di Daniele Scarabel

Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l’uno in un modo, l’altro in un altro. Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch’io. Ma se non riescono a contenersi, si sposino; perché è meglio sposarsi che ardere.  (1 Corinzi 7:7-9)

Nella nostra società moderna sembra essere impossibile vivere senza una relazione sessuale. Sebbene sia accettato vivere da single con svariate avventure sessuali, sembra essere del tutto fuori norma arrivare a una certa età senza essere sposati o per lo meno senza avere delle relazioni sessuali sporadiche. Viviamo in una società iper sessualizzata.

Che una persona possa decidere di rinunciare al sesso ed essere felice – che sia per un certo periodo o per tutta la vita – viene visto come qualcosa di impossibile o addirittura qualcosa di negativo. Pochi giorni fa ho letto ad esempio una notizia gossip sulla giovane cantante americana Selena Gomez – la ex di Justin Bieber – che ha dichiarato di voler rinunciare per 6 mesi al sesso. Una notizia che ha destato scalpore come se fosse qualcosa di inconcepibile.

Come viene vista la vita da single tra cristiani, nelle nostre chiese? Il pensiero di passare il periodo fino al matrimonio o addirittura tutta la vita senza una relazione sessuale e senza un partner, viene anche visto come qualcosa da evitare o di non normale?

Eppure la Bibbia descrive il celibato come qualcosa di fondamentalmente positivo…

Cristiani completi solo se sposati?

Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l’uno in un modo, l’altro in un altro. Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch’io. (1 Corinzi 7:7-8)

L’apostolo Paolo dà un chiaro consiglio ai Corinzi: a lui farebbe piacere se molti di loro decidessero di non sposarsi e di astenersi da rapporti sessuali, come lui stesso aveva deciso di fare. Per capire meglio l’affermazione di Paolo, dobbiamo sapere che per un Giudeo non sposarsi era l’equivalente di una chiara disubbidienza al comandamento di Dio: “Siate fecondi e moltiplicatevi” (Genesi 1:28).

Come può Paolo essere così entusiasta parlando del celibato? Non aveva forse idea di quanto forte può essere l’istinto sessuale nell’uomo? Eccome, credo che lo avesse capito molto bene! Ha infatti utilizzato gran parte del capitolo 7 per dare istruzioni in merito alle persone sposate, dicendo loro di non astenersi dai rapporti sessuali se non per un breve periodo.

Non conosceva forse il problema della solitudine? Certo che lo conosceva! Solo che lui sperimentava e viveva la comunione in modo differente. La chiesa era la sua famiglia e i vari giovani credenti che aveva discepolato, ad esempio Timoteo, erano per lui come dei figli.

In diverse fasi della storia della chiesa il celibato è stato visto come qualcosa di positivo o addirittura di essenziale per fuggire all’influsso di questo mondo e per dedicarsi completamente a Cristo. Anche vari grandi missionari e insegnanti della chiesa degli ultimi secoli erano single, contribuendo in modo particolare alla crescita del Regno di Dio.

Oggi invece sembra che siamo arrivati all’estremo opposto. Ci sono tanti libri che insegnano ai giovani credenti come sopravvivere nella lotta contro i loro impulsi sessuali fino al matrimonio, ma quasi non si parla di come un credente possa vivere con soddisfazione la sua vita da single – e perché no, anche per tutta la vita.

È come se per un cristiano sposarsi fosse il modo più plausibile per resistere in una società nella quale il sesso è onnipresente. Il matrimonio viene spesso visto come l’unico modo per incanalare in modo sano il bisogno sessuale – particolarmente degli uomini – per evitare che una sessualità repressa si esprima poi in maniera negativa o che venga vissuta fuori dal matrimonio.

Come potrebbe però la Bibbia essere più positiva di così quando parla della vita da single? Il suo carattere centrale, Gesù Cristo, era single, eppure è considerato l’unico essere umano perfetto che sia mai vissuto. Ha vissuto una vita umana in tutta pienezza al 100% e senza sesso. Gesù ci insegna quanto sia importante l’autocontrollo anche quando si tratta della sessualità.

Gesù ne parla in modo molto chiaro in Matteo 5, e Paolo riprende l’argomento più volte nelle sue lettere scritte a chiese che si trovavano in città nelle quali la promiscuità sessuale era forse più diffusa che da noi oggi. Ogni cristiano deve imparare ad autocontrollarsi sessualmente, sia al di fuori sia all’interno del matrimonio.

Una riabilitazione del celibato

Paolo aveva anche argomenti molto pragmatici a favore del celibato:

Vorrei che foste senza preoccupazioni. Chi non è sposato si dà pensiero delle cose del Signore, di come potrebbe piacere al Signore; ma colui che è sposato si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere alla moglie e i suoi interessi sono divisi. (1Corinzi 7:32-34a)

Paolo sperimentava l’essere single come un aiuto per la sua vita al servizio di Cristo e non come un problema. Per lui era chiaro che come discepoli di Gesù il nostro compito primario è di chiederci come potremmo “piacere al Signore”, ovvero come potremmo vivere una vita in accordo con la volontà di Gesù Cristo.

Paolo non ci dice che da sposati è impossibile vivere una vita che piace a Dio, ma che chi resta da solo ha meno preoccupazioni. Evidentemente Paolo era felice della sua vita e non aveva l’impressione di aver dovuto rinunciare a qualcosa che lo rendesse incompleto.

Valorizzare il celibato non significa affermare che il matrimonio o la sessualità siano qualcosa di negativo. Se da una parte dobbiamo stare attenti a non lasciarci influenzare dalla società, che vuol farci credere che senza sesso non si può vivere, dobbiamo anche stare attenti a non idealizzare il matrimonio al punto da far sentire chi non è sposato un cristiano di seconda categoria.

Abbiamo diverse persone da noi in chiesa che non hanno mai avuto una vera e propria relazione nella loro vita. O altre che per scelta o necessità si sono ritrovate a vivere da sole. Vorrei che onorassimo la scelta di chi – per un motivo o per un altro – decide di restare single, senza fargliela pesare. Un po’ di tempo fa una persona mi scrisse: “Sono una single e la mentalità delle chiese è da famiglia non da donna di mezza età single”.

Questa sua affermazione mi ha fatto male, perché non dovrebbe essere così. Mi sono chiesto se, forse anche inconsciamente, lanciamo un segnale a chi è single che è incompleto finché non trova la sua “dolce metà”. O che nella nostra chiesa ci sia posto solo per le famiglie. Forse dobbiamo noi tutti farci alcune domande a riguardo.

Che opinione hai personalmente di chi è ancora single a una certa età? Dovresti forse rivedere la tua opinione a riguardo? Se sei single, senti la pressione di dover trovare un partner con il quale sposarti o sei contento della condizione nella quale ti trovi? Se hai il desiderio di trovare un partner, qual è la tua principale motivazione?

Restare senza un partner non significa essere condannati alla solitudine. Non saremo mai completamente liberi dalla solitudine – anzi, a volte vedo persone sposate più sole all’interno del loro matrimonio che persone non sposate. Dobbiamo riscoprire la bellezza della comunione fraterna come risposta all’osservazione di Dio che non è buono che l’uomo resti solo e non vedere il matrimonio come unica soluzione possibile.

Come possiamo come chiesa aiutare chi è (ancora) single – per scelta oppure no – a sentirsi benvenuto e a suo agio nella nostra chiesa? Cosa potresti fare tu che sei single, per approfondire delle sane relazioni con altri fratelli e sorelle?

Intimità = sesso?

Detto questo, dobbiamo però anche tener conto del fatto che, già ai tempi di Paolo non tutti erano fatti per il celibato. Paolo è realista. Sa che non tutti hanno il dono del celibato e che un credente single, che sia giovane o anziano, vedovo o divorziato, non ha la vita facile.

Ma se non riescono a contenersi, si sposino; perché è meglio sposarsi che ardere. (1 Corinzi 7:9)

Paolo parla di “ardere”, che significa letteralmente “essere infiammati”, in questo caso dal desiderio sessuale. Credo che sia normale per tutti avere un desiderio sessuale, è Dio stesso ad aver creato la sessualità e non solo per la procreazione. È anche normale che c’è chi ha un desiderio più forte di altri e che questo desiderio possa diminuire con il passare degli anni.

Tragicamente la chiesa può però diventare ossessionata dal sesso proprio come la società che la circonda. Senza rendercene conto possiamo facilmente confondere il sesso con l’intimità. E lo dico da uomo, per il quale la sessualità è sempre stata importante.

Negli ultimi anni sto sempre più imparando quanto il mio bisogno di sessualità sia in realtà un’espressione di un ben più profondo bisogno di intimità che ognuno di noi ha. La sessualità è un’espressione di questa intimità che Dio ha creato, ma appunto solo una delle tante espressioni.

Il rendermi conto di questa cosa è stato per me in parte uno shock, perché ho finalmente capito che quel bisogno che cercavo di soddisfare nella sessualità era in realtà sintomo di un mio bisogno di amore, accettazione e intimità emotiva. Se da una parte è vero che il nostro bisogno sessuale può e deve essere soddisfatto soltanto all’interno del matrimonio, ci sono anche altri modi per soddisfare il nostro bisogno di intimità in generale.

Dio ci ha creati con il bisogno di intimità:

Poi Dio il SIGNORE disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui». (Genesi 2:18)

L’obiettivo primario di Dio non era di permettere ad Adamo di diventare “una sola carne” con Eva, bensì di permettere loro di avere un’intima comunione su ogni livello: fisico, emotivo e spirituale. E questo tipo di intimità non lo troviamo solo all’interno del matrimonio.

La storia di Davide e Gionatan nell’Antico Testamento lo illustra molto bene. Quando Gionatan morì, Davide ne fu profondamente rattristato, perché in lui aveva trovato più di un semplice amico:

Io sono in angoscia a motivo di te, Gionatan, fratello mio; tu mi eri molto caro, e l’amore tuo per me era più meraviglioso dell’amore delle donne. (2 Samuele 1:26)

Davide aveva ben tre mogli – Abigail, Ainoam e Mical (1 Samuele 25:42-44) – con le quali sperimentare intimità sessuale. Eppure sembra che l’intimità non-sessuale che ha sperimentato con Gionatan come amico, fosse per lui più importante dell’intimità sessuale avuta con le sue mogli.

Sono convinto che – soprattutto noi uomini – abbiamo troppe poche amicizie intime. Spesso definiamo amici delle persone che conosciamo in realtà solo superficialmente, pur incontrandole regolarmente in chiesa. Se trovassimo e curassimo più amicizie profonde con fratelli e sorelle, il nostro bisogno di intimità non sarebbe concentrato solo sul desiderio di avere rapporti sessuali.

Per dirla ancora più chiaramente: vera intimità non la troviamo unicamente nel sesso, bensì anche in vere e profonde amicizie. Rinunciare al sesso perché non si è sposati o perché non si sente il bisogno di sposarsi, non significa dunque per forza essere condannati a una vita senza intimità e in solitudine.

Se sei single, abbi il coraggio di esprimere il tuo bisogno di intimità, non è nulla di cui dovresti vergognarti. Se sei sposato cerca anche di curare relazioni di amicizia profonda all’esterno del tuo matrimonio.

Cosa potresti fare concretamente per rendere più intima anche solo una delle amicizie che già hai? Come potresti da donna o uomo sposato, aiutare una donna o un uomo single a sperimentare intimità pur non essendo in una relazione?

Amen

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