di Daniele Scarabel

(L’audio della predica è solo in tedesco)

Dio disse a Giacobbe: «Alzati, va’ ad abitare a Betel; là farai un altare al Dio che ti apparve quando fuggivi davanti a tuo fratello Esaù».

2 Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a tutti quelli che erano con lui: «Togliete gli dèi stranieri che sono in mezzo a voi, purificatevi e cambiatevi i vestiti;  3 partiamo, andiamo a Betel; là farò un altare al Dio che mi esaudì nel giorno della mia angoscia e che è stato con me nel viaggio che ho fatto».  4 Essi diedero a Giacobbe tutti gli dèi stranieri che erano nelle loro mani e gli anelli che avevano agli orecchi; Giacobbe li nascose sotto la quercia che è presso Sichem.

5 Poi partirono. Il terrore di Dio invase le città che erano intorno a loro, e nessuno inseguì i figli di Giacobbe.  6 Così Giacobbe e tutta la gente che aveva con sé giunsero a Luz, cioè Betel, che è nel paese di Canaan.  7 Lì costruì un altare e chiamò quel luogo El-Betel, perché Dio gli era apparso lì, quando egli fuggiva davanti a suo fratello. (Genesi 35:1-7)

Ricordi se c’è stato un momento particolare nella tua vita – o forse erano anche più di uno – dove hai fatto delle promesse particolari a Dio? Ricordi ancora che promesse gli hai fatto?

Io nel corso degli anni di impegni col Signore ne ho presi tanti. Uno in particolare l’ho preso tre anni fa, quando con mia moglie ho frequentato il corso per coppie LiSa di una settimana. Mi sono preso tra l’altro il seguente impegno: “Voglio che tu Signore abbia la priorità assoluta nella mia vita, voglio diventare il Sommo Sacerdote della mia famiglia. Voglio prendermi la mia parte di responsabilità e restare fedele in ogni cosa a te e a mia moglie…”.

A volte poi ci dimentichiamo delle promesse fatte, gli anni passano e la passione e l’entusiasmo che avevamo nel momento che ci siamo presi l’impegno lasciano il posto alla routine o altre cose diventano più importanti. Oggi vedremo come il Signore prende sul serio le nostre promesse e ci chiama sempre di nuovo a tornare al primo amore.

Torna là dove Dio vuole averti

Dio disse a Giacobbe: «Alzati, va’ ad abitare a Betel; là farai un altare al Dio che ti apparve quando fuggivi davanti a tuo fratello Esaù». (Genesi 35:1)

Quanta pazienza ha avuto il Signore con Giacobbe. Dieci anni prima gli aveva ordinato di tornare al paese dei suoi padri. Purtroppo, dopo essere arrivato ai confini di Canaan ed essersi riconciliato con suo fratello Esaù, Giacobbe lo ingannò nuovamente. Invece di seguirlo verso casa, viaggiò nella direzione opposta.

Così Giacobbe finì per stabilirsi a Sichem invece di tornare a Betel, con le tragiche conseguenze narrate in Genesi 34. E ora vediamo il Signore che, con enorme pazienza, fa gentilmente notare a Giacobbe che in quel momento non era là dove avrebbe dovuto essere e non stava facendo quello che avrebbe dovuto fare.

Perché Dio gli dice nuovamente di costruirgli un altare a Betel? Probabilmente per ricordargli ciò che era mancato nella sua vita negli ultimi dieci anni: una profonda e intima comunione con il suo Dio. Nella sua grazia, Dio chiamò di nuovo Giacobbe.

Ed è ciò che Dio fa sempre di nuovo anche con noi, quando nella nostra quotidianità la relazione profonda e intima con Dio perde l’importanza che forse aveva un tempo. È come la voce del navigatore che quando sbagli strada, anche se ti ostini ad andare avanti, ti ripete con voce gentile e costante: “se possibile, invertire la marcia”.

Nella nostra società, è naturale che andremo alla deriva nella nostra fede a meno che non nuotiamo intenzionalmente contro corrente nella direzione della crescita spirituale. Altrimenti, lo stress della vita, le tentazioni della nostra carne e la cultura in cui viviamo ci porteranno via passo dopo passo dal nostro primo amore e lontano dalla persona che siamo veramente in Cristo.

L’apostolo Paolo ci ricorda in Romani 12:

Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore. (Romani 12:11)

Se vogliamo veramente vivere una vita segnata dalla nuova natura che abbiamo in Cristo, dobbiamo intenzionalmente continuare ad andare avanti e crescere. Altrimenti ci allontaneremo sempre più dalla nostra vera identità di cristiani.

Quando ciò accade, dobbiamo fare ciò che Giacobbe (Israele) fece in Genesi 35. Tornare a Betel. Dio l’ha fatto ritornare al suo “punto d’inizio”, al luogo in cui gli ha parlato così energicamente trent’anni prima, per ricordargli quale fosse la sua vera identità: il padre di una discendenza che sarebbe stata così numerosa come la polvere della terra e nella quale sarebbero state benedette tutte le famiglie della terra (Genesi 28:34).

È incoraggiante! Dio vuole che torniamo a Lui e cresciamo, anche dopo un decennio di crisi spirituale, anche dopo un disastro come Genesi 34! L’obiettivo di Dio con noi resta: farci diventare sempre più simili a Cristo nel carattere.

Anche se ti sembra di aver fallito, di non essere ancora arrivato là dove vorresti o se pensi che sia un obiettivo impossibile da raggiungere, Dio continuerà a perseguire questo obiettivo con te. Niente e nessuno potrà impedirti di diventare la persona che Dio vuole che tu sia, per riuscirci devi però sempre di nuovo rinnovare la tua profonda e intima comunione con Dio.

Preparati spiritualmente

Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a tutti quelli che erano con lui: «Togliete gli dèi stranieri che sono in mezzo a voi, purificatevi e cambiatevi i vestiti; partiamo, andiamo a Betel; là farò un altare al Dio che mi esaudì nel giorno della mia angoscia e che è stato con me nel viaggio che ho fatto». Essi diedero a Giacobbe tutti gli dèi stranieri che erano nelle loro mani e gli anelli che avevano agli orecchi; Giacobbe li nascose sotto la quercia che è presso Sichem. (Genesi 35:2-4)

Per poter tornare a Betel, era però dapprima necessaria una preparazione spirituale. Qui vediamo la famiglia numero uno sulla faccia della terra, per quel che riguarda Dio. Eppure, scopriamo che la sua famiglia prediletta aveva raccolto idoli e adorava dèi stranieri.

Rachele aveva rubato gli dèi dalla casa di suo padre (Genesi 31:19). Probabilmente i suoi figli ne avevano aggiunti altri quando hanno saccheggiato Sichem. Giacobbe lo sapeva, ma non fece nulla fino ad ora. Quando Dio gli disse nuovamente di tornare a Betel, finalmente affrontò il peccato della sua famiglia. Per la prima volta vediamo Giacobbe assumere la guida adeguata della sua famiglia!

È facile stare seduti qui e pensare: “Questo non mi riguarda. Non ho nessun idolo – sono un cristiano, non un pagano!” Ma un idolo è tutto ciò che prende il posto di Dio nella tua vita e ti impedisce di crescere nel Signore e fare la sua volontà. Possono anche essere degli obiettivi sbagliati che tu hai, o dei buoni obiettivi che sono però diventati troppo importanti, più importanti della tua relazione con Dio.

Giacobbe era inizialmente andato verso Sichem perché aveva paura di Esaù o anche perché non confidava veramente nella protezione di Dio. Ma poi, col tempo, ci ha preso gusto, ha iniziato a fare affari e a prosperare, dimenticando le promesse fatte a Dio.

Ci sono tre cose da fare per eliminare i nostri idoli. In primo luogo, dobbiamo identificare e mettere da parte qualsiasi cosa che impedisca il nostro avvicinamento a Dio. Dio dice: “togliete gli dèi stranieri che sono in mezzo a voi”. Se pensi a quanto eri fervente o innamorato di Dio all’inizio della tua fede, cosa potrebbe essersi messo nel frattempo tra te e Dio?

Secondo, dobbiamo confessare i nostri peccati, appropriandoci del perdono di Dio: “purificatevi”. Anche se il peccato è evitabile, a volte cadiamo. Per ristabilire il rapporto con Dio dobbiamo abbandonare il peccato e tornare da Lui. Per questo è così importante partecipare regolarmente alla Santa Cena: è una delle tante occasioni che Dio ci offre per rimettere a posto la nostra relazione con Lui.

Terzo, dobbiamo cambiare il nostro comportamento esteriore, che di solito comporta anche un cambiamento dei nostri programmi: “cambiatevi i vestiti”. I nuovi vestiti suggeriscono un cuore nuovo e pulito davanti al Signore. Il modo per uscire da una crisi spirituale è, in risposta alla Sua grazia, obbedire a ciò che Dio ti sta dicendo di fare in questo momento.

Non soffermarti troppo su ciò che non hai fatto finora. Concentrati piuttosto su ciò che puoi cambiare da ora in poi nella tua vita con l’aiuto di Dio. Concentrati nel diventare da ora in poi la persona che Dio vuole che tu sia e scoprirai che questo avrà un influsso positivo sulla tua vita e sulla tua famiglia. Perché? Semplicemente perché, quando collabori con Dio, puoi aspettarti che la tua vita porti frutto.

Mantieni e rinnova le promesse fatte

Poi partirono. Il terrore di Dio invase le città che erano intorno a loro, e nessuno inseguì i figli di Giacobbe. Così Giacobbe e tutta la gente che aveva con sé giunsero a Luz, cioè Betel, che è nel paese di Canaan. Lì costruì un altare e chiamò quel luogo El-Betel, perché Dio gli era apparso lì, quando egli fuggiva davanti a suo fratello. (Genesi 35:5-7)

Quando Giacobbe e la sua famiglia arrivarono finalmente a Betel sotto la protezione del Signore, Giacobbe costruì un altare a Dio. Così facendo ridedicò sé stesso e la sua famiglia al Dio di Abraamo e di Isacco. Riprese ad adorare il Signore come già lo aveva fatto in passato in tutta semplicità, dopo aver sperimentato per la prima volta la potente apparizione di Dio.

A volte pensiamo che per uscire da una crisi spirituale dobbiamo scoprire alcune nuove verità spirituali. È raro che sia così. Di solito tutto ciò di cui abbiamo bisogno è di ricordare le vecchie verità che già conosciamo. Dobbiamo ricordare la passata e la continua misericordia di Dio verso di noi in Cristo. Dobbiamo ricordare che nonostante il nostro peccato e la nostra ottusità spirituale, il Signore è fedele, che “colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Filippesi 1:6).

Trent’anni prima Giacobbe aveva fatto diverse promesse al Signore. Sotto molti aspetti erano promesse immature, perché Giacobbe si era messo a negoziare con Dio:

Se Dio è con me, se mi protegge durante questo viaggio che sto facendo, se mi dà pane da mangiare e vesti da coprirmi, e se ritorno sano e salvo alla casa di mio padre, il SIGNORE sarà il mio Dio e questa pietra, che ho eretta come monumento, sarà la casa di Dio; di tutto quello che tu mi darai, io certamente ti darò la decima. (Genesi 28:20-22)

Giacobbe promise al Signore di adorare solo lui come suo Dio e di dargli la decima di tutto ciò che Lui gli avrebbe dato, a condizione che Dio lo proteggesse. Non aveva avuto abbastanza fede per confidare in Dio e basta, anche se Dio gli aveva promesso molto di più che solo la protezione durante il viaggio (Genesi 28:14-15)!

Ti è mai capitato di fare delle promesse simili? “Se mi aiuti ad uscire da questa crisi, se mi dai un nuovo lavoro, se mi aiuti a trovare il giusto partner, se mi liberi dai miei problemi finanziari… allora ti servirò con tutto il mio cuore e farò tutto ciò che mi chiedi!”.

Eppure, sebbene fossero delle promesse immature e un po’ avventate, Dio prese sul serio gli impegni di Giacobbe e cominciò a lavorare con lui per trasformare il suo cuore. Dio era però più interessato all’obbedienza e all’adorazione di Giacobbe che a tutto il resto. Non fece nemmeno menzione della decima che Giacobbe gli aveva promesso.

La maggior parte dei credenti prende degli impegni nei confronti del Signore all’inizio della loro relazione con Lui. Forse anche tu lo hai fatto da ragazzo in occasione di un campo cristiano o in chiesa durante un culto. O lo hai forse fatto dopo una crisi o dopo che è intervenuto in modo potente nella tua vita. O quando ti sei sentito particolarmente toccato dall’amore di Dio e hai deciso di voler nuovamente amare Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.

Anche se magari a volte esageriamo nel fare queste promesse o nel prenderci degli impegni che poi non riusciamo a mantenere, Dio prende comunque sul serio le nostre promesse e trova un modo per riportarci agli impegni che ci siamo presi verso di Lui magari anni prima e che magari avevamo già dimenticato. Ecco perché è buono incoraggiare i tuoi figli a impegnarsi con il Signore, anche se non riescono ancora a capire del tutto quello che stanno facendo. Il Signore li prenderà in parola e li richiamerà sempre di nuovo a sé, a tornare al primo amore.

È bello e importante rispolverare una volta ogni tanto gli impegni presi con il Signore e tornare spiritualmente nel luogo in cui Dio ti ha incontrato allora. È una cosa da fare anche nel matrimonio una volta ogni tanto, vero? È meraviglioso quando ti innamori per la prima volta! Ricordi come eravate persi l’uno nell’altro? Ricordi quel momento romantico in cui lei ti ha detto che ti avrebbe sposato?

È certamente stato meraviglioso, ma non c’è nessuno che mantenga quei sentimenti intensi attraverso gli anni del matrimonio. A volte, quando il matrimonio diventa un po’ stantio, è bene tornare indietro, nella propria mente, o forse anche come coppia, e rinnovare quegli impegni presi anni prima.

È lo stesso spiritualmente. È importante riaccendere sempre di nuovo quel primo amore che provavi per Dio inizialmente. Prenditi del tempo per rimanere solo con Lui e digli che lo ami. Elimina la spazzatura che si è accumulata col tempo nella tua vita e che ti ha magari portato fuori strada. Pensa alle cose che hai promesso di fare per lui. E impegnati di nuovo a farle ora, con la sua grazia. In tutto questo ricorda però che Dio è più interessato al tuo cuore che a ciò che fai.

Amen

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