Di Peter Oster

Un nuovo anno si apre davanti a noi e, anche se la vita continua senza chiedere tanto, è pur così che per la maggior parte delle persone si chiude un ciclo e se ne apre uno nuovo. Sembra che gli orologi vengano messi a zero e si riparta, si ricomincia con il 1. gennaio e ci si chiede cosa porterà questo nuovo anno? Sarà un anno migliore, si realizzeranno le nostre speranze?

Nel passaggio dall’anno 2019 al 2020 in famiglia avevamo brindato, come di consueto, aspettando la mezzanotte per dire addio all’anno vecchio e salutare con speranza quello nuovo e mi è successo qualcosa che non era mai capitata prima: ho avuto paura del nuovo anno, del 2020 e anche quest’anno molte persone avranno avuto paura del futuro e dell’incertezza.

Così desidero riflettere oggi su Dio e sul fatto di riporre in lui le nostre vite, i nostri progetti, il nostro futuro.

È Dio il creatore l’onnipotente che tiene in mano l’universo e noi.

E per iniziare vorrei citare un versetto dell’AT che come un faro getta luce nella notte e ci da orientamento.

Leggiamo in Isaia 45: 21 ss:

“Fuori di me non c’è altro Dio, Dio giusto, e non c’è Salvatore fuori di me. Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro.”

Dinnanzi alle incertezze della vita si fa in fretta a pensare che ormai sia un fato cieco a colpire questo o quello, ad innalzare invece gli altri e non noi. Davanti ai cambiamenti molti hanno paura perché non sanno se tutto andrà in buon porto, se la sorte sarà propizia o se le proprie capacità saranno sufficienti a far fronte alle esigenze. Più Dio è lontano, rispettivamente più noi ci siamo allontanati da Lui, più egli sembrerà piccolo e incapace o non interessato a noi.

A questo concetto si contrappongono i versetti appena presentati. In modo perentorio Dio parla dicendo Fuori di me non c’è Dio. Questo significa che è Lui il creatore, Dio! Lui tiene in mano tutto!

Questo Dio si è presentato con un nome a Mosè: Geova o Jahwe e ha dato dei comandamenti. Il Dio di cui parliamo non è un concetto interscambiabile o un’idea. È un Dio che si è rivelato nella Bibbia e che vuole essere riconosciuto come tale. Dicendo Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro   il testo esclude che esista la possibilità di poter trovare un altro Dio. Se dovesse esserci qui qualcuno che non sa bene chi è il vero Dio c’è una buona notizia. Lui si presenta in questa scrittura.  Dobbiamo avere paura di questo Dio? Un Dio giusto può senz’altro incutere timore, ma anche speranza. Un Dio giusto considera attentamente le cose dando una ricompensa a coloro che, consapevoli della propria insufficienza, si rifugiano nel Signore, e si decidono di fare del bene. E punisce il male. Dio però sembra attendere tante volte perché sa che anche il malfattore potrebbe ravvedersi e cambiare strada. Dio comunque scruta il mondo intero e vede. Ma ecco, se la giustizia di Dio poteva giustamente intimorirci, Dio si appresta a togliere la paura precisando che desidera salvarci dicendo: non c’è Salvatore fuori di me. Questo anno passato ha mostrato più che mai la fragilità della vita, che alcuni magari avevano dimenticato. Ma Dio anche oggi nel testo ci ricorda che il Salvatore è Lui. Se mai ti è capitato che ti è andata bene nella vita e che sei scampato a un disastro a una difficoltà, a un incidente o qualcos’altro sicuramente Dio c’aveva dentro le dita, anche se non lo sapevi. Potrebbe benissimo darsi che Lui abbia soppesato attentamente la tua vita in un attimo solo e deciso come dovevano andare le cose perché è un Dio giusto, ma anche misericordioso.

Leggendo Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra!, mi sembra di vedere Dio che, consapevole di questo aspetto serio della sua giustizia che incombe su coloro che non vogliono saperne di Lui e vivono nel peccato, implori tutti i popoli chiamandoli a sé perché vuole salvare. La volontà di Dio è di salvare. Davanti alle incertezze della vita che ci sono, davanti a tutte le cose che succedono e che noi non comprendiamo tante volte, ma davanti anche alla nostra insufficienza, Dio non contrappone la spiegazione del perché e del percome del suo agire, ma semplicemente dice Volgetevi a me e siate salvati.

Una vita santa

La Bibbia è un libro con moltissime storie e prima di continuare a riflettere sulla salvezza che Dio vuole darci, vorrei brevemente ricordare una delle storie più famose che mostra la salvezza di Dio in mezzo a un giudizio terribile. È la storia di Noè, capitata in un’epoca lontana. Leggo da Genesi cap. 6:5-9:

Il SIGNORE vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo. Il SIGNORE si pentì d’aver fatto l’uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo. E il SIGNORE disse: «Io sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato: dall’uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento di averli fatti». Ma Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE. Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio.

Quindi su ordine di Dio Noè costruì l’arca con i suoi figli su terraferma per fede. E Quando il diluvio cominciò Noè, la sua famiglia e gli animali erano all’interno dell’arca al sicuro e leggiamo poi il SIGNORE lo chiuse dentro. (Gen. 7:16).

Da quel momento l’Arca era il posto più sicuro al mondo. Il diluvio è stato una catastrofe terribile, in quel giorno tutte le fonti del grande abisso eruppero e le cateratte del cielo si aprirono (Gen 7:11). Una parte dell’acqua veniva da sopra la volta celeste e una parte dall’abisso. Tutta la terra in seguito ha cambiato la sua conformazione.

Ma quell’arca era protetta da Dio.

Noè è stato salvato con la sua famiglia perché era un uomo giusto, integro (faceva cosa diceva), e camminava con Dio. Questa era una condizione che doveva essere adempiuta.

Il mondo di allora invece è stato distrutto perché Dio non vi trovava più nulla di buono. Anche se Noè predicava il ravvedimento nessuno ascoltava più. Per questo non era più possibile il perdono.

Questa storia fino ad oggi mostra che non è uguale se si cammina o non si cammina con Dio a questo mondo. Anche noi dovremmo assolutamente deciderci di voler camminare con Dio santamente.

Il ravvedimento

Ora però in antitesi alla storia del diluvio vorrei presentarne un’altra altrettanto conosciuta.

È la storia di Ninive e del profeta Giona. Questi avvenimenti sono capitati millenni più tardi.

Ninive era una città e un regno dove c’era una grande malvagità. Anche questa era votata alla distruzione, ma Dio prima inviò il profeta Giona per far conoscere alla città l’imminente sorte.

Contrariamente a quanto capitato con Noè tutta la città con il re e tutti si pentirono vestendosi di sacco perché avevano creduto al messaggio. Per questo Dio salvò la città e il profeta Giona disse (Gio. 4:2b): Sapevo infatti che tu sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà e che ti penti del male minacciato. 

Questo è un motivo perchè Dio invita al ravvedimento. Leggo 2. Cronache 7:14. se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati, e guarirò il suo paese

Nella circostanza attuale è un compito dei cristiani di camminare con Dio e ubbidire a quanto letto perché vogliamo contribuire alla salvezza del paese.

La protezione divina

La Bibbia mostra altri luoghi anche se figurati di questa protezione e salvezza divina che ci interessano perché possiamo trarne degli insegnamenti e perché ci incoraggiano.

Leggo i primi versetti del Salmo 91:1-6

Chi abita al riparo dell’Altissimo riposa all’ombra dell’Onnipotente. Io dico al SIGNORE: «Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido!» Certo egli ti libererà dal laccio del cacciatore e dalla peste micidiale. Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

Qui si parla di una persona che abita sotto la protezione divina, una persona che dice Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido! Guardate questa è una persona che ha sentito la voce di Dio che chiama, come abbiamo sentito all’inizio, che dice: Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! La persona di questo salmo ha dato una risposta e per fede si rifugia in Dio. Una persona che sa di aver bisogno questa protezione e la invoca e la crede. Sì ha bisogno della protezione, perché la fede in Dio non implica che non ci sono problemi. È proprio perché in questo mondo molte forze sono in gioco che Dio ci invita a rifugiarci in lui. Ne abbiamo bisogno.

Come una chioccia copre i suoi pulcini, leggiamo Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. Mentre tutto sommato le ali della chioccia sono fragili, queste ali sono come una corazza e uno scudo che sono adatti per i tempi di guerra. La qualità di queste ali è la stessa dell’arca di Noè indistruttibile.

9 Poiché tu hai detto: «O SIGNORE, tu sei il mio rifugio»,e hai fatto dell’Altissimo il tuo riparo,  nessun male potrà colpirti, né piaga alcuna s’accosterà alla tua tenda. Poiché egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie.
(Sal 91:9-11)

Ritroviamo la condizione che Dio chiede: Poiché tu hai detto: «O SIGNORE, tu sei il mio rifugio»,e hai fatto dell’Altissimo il tuo riparo, Questa persona si è volutamente posta sotto la protezione divina chiedendo di Lui e questa è una cosa che anche ognuno di noi può fare individualmente in modo che egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie.

La persona della salvezza

Ora un passaggio simile con queste ali protettrici si trova anche nel NT, quando Gesù dice (Mt 23:37-38):

Gerusalemme, Gerusalemme, … quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta.

Ecco qui scopriamo e siamo esterefatti che le ali protettrici appartengono al Figlio di Dio. Il Figlio di Dio che appassionatamente vuole raccogliere i pulcini sotto le ali, ma questi non vengono. Il Padre che chiama gli uomini dicendo Volgetevi a me e siate salvati fa altrettanto, ma pochi vengono ormai. E la conseguenza terribile è che senza quelle ali la casa d’Israele è andata distrutta.

Così noi dobbiamo dare ascolto a questa chiamata di Gesù e del Padre che riecheggia fino ai nostri giorni per cercare e trovare rifugio e salvezza sotto le ali Figlio di Dio ed essere sicuri.

Di questi Gesù dice (Giov. 10:27-30)

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo uno».

Si rivela qui il mistero della salvezza che dona Gesù. Lui espressamente si identifica con il Padre e l’opera di salvezza del Padre e del Figlio è un’opera congiunta.

Nessuno può rapire le pecore dalla mano di Gesù, nessuno da quella del Padre, né il mondo, né il diavolo.

È questa la mano che teneva stretta l’Arca che non poteva affondare, è questa la mano che sorregge il mondo e che ci tiene ben stretti per essere di sua proprietà.

Così non dobbiamo più temere. Una forza superiore conduce le pecore, accudendole. Nel giorno del pericolo l’umile fedele dice (Sal 23:4):

Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.

E Gesù stesso conferma che ha portato a compimento il suo mandato e lo farà sempre dicendo (Giov. 17)

Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola…

Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi. 12 Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta.

L’anno nuovo

Ora abbiamo delle indicazioni per affrontare questo nuovo anno 2021, che, diciamolo pure, sorge dal “piccolo diluvio” del 2020.

Vogliamo affrontare con coraggio il 2021, sperando nella bontà del Signore e in maniera responsabile. Pensiamo ai Santi che ci hanno preceduto, a Noè, Giona, e tutta la schiera per prenderne buon esempio. Ricordiamoci che (2. Cronache 7:14) se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati, e guarirò il suo paese

Decidiamoci di seguire Gesù, umilmente e diventando utili in un mondo assetato.

Vedi persone assetate, impaurite, alla ricerca? Abbi compassione, aiutale, soccorrile, raccontagli del Padre che chiama a sé, mostra queste ali protettrici del Figlio di Dio, in modo che anche altri, insieme a te, possano entrare nella pace del Signore.

Io desidero questo per me e per voi che ascoltate.

Amen

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