Nel 2017 festeggiamo il 500esimo anniversario della Riforma protestante, che ha dato vita al mondo protestante e evangelico come lo conosciamo oggi. Il 31 ottobre 1517, il monaco agostiniano Martin Lutero affisse, come era d’uso a quei tempi, delle proposte, popolarmente conosciute come le 95 Tesi sul portale della Schlosskirche a Wittenberg, in Germania.

Il pensiero teologico dei riformatori fu poi condensato nei cinque “sola” della Riforma, cinque affermazioni in latino che riassumono le convinzioni teologiche essenziali dei riformatori. Sola Scriptura: la sola Bibbia è la nostra maggiore autorità. Sola Fide: siamo salvati solamente per mezzo della fede in Gesù Cristo. Sola gratia: siamo salvati unicamente per la grazia di Dio. Solus Christus: Cristo soltanto è nostro Signore, Salvatore e Re. Soli Deo Gloria: viviamo per la gloria di Dio solo.

Queste espressioni possono essere raggruppate in questo modo: Fondati sulla sola Scrittura, affermiamo che la salvezza è per sola grazia, attraverso la sola fede, a causa di Cristo soltanto, e tutto alla sola gloria di Dio.

Approfondiremo tutte queste cinque affermazioni, partendo oggi dalla prima: Sola Scriptura!

La Bibbia, Parola di Dio

Tu, invece, rimani fedele a ciò che hai imparato. Sai bene che sono tutte cose vere, perché puoi fidarti di noi che te le abbiamo insegnate. Fin da bambino conosci le Sacre Scritture che possono darti quella saggezza che, per mezzo della fede in Gesù Cristo, porta alla salvezza.
(2Timoteo 3:14-15)

Timoteo ha avuto il grande privilegio di ascoltare le storie bibliche dell’Antico Testamento sin da bambino, quando sua nonna Loide e sua madre Eunice gliele raccontavano a casa. Quando poi Timoteo incontrò l’Apostolo Paolo che gli mostrò come tutto ciò che troviamo nell’Antico Testamento è un rimando a Gesù Cristo e a ciò che Lui ha fatto per noi, era già pronto a credere in Gesù Cristo come Messia con tutto il suo cuore.

Per Paolo è chiaro che possiamo essere salvati solo se crediamo in Gesù Cristo e che possiamo sapere cosa significa credere in Lui solo se capiamo ciò che la Bibbia ci dice in merito. Dio ha scelto di rivolgersi a chi ancora non lo conosce usando le Sacre Scritture come mezzo, usando noi credenti siamo suoi portavoce, per testimoniare come ciò che sta scritto nella Bibbia ha trasformato le nostre vite e come può trasformare anche le vite di altre persone.

Paolo afferma che le Sacre Scritture possono darci la “saggezza che, per mezzo della fede in Gesù Cristo, porta alla salvezza”. Siccome quando Paolo ha scritto la lettera a Timoteo il Nuovo Testamento come lo conosciamo noi oggi ancora non era stato terminato, queste parole sono la dimostrazione che già nell’Antico Testamento troviamo tutto il necessario per arrivare alla salvezza.

In ogni racconto dell’Antico Testamento troviamo testimonianza della santità, della maestà e dell’amore di Dio, che sempre di nuovo era pronto a offrire il perdono a chi confida nella sua misericordia. La legge morale, riassunta nei dieci comandamenti, serviva a dimostrare che lo standard morale di Dio è talmente alto, che nessuno di noi è in grado di raggiungerlo.

La legge di Dio condanna tutti gli esseri umani, perché nessuno è in grado di rispettarla. Nessuno è giusto davanti a Dio, tutti sono colpevoli. L’ira di Dio nel come punisce i peccatori o nazioni intere nell’Antico Testamento ci mostra la gravità del peccato e quanto enormemente grande è di seguito stato l’amore di Dio, che ha deciso di riversare su suo figlio tutta l’ira di Dio contro il peccato, che si è accumulata in secoli di disubbidienza a Dio.

Per questo è importante capire che la Parola di Dio ci porta alla salvezza solo se, quando la ascoltiamo, capiamo che ci rimanda a Cristo e alla fede in lui. Non basta conoscere a memoria tutto quello che sta scritto nella Bibbia per poter essere salvati.

Nella parabola del seminatore Gesù afferma:

Ma il terreno fertile rappresenta la gente dal cuore buono e onesto. Queste persone ascoltano le parole di Dio, vi si aggrappano e con la loro perseveranza producono un abbondante raccolto.
(Luca 8:15)

La Bibbia, se letta tramite l’aiuto dello Spirito Santo che ci aiuta a capirla, trasforma il nostro cuore in modo miracoloso. Ci porta a credere e a confidare in ciò che Cristo ha fatto per noi, a chiedergli perdono per i nostri peccati e infine a desiderare di vivere una vita secondo la sua volontà, una vita che per porta gloria a Dio in ubbidienza.

La Parola di Dio è come un seme che viene seminato e solo se cade nel terreno ben disposto ad accoglierlo potrà portare frutto. Se il seme della Parola non porta alcun frutto, significa che non è stata accolta nel giusto modo e che di conseguenza non porta alla salvezza.

Le applicazioni pratiche nella vita quotidiana

È anche ciò che scrive Paolo a Timoteo nei seguenti versetti dove parla del come la Bibbia agisce nei cuori di chi è disposto a seguirne le indicazioni.

Tutto ciò che è scritto nella Bibbia è stato ispirato da Dio e serve ad insegnarci la verità, ci convince, ci corregge e ci aiuta a fare ciò che è giusto. In questo modo il credente viene perfezionato e preparato a fare opere buone.
(2Timoteo 3:16-17)

In questi versetti troviamo la più concisa e precisa descrizione dell’importanza che la Bibbia ha per ogni cristiano. Nella teologia si parla della sufficienza della Bibbia, ovvero del fatto che la Bibbia è sufficiente per conoscere tutto quello che Dio vuole che pensiamo o facciamo.

Paolo afferma che ogni parola che troviamo nella Bibbia è stata voluta da Dio stesso per metterci a disposizione tutto ciò che abbiamo bisogno per poter vivere così come Dio lo desidera da noi e per fare le opere buone che Dio vuole che noi facciamo.

Da queste parole capiamo che se facciamo ciò che la Bibbia ci chiede non possiamo sbagliare, perché tutto ciò che troviamo nella Bibbia è la verità che Dio ha scelto di insegnarci. Inoltre capiamo che non dobbiamo fare assolutamente niente, oltre a ciò che ci comanda la Bibbia, per essere irreprensibili agli occhi di Dio, per piacere a Dio. È la Bibbia che ci convince del peccato, che ci corregge quando sbagliamo e che ci aiuta a fare ciò che è giusto.

Se è vero che nella Bibbia troviamo tutto ciò che Dio vuole dirci, tutto ciò che Dio vuole che pensiamo e che facciamo, non possiamo fare altro che studiarla per conoscerla sempre meglio. Se ci troviamo di fronte ad un problema o a una decisione importante da prendere nella nostra vita, quale dovrebbe essere la prima fonte da consultare se non la Parola di Dio?

La seconda applicazione pratica è che non dobbiamo aggiungere nulla alla Parola di Dio e non dare a nessun altro insegnamento un valore pari a quello della Bibbia. Non possono esserci nuove rivelazioni, nuovi insegnamenti o nuove regole che vanno ad aggiungersi a ciò che è nella Bibbia. Dio non ci chiede di credere in nulla su di Lui o su ciò che ci serve per la salvezza che non si trovi nella Bibbia.

I Riformatori hanno combattuto proprio il fatto che la chiesa Cattolica riteneva di essere l’unica autorità per questioni legate alla fede. I Riformatori affermavano invece che la Bibbia è abbastanza comprensibile e che interpreta sé stessa. Non significa che non ci sia bisogno di chi la studia e di chi sia in grado di insegnarla, ma che qualunque autorità che spiega e interpreta la Bibbia non è infallibile e deve in ogni momento poter essere corretta dall’autorità stessa della Parola di Dio.

Il principio del Sola Scriptura va pure contro l’insegnamento di gruppi religiosi come quello dei Mormoni che alla Bibbia aggiungono come autorità il libro di Mormon, oppure i Testimoni di Geova che affermano che la Bibbia può essere interpretata solo seguendo le regole stabilite dal loro apparato dirigente.

Una terza applicazione pratica è che se una cosa non è esplicitamente o implicitamente proibita nella Bibbia non è peccato. Non dobbiamo aggiungere divieti a quelli già contenuti nella Scrittura. Naturalmente non troviamo ogni possibile attività nella Bibbia, ma a meno che non sia possibile dimostrare che un insegnamento o un principio generale della Scrittura proibisca una determinata cosa o attività, non abbiamo motivo di imporre nuove regole.

Questo principio è importante perché il rischio è grande di basarsi su una lista di presunti peccati che ci fanno sentire in colpa verso Dio, mentre in realtà si tratta di regole stabilite da noi stessi o da altri credenti. Il risultato è una crescente frustrazione nella vita cristiana e una cattiva testimonianza verso chi ci osserva, perché a loro la fede apparirà come una raccolta di regole che ci priva di ogni gioia nella vita quotidiana.

Potrebbe ad esempio essere saggio dire a un credente che passa tutte le sere a guardare la TV fino a notte tarda che potrebbe usare meglio il suo tempo e che probabilmente questa sua attività non dà gloria a Dio se non cura meglio il suo corpo andando a dormire prima. Ma sarebbe sbagliato farne una regola generale, affermando che a tutti i credenti della nostra chiesa è proibito guardare la TV di sera.

Una quarta applicazione pratica è che Dio non ci chiede di fare nulla che non sia esplicitamente o implicitamente comandato nella Bibbia. Per Paolo è tramite la Bibbia che “il credente viene perfezionato e preparato a fare opere buone”. Se dunque qualcuno afferma di avere un messaggio da Dio per noi dicendoci ciò che dobbiamo fare nella nostra vita, non dobbiamo mai dare per scontato che sia un peccato disubbidire a questo messaggio, se non ne troviamo conferma negli insegnamenti biblici applicati alla nostra situazione concreta.

Non dobbiamo andare a ricercare chissà dove la volontà di Dio per la nostra vita, aspettandoci chissà quali rivelazioni. È molto più importante ricercare nella Bibbia stessa la volontà di Dio e chiedere allo Spirito Santo la forza per metterla in pratica. Se tu leggi con umiltà la Parola di Dio e cerchi di mettere in pratica con piccoli passi ciò che scopri, non puoi sbagliare.

Quindi ecco un’ultima applicazione pratica. Accontentiamoci di sottolineare ciò che è chiaro nella Bibbia. Ci sono soggetti sui quali troviamo poco nella Bibbia o insegnamenti che sono magari poco chiari. Ma è un errore mettere l’accento su queste cose, invece di concentrarci su tutte quelle che sono assolutamente chiare e ben comprensibili. Ne abbiamo abbastanza per una vita intera se già ci accontentiamo di mettere in pratica le cose che abbiamo capito.

L’uso improprio della Scrittura

Vorrei concludere il messaggio di oggi affrontando un ultimo punto che mi sta a cuore, ovvero l’abitudine piuttosto frequente tra credenti, di prendere dei versetti più o meno a caso dalla Bibbia, di privarli del loro contesto e di applicarli alla lettera.

È come se per alcuni la Bibbia fosse un libro di ricette delle quali mi posso servire come mi fa più comodo, andando a cercare il versetto che fa a caso mio per una determinata situazione, senza sforzarmi di interpretarlo nel modo giusto. Molti credenti leggono la Bibbia come se fossero i primi in assoluto a leggerla e non tengono minimamente conto del fatto che prima di loro un grande numero di credenti, di studiosi e di teologi si sono già chinati sugli stessi versetti.

Non dobbiamo commettere l’errore di voler interpretare la Bibbia da soli e usando solo le nostre forze e conoscenze. Anche se è vero che la Bibbia è sufficiente e anche sufficientemente chiara, purtroppo la nostra mente a causa del peccato non è sempre chiara e lucida quando legge la Bibbia…

Se ti metti a leggere la Bibbia pensando già di sapere a priori ciò che deve dire o con la sola intenzione di trovare conferme alle tue idee o convinzioni, in realtà poni te stesso come autorità al di sopra della Bibbia. Il risultato saranno molte conclusioni sbagliate alle quali arriviamo se leggiamo la Bibbia partendo da presupposti sbagliati.

Vorrei farvi quattro esempi di interpretazioni improprie di alcuni versetti, lasciando a voi il compito di capire quale potrebbe essere la loro giusta interpretazione…

Il SIGNORE combatterà per voi e voi ve ne starete tranquilli.
(Esodo 14:14)

Sono parole spesso usate per dire: non importa in che situazione ti ritrovi, basta che hai fiducia in Dio e che aspetti tranquillo il suo intervento e tutto si risolverà…

“Infatti io so i pensieri che medito per voi”, dice il SIGNORE: “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza”.
(Geremia 29:11)

Per alcuni significa: ti sei alzato col piede sbagliato stamattina? Non preoccuparti, Dio ha un piano meraviglioso per questa giornata. Stai attraversando un periodo difficile al lavoro? Rilassati, il tuo futuro sarà roseo, Dio ti benedirà e tu prospererai…

Non giudicate, affinché non siate giudicati!
(Matteo 7:1)

Il tipico versetto citato da chi vuol mettere a tacere chi ha un’opinione diversa dalla sua o da chi non vuole essere confrontato con il proprio peccato…

Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica.
(Filippesi 4:13)

Spesso chi cita questo versetto lo fa per convincersi che avrà successo in ogni cosa che farà o che con Cristo potrà raggiungere ogni suo obiettivo…

Come possiamo vedere da questi pochi esempi il rischio di abusare della Bibbia è reale. Il giusto modo di leggere e interpretare la Bibbia è il farlo insieme ad altri credenti, all’interno della chiesa dove può avvenire un sano scambio di opinioni e una correzione reciproca quando cadiamo nell’errore di interpretare in modo sbagliato alcuni versetti.

Ricordate questo: la Bibbia contiene tutto ciò che Dio vuole che noi sappiamo, contiene il necessario per permetterci di vivere una vita a sua gloria ed onore, indicandoci la sua volontà in modo chiaro e inequivocabile. Mi auguro di aver risvegliato in voi un rinnovato interesse a leggere e a studiare ancora di più la vostra Bibbia!

Amen

© Pastore Daniele Scarabel

Follow us: