ora, né mai più vi sarà. 20 Se il Signore non avesse abbreviato quei giorni, nessuno scamperebbe; ma, a causa dei suoi eletti, egli ha abbreviato quei giorni. 21 Allora, se qualcuno vi dice: “Il Cristo eccolo qui, eccolo là”, non lo credete; 22 perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. 23 Ma voi, state attenti; io vi ho predetto ogni cosa. 24 Ma in quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore; 25 le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno scrollate. 26 Allora si vedrà il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole con grande potenza e gloria. 27 Ed egli allora manderà gli angeli a raccogliere i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremo della terra all’estremo del cielo. 28 Ora imparate dal fico questa similitudine: quando i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina. 29 Così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. 30 In verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute. 31 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
32 Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma solo il Padre. 33 State in guardia, vegliate, poiché non sapete quando sarà quel momento. 34 È come un uomo che si è messo in viaggio, dopo aver lasciato la sua casa, dandone la responsabilità ai suoi servi, a ciascuno il proprio compito, e comandando al portinaio di vegliare. 35 Vegliate dunque perché non sapete quando viene il padrone di casa; se a sera, o a mezzanotte, o al cantare del gallo, o la mattina; 36 perché, venendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 37 Quel che dico a voi, lo dico a tutti: “Vegliate”».

Introduzione

Il testo che abbiamo ascoltato un attimo fa è una descrizione drammatica degli ultimi avvenimenti dell’era presente che Gesù stesso ha rivelato ai suoi discepoli e così anche a noi. Non farò un’analisi del testo, ma desidero condividere alcuni pensieri che mi sembrano importanti per l’epoca presente e per noi stessi.

Gesù rivelando questi avvenimenti futuri voleva per primo avvertire i suoi discepoli e dare loro allo stesso momento coraggio, infatti nel versetto 29 dice “Così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte”. E così la cristianità attendeva il ritorno di Cristo già a partire dal primo secolo. La presenza degli imperatori, dominatori mondiali e le persecuzioni mortali dei cristiani erano elementi chiave che acuivano questa attesa. Nelle lettere dell’apostolo Paolo vediamo che a un certo momento lui stesso pensava che il ritorno di Cristo fosse imminente, scrivendo (Ro. 16:20) “Il Dio della pace stritolerà presto Satana sotto i vostri piedi”, instaurando il suo regno di pace e anche l’apostolo Giacomo, fratello di Gesù scriveva (Giac. 5:8) “Siate pazienti anche voi; fortificate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina”. Il ritorno di Cristo già da sempre è stata una delle più grandi speranze dei cristiani, specialmente a fronte delle continue persecuzioni alle quali erano sottoposti. Vorrei qui ricordare che la comunità cristiana anche oggi, benché la più grande religione al mondo, sia anche quella più perseguitata, anche se ovviamente non da noi. Quindi in maniera ineguale questa promessa ancora oggi è sorgente di speranza e conforto per molti credenti cristiani, che poveri, implorano la venuta di Cristo.

Questo perché Cristo alla sua venuta sconfiggerà Satana salverà tutti coloro che avranno confidato in lui e risusciterà i credenti di tutti i tempi come descrive l’apostolo Paolo:

15 Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; 16 perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; 17 poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore. 18 Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole.” (1. Tess. 4:15-18).

Chiaramente questa grande speranza cristiana non viene creduta da tutti. Questo insegnamento facilmente viene visto come un dogma che però non ha realmente nulla a che fare con la nostra vita quotidiana. Ne parlava addirittura già l’apostolo Pietro nella sua seconda lettera dove si legge (2. Pt. 3:3):

3 Sappiate questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi 4 e diranno: «Dov’è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione».

In che tempi viviamo

Possiamo porci la domanda se dopo 2000 anni abbiamo motivo particolare di considerare l’insegnamento sul ritorno di Cristo. Il ritorno di Cristo è in poche parole imminente? Esistono dei segni dei tempi che ci dicono che questo avvenimento è particolarmente vicino? In che tempi cioè viviamo?

È ben vero che i segni più imminenti descritti nel testo che abbiamo letto all’entrata che devono precedere la venuta di Cristo, come “l’abominazione della desolazione posta là dove non deve stare”, che descrive un atto con il quale l’anticristo trasformerà il tempio in Gerusalemme in un luogo per la sua adorazione “il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore” non si sono ancora realizzati, ma dobbiamo prepararci?

In poche parole i tempi della fine sono imminenti? Cosa dobbiamo aspettarci? Questa domanda è già stata posta dai discepoli a Gesù poco prima della sua morte. Volevano sapere quale segno introduceva la fine dei tempi. E Gesù in occasione del discorso dal quale abbiamo tratto il passo letto in entrata, ha risposto come segue (Mt. 24:7-8):

7 Infatti si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie, pestilenze e terremoti in vari luoghi. 8 Ma tutte queste cose saranno soltanto l’inizio delle doglie di parto.

Studiosi sostengono che l’espressione “si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno” sia un ebraismo che definisce una guerra mondiale. Quindi Gesù dice che una guerra mondiale segnerà il principio delle doglie, cioè l’inizio di dolori che avrebbero portato a una nuova era. Come le doglie portano al parto così questi precederanno l’apparizione di Cristo. Questo mondo procederà quindi, come con le doglie, di crisi in crisi di cui il culmine sarà la venuta dell’ultimo anticristo che verrà sconfitto da Cristo al suo ritorno.  Pure la risurrezione della nazione di Israele a seguito della seconda guerra mondiale è un segno fondamentale in quanto realizzazione di molte profezie del vecchio testamento e una condizione necessaria per gli avvenimenti degli ultimi tempi descritti nella Bibbia. Quindi dobbiamo renderci conto che l’epoca degli ultimi tempi è ormai già iniziata, anche se non sappiamo quanto durerà questo periodo. Però rispetto al passato ormai la venuta di Cristo è molto più vicina.

Cosa possiamo fare?

Il fatto di passare da crisi in crisi può mettere paura anche al cristiano però molto di più ancora a chi è lontano da Cristo, perché lo attende il giudizio.

A chi è lontano da Cristo voglio dire: accogli Gesù e credi in lui perché è il Salvatore.

Dio ha preparato un messaggio di salvezza semplice per l’umanità, al punto che per ogni bimbo è facile credere ed essere salvato. Il messaggio del Figlio di Dio, che fatto uomo, muore in croce per portare i nostri peccati e salvare tutti color che hanno posto fiducia in Lui può essere compreso e creduto facilmente da un bambino. E così pure il messaggio di Gesù che tornerà per salvare coloro che lo hanno atteso. Per questo Gesù dice (Mt. 18:3) «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. Davanti agli uomini, è vero, è meglio essere cauti, ma nei confronti di Dio è chiesto un cuore aperto come quello dei bambini. Gesù è il buon pastore che cerca le sue pecore e le salva. Una terribile serietà da una parte e una lieta gioia dall’altra riecheggiano nelle parole di Cristo, umile servo di Dio ubbidiente fino alla morte.

E qui per fare un esempio mi viene in mente un avvenimento durante una colonia capitato alcuni anni fa. Alla fine della settima dopo molti insegnamenti su Gesù ho detto a un bimbo: “Lo sai, bisogna credere a Gesù.” e lui: “MA IO CREDO IN GESÙ!”  e poi è corso dalla mamma cantando “Gesù ti ama, alleluia!” e così cantava pieno di gioia. Gesù si attende questo! Questa fiducia incondizionata! Una fiducia tanto ben riposta non sarà mai delusa! Dio sicuramente metterà in moto mari e monti per salvare un piccolo così e pure noi, quando siamo in pericolo.

Non bisogna aspettare. In tutta la Bibbia esiste solo un racconto di una persona che si è salvata all’ultimo momento della sua vita. Si tratta di uno dei due condannati appesi alla croce accanto a Gesù che diceva (Lc23:42):

«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!» 43 Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso».

Se tu che ascolti non sei ancora salvato, prenditi un esempio e implora Gesù di salvarti. Cambia strada perché è facile. Il Signore è vicino e ben disposto. Il condannato non poteva più sistemare nulla della sua vita ma è stato salvato.

D’altra parte voglio ripetere chiaramente che non bisogna aspettare. Infatti nella Bibbia esiste quest’unico esempio di una persona che è stata salvata all’ultimo momento della sua vita. Uno come avvertimento. Uno per non disperare.

Vieni

Gesù tante volte ha invitato le persone a venire a lui con fede:

  • Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. (Mt 11:28)
  • Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Gio. 7:37-38)
  • Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! (Mt 23:37)

Così Gesù chiama fino al giorno d’oggi l’umanità a sé, perché lui è la sorgente della vita e il salvatore, il Dio vivente. E anche se alcuni non verranno, tutti coloro che veramente accolgono questo invito faranno l’esperienza che Gesù Cristo non mente mai. Alla sua ombra troveremo la pace.

Essere pronti

Finora abbiamo parlato del ritorno di Cristo, del fatto che fin da principio i cristiani aspettavano questo avvenimento, che non si conosce il tempo esatto della venuta di Cristo, che il messaggio non viene creduto da tutti, che il tempo sembra vicino, che Dio ha predisposto le cose in modo che anche un bambino possa essere facilmente salvato, non bisogna aspettare, che Cristo invita le persone a credere in lui.

Ora vorrei parlare del fatto che bisogna essere pronti alla venuta di Cristo.

In entrata nel brano di Marco 13 abbiamo letto: 34 È come un uomo che si è messo in viaggio, dopo aver lasciato la sua casa, dandone la responsabilità ai suoi servi, a ciascuno il proprio compito, e comandando al portinaio di vegliare. E poi 37 Quel che dico a voi, lo dico a tutti: “Vegliate”.

Da una parte vediamo che Gesù ha dato dei compiti e delle responsabilità ai suoi servi, aspettandosi che siano ligi e buoni amministratori. Dovevano cioè vegliare, essere attenti. Dio vuole in pratica che svolgiamo i compiti della nostra vita e nella chiesa tenendo conto delle cose che ci ha insegnato nella scrittura e appoggiandoci a lui, fonte di vita, tramite fede, preghiera e con costanza. Capendo che Gesù è la fonte di acqua viva chiederemo costantemente a lui di darci protezione, forza, gioia e capacità. Questo rende il cristiano felice!

D’altra parte riferito al contesto degli ultimi tempi penso che ci sia un significato ancora più importante contenuto nella parola “vegliare”.

Infatti Gesù raccontando la parabola della vedova e il giudice (Lc. 18:8) fa uno strano accenno alla fine, dicendo “Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?” e (Mt. 24:12-13) 12 Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà. 13 Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

Quando Gesù chiede di vegliare secondo me vuole anche dire che dobbiamo CREDERE e non perdere la fede. Se il servo crede che il padrone torni e che sia buono servirlo si preparerà per accoglierlo, ubbidendo tra l’altro al comandamento dell’amor prossimo. La chiamata di Gesù verte a dirci che la nostra fede deve resistere, anche se passeremo di crisi in crisi, anche se il mondo riderà della fede in un Dio che muore alla croce mentre cercherà sollievo nel divertimento. Altri alzando il pugno bestemmieranno contro Dio.

Nella parabola delle dieci vergini che aspettavano l’arrivo dello sposo (Mt. 25:1-13), nella lunga attesa tutte si erano addormentate. Tutte cioè non hanno resistito, non ce l’hanno fatta a vegliare. Cinque di essere però avevano olio a sufficienza per riaccendere le loro lampade e accogliere lo sposo, mentre cinque invece no, non erano pronte e per questo non erano ammesse alla festa delle nozze. A queste Gesù, lo sposo, ha detto “Io vi dico in verità: Non vi conosco”.

Si possono fare diverse congetture su cosa possa essere l’olio mancante e forse Gesù ha lasciato aperta la questione volutamente. L’indicazione “non vi conosco” però è più facile da capire. Significa prima di tutto che non c’è stata nessuna relazione profonda con lo sposo. In Genesi (4:1) leggiamo un passo interessante che parla dell’amore di Adamo ed Eva: 1 Adamo conobbe Eva, sua moglie…

Il fatto di conoscere in questo contesto indica il rapporto più profondo possibile dovuto a una comunione matrimoniale intima. Tra marito e moglie questo si realizza durante tutta una vita, dove vengono affrontate assieme mille situazioni diverse. E lo stesso è con Cristo. Affinché noi conosciamo Cristo e lui noi è necessaria una comunione in spirito profonda, durevole e pratica durante la nostra vita, dove pure vengono toccati mille aspetti. Non sappiamo se ce la faremo a stare sempre svegli. Addirittura i discepoli nel giardino del Getsemani si erano addormentati. Non hanno resistito. Anche le 10 vergini nella parabola non hanno resistito. Ma sia i discepoli, tranne uno, sia le 5 vergini con l’olio sono stati accolti da Gesù.

Tutto questo ci mostra che non ci si può preparare all’ultimo momento. L’ora di prepararsi è adesso, perché dopo è troppo tardi. Bisogna prepararsi adesso, in modo che Gesù possa dire: “È vero questo lo conosco”, in modo da avere quest’olio, che un giorno scopriremo cosa era inteso. Possiamo farlo rimanendo fedeli nelle piccole cose come abbiamo udito nella attuale serie di prediche e confidando in Cristo, che come abbiamo udito domenica scorsa è un Dio fedele sorgente di salvezza e virtù per gli eletti.

Un contrassegno dei salvati, che amano Gesù, lo sposo, è che lo chiamano e che si apprestano a corrergli incontro leggo in Ap 22:17/20:

17 Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode, dica: «Vieni». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita e la risposta dello sposo è: «Sì, vengo presto!».

Vieni Signore Gesù!

Amen

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